CIBO E CAMBIAMENTO

Il tema di questo mese è cambiamento.

Girando sul web, su Netflix ed in parte per questioni di lavoro, come spesso accade quando la nostra attenzione inconsapevolmente ci guida verso certi argomenti, mi sono imbattuta in più articoli, testi di legge e documentari che parlano del cambiamento collettivo, ma anche individuale, nei confronti del cibo ed in particolare degli sprechi alimentari.

In Italia in questo senso molto è stato fatto negli ultimi 15 anni grazie ad un lavoro di ricerca concretizzatosi in Last Minute Market, una società spin-off accreditata dall’Università di Bologna, che nasce nel 1998 come ricerca coordinata dal Prof. Andrea Segrè .

Il punto focale di questa ricerca è l’obbiettivo di trasformare lo spreco in risorsa, mettendo in comunicazione produzione e distribuzione alimentare con le Onlus e le associazioni di beneficenza, o comunque con soggetti in grado di ricevere prodotti vicino alla scadenza oppure difettati e utilizzarli, evitando dunque che vengano buttati.

Il progetto negli anni si apre alle istituzioni coinvolgendo il Ministero dell’ambiente e nasce Carta Spreco Zero, il decalogo di buone pratiche contro gli sprechi alimentari, idrici ed energetici, sottoscritto ad oggi da oltre 1000 Comuni italiani. La Carta, lanciata nell’ambito della campagna europea “Un anno contro lo spreco”, impegna i sindaci a sostenere tutte le iniziative che recuperano, a livello locale, i prodotti rimasti invenduti e scartati lungo la filiera agroalimentare, per redistribuirli gratuitamente a categorie di cittadini al di sotto del reddito minimo e a istituire programmi e corsi di educazione alimentare, di economia ed ecologia domestica per rendere il consumatore consapevole in merito agli sprechi di cibo, acqua ed energia.

A tutto questo nel 2013 si aggiungono le ricerche per la realizzazione del pinpas (piano nazionale di prevenzione degli sprechi alimentari) da parte del ministero dell’ambiente, passando per la Carta di Milano, con più di un milione di firme raccolte, che rappresenta l’eredità culturale di Expo Milano 2015. Un documento partecipato e condiviso, fortemente voluto dal Governo italiano, che richiama ogni cittadino, associazione, impresa o istituzione nazionale e internazionale ad assumersi le proprie responsabilità per garantire alle generazioni future di poter godere del diritto al cibo.

I Temi
Accesso a cibo sano, sufficiente e nutriente, acqua pulita ed energia, importanza del ruolo delle donne nell’alimentazione e nell’educazione, rispetto del suolo e delle risorse naturali e sostenibilità dei processi produttivi sono alcuni dei temi chiave della Carta di Milano.

I Diritti
Firmare la Carta di Milano significa affermare che tutti hanno diritto ad accedere a una quantità sufficiente di cibo sicuro, sano e nutriente, che soddisfi le necessità alimentari personali lungo tutto l’arco della vita e permetta una vita attiva. Il documento ricorda come il cibo abbia un forte valore sociale e culturale che deve essere gestito in modo equo, razionale ed efficiente a vantaggio di tutte le generazioni presenti e future, così come la gestione delle risorse naturali e delle fonti di energia.

Da expo 2015 nasce anche il Refettorio Ambrosiano (http://www.caritasambrosiana.it/editoriali-approfondimenti/refettorio-ambrosiano-3/refettorio-ambrosiano-1 ) frutto della volontà dello chef modenese Massimo Bottura che coinvolgendo artisti, designer e chef internazionali ha coniugato due obiettivi: recuperare il cibo che andrebbe sprecato (da ristoranti limitrofi) e fornire pasti di qualità a chi ne ha bisogno.

Il progetto di Massimo Bottura con la moglie Lara Gilmore si è evoluto in un’organizzazione no profit Food for Soul (https://www.foodforsoul.it/ ) che ha come obbiettivo diffondere la consapevolezza sugli sprechi di cibo e la fame, anche se Bottura ha più volte ribadito il concetto che il tema per lui non è la carità ma la valorizzazione del cibo, la redistribuzione. Detto con parole sue “Fare la carità è un’attività da fare in silenzio. Ci si mette le mani in tasca e si dona. Qui il concetto è diverso: si tratta di progetti culturali, che vanno comunicati.”

Gli scarti alimentari possono debellare la fame? Questa è la domanda che si pone Massimo Bottura — e la pone anche a chi lo ascolta — nel film Theater of Life.

Il docu-film ha come tema centrale l’ideazione e il progetto del Refettorio Ambrosiano, l’esperimento socio-culinario avviato durante l’Expo Milano 2015, progettato per rispondere a una domanda semplice: Che cosa succede se i rifiuti alimentari riescono a debellare la fame? 

Il ‘Teatro della Vita’ è un teatro abbandonato nel quartiere Greco, a Milano, il quartier generale dove gli chef si sono riuniti per creare cibo gourmet da scarti che altrimenti sarebbero stati buttati, sotto la direzione di Bottura e di Don Giuliano.

