E’ QUESTA LA VITA CHE SOGNAVI DA BAMBINO?

“La seconda storia parla d’amore e di perdita. Sono stato fortunato. Ho scoperto quello che amavo fare molto presto. Woz ed io fondammo la Apple nel garage dei miei genitori quando avevo vent’anni. Lavorammo duro, e in 10 anni la Apple crebbe dai due che eravamo in un garage ad una società da 2 miliardi di dollari con più di 4000 impiegati”.

Ascolto un documentario sulla vita di Steve Jobs mentre preparo la cena. Alpha legge un libro “Non smettere di sognare mai”.  Beta tira calci ad un pallone tra lo stendino e il frigorifero.

Lui è il signore che ha creato la Apple.

Anche l’iPhone?

E si, anche l’iPhone. Hai sentito cosa ha detto? Che è stato fortunato a scoprire molto presto quello che amava fare. E tu Alpha cosa vorresti fare da grande?

Non lo so ancora. 

Io il calciatore. 

Allora devi allenarti tanto.

Ma se non sono bravo  mi fanno fare l’arbitro?

No amore per fare l’arbitro si fa un’altra scuola. E poi fare l’arbitro non è una punizione.

E tu mamma? Cosa volevi fare da grande?

Sai che non mi ricordo. Volevo fare tante cose.

Per esempio?

Da bambina bambina  il pescatore. Poi la nonna mi ha detto che le barche escono in mare di notte e l’idea non mi piaceva molto.  Allora ho pensato di fare l’archeologa perché mi piaceva trovare le conchiglie nella sabbia, poi la cantante perché mi piaceva cantare , poi la giornalista perché mi piaceva scrivere, poi il sindaco di Taranto perché volevo fare qualcosa  di bello per la mia città.

Taranton è bellissima .

Si dice Taranto.

Quando partiamo con il treno per andare a scuola calcio dal nonno?

Ad agosto .

Quand’è agosto?

Tra due mesi.

Mamma così non capisce. Tra 60 giorni.

Trenta più trenta?

Si trenta più trenta.  E perché non hai fatto nessuna di queste cose?

E chi lo sa. È pronta la cena. 

È questa la vita che sognavi da bambina?

Certo. Con due bambini come voi. Più belli di come avrei potuto sognarli. Forse un po’ più vicina al mare.

Abbiamo cenato. Ho lavato i piatti. Abbiamo visto un po’ di tv . Ho dato un bacio ad Alpha prima che si addormentasse. Ho letto una storia a Beta dopo avergli messo il pigiama. Li ho annusati entrambi come sempre faccio prima di spegnere la luce. Sono andata a letto e ho aperto il mio libro “Una vita come tante”, bello ma scomodo, troppo pesante  È questa la vita che sognavi da bambina? leggo, scorro un po’ facebook, riprendo il libro, mi si chiudono gli occhi, rispondo ad un messaggio su whats app, metto la sveglia alle 6,40, vado in bagno a fare l’ultima pipì  È questa la vita che sognavi da bambina? riapro il libro,  mi addormento. Sogno mia zia che mi dice fermati un po’ non ci vediamo da tanto tempo hai viaggiato molto È questa la vita che sognavi da bambina? mi giro e mi rigiro nel letto, Due fa le fusa e con quel suono mi riaddormento. Suona la sveglia, mi alzo, metto a bollire l’acqua calda per il limone, vado a fare pipì, poi la doccia, bevo il limone in accappatoio, mi fa sentire molto americana anche se non credo che in America bevano acqua e limone , preparo il te e la tavola per la colazione, Alpha si sveglia da sola, tra la seconda e la terza fetta biscottata vado a svegliare Beta, baci coccole e buongiorno amore mio  È questa la vita che sognavi da bambina? do da bere alle piante, Alpha prepara  i croccantini per Due, Beta le riempie d’acqua la ciotola, mi trucco, ognuno prende le sue cose, la cartella, le carte di pokemon, la borsa, il plumcake per il caffè in ufficio delle 10 È questa la vita che sognavi da bambina? e usciamo.

Incontro il mio vicino di casa che porta fuori il suo cane come tutte le mattine e penso se è questa la vita che sognava da bambino.

