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#LivingArtists meets #RifiutiSpeciali

“Rifiuti Speciali arriva dal fatto di esserci sentite evidentemente dei rifiuti non degradabili persistenti.” Questa è la premessa. Se la cosa vi disturba, interrompete pure immediatamente la lettura. Potremmo disturbarvi parecchio con il nostro disagio femminile, nelle prossime righe.

Quella di incontrarsi in tant* per la nostra #AperIntervista, sta diventando un’abitudine. Una bella abitudine. Questa volta siamo in 5: un bel 3+2. La Compagnia “Rifiuti Speciali” (Manuela Fischietti, Ornela Marcon, Beatrice Uber) e le “Sorelline M.M.”. E’ stato rocambolesco combinare gli impegni di tutte, ma ce l’abbiamo fatta! Ci abbracciamo come se avessimo appena vinto il Premio Nobel ed alziamo allegre il primo bicchiere dirigendoci ai divanetti del piano superiore per metterci comode a chiacchierare… Parliamo liberamente dello spettacolo M.Other (che io e sorella abbiamo visto insieme alla rassegna estiva Pergine Spettacolo Aperto, e che è stato la grande spinta a desiderare fortemente questo incontro da parte nostra) ma anche di noi stesse, perché è un intervista e spesso nelle interviste ci si “annusa” un po’ prima di arrivare al punto. Queste tre donne ci raccontano tre femminilità diverse che si esprimono con linguaggi diversi (stiamo sempre parlando di attrici di teatro!) ma con una visione evidentemente vicina nel concepire il ruolo di “essere mother”. Quello che voglio dire è che, ognuna nella sua visione (anche se Beatrice per il momento nella vita non è ancora una mamma, n.d.r) cerca comunque di lasciare uno spiraglio alla donna che troppo spesso giace esanime dietro al ruolo di madre. Quello che voglio dire è che dietro al dolce ma anche spietato ruolo di essere madre, ovvero colonna portante nella vita di un figlio, è forte la spinta all’autoironia, alla ricerca della leggerezza, a sdrammatizzare una figura che a volte anche nei confronti della società, del lavoro e delle stesse altre donne mette con le spalle al muro. Come se si fosse costrette a volte a dover abbandonare la propria femminilità, “dissolutezza”, mettetela pure come vi pare. Forse a prendere le distanze dalla parte più libera e selvaggia di sé perché una sorta di consuetudine, di legge non scritta, prevede che sia per tutte così . E la cosa più incredibile è che a volte questo conflitto, questa ansia da prestazione esagerata nei confronti di questo ruolo fa in modo che il censore prenda vita anche dentro di sé, una sorta di donna-contro-madre che emerge dal profondo della propria interiorità.

La Compagnia è nata nel 2013, con il debutto dello spettacolo “No Kids – Stato di gravidanza “, che si è sviluppato durante la seconda gravidanza di Manuela, nonostante parli della prima. Il lavoro della compagnia prosegue poi con M.Other, presente alla rassegna “Pergine Spettacolo Aperto” l’estate scorsa. Prossimo lavoro, un terzo spettacolo che andrà a chiudere la trilogia sulla maternità alla base del progetto e sulla quale lavorano da lungo tempo insieme. Sono di fatto tre studi su tre stadi della maternità.

#NoKids, che inizialmente doveva essere un’autoproduzione web. Rivelatasi ipotesi economicamente insostenibile, lo spettacolo a due è diventato un monologo con Manuela protagonista sul palco. No Kids è il luogo comune dell’essere madre contro il luogo comune dell’essere single, compagna, moglie, amante. La storia di una donna in balia dell’idiozia della TV, della ferocia della Chiesa, dell’asburgico tradizionalismo meridionale, dell’isolamento forzato dalle altre donne. Un ipotetico prima, durante e dopo la gravidanza passando dal rifiuto della maternità alle degenerazioni insite nel divenire madri.

#MOther, che doveva essere anch’essa una serie web auto-prodotta, è diventata ancora una volta uno spettacolo teatrale a causa della difficoltà nel sostenere il progetto iniziale economicamente (come del resto spesso accade, per impossibilita di accedere a fondi che finanzino progetti artistici, seppur molto validi, i quali rimangono irrealizzati oppure devono trovare altre strade per una realizzazione più sostenibile). E questa volta le troviamo tutte protagoniste sul palco, in una riflessione “tridimensionale”, nel senso che vengono rappresentate tre diverse donne, con tre diverse esperienze, tre diverse voci. Tre personaggi differenti, che si riuniscono dentro ad un unico stereotipo. La madre. Perchè ciò che rende più difficile essere madri (o non esserlo) sono proprio i modelli precostituiti di un immaginario collettivo che propone donne e uomini sempre a ricoprire “certi ruoli” in “certi modi”. Il nodo da sciogliere appare a tutte noi questo: chi libererà le donne dallo stereotipo degli stereotipi? Quello dell’ ”essere madri”? Madre inteso come archetipo femminile. Come donna generatrice di figli. Ma chi era quella donna prima di diventare madre? Quale donna è diventata? Medea, Madame Bovary, Maria, Anna Karenina, Eva, la matrigna di Cenerentola, mia madre, tu madre, Belen Rodriguez le loro ispirazioni. Ogni giorno, nella ritualità dell’incontro al parco con i figli che giocano poco lontano, la ricerca della riaffermazione della propria identità di donna. Da cercare comunque. Altrove. Uno spettacolo ironico, disperatamente divertente e al quale non si può rinunciare.

