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DOPPIO GIOCO

La vita per lei era un gioco serio, molto serio, fatto di regole, correttezza, impegni da portare a termine, accordi da rispettare, la vita era una, la realtà univoca, bidimensionale, certa. Una era la verità in base alla quale stabilire con rigore e correttezza come tutto avrebbe dovuto andare perché tutto andasse bene.

Solo quando il suo bel castello di carte si frantumò in schegge taglienti, capì che non era così, non lo era mai stato e non lo sarebbe stato mai.

Doppio è il riflesso del cielo a pelo d’acqua, doppia è la visione di tutte le cose, doppi siamo noi, sempre persi a rincorrere i nostri contrari e nascondere le nostre ambiguità.

La vita a volte ti rapisce, ti avvolge, ti porta in luoghi inesplorati a incontrare i tuoi doppi, fu così che arrivò lui e la condusse per mano ad incontrare l’altra sé.

Lei che aveva sempre camminato solo sul sentiero sicuro e segnato, lei irreprensibile, lei onesta sempre e comunque a ogni costo, pura, trasparente, ingenua, si era ritrovata coinvolta in un gioco di specchi, da cui finalmente aveva visto la realtà, quella vera, quella tridimensionale, quella delle mille realtà parallele, che coesistono al di là di ogni nostro disperato tentativo di ordinare, organizzare, semplificare.

La vita ci prende, ci travolge, ci sconvolge, ci trasforma nel nostro doppio, ma siamo ancora noi anche se non saremo mai più gli stessi.

Possiamo fluire attraverso i nostri doppi, le verità mutevoli, nelle mille realtà parallele in cui coesistiamo coi nostri noi stessi e rischiare di essere anche disperatamente felici a tratti, oppure resistere e cercare di piegare la complessità al nostro piccolo ego, chiuderci nel nostro angusto mondo sicuro di esseri unidimensionali che si specchiano sempre solo nella loro certezze, rendendoci infelici carcerieri di noi stessi.

Lei decise di lasciarsi prendere per mano, si affidò alla corrente, iniziò a vivere ciò che sentiva giusto al di là di ogni verità e scoprì che nel poter vivere il suo doppio stava la sua interezza di donna, che non doveva spiegare né giustificare a nessuno, nemmeno a se stessa, non c’era più nulla da dimostrare, solo da vivere ed amare finche ce n’è.

Avrebbe molto riso, molto amato e anche molto pianto, avrebbe molto vissuto, sarebbe stata molto fiera di sé e si sarebbe anche molto pentita, ma avrebbe comunque imparato a tenere insieme dentro di sé, tutta la complessità e si sarebbe sentita al sicuro di fronte al suo doppio e a quello dell’altro che può colpirci alle spalle solo se non lo vogliamo vedere, ma lei ora, lo metteva semplicemente in conto.

La vita non è altro che un gigantesco gioco del come se: facciamo che io ero… e tu eri… e facciamo che provavamo ad essere felici nonostante tutto… dai, facciamolo!

 

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