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Irrimediabilmente straniero

Chi sei tu straniero?

Mi conquisti con le tue parole e mi convinci a raccontarmi ancora una volta la mia storia, trovando mille me diverse e il Senso in eventi che sembravano sepolti nell’oblio del tempo.

Mi scopri del lenzuolo di seta della sensualità con cui tento di mascherare le mie fragilità e mi abbracci con odori nuovi, mi accarezzi con fantasie inaspettate, mi conquisti con sguardi capaci di restituirmi nuovi orizzonti.

Che strano gioco straniero, passare la lingua sulle nostre ferite di guerra, innamorandoci come ragazzini o fingendolo, per non sentirci troppo disillusi e stanchi di vivere.

Nei tuoi mille volti straniero, si specchiano i miei: un un mosaico d’anima confuso e sfuggente.

Anche tu straniero vuoi conoscermi, sfiorarmi, solo per fuggire con quella semplice e accogliente, lasciandomi ancora più sola con la mia complessità?

Quale donna mi stai cucendo addosso straniero, intanto che anche io cerco in noi echi di amori perduti?

Devo fingermi leggera, straniero? Come se il sesso non mi imbrigliasse l’anima, come se si potesse rimanere estranei condividendo solo pezzi di corpo e momenti di piacere?

La tua presenza, straniero, illude la solitudine e già mi sento a casa nella mia vita, i colori, i sapori, i volti, hanno una nuova luce.

Ti perderò straniero, se sarò me stessa e ti dirò quel che sento?

Se il prezzo è fingermi un’altra, non posso pagarlo, straniero e rimarremo al sicuro nei nostri territori, senza condividere un sentiero del nostro cammino di vita, tenendoci per mano con tenerezza.

Lasciami dire una cosa sola, straniero, prima di andartene, perché almeno una cosa credo di averla capita da tanto dolore: l’unica salvezza in questo purgatorio è stringersi forte e rischiare di amarsi un po’.

Incontrarti oggi anziché 20 anni fa ha un vantaggio: so che fra 20 anni, svegliandoci nello stesso letto, mi saresti comunque irrimediabilmente straniero, teneramente, irriducibilmente, meravigliosamente altro da me.

Dove tu vedi luce, io colori, dove segui righe, io faccio piroette, dove tu trovi soluzioni io problemi …

Saremo sempre irrimediabilmente stranieri, non semplici generi diversi di una stessa specie, ma universi lontani anni luce, irriducibilmente e meravigliosamente differenti.

E forse il bello di questo gioco è tutto qui: potersi scoprire ogni giorno stranieri a se stessi, mai uguali e conservare occhi puliti per riconoscerselo e permetterselo sempre.

Se vuoi esserci resta, se vuoi andare vai, straniero. Ma non ti permetterò di prevaricarmi, non giocherò il gioco della preda sottomessa per comandarti, non baratterò pezzi di corpo con la tua presenza-assenza, con cui mi hai potuto ricattare a lungo, ma solo fino a che non ho scoperto che con la mia presenza sono più completa che accanto alla tua assenza o al tuo voler tenere un piede fuori dalla porta.

Il giorno in cui onorerai il divino femminino in me, quanto io saprò onorare il divino maschile in te, straniero, potremo finalmente incontrarci. Senza più bisogno di lottare o dimostrare, semplicemente vivendo e amandoci, al di là ed oltre gli schemi, per tutto e solo il tempo che ci è dato.

E’ ora di diventare grandi, straniero, la sfida è altrove e ci viene offerto il privilegio di affrontarla insieme, completandoci.

Ti aspetto straniero … compagno di una o molte vite … finalmente davvero compagno.

E se non ci incontreremo, straniero, pazienza! Ci troveremo in vite e tempi più maturi … io comunque non mi accontento: voglio essere felice adesso con o senza di te.

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