#livingwomen · #maccisun · abitudini moderne · al sicuro · bambina io · cambiamenti-changes · capelli · cinema · condivisione-sharing · conflitto-conflict · controcultura · corpo-body · CULTURE CURES-LA CULTURA CURA · diritti/rights · Donna · Donne Contro-Women Against · education-educazione · festival · identità-identities · Immaginario/Imaginary · Immagine femminile/Female Image · Intolleranze · libertà/freedom · Maschere-Masks · pushing bottons · Questioni di genere - Gender issues · radici-roots · ragazze-girls · razza(?)-race(?) · razzismi · Religion Film Festival · Reputazione-Reputation · ridiamoci su- a little bit of humor · self portraits-ritratti del sè · sentimenti-feelings · stereotipi-stereotypes · Stili di Vita-Lifestyles · Storie · the art of not sitting pretty · trento · woMen

VELATE… VEILED

Domenica sera nel contesto di Religion Today Filmfestival ho partecipato alla proiezione di due pellicole, sotto titolo della serata: Velate. “Slor”, della regista danese Charlotte Schoer  e  “Mariam” della regista saudita Faiza Ambah. Le pellicole sono entrambe ambientate in Francia raccontano le storie di due protagoniste femminili e che si collegano a due normative ad oggi in vigore in questo Paese.

La prima è una Legge del 2010 entrata in vigore l’11 aprile 2011 promossa dal Governo Sarkozy e in particolare dal Ministro degli Interni Michele Alliot-Marie il testo fa riferimento a “interdisant la dissimulation du visage dans l’espace public”, il provvedimento vieta qualunque indumento che copra il volto (quindi anche maschere e passamontagna) nello spazio pubblico, ma è rivolta, in maniera piuttosto esplicita, all’uso del burqua e del niquab. C’e di fatto un richiamo esplicito che punisce con una multa fino a 150 euro (o con uno stage di “cittadinanza”) chi nello spazio pubblico quindi per strada, sui trasporti pubblici, negli ospedali, nei centri commerciali usa un burqua o niquab.

Precisazione: il niqab è il velo integrale, che lascia scoperti solo gli occhi, il burqa è un abito che copre interamente la donna, non mostrando nemmeno gli occhi. Il suo uso è diventato “famoso” grazie ai talebani afghani ma si tratta di un abito tradizionale e che ha quindi un legame differente rispetto alla prescrizione religiosa (che di fatto non si può considerare un simbolo) del velo.

Fondamentale è preziosa la presenza della teologa Nibras Breigheche (Responsabile per il dialogo interreligioso dell’Associazione Donne Musulmane d’Italia, donna Imam di origine siriana che ha studiato teologia in Francia tra Parigi e Lione e che fa parte della neonata Associazione Islamica Italiana degli imam e delle guide religiose) che ci ha riportato nel contesto della società francese (che vede una presenza presunta di 5 milioni di persone appartenenti alla fede islamica) e più in generale ci ha introdotto al significato per una donna di portare il velo non in quanto simbolo ma come prescrizione religiosa per entrare in relazione con Dio. Ci ha inoltre ricordato come sia variegata la realtà del Mondo Islamico e di come il movimento della primavera araba abbia portato al cambiamento di alcuni Paesi.

Tornando al film e al Festival ieri sera era presente in sala la regista danese Charlotte Schoer regista e protagonista della sua pellicola “Slor”. Dopo la proiezione del suo divertente anche se a tratti amaro corto ci ha raccontato come in realtà si tratti di un fatto autobiografico che ha vissuto in prima persona e che proprio l’entrata in vigore della legge del 2011 ha sentito l’esigenza di tradurre in immagini.

