Alla rivoluzione!

typicaltuesdaynight

Ho pensato a lungo a cosa scrivere. Eventi in questo mese ce ne sono stati tanti.

I 3 anni del mio piccolo furioso.

L’imparare a stare a galla della mia principessa (non me ne vogliano le femministe, si fa per dire)

La mia riappacificazione definitiva con la montagna

La dichiarazione dei redditi

Il concerto di Bruce Springsteen

La prenotazione del viaggio di ritorno verso la mia terra

E potrei andare avanti trovando un senso filosofico – esistenziale per ciascuno di questi eventi, con ricadute positive sulla bolla di sapone all’interno della quale vivo.

Insomma tutti eventi Manutentrici, ciascuno dei quali intervallato da disastri umani. Ogni mio micro, piccolo, autoreferenziale evento è stato cadenzato da un fatto collettivo, mondiale che ci riguarda tutti, ci sfiora, tocca le coscienze e le sconvolge ma ci lascia immobili.

Nonostante la mia laurea in scienze politiche e studi internazionali, non ho alcuna intenzione di unirmi alla schiera di politologi della domenica che si inventano teorie da 4 soldi e rimedi last minutes.

Mi viene solo da ridere a pensare all’ultimo giornalista che per trovare un senso alla sparatoria di Monaco ha scomodato le Olipiadi del 1972 durante le quali, come ricorderete, la squadra olimpica israeliana fu sequestarata e poi uccisa da un commando terroristico palestinese. Come mai? Semplice, il centro commerciale dove è avvenuta la sparatoria si chiama udite udite OLYMPIA e sorge accanto al Olympiapark dove si trova lo stadio Olimpico. Acuta analisi eh?

Questo è il tempo in cui viviamo. Quello dove c’è anche chi scrive “ Come spiegare il terrorismo a mio figlio” o “Nessuna candela per i bambini siriani” o stronzate del genere come se non fossimo già devastati da quello che i telegiornali propinano tra una fetta di melone e prosciutto e una caprese con basilico. Il passaggio è comunque sempre lo stesso. Siamo collettivamente accomunati dal nodo in gola per l’immagine di quel pupazzo stretto nella mano di uno dei tanti bambini morti a Nizza, e 3 minuti dopo, dai brividi sulla pelle per l’accoglienza destinata ai giocatori della squadra di calcio islandese dalla sua comunità. Senza chiederci cosa abbia scatenato l’effetto domino collettivo, la chiamata alla palla (non alle armi) l’adesione ad una causa popolare, come lì è ancora il gioco del calcio. Ma chi se ne frega, ieri ho letto su fb “sfonda il tasto mi piace” (sfonda? Ma come parli?) per l’acquisto di non so chi alla Juve per 90 milioni di euro. Ma cazzo sfondi? Manco li dessero a te quei soldi. Manco ti dessero un abbonamento gratuito per andare a gridare Gooool. Te lo devi pure pagare il biglietto.

Ma per fortuna ci sono ancora tante intelligenti riflessioni come quella apparsa su Il Fatto Quotidiano di qualche giorno fa che definisce il G8 di Genova come la fine della lotta di classe. Vi ricordate forse qualche cosa di simile negli ultimi 15 anni? Io no. E a Genova c’ero.

Sono anni che non si sente parlare di una mobilitazione nazionale a parte quelle stagionali (come le collezioni d’abiti) dei sindacati. Anche lì ci sono stata, ma più ber bere vino a 2 euro che per altro.

Sono anni in cui le manifestazioni a favore della verità (caso Regeni per tutti) vedono 30 persone al massimo in corteo al grido “verità per Giulio”. Lì non ci vado. Chiedo scusa ma mi fa male al cuore una manifestazione con tric e trac e 20 persone che urlano come fossero 2000.

