#LaFede · #livingwomen · abitudini moderne · al sicuro · amore · assenza · Back in the years... · corpo-body · desiderio-desire · Donna · famiglia · fragile · Holding Back the Years · identità-identities · infuso della sera · Inverno · Love&Rejection · Madri/Mothers · Maschere-Masks · Mental Illness · Murder · Normalità/Normality · ossessione-obsession · Paure/Fears · psiche · pushing bottons · relazioni-relationships · ruoli sessuali-sexual roles · Storie · Territorio-Territory · the art of not sitting pretty · uomini sull'orlo di una crisi di nervi-men on the edge of a nervous breakdown · Uomo · Vita insostenibile-Unbearable living · vuoto

TRA-SPARIRE (PARALISI POSTMODERNA)

Personaggi:

Lui: il padre

Lei: La Madre

Junior: il Bambino Re

L’Altra: un’altra

Lui e Lei camminano in Corso Battisti. Sono in post shopping d’architettura povera. Spiegano a Junior l’importanza del riciclo e dei materiali ecosostenibili. Junior non se li caga di striscio. Punta un’edicola e i piedi.

Vuole le carte Pokemon. Vuole le carte Pokemon. Vuole le carte Pokemon e le avrà.

Il muro etico di Lei dura anche meno dei rituali dieci secondi: maschera la sconfitta con un impellente bisogno di procurarsi una rivista tipo “Maglioni tristi per bimbi felici” o “Pianta le tue carote con il feng shui”.

Parcheggiano Lui davanti alla vetrina del Circolo 10. Lei annoda il guinzaglio virtuale, dà bacino e prende per mano Junior, incestuosa, possessiva.

Lui si gira, indeciso se bere una tisana o fuggire oltreoceano. Cerca un punto di fuga ( ma solo per gli occhi) ed è lì che la vede: oltre la vetrina, in trasparenza, china sul suo PC. Sfacciata. Pronta per una sigaretta. Sente il cuore partire in pulsione accelerata

Lui

Entro. No. Sì. No. Quanto cazzo è passato? Cinque, no, sei anni. E’ uguale. Cretina! Ancora quei capelli. Com’è che diceva? “Metto fuori quel che ho dentro. Per non esplodere”. Maledetta esibizionista! (Mi sei mancata) Quanto ci metteranno quei due? (Mi sei mancata) Ma cosa le dico? (Mi manchi)

Ti volevo chiamare ma mi controlla…” (il telefono, le mail, la mente)

Ti volevo chiamare ma mi fai paura.”

Ti volevo chiamare ma non ho mai capito perché.”

Ti volevo chiamare ma dovevi chiamarmi tu.”

Non girarti. Non girarti. Girati. Guardami. Girati. Ti prego! Ti prego? Se mi sentisse… E se arriva Lei? Be’… Sei anni! Basta un saluto, non dobbiamo mica scopare. Non l’abbiamo mai fatto, del resto (Mi sei mancata) Girati. Ti prego…

Lei

Eccolo là. Ci risiamo! Pallido come uno zombie malato: un altro pseudo attacco di panico? Quanto saremo stati via? Cinque minuti? Dieci? Ma perché a me? Perché? In quale punto del karma sono inciampata? Che stanchezza… Che cosa sarà stato stavolta? Il freddo, il caffè, l’inquinamento? La cena di Natale dell’87? Ora dovrò guidare io fino a casa. Inventare io una scusa per Junior. Papà ha l’influenza. Papà è preoccupato per il lavoro. Papà ha ricevuto una brutta notizia. Papà è un coglione. Ma tu, Junior, non sei così. Arrivi dritto al punto, tu. Sai cosa vuoi, tu. Bravo Junior: non sarai un uomo di cristallo. Non andrai in frantumi. La gente non ti attraverserà. La gente dovrà sbatterti addosso. Sarai roccia. Sarai cemento e le purgherai tutte.

