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Lasciar andare #2

Il tema di questo mese e’ lasciar andare.

Non è banale e al centro di teorie e metodi per “aiutare se stessi” che vanno dalla meditazione, alla programmazione neuro linguistica;

insomma trovare un modo zen per lasciare andare la nostra zavorra interiore può essere certamente costruttivo: un po’ come quando ci apprestiamo a partire per una vacanza di 5 gg con una valigia da 50 kg o a fare una camminata in montagna conciati come Neil Amstrong (il primo uomo che ha camminato sulla luna, anche se attenzione anche questo potrebbe essere un dogma in cui credere…) equipaggiati con uno zaino colmo di provviste in grado di sfamare 19 bambini, 3 libri (magari avrò tempo per leggere…) un plaid, i trucchi (nella vita non si sa mai chi si può incontrare in cima ad una montagna) il tablet è infilato nella tasca davanti e persino il telecomando.

Ecco, non so se mi sono spiegata ma questi sono in casi in cui è necessario saper lasciare andare ciò che è superfluo.

In realtà ho pensato anche a trasportare il significato di lasciar andare su se stessi e quindi lasciarsi andare.

Nella mia mente sono saltate fuori due immagini: le due polarità; lasciarsi andare stile zombie sul divano, trascurarsi, procrastinare nella tristezza e nella pigrizia e il polo positivo, ballare in mezzo alla gente, lasciarsi andare, abbandonarsi e sciogliersi chiudere gli occhi e rovesciare indietro la testa.

Questo è tutto ciò che di visivo ho associato all’idea del lasciar andare.

Ma torniamo alla mia valigia sproporzionata e sovra dimensionata, ho figurato alcuni punti e alcuni buoni propositi da prendere in mano e lasciar andare.

Lascio andare almeno una parte della mia insicurezza, tutta non mi è possibile, mi caratterizza troppo e non credo di riuscir a vivere senza, ma lasciò andare quella parte esagerata che a volte ha eroso e minato i rapporti con gli altri.

Lascio andare quel rigoroso senso critico nei confronti di me stessa che è così esasperato da riuscire a togliermi l’energia talvolta.

Lascio andare quell’ossessione di dover essere qualcuno/qualcosa che a volte mi perseguita al punto di creare in me un senso di inutilità.

Lascio andare i retaggi della società dell’omologazione, quelli che mi fanno sentire TUTTASBAGLIATA e che ingenerano in me profonda confusione.

Lascio andare la mentalità di accumulare, non sono mai stata brava nel farlo, ma con grande fatica nel 200o sono riuscita a comprare una vespa primavera del 1978, ho realizzato il mio sogno, fatto qualche comparsate stile pin-up e nel 2001 l’ho venduta per fare il viaggio più bello della mia vita: 29 gg in Messico che non potranno mai acquisire il valore di un oggetto.

Questo mi ha fatto capire che la vita può e forse per una come me deve essere trasformazione e che trasformarsi può portare nuove possibilità.

Lascio andare la competizione perché escluso l’ambito sportivo, trovo che abbia più senso tirare fuori il meglio di se che mettersi in gara, e , personalmente, la comparazione mi manda piuttosto in aceto.

Lascio andare la freddezza perché ho scoperto che non mi sta più simpatica.

Lascio andare la dieta, almeno una volta al mese, perché il cibo e’ un dono e deve essere onorato.

Lascio andare l’idea che vivrò su questa terra un milione di anni perché è un illusione e per questo cerco di godermi al meglio lo spettacolo ed essere grata per quello che ho.

Lascio andare il pregiudizio, frutto di false credenze e stime approssimative.

Lascio andare la paura perché spesso ti rende incapace di muoverti e ho capito sulla mia pelle che anche l’immobilità rischia di diventare una scelta.

Lascio andare la paura del diverso perché la normalità non esiste.

Lascio andare la serietà, dove permesso, perché è necessario giocare ed è doveroso imparare a tirare giù la maschera.

Lascio andare la censura, soprattuto nei confronti di me stessa perché c’è solo questo tempo per darsi una possibilità.

Lascio andare l’idea che sono solo buona perché sarebbe tanto bello crederci ma se riesco ad interiorizzare ed accettare che il buio o la distorsione possono nascere da dentro posso gestire meglio me stessa e i rapporti che ho con gli altri.

Lascio andare il senso di colpa perché personalmente serve solo ad appesantirmi.

Lascio andare il finto moralismo perché tutti possiamo arrivare a fare qualsiasi cosa e questa e’ la grande forza e la grande debolezza dell’essere umano, e si, certo, e’ spaventoso.

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