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#LIVINGARTISTS meets #ANTONELLOVENERI

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Ho avuto il piacere di entrare in contatto con Antonello Veneri nell’estate del 2013 tramite una cara amica comune. Siamo riusciti ad incontrarci un paio di settimane fa a Trento, sua città natale, dopo 3 anni trascorsi per lui ininterrottamente in Brasile, grazie alla sua disponibilità. E la sua disponibilità è stata così grande da farmi accomodare davanti al suo computer di casa e ad un buon caffè, in modo da potermi mostrare e raccontare meglio il lavoro portato avanti negli anni vissuti in Brasile, il primo viaggio nel 2006. Da allora la sua vita di uomo e di fotografo si svolge fra le città di Salvador de Bahia, Rio de Janeiro e Fortaleza. Autore di reportages per “La Repubblica”, con cui ha collaborato per un anno, Veneri ha pubblicato servizi fotografici per varie pubblicazioni e partecipato a numerosi concorsi (National Geographic Italia, tra gli altri, di cui è stato vincitore nel 2014 con il fotoreportage Salvador de Bahia, città al femminile). In Brasile collabora da tempo con Ong per progetti di documentazione sociale, fa parte dell’Agenzia Coofiav (che lavora con i maggiori media brasiliani) e periodicamente fa degli workshops.

Sono tanti i progetti di cui mi parla Antonello, davanti al suo pc scorrono le immagini degli scatti delle fotografie del suo archivio personale: sono centinaia, e potenzialmente da ognuna potrebbe nascere un progetto a se’. Gli scatti tecnicamente perfetti, hanno al tempo stesso una carica di umanità che raramente ho riscontrato in questo tipo di fotografia – fotografia che, volendo darle forzatamente una definizione, si può certamente descrivere documentaristica e di reportage. Ma la fotografia di Antonello Veneri va ben aldilà di banali definizioni.

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Copyright Antonello Veneri

Le caratteristiche che il mio sguardo ha ritrovato in tutti i suoi scatti, sono le stesse che ho poi trovato anche in Antonello: professionalità ed umanità. Ed è quasi impossibile distinguere la sua persona dal suo lavoro. Del resto dagli stessi racconti dell’esperienza in Brasile, è questo che emerge. Ed emerge ancora più chiaramente quando mi racconta i suoi progetti professionali, che diventano scelte di vita. E viceversa. E così, davanti alle immagini dei suoi scatti, si snoda la nostra lunga conversazione: il racconto di una vita vissuta in Brasile con le persone, giorno per giorno. Ed e’ nel susseguirsi dei gesti quotidiani, nel trovare il tempo per condividere la sua vita con quelle della gente comune: le loro vite ordinarie e straordinarie al contempo.

Dentro un cortile degradato in cui Antonello riesce a scovare un angolo di giardino segreto e fiorito per fotografare la Bellezza che si cela fra le rughe del viso di una donna.

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Per le vie di un Brasile tormentato dagli scontri quotidiani con la Polizia la cui presenza e’ una costante imprescindibile, anche in contesti festosi come quelli del Carnevale.

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Copyright Antonello Veneri

Oppure davanti ad un Oceano meraviglioso su spiagge “sporcate” da regolamenti di conti fra trafficanti, con corpi giovanissimi e bellissimi riversi sulla sabbia straziati da colpi di pistola ed abbandonati in un lago di sangue…

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Copyright Antonello Veneri

E poi ci sono i bambini, quei bambini che Antonello mi dice di non riuscire e non volere più fotografare. Perché è una fotografia “facile”, che talvolta dall’esterno rischia di poter diventare oggetto di semplificazioni e manipolazioni. Ed è per questo motivo che nasce recentemente in lui il timore che tutto questo non aiuti affatto a fare una riflessione più profonda, e che questo tipo di immagini non riescano a veicolare correttamente le emozioni necessarie per permettere di andare oltre la bellezza e la spontaneità che i bambini portano naturalmente con sé. A mostrare le sfumature che si celano dietro ai visi ed ai corpi di queste giovani creature. E forse uno dei motivi è che Antonello, invece, ha vissuto con questi stessi bambini proprio la miseria, la difficoltà e la durezza delle loro piccole vite di ogni giorno.