Quindi? Cosa farò io adesso? Prenderò il treno per il lago di Levico. In passato mi sono sentita in colpa, poi ho pensato che il mio mestiere non è organizzare manifestazioni, ma parteciparvi. Questa volta non armata di “piatti” (quelli da suonare ) come al G8, ma dei miei figli. Ai quali racconto la verità dei nostri giorni e con i quali attendo di scendere in piazza. Non con altre 20 persone vi prego. Proviamo a fare come i flash mob che vengono così bene oppure chiediamo agli organizzatori dei Gay Pride sempre sul pezzo o al lavoratori Liberi e Pensanti del primo maggio di Taranto (sii perché noi tarantini ce l’abbiamo fatta a mobilitare! Anzi ce l’hanno fatta perchè io vivo a Trento) oppure chi? Fammi pensare… I ragazzi del fan club di Springsteen che al San Siro sono stati in grado di coordinare migliaia di persone per fare una sorpresa a Bruce: il mio compito era nello specifico tenere in mano una busta bianca e al suo ingresso sul palco tirarla su (non troppo altezza viso) e tutti insieme , sconosciuti da nord a sud, abbiamo creato per lui la scritta “Dreams are alive tonite” (scritto così, non ho sbagliato io!). che bello. Un altro mondo, collettivo e non singolo, è possibile.

Dai facciamo qualcosa, tutti insieme però, se no non vale.

Adesso vado, tra poco ho il treno.

Distrattamente

Mimmo Jodice, Il compagno di Ulisse

Distrattamente rovisto, sfoglio nel cassetto dei ritagli.
Ritagli di articoli, di ricette, di immagini. Senza sapere alla ricerca di cosa.
Sbircio, lascio che il tempo scorra.
A un tratto, in quel secondo, sorpresa, vedo qualcosa che prima non aveva catturato la mia attenzione.
Una tra le tante immagini ritagliate
-chissà quando è chissà perché-
La riprendo in mano, una foto dell’artista “Mimmo Jodice”
Titolo “Il compagno di Ulisse”
Baia 1992.
Osservo, e mi lascio coinvolgere dall’enigma di un volto di pietra consumato .
Mi fa fantasticare .
È così sciupato, mi obbliga ad immaginare la sua storia; la guardo ma non con sguardo distratto. Sembra dica:

” Non tutto devi conoscere; non tutto devi decidere e scegliere; non tutto devi afferrare, lascia per un attimo che il mondo le cose e le persone siano come sono, e le vedrai davvero”.

Mi lascio così trasportare in un tempo sospeso e indefinito .

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Benvenuta Ariadne!

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In un momento dove il mondo sembra allontanare sempre di più Paesi e persone, siamo felicissime ed onorate di accogliere un’altra nuova collaborazione: Ariadne Radi Cor (nata a Trento) dal 2009 lavora a Londra come freelance nel campo della comunicazione visiva e graphic design. Colleziona cucchiaini, scrive e registra poesie e video, fa collage e cartoline.

Sito lavori correnti – chantillycream.co.uk

Video/poesie:  vimeo.com/ariadneradicor/videos

Contatti:  info@chantillycream.co.uk

 

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Ariadne radi Cor, Londra 

Le Voyage

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E se il viaggio fosse un avvitamento su se stessi per cadere infine nello stesso punto? No.

C’è un soffio di vento leggero che ti accompagna delicatamente dove mai avresti immaginato di poter arrivare; la tua traiettoria che collide con un insetto o un volatile, e tutto cambia in un istante; la tempesta che ti strattona e ti spinge lontano. E poi improvvisamente ti rimette in direzione.

Staccarsi dal ramo è l’ inizio di un viaggio che non sappiamo dove ci porterà.

Ci vuole coraggio. Il coraggio di vivere appieno. Di mettersi alla prova. Di spiccare il volo.

ari voyage

Sito lavori correnti – chantillycream.co.uk

Collage con Letraset e carta carbone. Il diagramma in alto e’ preso da un testo di Darwin sul movimento delle piante (The Power of Movement in Plants, 1880). Lo scarabocchio in basso e’ un segno in cui la penna risponde alle vibrazioni dell’aereo Londra-New York in fase di partenza, decollo e atterraggio. Il seme di sicomoro, al centro, ricalcato su carta carbone, cade ‘en vrille’, ovvero come un elicottero. Disegno di Ariadne Radi Cor

 

 

 

LAVORO: 5 domande alla Cgil Trento

il segretario generale della Cgil del Trentino, Franco Ianeselli

Ci stanno molto a cuore alcuni temi che in questo periodo storico sono sempre più difficili da affrontare con serenità, legati al lavoro ed ai diritti dei cittadini. In questa breve intervista abbiamo cercato di capire meglio cosa sta succedendo in Trentino ed in Italia: occupazione, pensioni, iniziativa, referendum popolare e carta dei diritti dei lavoratori… Alle domande ha risposto con grande disponibilità il Segretario generale della Cgil del Trentino, Franco Ianeselli, che ringraziamo.

