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IL PESO DELLA GRAVIDANZA

Il peso della gravidanza è un fatto tecnico, concreto, tangibile. È cosa ben diversa dal peso della maternità. Più metafisico, cerebrale, discusso, a volte condiviso.

Quando sei madre subentra l’istinto, la capacità di dribblare gli ostacoli come Maradona, i libri di pedagogia , le mediatrici, gli insegnanti, la nonna, tua madre, la pediatra, il papà insomma una rete più o meno efficace. E poi madre e figlio si nutrono a vicenda, quando stai per mollare taaac, direbbe un milanese, il nano ti sgancia il suo sorriso miglior e pensi che comunque ne vale la pena.

Ma

nell’essere incinta? Quale sentimento ti sostiene? Chi ti fa pensare che ne vale la pena considerando che sei una matrioska ambulante fragile e sovrappeso?

La gravidanza è un peso specifico, sono litri di liquidi in più, è un essere che da girino diventa uomo/donna di 3/4/5 kili chi lo sa. Un chilo al mese da portare in giro per strada, in bagno, a letto, in ufficio, in fabbrica.

La gravidanza è spesso solitudine

È la tua testa che parte e non sai dove andrà a parare.

È il compagno che quando c’è, non potrà mai capire fino in fondo.

È il costante confronto con le mamme dei giornali, delle pubblicità, dello star system che non esistono ripeto non esistono.

E con quelle in carne ed ossa felici di mostrare la loro pancia, la loro tutina fashion, il loro ciuccio eco sostenibile total bio, le loro tette esplosive piene di sano futuro latte.

Io incinta ero incazzata come un automobilista alle 18 sulla circonvallazione di Roma.

E ho tanta voglia ancora di raccontare cosa “possono” essere quei 9 mesi. Perché ahimè e per fortuna non sono tutti uguali. Non sono un format che acquisti con garanzia di recesso. Sono un’incognita, un’ipoteca su un futuro incerto con felicità a momenti.

Ecco perché il 9 marzo festeggerò la mia anti festa della donna. Il mio micro dissenso verso un paese che fa bla bla bla sulla questione femminile ma poi chiude i centri antiviolenza, i punti nascita anche nel ridente Trentino, ci paga meno di un maschio qualsiasi senza valutare le nostre competenze, ma così , a prescindere, solo perché sei fimmina.

Va da sé che non condivido il modo di festeggiare le donne l’otto marzo, perché non condivido neanche le donne dell’otto marzo imbellettate per i bar e i ristoranti.

In generale non frequento nessun luogo settorialmente aggregante perché sicuramente monotematico e quindi noioso.

E allora come lo festeggerò?

Riproponendo la cosa più bella nata dal mio delirio ante partum , ovvero lo spettacolo No Kids_stato di gravidanza.

Il peso della mia gravidanza si chiamava Alfa. La amavo e la odiavo già nella pancia, combattuta tra sentimenti contrastanti di fatica, senso di colpa, gioia e inadeguatezza.

Per altro il germogliare di Alfa inside of me mi valse la più grande sfanculata della mia vita, la porta in faccia più dura dei miei allora 33 anni, l’esclusione più umiliante del mio essere donna da altre donne. Il mio lefaremosapere, il mio Per te X factor finisce qui, il mio per me è un NO, il mio Sei brava ma è troppo complicato adesso che sarai mamma.

Questa legnata tra i denti mi costrinse a dire al mondo “io esisto lo stesso”, pure con la panza e sto peso che mi porto dietro.

Così iniziai a scrivere il mio disagio, coccolata da un meraviglioso dottor Emilio Arisi , più che un ginecologo uno psicologo, vero protagonista (dopo il WC, non me ne voglia dottore) dello spettacolo nato dalle mie viscere.

A febbraio 2013 il debutto.

