L’UOMO PAGURO

La prima volta che le rivolse quella domanda fu dopo aver cenato in un ristorante dozzinale per turisti.

Erano stati un po’ a spasso per Milano e prima di passeggiare per le vie del centro lui le aveva fatto vedere il suo ufficio. Possedeva una grandissima azienda di comunicazione e forse portandola in quel grattacielo anonimo aveva sperato in qualche modo di impressionarla. Ma Sofia non era donna da impressionarsi facilmente, o perlomeno non per quel genere di cose. Era rimasta certo colpita da quel suo modo di condurre la vita, l’avevano stupita i tempi strettissimi che lui dedicava allo svago e a sé stesso.

Le aveva anche fatto fare un giro dell’azienda, e Sofia si era domandata quale fosse il numero delle donne alle quali aveva fatto fare lo stesso tour prima di lei. Questo pensiero l’aveva indispettita così tanto che ad un certo punto non era più riuscita a parlargli teneramente, e ad un tratto la situazione non le era sembrata poi tanto divertente. Eppure si sentiva terribilmente attratta da quell’uomo!

In ascensore lui l’aveva baciata, o meglio l’aveva toccata, sbottonata, stretta. Quel tocco a lei non era dispiaciuto affatto, era una mano decisa di un tipo che sapeva bene quel che voleva, o per lo meno così aveva pensato quel giorno. In un certo senso, tutto quello che aveva pensato quel giorno però era in totale disarmonia con ciò che aveva provato. Il corpo la spingeva a spalmarsi su quell’uomo, la mente le suggeriva di stare alla larga da una persona simile. Percepiva in lui la mancanza di chiarezza e allo stesso tempo la grandissima abilità nel tenere le situazioni sotto controllo. Era con lei, ma di fatto era come se non ci fosse. Stava recitando una parte, stesso copione che avrebbe potuto ripetere con qualsiasi altra donna. A cena l’aveva portata in un ristorante adiacente le guglie del Duomo, e lei aveva trovato quella scelta terribilmente dozzinale, e poi dal modo di mangiare di lui aveva capito molte cose. Infilava intere porzioni in bocca, masticava a malapena ed inghiottiva tutto con una voracità che non aveva mai avuto modo di osservare prima.

E poi, finita la cena, quella domanda inaspettata: “Vuoi essere la mia puttana?”

Il disagio le aveva bloccato il pensiero…

Alexandra Dvornikova
Illustrazione di Alexandra Dvornikova

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