Rifiuti Speciali Sull’amore e altre banalità, ovvero cosa possiamo aggiungere che non sia già stato detto

Qualche mese fa qualcuno mi chiese: perché vuoi fare uno spettacolo sull’amore? È già stato detto tutto e sicuramente meglio di quanto tu possa fare. Cosa puoi aggiungere ancora (ricordatevi questo avverbio) che non sia già stato detto?

In effetti credo nulla.

Comunque sono andata avanti.

Ho iniziato a documentarmi. Perché per me l’amore è un tema complesso ma anche molto banale. E per sfuggire alla banalità sono partita dalla complessità.

Bauman, Sue Johnson, Lacan, Woody Allen, Recalcati,  Kundera, Galimberti, Romagnoli, Shakespeare, Freud.

Umani di un certo spessore che hanno discusso di questa immensa banalità che è l’amore,

cercando di codificare l’indecifrabile, di trasformare in comprensibili metafore i vissuti folli degli amanti e offrire, prima a se stessi poi a noi comuni mortali, una rete di sostegno e leggibilità cui aggrapparci quando ci sentiamo confusi, alla ricerca di conferme e bisognosi di conforto.

Le metafore sono pericolose, dice Kundera, perchè sono talmente terra terra da avere la rassicurante presunzione di dare un senso a ciò che un senso non ce l’ha (cito a questo punto un altro poeta. Vasco Rossi).

Pensiamo all’abbandono. Come possiamo spiegare ciò che avviene nella mente di un amante abbandonato, dolore che egli ritiene unico e indicibile seppur si ripeti da almeno 1000 anni tale e quale a se stesso?

Cosa accade quando un amante dice all’altro: non è più come prima ?

Recalcati lo definisce banalmente un pugno in faccia. Ma un pugno vero.

Per quanto un amante sappia che potrebbe finire, o avverte la minaccia che la relazione stia per finire, e per questo si tiene pronto, è comunque un improvviso pugno in faccia. Come quelli che ti arrivano a tradimento quando credi ancora che, con la diplomazia, risolverai il diverbio un attimo prima che si trasformi in rissa.

Un trauma psicologico spiegato attraverso il trauma fisico. Banale no?

Ma torniamo alla complessità:

L’innamoramento è un delirio che ha l’unico merito di essere breve, osserva Freud.

La mancanza è il tratto costitutivo del desiderio, dice Galimberti.

Il perdono, dopo un tradimento, è l’unica vera testimonianza dell’esperienza della resurrezione attraverso cui un amore morto e spacciato, rinasce vivo e nuovo sostiene Recalcati.

L’amore è un mutuo ipotecario su un futuro incerto e imperscrutabile, afferma Bauman.

E potremmo andare avanti all’infinito.

Il mio taccuino è pieno di frasi, spunti, riflessioni che mi stanno aiutando a circoscrivere l’argomento, a dargli la giusta importanza, a emanciparlo dalla banalità per proteggerlo dalla melense rappresentazione.

Ma siccome credo che l’amore sia qualcosa di anche molto banale,  decido di aprirmi agli altri, alle esperienze quotidiane, al giorno per giorno, ai turni per la lavastoviglie e la cena, alla cassa comune in un borsellino, alla festa di matrimonio, all’amplesso senza protezione per avere un figlio, al san Valentino, ai panni sporchi nella stessa cesta.

Ricevo ogni giorno delle storie, dei racconti, degli aneddoti. E il mio taccuino, accanto alle citazioni di Freud, Bauman, Allen e Platone si sta riempiendo di quelle di Maria, Gino, Pino e Graziella.

Che magia.

Più mi dai più ho, Shakespeare.  

Ti amo perché non so immaginare un Natale senza te, Maria.

L’amore è un accadimento a cui tentiamo di dare dignità di predestinazione, Recalcati.

Ho capito di amarla quando mi ha detto “tu secondo me saresti il tipo capace di dare di colpo di matto” , Pino.

L’amore comincia nell’istante in cui una donna si iscrive con la sua prima parola nella nostra memoria poetica, Kundera.

Ti amo perché sai che quando mi tocco i capelli sto mentendo. Gina.

Ecco che amore e banalità si incontrano.

Ecco che la complessità di questo sentimento si trasforma in dove mi hai messo i calzini; le teorie sull’amore eterno si sintetizzano in non ci lasceremo mai; la follia degli amanti in sono pazzo di lei;  il trauma dell’abbandono in mi è crollato il mondo addosso; l’amante narcisista che cerca il milionesimo in ogni donna, in con me è stato diverso.

Vorrei fare il giro d’Italia e recuperare le scritte sui muri, vorrei girare le scuole medie e recuperare le dichiarazioni d’amore; vorrei ascoltare come si seducono ancora gli anziani; come si conquistano ancora mia madre e mio padre; come si innamorano ancora gli adolescenti; come mi muovo ancora io in questo terreno pericoloso.

Ancora, ancora , ancora come diceva Mina ma forse non solo in senso erotico ma nel senso della ripetizione che non basta mai.

Lacan nel suo seminario 12, dichiara che la parola dell’amore è ancora.

Amami ancora, torna ancora, guardami ancora, vivimi ancora, ancora e ancora.

Quanto è banale tutto questo?

Se devi andare fallo presto un progetto Sull’amore e altre banalità.

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