Per Antonello tutte le persone che ha fotografato e fotograferà,  sono: sono persone che hanno una loro bellezza, unicità, eleganza, intensità ed individualità. Conosce ogni soggetto che ha fotografato, il loro nome e la loro storia, e quasi sempre si è preso il tempo  di trascorrere almeno qualche giornata insieme. Spesso, eccetto quando la cosa è materialmente impossibile, lascia loro la foto che li vede protagonisti dello scatto. Queste persone non sono vissute come soggetti fotografici. Sono visti da Antonello come i protagonisti della loro stessa vita, con tutte le sue contraddizioni: belli, segnati, vitali, disperati, comici, tragici, tormentati, allegri…

E’ a questo punto che Antonello mi spiega che i suoi non sono e non vogliono essere gli scatti “rubati” di un reporter che si porta via un’immagine “attraente” e se ne scappa via. Mi dice che fotografando in determinati contesti, si espone totalmente una persona che in molti casi non potrà mai difendersi o fermarti o denunciarti. Sono proprio queste le sue motivazioni per affermare che il “rubare” uno scatto dalla vita di qualcun altro è un’azione che può essere estremamente violenta dal punto di vista di chi la subisce:

” I soggetti che fotografo desidero farli sentire Belli, importanti e non ho la falsa presunzione di dare loro una cosiddetta “dignità”, dignità e’ una parola strausata ed abusata –  Ed inoltre sono convinto profondamente che tutte queste persone ce l’abbiano già, la loro dignità. Si dovrebbe essere super rispettosi sempre in questo lavoro. La mia gratitudine verso le persone che mi hanno regalato degli sguardi, del tempo delle loro vite, e’ grande. Considero tutto questo ogni volta un regalo. Mi sento in debito e spero che arrivi questo mio sentimento di rispetto e gratitudine verso persone a cui viene data troppo poca voce e che sono lasciate economicamente – e non solo – ai margini.”

La fotografia a colori di Antonello è e vuole essere fotografia politica: in un Brasile dove i colori aiutano a vivere nel tentativo di rendere migliore una vita non facile, diventano attraverso i suoi scatti anche i colori che rappresentano un’ aperta e chiara contrapposizione a quelli di un Occidente dove la fotografia a colori è ormai quasi esclusivamente al servizio di una politica commerciale dall’unico scopo di vendere dei prodotti. Dove i colori sono relegati dentro alla rappresentazione di messaggi pubblicitari affissi sui cartelloni e sulle pagine più o meno patinate dei giornali.

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Copyright Antonello Veneri

“In questa parte di mondo i colori, dentro a questo degrado urbano, rappresentano la forza vitale, la voglia e l’amore per la vita stessa, nonostante tutto.  Attraverso l’uso del colore una fotografia e’ per me una fotografia politica, ed è evidente quale possa essere la mia affinità o il mio schieramento: io sto dalla parte di chi vive sulla propria pelle una profonda disuguaglianza sociale.”

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Copyright Antonello Veneri

Antonello mi dice anche che molte delle sue fotografie non saranno mai pubblicate sulla sua pagina Facebook, perché andrebbero inserite in una serie di più fotografie dentro un contesto di divulgazione più complesso e strutturato. Per chi volesse approfondire e conoscere meglio i suoi numerosi progetti ed i suoi lavori il sito, rinnovato, è ormai pronto per chi lo volesse visitare al link http://antonelloveneri.com

Da circa un anno Veneri sta portando avanti un lavoro fotografico nel Complexo da Marè a Rio de Janeiro: “Interiores da Marè”. Ritratti di famiglia dentro casa,  come si facevano una volta.  Per mostrare un lato della città che incredibilmente non è stato mai documentato dal punto di vista sociale. Anche insieme a queste persone, che spesso vengono considerate “ultimi”, Antonello ha convissuto e con loro ha condiviso la vita di tutti i giorni nelle favelas (o preferibilmente comunidad n.d.r.), con l’intento di dare un volto anche a questa parte della popolazione dimenticata dalla città.

