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Mr Tony Allen, e chi lo avrebbe mai detto

TONY ALLEN | @TRANSITI 10•02•16

Quelle erano carezze.

O almeno, come carezze.
Quel titillare uno strumento – la batteria – solitamente abituato a ben altre vigorose sollecitazioni, è quello che ha reso Mr. Tony Allen ciò che è.
Ciò che è – un uomo in Missione, in pratica – lo ha mostrato anche a Trento, una sera di febbraio.
E chi lo avrebbe mai detto. Trento.
Per molti dei presenti (mi ci gioco…mmmh…vabbé, fa niente) si sarà verosimilmente trattato di una vera e propria presentazione, prima ancora che esibizione.
Piacere, Tony. No, non “Toni”…Si scrive con la ipsilon. Ipsilon, si. Questa qui: y”
Siamo gente un po’ così, facciamocene una ragione.
Ma non ci ha messo molto, l’uomo che Accarezza ciò che gli altri sembrano aggredire.
“Opening Act” guardingo, affidato ad un brano con il non facile compito di “preparare il terreno” – assai indurito da una “siccità” tipicamente nostrana – durato giusto una manciata di effusioni assortite, prima che dal cielo da lì a poco discendesse la (danza della) pioggia.
Poi eccolo, improvviso, il cenno alla platea, ancora fieramente arroccata su quelle rigide posizioni così abituali, così consuete. Così alpine se vogliamo…
“Fatevi avanti, suvvia.” 
Da lì, il decollo.
Con un crescendo armonioso, elegante, muscolarmente sinuoso ma anche – a piacere – sinuosamente muscolare, Allen e la sua band hanno progressivamente rapito qualche baldanzoso paio di gambe ed un buon numero di cuori (presumibilmente spaiati, loro. Facciamocene un’altra ragione)
Drumming di gentile vigore, ipnotico, penetrante. Quella batteria come Corpo Radiante.
E’ una “Afrobeat-Supernova” quella di Tony Allen, superbo Astronomo. Ma con inserti Jazz e Funk (quel basso…jesus, quel basso…) innestati con perizia certosina a completare il calderone, fumante come si conviene, rovente come questa musica di grazia quasi aliena.
Intercettati anche vocalizzi sommessi, quasi bofonchiati, con un timbro che ha fatto vittime, in teatro.
E sul finire un canto confidenziale, quasi avviso ai naviganti, rimasto a solleticare le sinapsi anche quando quelle parole sono divenute fresco ricordo, fuori da Sanbapolis, rientrando a casa. Rientrando in sé.
E’ stato un onore, Sir Allen. Un privilegio. Come lo è ogni singola carezza che si dona e che si ha in dono, del resto.
Disco consigliato: “Afro Disco Beat” Tony Allen plays with Afrika 70 and the Afro Messengers – Vampisoul, 2008
tonyallen

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