QUEL SOTTILE (DIS)PIACERE

Credo di riuscire ad ascoltare questo pezzo di Battisti una volta ogni due anni circa.
Questa notte insonne è l’unica degli ultimi due. Perché di più io non ci riesco. Sentirla, mi provoca l’esplosione di troppe emozioni.
Mi fa venire voglia di ridere e di piangere. Di sole e di pioggia. Mi sento dentro la calma e la tempesta. La voglia di ritornare e di andarmene. Da tutto e da tutti.
Mi fa desiderare di riavere vicino chi se n’è andato. Per scelta sua, per sbagli miei, per mano di dio (si dice così no? ma quale dio misericordioso porterebbe mai via le persone che ami… ma questo è un altro degli incompiuti ragionamenti che riempiono incessantemente la mia piccola stupida testa)

E poi mi viene la voglia di prenderli tutti a pugni. Perché non mi hanno amata. Non per il cliché del ‘non avermi amata abbastanza’, ma per non essere riuscit@ a farlo nel modo in cui io avrei voluto esserlo (perché l’amore lo vogliamo, lo pretendiamo peggio di tutto ne abbiamo bisogno… stupidi umani che siamo che non impariamo mai che l’amore si dà e non si prende ma da dove ci arrivano certe idee tutte sbagliate che poi ci trascinano fino al deserto delle nostre solitudini di perfetti nevrotici contemporanei). Perché non mi hanno capita. O proprio perché invece l’hanno fatto troppo bene, e così hanno oltraggiato lo stupido orgoglio. Il mio. Giù botte. A tutti quanti. Che tanto lo so già che è stata anche un po’ colpa mia.

Rivoglio il mio cane San Bernardo Lion con cui ho vissuto per i miei primi 3 anni praticamente in simbiosi scambiandoci ritmi di veglia e di sonno, segreti e bugie che solo noi conosciamo e conosceremo (attenti a voi, umani)

Rivoglio Cecilia, la mia amica dell’estate con i capelli corvini a zazzera, il vestitino bianco di cotone, le scarpe “di lacca” nere e le orecchie a ventola. Tutte e due. Le orecchie. Lei. (Io ne avevo una sola. A ventola. Di orecchie due anch’io)

Rivoglio tutte le mie emozioni. Tutte quelle che ho provate dalla nascita fin qui. Se possibile anche quelle uterine. Grazie.
Le rivoglio. Adesso. Come nuove. Intatte. Pure.
Rivoglio il mio cane San Bernardo Lion con cui ho vissuto per i miei primi 3 anni praticamente in simbiosi scambiandoci ritmi di veglia e di sonno, segreti e bugie che solo noi conosciamo e conosceremo (attenti a voi, umani)

Rivoglio Cecilia, la mia amica dell’estate con i capelli corvini a zazzera, il vestitino bianco di cotone, le scarpe “di lacca” nere e le orecchie a ventola. Tutte e due. Le orecchie. Lei. (Io ne avevo una sola. A ventola. Di orecchie due anch’io).

Rivoglio tutte le mie emozioni. Tutte quelle che ho provate dalla nascita fin qui. Se possibile anche quelle uterine. Grazie.

Le rivoglio. Adesso. Come nuove. Intatte.

Pure.

Per non sentirmi più così invecchiata, così satura, così demodè con i miei

sotuttoio/losapevo/telavevodetto/dovevistareattenta/

dovrestisaperlo/nontipuoimicaarrabbiareadesso

Rivoglio me. 

(Se riavessi me e il mio cuore, allora potrei anche lasciarti andare.)

Ma capire tu non puoi…

 

 

AlexandraDvornikova2

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