Matria

MATRIA dovrebbe essere il corrispettivo materno di PATRIA.

Ho rovistato a lungo nel posto dei ricordi (che non sono affatto certa sia dentro di me) in cerca della mia matria. Ho trovato luoghi e ricordi sepolti sotto strati di vita adulta e di  fatiche, sofferenze, perdite, difficili da affrontare, ma le immagini luminose e vive come allora, ora sono qui con me.

MATRIA è un bosco. La mia casa dei giochi: un ovale di pietre naturale, ricoperto di muschio, circondato da pareti di vegetazione, con un tappeto di foglie fruscianti. Inventata e battezzata “Saletta del te” dalla mia madre al quadrato: la mia Nonna, che da professoressa di matematica, mi spiegava così perché non avrei dovuto avere nostalgia della mia mamma stando con lei. La ricordo giovane, seduta sul muschio, a fingere di bere un gustoso te immaginario, servito in tazze di foglie di faggio, girare uno zucchero invisibile con un bastoncino, intingendo foglie di sorbo come lingue di gatto.

MATRIA è una casetta in riva al mare, il luogo in cui mia mamma ha trascorso le estati dell’infanzia nel quale si concedeva di ritornare bambina, allegra e divertente, lasciava perdere il lavoro e la casa, per giocare con noi e proporci ogni giorno un’avventura diversa.

PATRIA è invece la mia città , la città in cui sono nata e cresciuta, da inconsapevole privilegiata, da cui mi sono allontanata per un attimo che sono diventati vent’anni. E’ il luogo in cui io sono felice e mi sento me stessa, allora penso che forse sarà MATRIA per le mie figlie, perché io lì con loro ho fatto tante cose e condiviso tanta parte di me, della vera me.

Visitando questi ricordi di luoghi mi attraversa un sospetto: che MATRIA non sia un luogo fisico, ma di relazione. 

La madre è casa, la madre è matria.

La madre è la casa dove abbiamo vissuto in simbiosi per nove mesi, una delle nostre primissime cellule ha addirittura vissuto nella pancia della nostra Mamma al quadrato. Quando nasciamo la Mamma ci ha preparato una casa che è un prolungamento della sua pancia, ce la sistema, pulisce, rende comoda e accogliente tutta la vita. Perché per lei casa è soprattutto quello: un luogo di relazioni, un posto dove una famiglia può vivere serena, dove si mangia tutti insieme intorno ad un tavolo e si invitano le persone a cui vogliamo bene. Per lei prendersi cura della casa e delle nostre cose, cucinare per nutrirci, è prendersi cura della sua famiglia, con amore. A volte una madre si perde il più bello per fare tutte queste cose per le persone che ama e finisce col privarle del suo vero essere, disperso in mille cose da fare, allora i luoghi in cui una madre depone le armi per godersi noi e la vita, ci diventano tanto cari.

Chiudo gli occhi e sono nella mia vera MATRIA.

Sento l’abbraccio profumato di mia Madre e mia Nonna, ma anche  di molte madri e nonne che non ho mai conosciuto, tutte queste donne mi danno forza nel mio essere madre ed abbracciare le mie figlie, sorreggerle, guidarle, motivarle, consolarle e lasciarle andare. 

A pensarci bene poi, non è solo la maternità a creare una matria. 

Le donne intessono sempre reti di relazioni di ogni genere.

Vado oltre: il femminile, ovunque esso sia, crea spazi di relazione, accettazione, accoglienza.

Il femminile crea matrie.

Quando la nostra società darà di nuovo valore al femminile, avremo più matrie che patrie, capaci di accogliere più che respingere, di includere, anziché isolare, di valorizzare le differenze, invece che uniformare ed appiattire in nome di una supposta “normalità”, che crea disagio e infelicità per tutt@.

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