Ci sono stati due studi su tutto questo, che ci hanno portato alla stesura dei testi degli spettacoli No Kids e M.Other. Studi su queste donne che popolano il nostro immaginario e l’immaginario comune. E poi ci abbiamo messo dentro molto di noi, la nostra relazione con le nostri madri. Tua madre e tu madre. Il fil rouge, un questionario on -line anonimo: mamme, amiche ed associazioni sul territorio trentino. E la restituzione e’ sempre una soltanto: il disagio. La fatica di essere madre.”

La spinta iniziale di tutto il progetto è stato nel caso di Manuela il passaggio da “donna yeah yeah” ad una “chiusura dell’universo”. Una chiusura che arriva molto più spesso da parte delle donne, meno da quella degli uomini. C’è a questo proposito da fare una precisazione importante. L ‘uomo non e’ assente come talvolta è stato percepito. In No Kids, trattandosi di un monologo sulla gravidanza, la focalizzazione è sulla donna e protagonista. In M.Others, non viene rappresentata la figura maschile. Ma questo non va interpretato come un concezione femminista o negativa del rapporto uomo-donna, né tantomeno dell’uomo. Semplicemente, è un argomento che non viene toccato.

Manuela: “Siamo noi che o ci auto-castriamo o veniamo castrate dalla società. Ti viene detto fuori e lo senti detto continuamente. Dovresti stare a casa ed accudire i figli. E questo ti porta a far crescere dentro di te quel disagio che accompagna l’essere madre, a farti credere che dovresti essere diversa. Che forse adesso che sei madre dovresti cambiare anche il modo di vestire. Che tutto ciò che riguardava il tuo “essere prima di essere madre” è da cambiare. Che tu sei quella da cambiare. Che non puoi essere più la stessa di prima. La maternità è una scelta personale che diventa scelta sociale. Mi sono chiesta: ma come ha fatto mia madre? E ho capito i sacrifici. Questa accettazione della maternità fallace e imperfetta ti porta ad accettare tua madre, passarci tu stessa vuol dire perdonare lei. Perché insieme alla sua ti perdoni la tua di fallibilità.”

Ornela: “Mia zia ha 85 anni e quando ha visto lo spettacolo M.Other il suo feedback è stato: ‘io mi sono rivista’ ‘a me non va bene cosi’. Questo è emblematico. Che una donna di 85 anni riveda se stessa in tre madri “moderne”. E che ciò che la maternità porta ancora con sé oggi per una donna non le vada tutt’ora bene, anche.

Manuela: “Il primo studio (No Kids) prendeva in considerazione solo “il problema”: non si rideva, era profondamente sofferto. Il secondo (M.Other) si basa sulla leggerezza. L’ultimo studio sarà sulla relazione di coppia. Perché di risposte non ce ne sono. Gli interrogativi sono aperti e i sentimenti sono quelli che le donne hanno sempre provato in passato. Ma adesso ci sentiamo autorizzate a parlarne. Non sono più “i grilli per la testa”: oggi siamo più consapevoli. E non è che non ci sacrifichiamo. Ma ci interroghiamo, ci poniamo delle domande. Forse in No Kids c’è stata troppa negatività, però a noi le donne che stanno bene non ci interessano. Quando c’è disagio: ‘Avanti c’è posto per tutti!’… Noi siamo pronte, ognuno può portare il proprio disagio. “

E l’uomo? L’uomo che magari la vorrebbe una donna come quelle al parco: che si fa le domande, che vuole ritrovare sé stessa senza rinunciare ai propri figli ed al proprio compagno ma nemmeno a sé stessa: poi quando se la trova davanti una donna così, dove le mette nell’immaginario corrente? Che donna è?

Ornela (madre) aka Biancaneve, così viene soprannominata bonariamente dal gruppo: “Sembra che le coppie felici siano quelle dove vengono rispettati i ruoli di genere. Ma se alla fine è una questione che tocca i sentimenti, allora quanto dura l’amore? Potersi porre certe domande liberamente, forse è già un inizio. E vorrei aggiungere all’intervista nero su bianco che “L’amore potrebbe anche durare per sempre”.