Alfa aveva 4 anni ed era in sala. Beta il furioso 16 settimane …nella mia pancia. Perché sono stata talmente sfacciata da voler dimostrare che non solo ero sopravvissuta alla prima gravidanza e ne avevo fatto uno spettacolo, ma debuttavo nuovamente incinta ad una settimana dalla famosa amniocentesi. Rischiando di mandare tutto a puttane. Ma Beta si mostrava già cazzuto e attaccato alla vita (aveva già rischiato di perderla …ma questo è un altro discorso).

Fu una serata magica, solo così potevo esorcizzare i nove mesi peggiori della mia vita. Buttandoli in faccia agli altri, alle donne che mi hanno abbracciata perché hanno sofferto come me, a quelle che mi hanno detto per me è stato diverso, a mio padre che piangendo ha chiesto a mia sorella “ma veramente stava così male? Però è brava a fare l’attrice”.

Quel peso è diventata la mia forza. Quel peso è diventata la mia zavorra.

Zavorra: Carico speciale, di materiale liquido o solido, che si dispone nella stiva di una nave quando il carico normale non è sufficiente a stabilizzarne l’assetto e l’equilibrio.

Ma chi è quel pazzo che ha trasformato il termine zavorra in accezione, negativa?

Il mio peso specifico non è mai stato sufficiente. Mi ha fatto volare ovunque dandomi esperienza ma instabilità spesso faticosa. Fino a quando

Taaac è arrivata Alfa

E poi

Taaac è arrivato Beta

E la nave si è stabilizzata e ha iniziato a prendere na cazzo di rotta giusta.

Il nove marzo dopo otto anni da quando è stato “partorito” e tre da quando ha debuttato, torna il peso della gravidanza. Torna No Kids_stato, monologo per attrice non protagonista, quale sono io.

Torna nello stesso postio di allora. Lo Spazio Off di Trento (ma anche questo è un altro discorso)

E mò maschio Alfa siediti accanto a me e prendi quel peso per 45 minuti. Poi ne riparliamo.

NO KIDS Anti-Festa DELLA DONNA 2017 #portaunmaschioateatro

#NOKIDS stato di gravidanza
monologo per attrice non protagonista di e con Manuela Fischietti

NO KIDS non è un’isteria post partum, ma un progetto teatrale. E’ il luogo comune dell’essere madre contro il luogo comune dell’essere single, compagna, moglie, amante, “concentratasumestessa”. “Sono incinta. e adesso?”

Non vogliamo parlare a noi stesse. Quindi adottiamo la formula #PORTAUNMASCHIOATEATRO. Ci interessa dialogare con chi ci ha accompagnate o ci potrebbe accompagnare in questo viaggio speciale. Per tutti i potenziali futuri padri, zii, amici, e sicuramente figli, l’ingresso è gratuito, se accompagnati da una donna.

Un viaggio che ha come oggetto la maternità e come punto di partenza la scoperta dell’essere incinta. E’ la storia di una donna in balia dell’idiozia della TV, dell’asburgico tradizionalismo meridionale, dell’isolamento forzato dalle altre donne libere e in carriera. Un ipotetico prima durante e dopo la gravidanza passando dal rifiuto della maternità alle degenerazioni insite nell’essere madre.

Uno spettacolo che affronta il peso dei 9 mesi meno magici della vita di una donna vissuti in una società che SPESSO impone culturalmente la procreazione come tappa necessaria, escludendo il libero arbitrio nel mettere al mondo un figlio.
Questa volta però evitiamo l’autoreferenzialità.

Proponiamo una convenzione con biglietto ridotto a 8€ (anzichè intero 10€) per tutti i nostri follower sui canali officiali livingwomen (FB, Twitter, Instagram). Per usufruire della convenzione basterà mostrare che ci segui sul tuo smartphone sl momento dell’acquisto del biglietto oppure che vi rechiate a teatro con una pagina che vi è piaciuta stampata dal nostro bloghttps://livingwomen.net/

Ingresso: 10 €
Ingresso Ridotto: 8 € per chi si presenta con like oppure un articolo del blog livingwomen.net

Ingresso gratuito: per gli uomini accompagnati da una donna

Info e prenotazioni:
info@spaziooff.com – 333 27 53 033

nokids_livingwomen

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