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QUESTA SONO IO 2

di Marika & Masha Mottes

Marzo. Anche se siamo quasi alla fine, è ancora il mese delle donne.

Ha ha (sarcasmo).

In Italia, e non solo, continua imperterrito anche il mese della violenza sulla donna: delle botte, delle prevaricazioni, dei femminicidi. Degli infanticidi. Dei suicidi.

A Trento due donne – rispettivamente madre/moglie e figlia tredicenne – sono sopravvissute in questi giorni all’omicidio dei due fratellini (a martellate, perché due bambini di 2 e 4 anni si massacrano a martellate ndr) da parte del padre. Che poi si è suicidato.

Non ci interessa assolutamente entrare nello specifico dell’episodio accaduto alle Albere, saranno le indagini a chiarire le dinamiche dei fatti – già abbastanza definiti peraltro.

Però… avevamo nel cassetto da qualche settimana il pezzo scritto dopo la visione dello spettacolo teatrale “Questa sono io” lo scorso mese, su gentile invito di Teatro Portland  Nuovi Orizzonti Teatrali per la rassegna TRENTOOLTRE, a Trento. Tratto dal romanzo (che vi consigliamo vivamente di leggere, e che oseremmo definire un cult) di Federico Guerri con Monica Faggiani superlativa sola interprete e protagonista, per la Regia di Alessandro Castellucci.

Ci è sembrato fosse questo il momento adatto per tirarlo fuori e fare una provocazione attraverso una riflessione al contrario. …E se ribaltassimo la prospettiva?

Laura. Una donna violenta, che ha pianificato a lungo di vendicarsi di una società patriarcale e maschilista e del sistema annesso attraverso il sistema stesso. Quel sistema che l’ha portata all’apice della popolarità e della carriera facendole ottenere anche lo status sociale ed economico tanto agognati, ed il potere all’interno dell’industria dello spettacolo e dei media. Quel sistema che da sempre vuole distruggere.

La messa in scena finale di un omicidio di massa (omicidio nel senso letterale, in contrapposizione alla parola femminicidio: uccisione di persone di genere maschile) .

questa-sono-io

Laura Prete – ex reginetta di bellezza, ex soubrette, ex inquilina della più famosa villa della televisione, attuale fidanzata d’Italia e direttrice di una Scuola per lo spettacolo – ha sparato in testa, in diretta televisiva, al più rispettato showman della nazione. Il pubblico, incollato al teleschermo, si sta chiedendo: perché? E Laura, in questo romanzo, ci dà le sue risposte. Purtroppo, però, conoscerete tre Laure e ognuna, a turno, vi consegnerà la sua verità. A chi sceglierete di credere: alla bambina in rosso, alla ragazza in visone o alla donna in ombra?

Un’altra storia forte, a dir poco. Tutta al femminile questa volta. Ma solo apparentemente.

Perché la riflessione che ci permettiamo di fare, è un ribaltamento dello status quo.

Perché non esiste femminile senza maschile. Non esiste maschile senza femminile. La questione della violenza riguarda entrambi i generi, ed andrebbe da tempo affrontata interamente fuori dagli stereotipi se davvero c’è la volontà di iniziare a comprendere le reali dinamiche che si nascondono dietro alla violenza prima, e in una conseguente riflessione su noi stessi e sulla nostra società – a quella di genere.

“Questa sono io”  uno spettacolo che è un crescendo di emozioni e rivelazioni che tengono incollati al palco. Il testo tratto dal romanzo è sorprendente e viene completamente assorbito e gettato in pasto al pubblico dalla bravura di Monica Faggiani. Straordinaria interprete.

Lei, la protagonista: Laura Prete. Una che ce l’ha fatta, il tipico prodotto pronto e sfornato dalla tv che incarna un ben troppo noto tipo di donna: la femmina adatta a ruoli stereotipati, sottomessi, vacui. Si dipana un’ escalation verso l’alto dove la storia personale e la carriera di Laura vengono proposte e scomposte in più versioni: quella della soubrette patinata confezionata ad arte anche per il pubblico dei più piccini e dei bigotti; quella non edulcorata fatta di compromessi squallore e scambi di favori sessuali per arrivare in alto che la vedono comunque sottomessa al potente di turno e ad un sistema sordido; quella machiavellica che ci mostra una Laura fredda calcolatrice in ogni istante della sua scalata mediatica fino a  svelare una Laura folle ma lucidissima, che si rivolta contro lo stesso sistema maschilista che l’ha creata ed a cui lei si è soltanto apparentemente piegata per portare a termine il suo piano finale, che è di fatto quasi una sorta di soluzione finale

La protagonista Monica Faggiani riesce a presentare ed incarnare tre diverse donne rendendole ogni volta credibili allo spettatore, pur rimanendo Laura dall’inizio alla fine. 