Lascio Alpha a scuola , ci sono le solite mamme che dopo andranno a bere il caffè insieme e magari  discuteranno se era questa la vita che sognavano da bambine. O forse no. Forse questa domanda non se la pongono. In ogni caso credo che alcune direbbero di si.

Andiamo al bar Rosy a fare la seconda colazione, Beta cerca la gazzetta dello sport. Se qualcuno la sta leggendo la sfoglia in fretta e gliela consegna come atto dovuto. I bambini prima di tutto. C’è il solito vecchio con il suo bianchetto. Chissà cosa sognava da bambino.

Vado in ufficio, mi siedo sulla mia poltrona girevole rossa, accendo il computer, cerco le monete per il caffè, vado al secondo piano, entro in saletta dove ci sono i colleghi mattinieri, quelli che arrivano prima di tutti, i più anziani. Prendo il caffè macchiato con una pallina di zucchero e nel frattempo arrivano gli altri, quelli sempre in ritardo , i più giovani.  Quasi tutti si lamentano. Chi del caffè. Chi del tempo. Chi del lavoro , chi del sonno finché butto lì la domanda come se chiedessi semplicemente che giorno è oggi e dico:

È questa la vita che sognavate da bambini?

Mi sarei aspettata un minuto di silenzio. E invece lasa perder va là . Mi lo dit, ela l’è sprecada chì. Scrivi na comedia su de noi che ghe n’è da contar.*

 *“Lascia perdere dai. Io l’ho sempre detto, lei è sprecata qui. Perché non scrivi uno spettacolo su di noi, ci sarebbe tanto da raccontare” più o meno il senso della frase sarebbe questo

Ci ho pensato tante volte, prima o poi la farò.  Rispondo sempre così.

Torno in ufficio, il mio primo appuntamento si chiama Alì di anni 19 che mi racconta di come è arrivato in Italia, del viaggio dalla Nigeria in Libia, del campo di concentramento dove lavorava, della fuga, del barcone Libia – Sicilia, del viaggio mano nella mano con un amico che ora vive con lui a Trento. 

È profumato, sorride, cerca lavoro  È questa la vita che sognavi da bambino? No, a lui non lo chiedo.

Cosa volevi chiedermi Alpha quando mi hai fatto questa domanda? 

Ho immaginato che al posto di mia figlia ci fossi io a 10 anni. Sedute a tavola. Io e lei. 

Cosa mi direbbe quella bambina? Cosa penserebbe della donna che sono oggi?

Qualche giorno fa ero su un  traghetto che da Porto Venere mi avrebbe portata a Monterosso. Uso il condizionale perché nel mezzo c’è stata un’avaria al motore, il mio rischio di annegamento, il salvagente arancione, qualcuno che avrebbe gridato prima le donne e i bambini, la barca a vela di qualcun altro che mi avrebbe tirata su, io con la coperta argento anti freddo, la mia rinascita. La vita scampata alla morte che mette fine a tutte le domande sul senso della vita. 

Ma non è andata così. Il traghetto è arrivato come altri dieci quel giorno e il giorno prima. E io mi sono goduta il viaggio solo quando ho visto il porto di Monterosso. Tre minuti su quaranta, due dei quali guardando il mozzo quando ha slegato la cima e l’ha lanciata a terra come se stesse lanciando il suo cuore o un bouquet di fiori alla sua sposa. È questa la vita che sognava da bambino. 

E tu?

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I Rifiuti Speciali sono anime vaganti. Tra queste la mia. Persa e perduta. Sempre alla ricerca. Di cosa poco importa. L’importante è cercare, rincorrere, inseguire. Stremata respirare. Lavoro, scrivo, penso, cambio pannolioni, faccio addizioni, metto sempre il rossetto, perdo tutto tranne alieceeorlando. Soffro di personalità multiple che parlano un sacco tranne quando andiamo in bicicletta . Di solito le porto in giro al guinzaglio. Sono ingestibili. E sono troppe. A volte le libero. Scappano. Ma non mi preoccupo. Prima o poi ritornano. E se non ritornano so dove cercarle. A teatro.

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