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SE DEVI ANDARE FALLO PRESTO _ primo step

Da dove partiamo per affrontare a teatro un tema così universale come le relazioni d’amore?

Innanzitutto dall’incontro con chi si relaziona ogni giorno con la materia analizzandola sotto diversi punti di vista.

E così giovedì  6 ottobre i Rifiuti Speciali sono entrati in un luogo concreto e magico al tempo stesso in cui gli amanti si recano perché un giorno non molto lontano si sono guardati negli occhi e hanno “scoperto” di non amarsi più.

E cosa fanno in questo luogo? Si  mettono a nudo e affidano alle cure di un altro il loro perduto amore. Come quando si va dal dentista. Solo che sulla poltrona ci sale tutta la relazione e il dolore, se pur diffuso, non si sa da quale “dente” parta né per quale ragione.

Questo estraneo è un esperto di terapia di coppia, uno psicologo e terapeuta con cui abbiamo fatto un viaggio di 30 minuti nella banalità dell’amore; perché l’amore spiegato è banale assai ma purtroppo non lo sappiamo.

“Ci sono coppie che arrivano qui  senza consapevolezza, perché sentono un generale malessere e mi chiedono un aiuto.

Ci sono coppie che arrivano qui con una maggiore coscienza di ciò che non funziona ma sono coppie bloccate in un meccanismo di attacco e fuga o danza macabra in cui sono intrappolati.”

Danza macabra?

“Si, o danza di protesta come la definisce la Sue Johnson* qui.”

E ci mostra un cartoncino di 5 cm per 10 che a quanto pare racchiude la semplicità del meccanismo amoroso. Purtroppo c’è ancora troppa poca confidenza per fotografarlo e farne fotocopie da gettare in migliaia di copie sull’universo.

In entrambi i casi, che ci sia o meno consapevolezza sul perché del malessere della coppia,  il mio compito è intravedere la luce, cercare quel fuoco ancora lievemente acceso che tiene insieme due persone e buttarci dentro pezzettini di carta e legnetti affinché quel fuoco venga ravvivato. Sono un ottimista altrimenti non avrei potuto fare questo lavoro.

Voglio abbracciarti e portarti a casa.

Cosa sono questi pezzettini di carta, questi legnetti ? Chiediamo bramanti di risposte.

“Semplicemente le giuste domande affinché la protesta interna degli amanti si sciolga nei perché.

Perché mi sento così? Perché faccio così?”

Esempio pratico: se A arriva ogni volta in ritardo e B si arrabbia, non è detto che B sia isterico e nervoso, ma evidentemente vive i ritardi di A come un segnale di scarsa attenzione nei suoi confronti che lo riporta magari ad eventi passati che gli hanno procurato piccoli o grandi traumi; quindi quando A arriva all’appuntamento e si  giustifica utilizzando la carta  della leggerezza (eee va be per dieci minuti) B non sente  riconosciuto  il suo stato, che A dovrebbe invece rispettare e accogliere (in fondo cazzo A sei pure in ritardo!). B certamente non dovrebbe a sua volta assalire A, ma cercare di spiegargli l’effetto emotivo che il suo ritardo ha su di lui.

Siamo invase dalla semplicità con cui il nostro esperto ci descrive l’amore che abbiamo sempre sentito come meccanismo complesso, pieno di grovigli da analizzare e di silenzi da interpretare.

Perché ci si aggroviglia in una relazione? Dove nascono i nodi?

“Quando si disattendono i bisogni.”

Ah.

I bisogni…

“I bisogni vanno ammessi e non sempre siamo capaci di farlo. Perché non sappiamo parlare il linguaggio dell’attaccamento, non sappiamo esprimere con chiarezza i nostri bisogni, o quanto il partner sia importante per noi.

È come avere fame. Quando ho fame cosa faccio? Riconosco il mio bisogno e mangio.”

Ma certo. È ovvio.

Quindi ci dica secondo lei oggi ci si separa di più o siamo noi che avendo comprato la macchina decappottabile  non facciamo altro che vedere macchine decappottabili?

E qui una pausa che sapeva di tutta la vita mia, nostra e vostra.

“Si. Oggi ci si separa di più per mille ragioni che sarebbe impossibile elencare. Partendo dall’indipendenza economica acquisita dalla donna e finendo alla società individualista nella quale viviamo che ci vuole autonomi e autosufficienti e non ci permette di ammettere di aver bisogno di un attaccamento emotivo sano.

Bowlbyparla di dipendenza efficace cioè della capacità, intesa come forza, di chiedere supporto emotivo agli altri.

Ognuno di noi si pone consapevolmente o inconsapevolmente queste domande la cui assenza di risposta genera insicurezza:

Posso contare su di te?

Posso dipendere da te?

Sei al mio fianco?

Ci sarai quando avrò bisogno di te, quando ti chiamerò?

Ci tieni a me?

Sono stimato e accettato da te?

Hai bisogno di me?

Ti fidi di me?”

 

Se devi andare fallo presto

Uno spettacolo teatrale

Una storia d’amore

Un viaggio nella banalità dei sentimenti

** Sue Johnson autrice del manuale Stringimi Forte e della trasposizione pratica degli insegnamenti dello psicologo anglosassone  John Bowlby 

 

Healing is Difficult Art Print by Henn Kim
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