1 che cosa è la Carta universale dei diritti dei lavoratori?

Possiamo definirla un nuovo statuto dei lavoratori. Si tratta di una raccolta di norme destinate a tutto il mondo del lavoro, indipendentemente dalla tipologia lavorativa o contrattuale. Con questo strumento la Cgil vuole innovare il diritto del lavoro italiano, estendendo diritti e tutele a chi non ne ha e ad includere chi fino ad oggi non è stato adeguatamente rappresentato. Negli ultimi vent’anni, purtroppo, si è voluto imporre un modello in cui i diritti dei lavoratori vengono ritenuti un freno per lo sviluppo dell’Italia. Non è così: è possibile una crescita economica che non comprima le tutele.

2 cosa si propone di raggiungere?

Il fine è definire un mondo dell’occupazione più equo, che pone al centro il lavoro come valore sociale e culturale. Per raggiungere questo obiettivo la Cgil ha lanciato una campagna di raccolta firme per portare la Carta dei diritti dei Lavoratori in Parlamento, con una proposta di legge d’iniziativa popolare.

A sostegno del percorso del disegno di legge sono stati anche presentati tre quesiti referendari per la cancellazione dei voucher, la reintroduzione della piena responsabilità solidale in tema di appalti e una nuova tutela reintegratoria nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo per tutte le aziende sopra i cinque dipendenti.

Da aprile ad oggi la Cgil del Trentino ha organizzato banchetti per la raccolta firme in tutti i maggiori comuni del Trentino e andremo avanti fino alla fine della campagna. La raccolta firme a sostegno dei referendum si è appena conclusa, mentre per la legge di iniziativa popolare si può firmare fino all’8 ottobre.


3 qual’è la situazione (occupazione giovanile/pensioni)?

Gli ultimi dati Istat relativi ai primi tre mesi di quest’anno fotografano, per la nostra provincia, una situazione migliore del passato con disoccupazione in calo (siamo poco sopra il 7%) e un’occupazione in crescita (sopra il 65%). E’ ancora troppo presto, comunque, per dire che siamo fuori dalla crisi e restano delle aree di criticità come l’occupazione giovanile e quella femminile, ancora sotto il 60% in Trentino.

Per quanto riguarda le pensioni siamo in attesa di vedere quali saranno i contenuti concreti della proposta del Governo. Noi pensiamo che vada riformata la legge Fornero, prevedendo uscite flessibili dal mercato del lavoro, tutelando adeguatamente chi svolge lavori usuranti e introducendo misure che favoriscano il ricambio generazionale, come la staffetta sperimentata in Trentino.

Non si può dimenticare, infine, il capitolo della previdenza complementare: su questo fronte si deve fare di più, con azioni di formazione per far comprendere ai giovani l’importanza di questo strumento.


4 quali sono i provvedimenti più urgenti da realizzare per poter intervenire?

La priorità è creare posti di lavoro di qualità. Per farlo servono politiche di sviluppo, investimenti sulla conoscenza e sull’innovazione e per la rigenerazione del nostro tessuto economico.

Parallelamente è fondamentale continuare a rafforzare le politiche del lavoro, non solo quelle passive, ma anche e soprattutto quelle attive. E’ importante sostenere chi viene espulso dal mercato del lavoro con misure adeguate, che non si limitano al sostegno al reddito, ma favoriscano la sua riqualificazione professionale e dunque la ricollocazione. Per fare ciò è importante affinare gli strumenti di analisi dei fabbisogni, favorendo un più efficace orientamento e un migliore incontro tra domanda e offerta.



7 perché è importante iscriversi al s
indacato?

Iscriversi al sindacato vuol dire far parte di un’organizzazione che tutela i diritti dei lavoratori, dei disoccupati e dei pensionati. E lo fa battendosi per un mondo del lavoro e una società più equi. Un fine che nel “laboratorio trentino” in questi anni ha visto le parti sociali contribuire in maniera significativa alla creazione di welfare territoriale a sostegno di lavoratori, disoccupati e pensionati, rendendo più inclusiva la nostra comunità.

La Cgil persegue questi obiettivi anche attraverso la contrattazione.

