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SLOW – ANTIFESTA DELLA DONNA

Nella lentezza dei pensieri disordinati, arraffazzonati, di giornate e serate passate senza il freno tirato rifletto sulle donne. Sulle donne a favore delle donne e sulle donne contro le donne.

Cerco un’impostazione mentale che non sia di donna contro donna; un classicone molto triste ed avvilente per la verità.

Piuttosto nella mia testa gira il ritornello “anti-festa della donna”.  E così arrivo a domandarmi:

Quanto gli stereotipi ed i luoghi comuni sulle donne hanno fatto breccia dentro di me, costruendo enormi pregiudizi nei confronti di alcuni tipi di donne diverse da me?

Tanto.

Ho paura che questo mi sia successo davvero tante, troppe volte. La maggior parte delle quali in maniera inconsapevole. Temo che per la verità mi succeda ancora. E che spesso questo meccanismo scatti nei confronti di me stessa alimentando il famigerato: ” giudizio contro me stessa”: le maledette voci nella testa. Roba da sei tu il tuo peggior nemico insomma.

Sono stata la classica donna che per spirito di contrasto discrimina quel certo tipo di donna dalla quale si sente troppo lontana.

…Ho fatto male?

Sono stata una di quelle donne che alza il sopracciglio schifata davanti alle donne che si appassionano nel fare le faccende domestiche ma anche, e mi vergogno un po’ a dirlo, nei confronti di quelle donne che dopo essere diventate mamme si riprendono (e mi ci son voluti anni per capire e poter dire oggi giustamente) la loro femminilità.

Insomma mi domando quanta immondizia mi sia entrata in testa senza che nemmeno me ne rendessi conto per arrivare ad avere una categoria per ogni tipo di donna: educande, represse, libertine, madri mancate, esplose, implose, scostumate, patetiche, disperate.

Mi domando per quale assurdo motivo non solo la pubblicità ammiccante e sessista (che peraltro ancora oggi non viene censurata in Italia) ma anche la società fatichino a trasmettermi un ruolo di donna dignitoso. Mentre l’industria del porno si diverte a categorizzare e monetizzare ogni tipo di stereotipo femminile: lesbo, lolita, milf, cougar e chi più ne ha più ne metta.

Nella società contemporanea – che dovrebbe essere in grado di andare oltre l’immagine stereotipata della famiglia perfetta e zuccherosa – come e’ possibile imbattersi ancora in questi patetici cliché femminili?

Mi ritrovo vittima di un moto di esasperazione. L’esasperazione di chi non solo non vuole rispondere ad un modello del sé pre-confezionato. La frustrazione di chi non trova nemmeno un riferimento che la possa rappresentare per sentirsi meno ghettizzata. Meno “diversa”.

…Ho fatto pace con la mia femminilità ?

…Mi sono conciliata con la mia figura di donna?

E’ stata molto molto dura ma credo di avercela fatta, tenendo vivi in me quelli che da sempre sono i riferimenti di una donna che anche se fragile si dimostra piena di risorse.

Una donna che anche se spezzata prosegue con forza, che inciampa nell’amarezza della vita ma sa dimostrarsi coraggiosa, forte, bella, dignitosa . Che sa persino ridere delle proprie fragilità e prendersi poco sul serio. Marilyn Monroe.

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Marilyn Monroe “The Last Sitting”, 1962 (VOGUE Black Dress)

LivingwoMen vi aspetta nella serata di giovedì 9 marzo allo Spazio Off ore 21,00 con lo spettacolo No Kids – Anti-Festa della Donna 2017 per chi #portaunmaschioateatro.

Per tutti i potenziali futuri padri, zii, amici, e sicuramente figli,

l’ingresso e’ gratuito, se accompagnati da una donna. 

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