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LA TENEREZZA DELL’ORSA

Tenerezza è un piedino minuscolo nella tua mano, ne avevi visto l’impronta sulla tua pancia, ma non te lo eri immaginato così piccolo davvero, non te lo eri immaginato vero; e d’un tratto ti ritrovi a chiederti come hai potuto vivere senza quell’esserino fino ad ora, consapevole che non potrai mai più vivere senza di lui.

Tenerezza è un ragazzo che ti prende per mano, ti bacia timidamente di nascosto e ti salva, per una sera, un’estate, un viaggio, per una parentesi che ti riporta a quando eri ancora pura, quando ancora la vita non ti era passata sopra col suo schiacciasassi di sogni, divorando sentimenti e speranze.

E’ un gioco, lo sai tu, lo sa lui, è una bugia di una tenerezza infinita, che regala attimi di verità oltre la disillusione ed il marciume quotidiano, che può darsi sia la vera bugia. E allora forse questa piccola, tenera, innocente bugia potrebbe anche essere la verità o almeno una parte della verità.

Tenerezza è un gioco, un bacio, un incrocio di sguardi, una carezza, una risata, una chiacchierata a cuore aperto fino al canto del gallo. Tenerezza è riuscire ad addormentarsi finalmente e riposare in un profumo rassicurante di qualcosa che non sai se sarà, ma è stato e questo è sufficientemente dolce da darti la sicurezza che la vita ti porterà ancora qualcosa di tenero dopo troppa ipocrita durezza, che il futuro non sarà tutto e solo disfacimento nel nulla.

Tenerezza è l’incontro di due persone che un tempo sono state innamorate, ritrovarsi al di là della linea d’ombra del male fatto, di quello subito, baciarsi come vecchi coniugi, scoprire un amore ormai quasi privo di passione, pieno di accettazione ed affetto, libero di aspettative e smanie di possesso. Un amore che non vincola, non lega, non pretende, che diventa tenera certezza in una vita di paure, perdite e lutti.

Ma poi, infondo, che ne so io della tenerezza? E’ la tenerezza dell’orsa, la mia, della donna autonoma, forte, assertiva, se necessario aggressiva, che non si lascia dire cosa deve fare nemmeno dal padre eterno, che non manipola, non blandisce, non parla a bassa voce, ma agisce diretta e potente come la zampata dell’orsa: si indigna, lotta, allontana, protegge, distrugge, ricostruisce, fa quello che c’è da fare senza tirarsi indietro, anche se preferirebbe starsene in pace e vivere tranquilla a modo suo, privilegio raramente concesso alle donne.

Però avete mai visto con quanta delicata tenerezza l’orsa, con la sua mole possente, le sue gigantesche zampe e pericolosissime unghie, tratta i suoi cuccioli?

Sono tanto stanca, è ora di andare in letargo, azzererò le mie funzioni vitali e sopravviverò mesi, forse anni, a questa gelida assenza, una parte di me rimarrà in vigile ed attenta attesa, teneramente sognando l’abbraccio del ritorno che un giorno forse mi risveglierà da un lungo incubo.

 

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