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Eccola Carmen Consoli

Non poteva concludersi meglio la giornata di risveglio dell’italia (#svegliatiitalia), paese addormentato da bigotte convinzioni e da canzonette subdole che perpetuano un’idea di amore che fa rima con cuore, fatto di subordinazione, dipendenza e persempre nelbeneenelmale ioetecontroErmondo.

Poco dopo le 21 fa il suo  ingresso la cantantessa. Bellissima guerriera in tacchi alti e traballanti, gonna di pelle e una rassicurante camicia color panna quasi a voler dire: non aver paura, sono solo una donna libera.

Eccola Carmen Consoli. Inizia dolce questo viaggio musicale, con voce chitarra e piano. Poi luci sul palco e cosa scopri?

Otto musicisti di cui cinque donne. E’ un trionfo di femminilità consapevole questa musica. Alla batteria la signorina (come la chiama lei) Fiamma Cardagni, alle percussioni Valentina Ferraiuolo, che ci regala una cantata sicula in pieno centro platea con tamburello alla mano, ipnotizzante da far venire i brividi anche ad un leghista. Ma non è finita. Al basso Luciana Vicini. Ragazzi ma qui non c’è bisogno neanche di manifestare, è in atto una rivoluzione silente ma feroce come le note e le parole cantate. E al violoncello, manco a dirlo, un’altra rappresentante del sesso debole (ahahahaha) Claudia Della Gatta.

E via sulla musica in una altalena di canzoni da urlare o da far venir voglia di chiudere gli occhi e viaggiare , che ti sembra quasi di sentire l’odore della sicilia, il rumore dei clacson delle macchine immerse nel traffico dei 40 gradi all’ombra di luglio, il profumo del bucato che sventola come bandiere bianche.

Le parole si susseguono velocissime, ognuna con un peso specifico che ti verrebbe voglia di fare l’analisi logica lì, all’istante, di scrivere e condividere mille post su fb perchè  tutti conoscano quella sintesi perfetta che in modo meraviglioso, ma mai ridondante, parla di perdite, abbandoni, superbie femminili, piattume intellettuale, consapevolezza, dolore, profumo di felicità in arrivo.

Quanto è brava Carmen Consoli. Quanto è bello sentire un uomo cantare “confusa e felice” battendo le mani e indicando con l’indice la cantantessa come per dire “anche io come te, si confuso e felice, che mica solo voi!”

e vorrei scrivere una lettera alla Nazione, invitare le donne ad ascoltare Venere (storpia) a tramandarla alle loro amiche, figlie, madri, affinche diventi  un manifesto contro”l’accontentatezza ” (per dirla alla Consoli) , una promessa per boicottare la stupide ma pericolose dipendenze sentimentali cantate a squarciagola  delle tante Amoroso/Pausini che perpetuano, senza neanche accorgercene, quell’idea dell’amore fatto di attesa e lacrime e cheduecoglioni.

Scusate, la Carmen mi ha travolta. Ha la dolcezza sapiente e per nulla stucchevole di parlare di dolori giganteschi, come la perdita di un padre, di amori che mal funzionano, e poi ti butta, con tutto il suo candore, la definizione di felicità che manco Epicuro in “Questa piccola magia”augurando a tutti che la felicità abbracci la nostra vita.

E felici siamo tornati a casa. Almeno per ieri sera.

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