Fatti da parte M.other_ovvero come sopravvivere all’adolescenza di un figlio

Chi è genitore lo sa bene. Una delle caratteristiche di questo mestiere è quella di vivere in un vero e proprio game con livelli  di difficoltà crescenti e inaspettati. Raggiunto un mondo, conclusa una missione, invasa un’area, abbattuto un muro sarai passato semplicemente al livello successivo.

E non cantare mai  vittoria se non vuoi perdere vite e ricominciare tutto da capo.

È così. 

Finita la fase di “messa al mondo” con annessi e connessi (insegnare le basi quali mangiare, dormire, parlare, camminare, disegnare e scrivere) si entra nella fase decisamente più complicata di “stare nel mondo”. E gli ammonimenti quali “vedrai quando diventa adolescente…” li rimuovi con sufficienza sia perché ti senti Dio che insegna a parlare e a camminare, quindi cosa vuoi che sia un ragazzino in grado di intendere e volere (?), e sia perché quel vedrai… non si chiude mai con una affermazione. Vedrai cosa?

Mi rispondo adesso a distanza di 11 anni.

Ho sempre creduto che avrei palleggiato anche l’adolescenza immaginando che la difficoltà sarebbe stata nella gestione degli sbalzi d’umore, dei cambiamenti fisici, delle nuove consapevolezze, delle amicizie, dei maestri di vita. 

Ma non avevo preso assolutamente in considerazione il cambiamento del mio ruolo, il mio declassamento, il mio passare da elemento sufficiente e bastante a elemento tangenziale e periferico.

Non mi ero preparata a frasi tipo: tanto non capisci, non ho voglia di parlartene, volevo dirti una cosa importante ma per te non lo è, perché semplicemente non me lo aspettavo, credevo che a me non sarebbe accaduto. E invece è successo. 

Perché la regola della smaterializzazione della madre non dipende da te, è a prescindere. E un genitore che è stato adolescente dovrebbe saperlo bene.

Partiamo dalle prime consapevolezze, che aiuta sempre. 

Diciamolo: è difficile farsi da parte.

Recalcati dice “Per quanto la madre si trovi investita di un potere assoluto nei confronti del figlio, è lei stessa che opera affinché il figlio, pur continuando a sentirsi accudito, possa guadagnare la sua autonomia”. Verissimo. Quindi da Queen quale ti sentivi fino a pochi mesi fa, devi deporre lo scettro del potere assoluto, armarti a distanza di mitragliatrice per intervenire all’occorrenza, ma farti da parte. E per questo non c’è nessuna standing ovation. Il risultato non è visibile. 

Un tempo vedevi il piccolino muovere i primi passi verso di te, pronunciare le prime parole verso di te, allargare le braccia verso di te, mentre adesso è tutto contro.  

Quel cucciolo che hai nutrito si è svegliato adolescente e ha modificato la sua scala di valori e di priorità. Da cui tu, ex primatista, sei fuori.

E lo shock giunge a gamba tesa mentre prepari ancora la merenda o rimbocchi le coperte.

Dalla sera alla mattina non ti senti più dire quando torni ma fai con calma.

E tu sei disorientata, non ci credi, pensi sia un momento passeggero, un’influenza.

Alpha si è addormentata con la voglia di tenermi la mano  e si è svegliata senza dirmi buongiorno mentre io avevo già proteso la guancia per il bacino del risveglio. E alla domanda  ehi non mi saluti neanche? sono stata fulminata da uno sguardo sciokkobasito (direbbe lei) che voleva solo dire come ti viene in mente di farmi una richiesta del genere. 

Siamo nella fase in cui ovunque la accompagni devo fermarmi almeno 200 metri prima, se faccio la simpatica con le amiche esagero e la metto in imbarazzo, se la accompagno ad una festa mi chiede prima come mi sono vestita, se ho un fidanzato la questione non è più di suo interesse. Il preambolo prima necessario sai..non è che mi sono fidanzata…però …anche io ho bisogno..ogni tanto..cioè voi venite prima ovviamente.. è liquidato con un semplicissimo mami tranquilla non è un problema con tanto di sorriso e pacca sulla spalla.

Per Alpha non sono più l’interlocutore principale. O meglio dipende. E in quel dipende  non è riposta nessuna speranza di riguadagnare il podio della persona fondamentale della sua vita, quale so di essere comunque perché le certezze non le perdo fino a questo punto. Quel dipende si riferisce a bisogni pratici del tipo: hai un euro, hai un caricabatterie da prestarmi, che si mangia stasera, per il mio compleanno vorrei portare le amiche a mangiare la pizza, scarichiamo (al plurale) l’app per lo shopping on line… e via dicendo, somme su somme di richieste di cui sei l’esecutore materiale. Non più il mandante, la mente, il genio bensì il banale sicario. 

E’ difficile accorgersi che il mondo è tutto spostato fuori. Che in casa le stanze preferite sono il bagno e la camera con porta chiusa e bussa se devi entrare

Allora cambi registro e ti adegui. Adesso è il momento di fare squadra!