Junior vuole la cioccolata. Vuole la cioccolata. La vuole. Ha fame! Lei gli ricorda amorevolmente che sono le 5 passate; si rovinerà la cena. Chiede a Lui un rinforzo: non pervenuto. E infatti Junior ricomincia: ha fame. Vuole la cioccolata. Ha capito Lei? Ha capito? Non voleva essere lì! Voleva stare con nonna. Nonna gliela faceva la cioccolata! Nonna è brava. Lei è cattiva. E’ una madre molto cattiva.

Colpita e affondata: Lui, Lei e il mostro entrano. Dopo aver radiografato il locale, Lei individua un tavolo libero; dietro c’è una tizia, seduta e sola. Lavora al PC. Donna. Sola. Al lavoro di domenica. Triste. Sola. Innocua. Con quei capelli poi.

Una volta no. Una volta non si sarebbe mai seduta vicino a Un’Altra. Una volta l’idea di perderlo la divorava. La consumava. La uccideva. Un’Altra era pericolosa. Un’Altra tendeva trappole. Un’Altra era ovunque. Ma ora…

Lui suda copiosamente. Le luci del locale gli dipingono sul volto un riflesso violaceo. Di che colore è il disprezzo? Forse è viola.

Non hanno neanche finito di ordinare che Lui cade a terra: non è che scivola, non è che inciampa: precipita rovinosamente sul pavimento. La gente nel bar si spaventa, si alza, lo circonda. Qualcuno chiama il 118.

Lui

Prendimi la mano. Abbracciami. Ti ricordi? Lo facevi sempre. Parlami. Voglio essere interessante, di nuovo. Voglio avere il mio posto. Voglio sfiorarti per caso. E vedere di nascosto l’effetto che fa. Guardarti mentre non mi guardi, ma aspettare che mi guardi. Voglio ricevere un tuo messaggio e cancellarlo subito mentre sorrido. Voglio risponderti solo dopo qualche ora. Abbracciami. Sto male. Forse muoio. Be’, poi non muoio mai, ma tu non puoi saperlo… Nessuno può saperlo. Lei non mi ama più. Junior non mi ha mai amato. Amami tu. Cercami tu. Abbracciami. Raccogli i miei pezzi.

Lei

Che figura di merda! Ci risiamo. Chiamare il dottor Ferro. Ricominciare col dosaggio: Xanax, 7 gocce al bisogno. Laroxil: 15 gocce al mattino, 10 la sera. Possibile nausea post assunzione. Due settimane per i primi effetti. Vorrei calpestarti le nocche delle dita. Vorrei frantumare il tuo cuore di cristallo. Vorrei un uomo. E scopare davvero. Vorrei un esempio per mio figlio. Mio. Tuo non è, tu non esisti. Vorrei che quest’ambulanza ti portasse all’inferno. Vorrei che vedessi davvero cosa mi hai fatto. Guardami! Guarda cosa mi hai fatto!

Gli infermieri caricano Lui in ambulanza; il medico spiega a Lei che sembra un collasso di natura nervosa, ma meglio eseguire accertamenti, per sicurezza.

Lei spiega al medico che conosce la filastrocca a memoria: pressione bassa, elettrocardiogramma nella norma, pacche sulla spalla, un po’ di riposo e tanti saluti. Porterà a casa il bambino e solo dopo lo raggiungerà in Pronto Soccorso. Per sicurezza.

Il medico storce la bocca. Ma non dice. Con tipi come Lei meglio non dire.

L’Altra è rimasta paralizzata sulla sedia e piange. Si smuove, va al bancone, paga la birra e si trascina alla fermata del Dodici. La città è deserta. Buia. Il Dodici la sputa sul marciapiede di fronte al condominio. Nell’atrio non un’anima viva. L’appartamento è freddo, la caldaia è di nuovo in blocco. Apre una monoporzione di vellutata Knorr agli asparagi. Accende una stufetta elettrica. Si versa un Gewürztraminer e si butta sul divano. Il televisore le proietta sul viso una luce blu. Di che colore è la solitudine? Forse è blu

L’Altra

Dovevo andare con lui.