“E’ incredibile che non sia mai stato realizzato in Brasile un progetto sistematico di documentazione della vita quotidiana degli abitanti di queste comunidad.”

Un altro progetto di cui parliamo è “Extremos cotidianos”  in cui è nuovamente presente il Brasile delle periferie urbane e dove il filo conduttore che unisce le immagini sono, appunto, gli estremi. Fotografie uguali e contrarie. Sono molte le foto che mostrano una grande gioia di vivere e sono altrettante quelle violente e drammatiche.  Ciò che le accomuna sono i gesti, le espressioni corporee, i colori, in un dittico che è al tempo stesso accomunanza e contraddizione, dove come spesso accade nella vita estremi e contrari camminano insieme, fianco a fianco.  Gioia e dolore, sacro e profano, vita e morte.

E un altro progetto ancora, per la cui realizzazione per quasi un anno Antonello ha accompagnato i “Moradores de rua” (i senza fissa dimora n.d.r.) di Fortaleza nelle loro giornate. Per mesi li ha seguiti per due giorni in settimana documentando il loro quotidiano: dal momento del risveglio del mattino al momento del coricarsi della sera. Sono storie di  persone senza lavoro, senza casa, spesso dipendenti dal crack. Ed Antonello immortala le giornate di questi uomini: mentre danzano la Capoeira (un misto fra danza ed arti marziali) nelle strade con i loro dread-locks, uomini dai fisici incredibilmente sinuosi e dai tratti attraenti nonostante la precarietà delle loro precarie condizioni di vita, e naturalmente li fotografa con i loro bellissimi colori. Anche queste sono le persone che gli hanno dato molto dal punto di vista umano, in un rapporto quotidiano di condivisione e convivenza che diviene quasi fratellanza.

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Copyright Antonello Veneri

C’è poi il progetto che ha come soggetto  i travestiti che vivono a la “Ladera de la Preguiça”. La durezza e la poesia della loro vita quotidiana, la loro forza vitale, la loro “vestizione” quando si trasformano da uomini a donne. La documentazione del percorso a piedi che li porta sulle strade trafficate della città per lavorare, le loro notti, ed infine il loro rientro a casa quando infine si fa giorno.

Le contraddizioni, la bellezza di un gesto quotidiano, la dolcezza e lo stupore dell’accadere, il manifestarsi improvviso di un momento di tenerezza inaspettato da immortalare… Tutto questo e’ sempre presente nella Vita di ogni essere umano, a prescindere che questo si trovi in un contesto difficile o di degrado economico e sociale. Ed è questo che Antonello vuole comunicare: lui che ha un legame emozionale con ogni scatto vuole conoscere ogni persona e vuole prendersi il tempo per farlo: un tempo che gli serve per “andare oltre”.

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Copyright Antonello Veneri

Infine parliamo del suo Progetto “Galleria Stampa Fine Art”  a sostegno dei progetti del Centro Culturale “Que ladeira é essa?” creato dal nulla da Marcelo Telles a Salvador de Bahia. Marcelo è un ragazzo del posto che svolge un lavoro importantissimo e  che ha un impatto enorme di cambiamento sul modo di vivere di chi gravita intorno al Centro, che si colloca dentro una delle più malfamate favelas de Salvador. Ogni giorno Marcelo è a contatto con persone scomode, vite difficili, luoghi dimenticati. E’ qui che Marcelo organizza corsi ed attività per bambini ed adulti, attività che stanno lentamente  ma inequivocabilmente cambiando le cose. In questi mesi a Trento, Antonello propone di partecipare e contribuire a questo cambiamento attraverso l’acquisto di una sua fotografia, con il ricavato si sviluppano progetti la cui realizzazione necessita naturalmente di fondi. Oltre alla stampa classica, vi e’ la possibilità di acquistare la fotografia in dimensioni più grandi su carta di cotone – una stampa con Certificato Fine Art che dà a chi acquista una ulteriore certificazione di qualità. A fondo articolo troverete il link Facebook a cui chi è interessato potrà accedere direttamente per contribuire a sostenere il Centro Culturale e le sue attività. Tramite questo link avrete la possibilità di scegliere la fotografia da acquistare e di contattare direttamente Antonello Veneri per richiedergli il tipo di stampa desiderato, a cui provvederà personalmente.