Uno spettacolo che coglie in tutta la sua crudezza come anni di un certo tipo di televisione e di non-cultura abbiano confezionato uno stereotipo femminile da dare in pasto non solo al maschio italiano medio, ma anche ad un esercito di giovani uomini e di belle ragazze quale esempio da seguire nella più ipocrita illusione di realizzare se stessi ed i propri sogni all’interno di un mondo che è solo apparentemente patinato. Un mondo che nasconde sotto alle luci, al trucco al denaro ed ai bei vestiti le più becere perversioni e bassezze che albergano nell’animo dell’essere umano odierno. Maschio o femmina. 

Una storia che riguarda tutti noi, perché rappresenta con precisone chirurgica e sorprendente attualità la realtà che ci circonda. Una storia che riesce a parlarci di ciò che abbiamo dentro, di ciò che siamo diventati, anche noi che con la tv non vogliamo avere a che fare, anche noi che comunque risultiamo in una certa misura essere assuefatti da ciò che ci viene mostrato da quella scatola che magica non è più da tempo, che ci mostra senza vergogna né pudore la nostra stessa decadenza in continuazione.

Siamo dentro al sistema anche noi, volenti o dolenti. Seppure riteniamo troppo spesso e forse superficialmente, soltanto da spettatori.

“Un primissimo piano, prego. Che cosa vedete? La venditrice di baci? Miss Sbarazzina? La ballerina di un telequiz? L’inquilina di una Villa? La soubrette? L’intervistatrice naif? La vergine, la puttana, l’insegnante? Vedete un’assassina a sangue freddo? Scegliete la vostra versione. Presto sarà disponibile un televoto. L’importante è che restiate sintonizzati. L’importante è che non cambiate canale”.

Credits:

NOTE DI REGIA

Tre, due, uno. In onda. Intervista ad una delle donne più amate del momento. Femmina perfetta.
Il suo corpo si sviscera sui cartelloni pubblicitari. Un orgasmo mediatico.
Lei è una che ce l’ha fatta. Ha fatto il botto.
Accavalla le gambe. Saluta. A domanda risponde.
Prende la pochette. Sorride. A domanda spara.
Fuoco in diretta.

La vacuità e l’inutile che ci vengono presentati quotidianamente da tutti i mezzi di comunicazione, ma non solo, anche dalle molte realtà sociali e culturali che convivono in questo nostro preistoricamente moderno Paese, sono al centro di questa piece. Tra le numerose contraddizioni del nostro tempo, una delle più evidenti e dolorose è rappresentata dalla metà più tenace e fragile della nostra società, la donna. La TV ci presenta una femmina esibita e mercificata, adatta a ruoli stereotipati e invariabilmente sottomessi. La TV non è solo intrattenimento, è un lento gutta cavat lapidem all’interno delle menti, e più la mente è giovane, più il seme televisivo vi si insinua, tremendamente, come un parassita.
Estirpare il danno prodotto da decenni di sterilizzazione culturale è quantomeno arduo e richiederebbe l’intervento di forze che – ad oggi – non è dato vedere all’orizzonte.
Richiederebbe una rivoluzione.

E cosa accadrebbe se fosse il gesto sovversivo di una donna a ribaltare questa lisa realtà?

E cosa accadrebbe se il gesto provenisse proprio da una di quelle femmine partorite da un utero catodico?

E cosa accadrebbe se scoprissimo che quel gesto non è affatto isolato ed estemporaneo, ma gelidamente calcolato e volontariamente messo in atto fino alle estreme conseguenze?

Queste sono state le questioni che hanno cominciato ad insinuarsi nella mia mente durante le prove di questo spettacolo esplosivo. Perché di ciò si tratta: di una polveriera che deflagra davanti agli occhi del pubblico con tutta la potenza di un’attrice generosa ed intensa – Monica Faggiani – che condivide con la protagonista la dannazione di anima e corpo, fino ad uno sconvolgente finale.
Sì, ma quale finale? Perché, come dice Federico Guerri, l’Autore dell’omonimo romanzo da cui lo spettacolo è tratto, ‘Ogni storia che si rispetti ha due livelli. Quelle veramente buone, almeno tre.

(Alessandro Castellucci, regista teatrale dello spettacolo)

Romanzo: Questa sono io  di Federico Guerri

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