Vorresti chiedere partecipazione, assegnare compiti precisi, farli rispettare nella loro banalità: apparecchia, sparecchia, getta la spazzatura, metti in ordine la camera. E farlo con la stessa determinazione ogni giorno, ad ogni pranzo e ad ogni cena. 

Perché lei se ne dimenticherà e tu ti incazzerai. 

E avanti così ripetendo quello che hai detto ieri e che ripeterai domani con un continuo alert in testa che ti ricorda che stai ripetendo le stesse frasi di merda dei tuoi genitori, nel mio caso quelle di mio padre quando tentava di fare il coach, lo spronatore, il motivatore facendomi sentire l’indifesa a prescindere, e quelle di mia madre quando mi cazziava distruggendo la mia autostima in tre secondi. 

Per fortuna siamo intelligenti, leggiamo, ci documentiamo e gli esperti ci insegnano che sbraitare non serve a niente ma che la modalità giusta per relazionarsi ad un adolescente è  confrontarsi con autorevolezza (e non autorità). 

E io ci ho provato: ho convocato Alpha con fermezza, includendo per precauzione anche Beta di anni 6, e ho fatto il mio discorso da spogliatoio: ragazzi siamo una squadra o no? Ognuno deve fare il suo, siamo come il Barcellona tu in porta, tu in difesa, io in attacco   ma non è servito a niente, mi sono ritrovata ai calci di rigore comunque senza tifoseria. 

E allora ho provato con le restrizioni, le limitazioni, il contenimento (avete notato che non ho usato il termine punizione?) finché l’adolescente non ti catturerà nella sua trappola infame: 

“la confidenza”. 

Mami ti devo raccontare un fatto. E tu sei di nuovo quel carlino gioioso a cui è stato lanciato l’osso che andrà a prendere diligentemente e riporterà scodinzolando in slow motion. Perché muori dietro a quella apertura, a quel coinvolgimento, a quella affermazione che ti fa sentire di nuovo importante e chiedi tutti i dettagli, le vie, i nomi, vuoi la cronologia precisa degli eventi, sfoggi tutta la tua saggezza perché è in base a come commenterai i fatti che si giocherà la prossima partita con tua figlia, quella della confidenza successiva, del livello successivo, del capisci o non capisci , del grazie mi ha fatto bene parlartene insomma dell’approvazione. 

Dimostri interesse per un nuovo balletto su tik tok, per il messaggio d’amore di una amica conosciuta 12 ore prima, per la nuova canzone di Random, per una lite furibonda nel gruppo perché una di loro (adolescente tra adolescenti, un disastro) si è isolata e non ha parlato con nessuna. 

Ma per farlo ti devi concentrare perché l’istinto sarebbe quello di rispondere in base ai tuoi modelli di attaccamento (ho studiato e Bowlby e ve lo consiglio: John Bowlby, Attaccamento e perdita. L’attaccamento alla madre, Bollati Boringhieri, Torino 1973) perché non c’è niente da fare, l’istinto va verso la banalizzazione dell’evento nella convinzione che solo così farai capire a tua figlia cos’è davvero importante.  E invece devi fermarti 5 minuti, respirare, ricordarti quanto hai odiato tua madre quando semplificava le tue questioni fondamentali e riuscire in quei minuti a:

  • non aver fatto sparire tua figlia già distratta da altro
  • aver azzeccato la risposta giusta

La confidenza è la carota dopo il bastone che nel frattempo si sta nuovamente innalzando contro di te che, fiero di quanto sei giovane e comprensiva, ma anche accogliente e saggia, entri nella sua stanza snocciolando consigli non richiesti (perché dovevi solo ascoltare) e ritroverai quel macello per cui avevi imposto restrizioni meno di due ore prima. E si ricomincia.

Non basta dirti la mamma è sempre la mamma e pensare a quanto ami adesso la tua dopo averla odiata nella stessa maniera in cui Alpha a volte odia me. 

Devi interiorizzare che è finito il protagonismo, che adesso sei nei titoli di coda “con la gentile partecipazione di …”. 

Questo è il tempo delle retrovie, del dietro le quinte. Il palco è solo suo. 

Niente più duetti, la scena è tutta per lei. 

E per le amiche ovviamente. Le quali vengono registrate in rubrica (cosa fondamentale per un adolescente) con aggettivi che un tempo ti erano appartenuti: my life, luce dei miei occhi, la fondamentale, l’essenziale, l’indispensabile, la mia pazza mami, che con orgoglio ho pensato essere io e invece è una compagna di scuola di terza media (da cui l’appellativo di “mami”) e tu rimani mami e basta, te ne fai una ragione certo, si sa, funziona così fino a quando tua madre (la grandm.other) ti dirà che belli gli stati che pubblica Alpha, e che belle frasi che scrive e tu farai finta di sapere, andrai a verificare come mai non visualizzi i suoi stati su whatsapp fino a scoprire che mami e papi sono nella lista dei bloccati. Neanche respiri sta volta. Ti incazzi e basta. Fino a quando ti dirà nuovamente  “mami ti devo raccontare un fatto…”

Ti amo Alpha. Perché mangi la vita e io spero di aver apparecchiato la tavola per bene.

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