Dietro la cinepresa, il regista Peter Svatek racconta di quando 60 chef di caratura mondiale, hanno lasciato le loro cucine ufficiali per unirsi a Massimo Bottura nel progetto che ha sfamato rifugiati e senza tetto di Milano per tutta la durata dell’Expo (tra gli altri, Renè Redzepi, Virgilio Martinez, Alain Ducasse).

Da tutte queste motivazioni ma soprattutto dal virtuosismo, la buona volontà e la tenacia degli individui nasce nel 2016 la legge 166 il cui scopo è ridurre gli sprechi lungo tutta la filiera agro-alimentare, favorendo il recupero e la donazione dei prodotti in eccedenza. Con l’approvazione della legge di bilancio 2018 l’ambito di applicazione  è stato ampliato: oltre ad alimenti e farmaci sarà possibile donare anche prodotti per l’igiene e la cura della persona e della casa, integratori alimentari, biocidi, presidi medico chirurgici, prodotti di cartoleria e cancelleria.

Tra i punti più importanti della legge vi sono:                

– definizione chiara di tutti i termini che si utilizzano quando si parla di “spreco alimentare”: spreco, eccedenza, operatore del settore alimentare, soggetto cedente, donazione, distinzione tra termine minimo di conservazione e data di scadenza;

– semplificazione delle procedure per il recupero e la donazione delle eccedenze alimentari;

– diffusione delle doggy bag nei ristoranti;

– riduzione della tassa sui rifiuti per chi dona cibo;

– introduzione nelle scuole di un insegnamento sull’educazione alimentare e sulla lotta agli sprechi;

campagne di comunicazione sui temi dell’educazione alimentare e della riduzione degli sprechi per incentivare le donazioni delle eccedenze da parte delle aziende e sensibilizzare i consumatori;

finanziamenti per chi sviluppa progetti di ricerca nel settore;

impiego di alimenti recuperati per nutrire gli animali nel caso in cui questi non possano più essere utilizzati direttamente dall’uomo;

La legge italiana, insieme a quella della Francia, uscita più o meno nello stesso periodo, ma differente rispetto all’applicazione (è possibile farsene velocemente un’idea sul sito del banco alimentare https://www.bancoalimentare.it/it/legge-italia-legge-francia) è stata un vero provvedimento all’avanguardia, non solo rispetto ai contenuti e alle possibilità offerte alle aziende ed ai soggetti beneficiari, ma anche per il contenuto culturale ed educativo che prevede anche il coinvolgimento delle istituzioni scolastiche.

Quando si affronta questo argomento, aldilà dei diversi sguardi e punti di vista di chi opera nei vari settori, le questioni in campo diventano moltissime.

Non solo lo spreco (nel 2016, infatti, si stima siano ancora 1 milione e 619 mila le famiglie residenti in condizione di povertà assoluta, nelle quali vivono 4 milioni e 742 mila individui – fonte Istat) e di conseguenza lo schiaffo alla povertà e a chi non riesce ad accedere al cibo.

Altro punto cruciale è il problema ambientale: l’inquinamento. Questi rifiuti producono importanti quantità di gas climalteranti. Il cibo gettato in discarica, infatti, quando si decompone rilascia gas metano, 21 volte più potente dell’anidride carbonica. E proprio le emissioni equivalenti di CO2 dimostrano le dimensioni del fenomeno: se gli sprechi alimentari fossero rappresentati come una singola nazione, sarebbero il terzo principale produttore di biossido di carbonio, dopo Stati Uniti e Cina.

Altro paradosso: mentre si butta oltre un terzo del cibo prodotto, di cui l’80% ancora consumabile, dall’altro c’è la necessità di incrementare la produzione alimentare per nutrire una popolazione che raggiungerà i 9 miliardi entro il 2050. La sfida è dunque quella di assicurare una maggiore quantità di cibo senza intaccare le risorse del pianeta.

Ogni anno più di un miliardo di tonnellate di cibo, secondo la FAO, viene sprecato per un valore di oltre 2.000 mld di euro; nel nostro Paese il solo spreco di alimenti tra le mura domestiche arriva a 6 mld euro, circa 4,5 euro settimanali a famiglia: in sostanza ciascuno di noi ogni anno butta via 85 kg di cibo, che potrebbe essere ancora utilizzato, mentre 795 milioni di persone soffrono la fame e 1,9 miliardi di adulti sono in sovrappeso (tra cui 600 milioni di obesi).

Praticamente se vogliamo dare uno sguardo più ampio, ma soprattutto a lungo termine sul tema, dobbiamo  mettere letteralmente “sul tavolo” questioni etiche come redistribuzione, solidarietà, ambientalismo e sostenibilità (anche produttiva, infatti gli sprechi vengono analizzati anche sulle produzioni in termine di sprechi di risorse) ed è necessario se non indispensabile che si mescolino oggi più che in passato a finalità più etiche come la salute, la cultura e la conoscenza.

 

ONE THIRD Un progetto fotografico di Klaus Pichler. Il suo lavoro ha abbracciato il tema della decadenza del cibo nel tentativo di aiutare a diffondere la consapevolezza verso lo spreco di cibo globale. https://klauspichler.net/project/one-third/

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