Il carico emotivo di questo vivere è forte, ed  a volte si presenta la necessità di occuparsi di progetti più “leggeri” proprio per poter poi riuscire a tornare a dedicarsi a progetti più impegnati rigenerati. Uno di questi è stato ultimato da poco e presto sarà messo in distribuzione. Si tratta del documentario  “Mãe Stella” prodotto e distribuito dall’Università di Bahia (progetto promosso dalla professoressa Caramoli) suoi luoghi dei Culti sacri del Candomblé (religione pagana di origine africana n.d.r.). Un documentario di cui Antonello è molto contento, realizzato insieme al giornalista Stefano Barbicinti, che documenta la figura della Sacerdotessa, autorità dei Riti Candomblè , girato nel Terrero, il luogo di culto in cui i riti vengono celebrati. Come è sua consuetudine anche questo lavoro vuole andare oltre l’aspetto istituzionale e religioso per svelare l’aspetto umano di queste Sacerdotesse.

Antonello si dice oggi in una fase di cambiamento. Dopo aver visto tanto il suo sguardo si e’ indurito e c’è in lui un desiderio profondo e prorompente di dare voce a progetti più “forti”, in un certo senso più “estremi”, che arrivino diritti come un pugno nello stomaco. Anche se i suoi lavori di reportage sono da sempre racconti di persone lasciate ai margini, di contesti urbani e dei loro abitanti quasi abbandonati a se stessi, si è manifestata negli ultimi mesi in lui una volontà/necessità di spingersi ancora più’ in là delle esperienze di vita con la popolazione delle aree urbane che ha vissuto sin qui.

In questo Paese fatto di eccessi e paradossi, vitale e violento, sono certa che Antonello saprà essere ancora una volta l’autore di reportage che ci porteranno a fare qualche riflessione in più in merito a situazioni che troppo spesso diamo superficialmente per scontate. Ringrazio Antonello per avermi regalato un pomeriggio in cui mi è stata offerta l’opportunità di guardare con occhi diversi dai miei un mondo lontano in cui ho potuto vivere per qualche istante e forse comprendere un poco attraverso i suoi scatti.

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Copyright Antonello Veneri
Amici dopo lungo girovagar sono di nuovo qui a Trento. rimarrò un po’ e poi ripartirò. Nel frattempo sarò felice di incontrarvi e raccontarci. Una delle più belle esperienze di questi ultimi 3 anni di Brasile è stato conoscere il Centro Cultural “Que ladeira é essa?” a Salvador De bahia. Marcelo Telles un ragazzo che vive là ha creato questo centro dentro una delle più malfamate favelas de Salvador. Nei periodi in cui ero a Salvador ho accompagnato il processo di cambiamento, fotografando quasi quotidianamente. Sono state create decine di attività per i bambini e per gli adulti, ridipinte e sistemate le case della favela, aperto le porte a tante persone e artisti che volevano collaborare. Ma ci sono ancora tante cose da fare e da continuare. E così ho deciso, anche se sono lontano, di continuare a fare qualcosa di utile. Metterò in vendita alcune foto(in un catalogo di circa 35 foto tra cui scegliere) e il ricavato andrà a sostegno delle attività del centro culturale. E mi sembra originale regalare una foto! Prezzi: 30 euro (dimensioni A4, carta fotografica), 90 euro(dimensioni A3, Fine Art, con firma). Post processing e stampa di grande qualità: Robert Akrawi. Chi vorrà scegliere la/e sua/e foto può contattarmi tramite messaggio in facebook o al cellulare (392 4177337). Chi vorrà contattarmi anche solo per salutarci e vederci sarò felice uguale. Un abbraccio, 
Antonello Veneri

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