Il valore dell’iscrizione alla Cgil passa anche attraverso l’offerta di servizi e tutele alle persone che cercano una risposta ai problemi che incontrano nell’attività lavorativa, nei rapporti con il fisco, in campo previdenziale, nella tutela della salute o nell’accesso ai servizi sociali alla persona.

Accanto a tutte questo la Cgil ha un obiettivo ambizioso: ampliare la capacità di rappresentanza costruendo un sindacato più inclusivo, in grado di parlare efficacemente ai giovani, attivo nella tutela dei lavoratori e delle lavoratrici nelle fasi di transizione

Siamo tutt@ drag!

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Io non resisto: sono vanitosissima, da sempre, da ragazzina. Soprattutto, la cosa che mi trasforma l’occhio in una palla di fuoco, sono i colori: ombretti, eye-liner, matite, rossetti di tutti i colori, mat, nacrè, sheer, duo color, brillantini (soprattutto brillantini!)…praticamente una giungla di colore. In questi ultimi anni il colore ed i colori del make-up si sono trasformati: alcuni colori e texture che si potevano trovare solo in marchi professionali per lo spettacolo, ora si trovano senza problemi in parecchi marchi, per tutte le tasche. E quindi siamo tutt@ trasformat@ in are multicolor, tutt@ in Brasile 365 giorni all’anno, tutt@ vedette in locali dove le Drag Queen la fanno da padrone, dove le labbra enfatizzate, le sopracciglia disegnatissime sono fondamentali. Avete presente Divine? E Ru Paul? Jeffreestar?

In queste ultime settimane mi sono tuffata in un mondo a metà tra realtà, i colori del make up di case cosmetiche “reali”, che si possono vedere e toccare, e virtuale, fatto di make-up artists, blogger e youtubers che testano prodotti, “swatchano” colori di rossetti e ombretti, propongono make-up. Siamo davanti ad un’estetica dicotomizzata: da un lato colori forti, saturi anche in contrasto, “da palcoscenico”, dall’altro l’ossessione totale per il “nude”. Il “nude” ovvero il neutro, le nostre nonne o mamme lo chiamavano “cammello” e si trovava sui cappotti, considerati più eleganti, perché si sa, il colore morbido, fluido, che non impatta sull’occhio è, per definizione (borghese), elegante. Assieme al blue navy, colore militare per eccellenza. Quindi si è scatenata una ricerca ossessiva dei rossetti e gloss che fanno scomparire le labbra o le colorano appena in maniera naturale (sic!) e occhi sapientemente truccati con ombre chiare e scure per un effetto molto naturale (supersic!) e “nude”. Urban Decay, una delle prime case americane di make-up vegano, ha fatto fortuna con le palette della serie “Naked”. Kylie Jenner, famosa per essere una dei protagonisti del reality “Al passo con i Kardashian”, ha creato dei rossetti liquidi dalla resa opaca sulle labbra, in tutte le sfumature del “nude”: rossetti diventati l’ossessione assoluta di migliaia, letteralmente, di ragazze e ragazzine e sempre invariabilmente sold out in tutti i colori proposti. Oddio, in realtà, a pensarci bene, questo delirio “nude” collettivo non va di pari passo con una maggiore naturalezza del viso truccato anzi, rimane nel solco dell’estrema finzione, poiché si accompagna a chilometri di ciglia finte e pelli così “porcellanate” da strati di primer, concealer, fondotinta e cipria che lo strucco a fine giornata si trasforma in uno scavo archeologico! Lungi da me pensare di lasciare la pelle al naturale, sia chiaro, ma la differenza di modulazione del trucco è particolarmente evidente se prendiamo il libro di Kevyn Aucoin “Making Faces”: la delicatezza, la pulizia dei tratti del viso, degli occhi, che rimangono leggibili, non coperti e trasformati, è molto evidente. Lui, make-up artist tra i più rivoluzionari, morto di cancro nel 2002, nel  libro mostra anche il trucco su uomini, non solo fotomodelli ma anche uomini che non vivono sotto i riflettori come informatici, manager,  lasciando quindi intendere che per Kevyn il trucco era portare alla luce la particolarità dei nostri volti, rendendoli al meglio.

su Instagram:

@pearliason @jkissmakeup @patrickstarr @jeffreestar @luciapicaofficial @sokolum @delilah_crane @theclearskinessentials @organicbunny @nikkietutorials @toniamakeup @biscottigianluca

Kevin Aucoyn

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Modern Make-up Instagramers

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Pausa caffè in Kirghisia

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Oppure: Basta immaginare un’isola, perché quest’isola incominci realmente a esistere…

«Improvvisamente ho assistito al miracolo di una società nascente, a misura d’uomo, dove ognuno sembra poter gestire il proprio destino e la serenità permanente non è un’utopia, ma un bene realmente comune», comincia così «Lettere dalla Kirghisia» del regista Silvano Agosti.