Babette, la protagonista del film, per portare a termine quello che in quel momento è diventata la sua fissazione. Prima di concludere una compravendita immobiliare deve tornare in incognito a misurare i metri quadrati di un appartamento, per poterlo fare senza dare nell’occhio ha bisogno di un travestimento e guardandosi intorno per strada ha un’illuminazione: sceglie il niquab come abito per portare a termine la sua missione in incognito. Da qui parte la sua avventura ambivalente attraverso la quale i suoi occhi sotto il velo integrale le fanno percepire la diffidenza, il disgusto e il pregiudizio. Nel contempo vive il confronto goffo e poco preparato con alcune persone che al mondo islamico appartengono veramente, con il timore di venire smascherata nella sua inautenticità. La regista ci racconta della sensazione che ha vissuto attraverso quest’esperienza e’ stata soprattutto quella di “non voler infrangere la donna che in quel momento rappresentava.”Ci parla di come alcuni sguardi l’abbiano fatta sentire a disagio e di come dentro di lei la reazione sia stata quella di pensare “queste persone danno per scontato una serie di cose ma in realtà non conoscono nulla di quello che sono e quindi, più in generale, delle persone che ci sono sotto questo velo.”

Charlotte ci spiega come secondo lei l’Occidente in questo momento abbia una visione totalitarista della realtà che prevede solo la percezione come bianca o nera, giusta o sbagliata. E di come il paradosso di una società iper-controllata porti le persone a non percepire la scala di grigi che invece esistono. “mi è sembrato in un modo astratto, che le persone non siano più abituate a lasciare spazio all’improvvisazione.”

Dare per scontato che sotto il velo vi sia una donna oppressa e’ sintomatico di quanta confusione e superficialità vi sia nel presentare i fatti. In questa pellicola il velo rappresenta quell’interstizio dove le cose possono accadere.

La seconda proiezione “Mariam” di Faiza Ambah una regista saudita non praticante (non porta il velo) e’ a tutti gli effetti un teen-movie. Racconta la storia di Mariam: una ragazzina che vive in Francia ma che ha anche un legame con il Paese di origine dei suoi genitori. Nel pieno della sua adolescenza in seguito alla perdita della madre un viaggio nel paese di origine le riporta la vicinanza alle sue radici, un sentimento che la richiama verso Dio. E’ così che al ritorno a casa decide spontaneamente di cominciare ad indossare il velo fuori di casa e quindi anche quando va a scuola.

E’ qui che imbattiamo nella legge Francese del 15 marzo 2004 che regolamenta in applicazione del principio di laicità del Paese il divieto di portare dei simboli o degli abiti che manifestino un’appartenenza religiosa a scuola, college (scuole medie) e licei pubblici. L’articolo 1 stabilisce che è inserito nel codice dell’educazione, dopo l’articolo 141-5 un articolo 141-1 così formulato “e’ vietato nelle scuole, nei college e nei licei pubblici portare segni o abiti mediante i quali gli allievi manifestino in modo ostensibile un’appartenenza religiosa. Il regolamento interno ricorda che l’attuazione di una procedura disciplinare e’ preceduta da un dialogo con l’allievo.”

In realtà, come si cercherà di dimostrare, l’intento dell’Assemblea Nazionale era proprio quello di proibire l’ostentazione di simboli religiosi, e in particolare dello hijab: il foulard che le donne musulmane appoggiano sul capo e sulle spalle, ma che non copre il resto del corpo ne’ tantomeno il volto; e della Kippah il copricapo ebraico, a forma di zucchetto, che si porta sulla sommità del capo. Vi è anche un riferimento al crocifisso, che se portato al collo non deve superare i 4 cm. Naturalmente la questione è complessa. Interseca una posizione di laicità con la neutralità religiosa e questioni di ordine pubblico.E’ così che inaspettatamente e suo malgrado Mariam si trova a combattere con l’istituzione scolastica, con il padre che da una posizione neutrale in cui dice alla figlia che portare il velo e’ una sua scelta, passa all’imposizione di toglierlo per evitare che la figlia venga respinta dall’istituto scolastico e perda il suo diritto allo studio.

Un paradosso continuo durante il quale un ragazzo (che ritiene la scelta di Mariam coraggiosa) fa presente al Preside che le ragazzine mezze nude non sono obbligate a seguire alcuna regola.

Un film estremamente attuale, che solleva il tema dell’appartenenza e della diversità con una prospettiva del tutto nuova (la migliore amica di Mariam le fa presente che come atto di ribellione poteva scegliere un tatuaggio o un piercing come tutti gli adolescenti). Un film che ti trascina completamente nel mondo dell’adolescenza con un  finale a sorpresa .

Questo slideshow richiede JavaScript.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...