#CHISTACONME ?

In Italia lasciare i figli da soli a casa sotto i 14 anni è considerato reato.

Secondo l’ultimo rapporto ISTAT  sono 10 milioni le persone che in Italia si prendono cura di figli minori di 15 anni. Di questi 10 milioni il 53% dichiara che, con l’ingresso nella Fase 2, tornerà al lavoro e dovrà organizzare la gestione dei figli.

Il 50% si rivolgerà ad una baby sitter, il 30 ad amici e parenti, il 20 non sa ancora come fare (i dati sono offerti da una ricerca commissionata a YOOPIES piattaforma internazionale di incontro fra domanda e offerta di assistenza all’infanzia e servizi alla famiglia).

Il nostro è l’ennesimo, forse inutile, post dedicato alla questione scuola – lavoro. Non abbiamo più esempi da riportare per far comprendere l’entità del problema. Non basta più raccontare storie private di donne lavoratrici a cui è stato tolto l’ultimo baluardo di conciliazione lavoro-famiglia ossia la scuola. Rimane l’angoscia di dover gestire una situazione confusa nella confusione. 

Era  già difficile affidare ad una persona qualificata e di fiducia i propri figli in tempi non sospetti. Figurarsi ora con un’emergenza sanitaria in atto. Non solo dovevamo essere capaci di nutrire una fiducia professionale verso una figura delicatissima, quale è la baby sitter, che in Italia non prevede neanche l’iscrizione ad un registro, ma adesso dobbiamo farci carico anche di una fiducia “sanitaria” : i colloqui di selezione prevedranno domande come “ha fatto il tampone? Vive da sola? I suoi familiari stanno bene? Ha visto qualcuno nelle ultime 2 settimane? Ne vedrà nelle prossime due?”.

Inoltre chi può permettersi una baby sitter? Considerando un costo orario anche al ribasso di circa 8 euro all’ora, su una giornata di 8 ore fa 64 euro al giorno, in un mese la spesa ammonterebbe a circa 1280 euro.

Sul part time non vale neanche la pena applicarsi al calcolo.

Al dramma della chiusura scolastica  va aggiunto quello in forse delle colonie estive. Quindi non un mese e mezzo di emergenza, da maggio a giugno quando sarebbe finita la scuola, ma da maggio a settembre, quando forse la scuola riaprirà nella speranza che per allora un modello di scuola alternativo, che elimini le classi pollaio a favore di una diversa gestione degli spazi, sia stato già immaginato.

Aggiungiamoci gli adolescenti, che se pur autonomi nella gestione scolastica, non possono comunque essere abbandonati a se stessi da maggio a settembre, privati come sono attualmente, di una rete di sostegno parallela a quella genitoriale e composta da professori e altre figure di riferimento con cui entravano in contatto nei vari spazi aggregativi o in attività per loro fondamentali, quali lo sport o la musica. E allora? 

E allora chiediamo a tutte e tutti che il “problema” bambini, che il “problema” adolescenti venga seriamente preso in considerazione. Non offriamo soluzioni perché non ci competono, ma attendiamo risposte.

I bambini esistono, i ragazzi esistono, che siano i nostri figli o quelli di qualcun altro poco importa. Ma sono tra i tanti dimenticati da questo paese. 

Per tutti questi motivi vorremmo provare a fare qualcosa. Se anche tu ti senti toccat@ da queste problematiche condividi su Facebook la tua storia o quella dei tuoi ragazzi, dei tuoi bambini, dei tuoi nipoti, dei figli dei tuoi amici raccontandola e postando una foto con l’hashtag #CHISTACONME e porgendo le tue domande nel testo taggando:

il Presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti https://www.facebook.com/maurizio.fugatti/

l’assessora alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia Stefania Segnana https://www.facebook.com/segnana.stefania

l’assessore all’istruzione, università e cultura Mirko Bisesti https://www.facebook.com/bisestimirko/

il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte https://www.facebook.com/GiuseppeConte64/

la Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina https://www.facebook.com/LuciaAzzolina82/

e la Ministra per le pari opportunità a capo del Dipartimento per le politiche per la famiglia Elena Bonetti
https://www.facebook.com/DipartimentoPariOpportunita/

Proviamo a prestargli la nostra voce.

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