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Un libro da leggere ad un fiato, in pausa caffè, sotto il sole o in treno. In Kirghisia si lavora solo 3 ore al giorno, il tempo è dedicato a se stessi, all’amore, alla famiglia, agli amici, alla vita! Si lavora meglio, non ci si ammala, lo stress non esiste, si è sereni, realizzati e più produttivi. Gli anziani sono considerati ‘maestri di vita’, l’arte per loro è gratuita, così come i trasporti e i piccoli orti che possono curare. I bambini non sono costretti a sedere nelle aule scolastiche, ma imparano giocando in parchi dove autonomamente scelgono cosa studiare. Studiare non è obbligo, bensì un piacere. E chi vuole fare l’amore porta un piccolo fiore azzurro sul petto così l’amore non genera ipocrisia, incomprensioni e imbarazzi. Non ci sono né guerre, né armi. Non ci sono politici corrotti, ma opere di volontariato. Non c’è pubblicità ma informazione. In Kirghisia c’è solo una legge e tutti i cittadini la conoscono a memoria: “Al centro di ogni iniziativa, l’attenzione dello Stato e dei cittadini va innanzitutto all’essere umano”. Su questa consapevolezza si è costruito un mondo migliore, a misura d’uomo. Con una semplicità disarmante Agosti ci invita a riflettere sull’assurdità della società contemporanea, sulla concezione del tempo che ci toglie il fiato e che non permette di conoscere la libertà. Dà il coraggio e la voglia di partire per il mondo e constatare che è assolutamente diverso da come lo immaginiamo, o da come vogliono descrivercelo. Un libro di poche pagine, ma capace di riempire il cuore per giorni. Un viaggio in una terra straordinaria, un elogio alla vita.

 

il viaggio #1

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Fino agli anni 50 viaggiare era un lusso riservato a pochi, lentamente iniziava a farsi spazio nel costume della middle class. Oggi viaggiare è diventato molto più accessibile: voli e viaggi low cost, share economy, treni e tempi dimezzati, più confort e tariffe agevolate.

In quest’ultimo anno non ho viaggiato nemmeno una volta. Non ci si stanca mai di viaggiare, almeno è così per alcuni quelli con l’anima del viandante, lo spirito di avventura, un senso di curiosità ben sviluppato, le radici non così attaccate ai piedi.

Esistono vari generi di viaggiatori quelli timidi e morigerati, gli abitudinari, i temerari.
Esiste ancora e sempre esisterà chi viaggia con la mente, chi sogna e vive le sue avventure interiori. Esistono tutte le persone che in questo momento affrontano “viaggi della speranza” termine controverso ma che racchiude milioni di storie che non riguardano solo i nostri tempi ma un desiderio antico.

In ogni viaggio riponiamo aspettative, sogni, chimere.
Lo facciamo tutti noi: leggere un libro, conoscere qualcuno, tornare a casa se non completamente diversi almeno rigenerati.

Il viaggio: staccare qualche giorno, non importa dove, respirare con la testa a pieni polmoni, sentirsi liberi di essere qualcun altro, fare fatica se è questo che cerchiamo, perderci nel tempo senza meta se cerchiamo il sentirci completamente liberi.
È chiaro che non si risolve tutto con un viaggio ed anzi il ritorno alla realtà può essere duro ma avremo avuto un’occasione per fare un po’ di pulizia mentale.

Avrei voluto passare almeno qualche mese viaggiando per vedere come va’, che cosa succede, che cosa non succede, chi riesci a conoscere, chi cerchi di evitare; osservare come sono fuori dalla mia zona di comfort. Quest’ultimo anno per me è stato qui il viaggio: un viaggio dentro nuove esperienze a cimentarsi in nuovi ambiti, trovandosi dentro nuove avventure a cui non avrei mai pensato di fare parte!