E perché?

È solo.

Anche tu. Comunque non ti avrebbero fatta entrare.

Ma dovevo esserci. Io sono quella che c’è.

Non è roba tua.

Ma è fragile.

Allora? Ma ti riprendi? Si arrangi Lei! Ha vinto, ti ricordi? Tanti anni fa: Lui non è venuto. Tu ti sei fottuta tutto e lui non è venuto. L’hai aspettato per ore. Non è venuto. Hai preso il treno e lui non è venuto. Ti ha perso. Così avevamo deciso. Perché non è venuto.

Tu non decidi niente, sei solo la mia coscienza cinica.

Certo bella, l’unica compagnia che ti rimane: farei meno la preziosa.

E la storia che nessun incontro è per caso?

Stronzate!

Le anime gemelle?

Stronzate!

Perché non ci siamo mai baciati? Aveva delle bellissime mani. Mi accarezzava le guance. Mi cercava gli occhi. Mi sfiorava per caso. Mi cercava…

Patetica stronza! Cosa credevi? Di essere in una canzone di Paolo Conte? E’ il postmoderno bellezza! Il ritorno dell’horror vacui. Se fai spazio, lo riempiono. Se te ne vai, il posto non è più tuo.

Potrei provare a scrivergli domani… “Ti ho intravisto nel nostro bar” no… disperazione… “Ero al Circolo… ti pensavo” anche peggio! Basta! Sta male. Devo lasciargli tempo. Gli ho già fatto fretta una volta e guarda com’è finita! Devo aspettare senza rimandare, con calma.

E poi oggi è domenica. Potrebbero chiamare i ragazzi. A quest’ora staranno per cenare. E’ una buona ora.

Lei viaggia verso casa dei suoi. Dalla città ci vogliono otto minuti senza traffico.

A un certo punto Junior, per rompere quel silenzio di cui non è protagonista, le dice che la signora vicino al loro tavolo era molto brutta. Brutta e “vulgare”. Lei sta per attaccare un’istruttiva maternale sui pregiudizi e le apparenze, quando Junior spiega che sul computer della signora c’era scritto diciannove volte:

entra coglione entra coglione entra coglione entra coglione entra coglione entra coglione entra coglione entra coglione entra coglione entra coglione entra coglione entra coglione entra coglione entra coglione entra coglione entra coglione entra coglione entra coglione entra coglione”

Diciannove volte: Junior è un fenomeno. A cinque anni legge e fa di conto come un bambino di terza elementare. Nessun errore. La memoria le vomita addosso ricordi che non sapeva più di avere. Lui che improvvisamente rifiuta i panini amorosi di Lei; l’elogio dei pasti caldi nella mensa aziendale. L’intensificarsi degli straordinari. Inspiegabili week end motivazionali. Riunioni che le rendono impossibile sentirlo al telefono. Sguardi assenti. Presentimenti. Per fortuna dopo un anno di calvario era arrivato Junior. E tutto era tornato in ordine.

Scarica il bambino davanti a casa dei suoi. Sbraita qualcosa su Lui all’ospedale e su un’emergenza. Gira la macchina e si lancia a velocità folle verso la città.

Junior non protesta: quando il labbro inferiore di Lei diventa tremulo, non è il caso di attaccare rogna. La guarda andare via. Fa ciao con la manina.

Il cuore di Lui si fermò alle 18.23, a 800 m dal S.Chiara.

Dicono che il medico bestemmiò una puttana.

Lei perse il controllo della macchina al tornante numero 5. Morì sul colpo.

L’appartamento prese fuoco sicuramente dopo le 21.30: a quell’ora la signora Poli porta fuori Chanel, il bulldog francese. Avrebbe visto le fiamme.

I vigili del fuoco trovarono L’Altra sul divano. Non si era nemmeno svegliata.

I ragazzi non chiamarono mai.

In sei anni non avevano mai chiamato.

One thought on “TRA-SPARIRE (PARALISI POSTMODERNA)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...