Manuela (madre) aggiunge: “Se c’è un obbiettivo è l’auto-riflessione. Trovare un modo per stimolare la donna: lei, la donna! A fare le sue riflessioni, a fare i suoi salti, i suoi voli. Per dirle “dài che va fatto, vai si può fare, vai che è lo stesso”. Ma questo invito all’auto-riflessione é rivolto anche a chi non ha figli. Chè anche se non li avrai, sei e sarai comunque circondata da mamme e dai loro bambini. De-costruendo il ruolo canonico per eccellenza ti rivolgi per forza a tutte le donne. Sò rotture de cojoni, come tutte le altre cose della vita, non é che sei amputata se non sei madre.”

Masha (non madre): “E’ verissimo, io che non sono madre, mi sono sentita coinvolta tantissimo. Vedere M.Other è stato invogliante nella direzione di ricevere una spinta positiva a viversela quest’esperienza. Comunque sia, comunque vada. E’ come se lo spettacolo mi avesse portato un senso di riappacificazione con me stessa. Con il mio non essere madre, ma rassicurandomi al tempo stesso se mai lo sarò. Perché spesso là fuori è come se diventare madre ti dovesse di colpo far dimenticare di desiderare qualcosa/qualcuno oppure anche solo di anelare ad un momento di solitudine… Ma come? Tutti dicono che è l’esperienza più bella, più appagante, e tu donna ti permetti di desiderare ancora qualcos’altro? Una visione un po limitata mi rendo conto, eppure ne sono vittima anch’io. E invece, quando ho visto M.Other, la prima cosa che ho pensato è stata: ma allora potrei essere anch’io una mamma!

Beatrice (anche lei non ha figli, ed è fastidiosissimo fare ogni volta questa differenza fra madri e non madri, ma è anche indispensabile e rappresenta un ulteriore stimolo alla riflessione nel dibattito sulla maternità e sull’essere donna): “L’atto creativo, ce l’abbiamo dentro. A prescindere dalla maternità. Ma anche la donna senza figli si deve beccare lo stereotipo di merda della donna sola col gatto!”

Il terzo progetto parlerà di inadeguatezza all’amore e di ricerca della felicità. A portata di mano ma sempre irraggiungibile. La consegna al nemico di una storia d’amore. Il luogo in cui tutto nasce, si evolve, muore o si trasforma. Il progetto nasce con lo scopo di chiudere la trilogia sull’inadeguatezza dei Rifiuti Speciali, compagnia altamente inadeguata.

Qui a fondo pagina, le mie riflessioni sui tanti argomenti toccati durante un incontro che, devo essere sincera, ho a lungo aspettato con grande curiosità intellettuale e personale e che mi ha dato molto: molto calore umano, molti stimoli, molto a cui pensare e su cui lavorare. E moltissima voglia di vedere al più presto la chiusura della trilogia in questione.

1)…Altro che stagioni. Non ci sono più le associazioni di una volta, quelle che ti aiutavano ad essere madre, in maniera pratica. Che venivano a casa dopo la nascita in ospedale e ti insegnavano l’abc. E non ci sono più le altre donne che ti stanno vicine. Che ti fanno dono della loro esperienza senza mettersi in competizione per ricevere la fascia-premio immaginaria (e di cui ho sempre più conferma alla maggior parte degli uomini che ci stanno e non ci stanno accanto non frega assolutamente nulla) della donna/mamma più bella, più in gamba, felice (paresi) e perfetta (ma siamo proprio sicure di volerlo ancora essere)?

2) Abbiamo bisogno di qualcuno che venga ad aiutarci a cambiare il pannolino, a calmare un pianto, ad insegnarci con una strizzata d’occhio tutti quei piccoli trucchetti che renderebbero un po’ meno difficile la vita quotidiana di madri e figli, ma anche di comprendere a fondo e sdrammatizzare quel senso di isolamento e alienazione da noi stesse, dal nostro corpo, dalla nostra mente e dal mondo che ci prende dentro. Che è di tutte le madri. Perchè M.other siamo noi e noi siamo M.Other

3) Oggi, la donna che mette al mondo un figlio, è sola. L’ emancipazione da parte degli uomini è l unico aiuto che abbiamo. E allora signore e signorine, scendiamo dal piedistallo, e parliamoci. Da donne a donne. Da donne a uomini.

4) Last but not least, ultimo ma non per questo meno importante: non voglio dimenticare il fatto che la Compagnia abbia pensato inizialmente al progetto in versione video di tutta la trilogia. L’idea momentaneamente è stata accantonata. Noi lanciamo l’invito ad intraprendenti videomaker e potenziali interessati a contattare i Rifiuti Speciali, non si sa mai che nella lettura di questo pezzo si imbatta qualche volenteroso e che da cosa nasca cosa…

‪#‎mother‬ ‪#‎diversamentemadri‬ ‪#‎perginespettacoloaperto‬
Trailer (tutto quello che le donne dicono)

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#nokids #statodigravidanza
Trailer

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