M.other e quel privilegio di tornare sui banchi di scuola

Settembre per noi ha solo un sapore. Quello dell’inizio della scuola. 

Alpha affronterà la prima media.

Beta la prima elementare.

C’è grande agitazione; qualche giorno prima simuliamo le tappe dal risveglio all’arrivo a scuola con una programmazione attività/orario da fare invidia all’arte della guerra di Sun Tzu. Perché se la tattica sta nella somma delle operazioni , la strategia sta nella capacità di mantenere una visione globale del gioco finalizzata alla vittoria: per noi arrivare puntuali.

Quest’anno al suono della prima campanella,  precisamente alle ore 7.40, siamo comodamente giunti a destinazione. Ci salutiamo sorridendo. 

Alpha è molto felice.  Non ha mai tollerato i ritardi dai tempi del nido. 

Io e Beta, soddisfatti,  ci dirigiamo goliardici, anche un po’ strafottenti, verso il nostro bar a bere il caffè e a sfogliare la gazzetta dello sport. Alle 8.05 passeggiamo verso la scuola quasi annoiati dall’assenza di stress. Raggiungiamo gli altri genitori visibilmente stanchi , bighelloniamo un po’ parlando di Fortnite e di ET 2 finché,  al suono della campanella ci salutiamo “ciao mami” bacino e io mi godo la scena del suo ingresso zaino in spalla stile tartaruga, uno guscio azzurro verde fluo da cui sbucano due gambette e una testolina.

Vado in ufficio in orario per l’apertura delle porte al pubblico e accolgo il primo utente con “buongiorno, avanti avanti, si accomodi pure!”

Che succede? Cos’è tutta questa positività? Questa puntualità disarmante? Come mai non aspetto più  che Beta salga in macchina con il motore già acceso mentre sgommando raggiungo il cancello precedentemente aperto da Alpha che sale come se avesse appena rapinato una banca? Perché non percorro più  via Brennero a 90 km orari per arrivare comunque in ritardo? Perché non mi trucco più al semaforo?

Eppure la mia vita personale e lavorativa è decisamente peggiorata rispetto allo scorso anno. 

Ma un’energia positiva mi pervade. 

E so cos’è. 

Il 15 febbraio 2009 Alpha è nata la prima volta al Santa Chiara di Trento. Il 12 settembre 2019 la seconda volta all’Istituto Manzoni. E io in entrambi i casi, con lei.

Vi siete mai fermati davanti ad una scuola media? Deve essere una scuola media. Non un liceo dove i giochi sono più o meno fatti. Né un’università  dove quella spocchia che hai di essere già diventato adulto toglie qualsiasi romanticismo al sentimento della crescita e dell’emancipazione (anche perché ti mantengono ancora mamma e papà). 

Alle medie no. Alle medie i giochi sono solo alla cerimonia di inizio. La mandria umana è una massa unica. Un blob di sogni e speranze con ancora le caccole ai bordi degli occhi. Qui il genitore inizia il suo lento declino. Deve imparare a mimetizzarsi. E la cosa stupenda è che lo sa! Nessun genitore osa più fotografare i figli il primo giorno di scuola , dar loro bacini davanti all’istituto, accompagnarli all’ingresso  parcheggiando sulle strisce pedonali perché non prendano freddo.

 Qui siamo distanti anni luce dai sentimenti di protezione e cura . Il bambino/ uomo oggi in pre-adolescenza ha finalmente il coraggio/diritto di dirti lasciami all’angolo. Di uscire dalla macchina bofonchiando un a dopo, di sperare che arrivi in ritardo così  ti aspetta con il branco. 

Nessuna scuola ti chiamerà. Non riceverai più la telefonata che ti toglie 10 anni di vita tra le  12 e le 12 e 5 minuti in cui il bidello ti ricorda che hai lasciato tuo figlio a scuola perché oggi c’è riunione sindacale.

 È iniziata la fase delle abbreviazioni di nomi cose e città (Cate, prof, cell) e dei superlativi (fighissimo, stra bello, super). Le emozioni vanno dall’onnipotenza al nichilismo in pochi secondi, si divorano carboidrati, ci si trucca ma non ci si lava, il gruppo viene prima di te, papà e fratelli messi insieme, si studia educazione civica, si va al laboratorio di cucina, si acquistano acquerelli e pennelli come se improvvisamente la pittura fosse diventato il tuo talento nascosto, si rispetta la lista delle cose di tecnica come si rispettano le regole del gioco di carte Pokemon. E poi adesso si fanno i bigliettini per descrivere “aspettative e paure della scuola media”. Ti chiedono di disegnare la barca della tua vita e io mamma sono stata messa al timone (che soddisfazione  si!). E poi si abbracciano appena arrivano a scuola, come se non si vedessero da anni e invece sono passati solo un sabato e una domenica.

E io sono felice, mi sento rinata, studio inglese con Alpha, non vedo l’ora di farle vedere come si usano i pennelli, voglio capire finalmente a che cazzo serve il goniometro, voglio sapere di cosa parlano durante la ricreazione, che musica ascoltano, di chi è la nuova hit trap, chi ha il cellulare e quale compagnia telefonica va per la maggiore perché costa poco e prende a qualsiasi costo.

È questo il vero privilegio dell’essere madre:  poter conservare uno sguardo giovane sul mondo. Mantenendo allenato il cervello su questioni, sentimenti e problemi (anche le tabelline certo) che un tempo ci sono appartenuti. Come  il primo giorno di scuola. 

Mi piacciono le scuole medie!

E poi la sera, anche se ti faccio la ceretta e usi i bigodini perché il riccio adesso ti piace, mi dici comunque: mamma mi accompagni a letto?

Certo amore. Che la vita stanca.

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I Rifiuti Speciali sono anime vaganti. Tra queste la mia. Persa e perduta. Sempre alla ricerca. Di cosa poco importa. L’importante è cercare, rincorrere, inseguire. Stremata respirare. Lavoro, scrivo, penso, cambio pannolioni, faccio addizioni, metto sempre il rossetto, perdo tutto tranne alieceeorlando. Soffro di personalità multiple che parlano un sacco tranne quando andiamo in bicicletta . Di solito le porto in giro al guinzaglio. Sono ingestibili. E sono troppe. A volte le libero. Scappano. Ma non mi preoccupo. Prima o poi ritornano. E se non ritornano so dove cercarle. A teatro.

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