LIBERAZIONE

di Federica Garzetti & Masha Mottes

Noi livingwomen vi proponiamo in occasione del 25 aprile la visione di “Bandite”, di Alessia ProiettiGiuditta Pellegrini, una produzione Bandite film del 2009.

Un racconto corale sulle partigiane in guerraIn occasione del 75° anniversario della Liberazione, è online gratuitamente “Bandite”, documentario di Alessia Proietti sull’esperienza delle donne che dal 1943 al 1945 combatterono nelle formazioni partigiane. In streaming su OpenDDB dal 20 al 26 aprile al link https://www.openddb.it/film/bandite/

Nel contesto della Resistenza italiana, il documentario indaga l’esperienza delle donne che dal 1943 al 1945 hanno combattuto nelle formazioni partigiane.
Donne di diverse estrazioni sociali, culturali e politiche, esprimono in un racconto corale la consapevolezza di una lotta che va oltre la liberazione dal nazifascismo e che segna un momento decisivo nel percorso di emancipazione.
Il vissuto di queste donne ha contribuito alla nascita della Repubblica e alla conquista della cittadinanza attiva.

Il ruolo nelle due guerre mondiali, al fronte, con gli uomini, o nei campi e nelle fabbriche, altrimenti abbandonati; l’esperienza concreta della lotta partigiana, la conquista del voto dal 2 giugno del 1946, la presenza, benché minoritaria, nell’assemblea costituente e poi le lunghe battaglie degli anni sessanta e settanta, culminate con la revisione del diritto di famiglia prima, e poi con le tutele della maternità e con la legislazione sulla violenza privata, domestica e non. 

Tutta questa esperienza sedimentata nel tempo ha condotto davvero alla piena uguaglianza, alla reale parità di opportunità e di aspettative?

Gli obiettivi perseguiti si possono oggi ritenere raggiunti? 

O, come dice Calamandrei, la Costituzione rimane inapplicata e dunque lettera morta in una visione futura che mai come oggi appare opaca e incerta?

L’emergenza sanitaria attuale ci obbliga a riflettere nuovamente su quanto la società (noi!) sta facendo affinché il dramma che viviamo non diventi ancora una volta causa di arretramento per le fasce meno tutelate, e in particolare non costringa le donne a un ridimensionamento pericoloso e mortificante nel campo di diritti faticosamente affermati eppure mai stabili.

Festeggiamo quindi questa ricorrenza, tanto offuscata da sterili polemiche politiche che vorrebbero, ma non possono, sminuirne il significato alto e di crescita spirituale, con la migliore delle pratiche per un’evoluzione critica e fattiva della nostra vita e della società tutta: l’esercizio delle domande. 

Queste le più stringenti.

Quanto ha pesato nella situazione di contingenza, l’evidente assenza di un welfare per la famiglia, che tutelasse i genitori lavoratori e in particolare le madri?

Quanto ha inciso l’assenza di part time, il gender gap degli stipendi, la disoccupazione femminile?

Quanto si farà tesoro dell’esperienza dello smart working?

E ci sarà una regolamentazione dello stesso, affinché non diventi invasione dello spazio privato prima che opportunità di ritmi professionali più sostenibili?

È possibile finalmente una riflessione sull’innovazione del mondo scolastico, sui suoi ritmi, sugli spazi, sul suo ruolo educativo e di ascensore sociale?

Possiamo parlare di scuola e di istruzione svincolando il discorso dalla semplice funzione di tampone sociale, laddove non esista altra scelta per la cura dei minori?

Possiamo parlare di tutela della salute pubblica, di medicina territoriale, di tutela degli anziani, che nella rincorsa a un’economia easy e rampante si sono rivelate poi un boomerang sociale nella gestione delle chiusure e dei ricoveri?

Possiamo discutere del 44% dei lavoratori dichiarato al di sotto della soglia dei 15.000 euro lordi l’anno?

Molte sono le questioni qui aperte, né pretendiamo di dare o ottenere risposte immediate e adeguate.

Crediamo però che sia arrivata l’ora di una forte mobilitazione individuale e collettiva.

È necessario riattivare le coscienze e contribuire almeno al dibattito, non in forma astratta o con personalismi (virus più potenti del Covid), ma attraverso canali di impegno, che raccolgano istanze utili alla ripartenza politica.

Una politica davvero al servizio dei cittadini, non solo dell’opinione pubblica o almeno non solo dell’opinione pubblica chiassosa.

Perché non esiste Stato senza Bene Comune.

Né libertà senza partecipazione.

Buona liberazione a tutti!

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