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Love sucks?

Mi ritrovo ancora davanti ad una tazza di caffè.

Comincia nella mia testa un giro di riflessioni complicate sulle relazioni, sui sentimenti delle persone della mia stessa fascia di età. Mi guardo intorno e vedo sconforto e tanta paura, lo sconforto di chi è solo e avrebbe voglia di condividere qualcosa con una persona, di costruire un progetto o semplicemente di sentirsi amato o desiderato.

Persone che dall’altro lato tirano su muri alti come grattacieli e si convincono di essere bastarde senza nemmeno essere consapevoli del fatto che non lasciano che nessuno si avvicini a loro. Persone compresse, persone piegate, persone ingarbugliate, tanta voglia di un contatto, poca capacità di trovarlo o di gestirlo. Mi chiedo se con l’età ci si irrigidisce e si tende a caricare tutto e tutti di troppo peso o troppa aspettative, se invecchiare vuol dire non essere più capaci di avere quella freschezza, quell’incoscienza di entrare nelle cose senza troppe paranoie, senza il terrore di rompersi le ossa…

Ho letto un articolo su cosa sta succedendo ad intere generazioni in Giappone, parlava di giovani ragazzi e del fatto che per scelta non si cimentano più in relazioni che siano diverse da quelle dell’amicizia e decidono per scelta di restare eterni bambini viziati: l’ ho trovato terrificante.

Mi rendo conto del fatto che a volte le relazioni nascondono dinamiche complesse ed esplosive, che ci sono studi e prove del fatto che spesso in coppia subentra la dipendenza, il dominio, il possesso, che si possono creare stravaganti connubi di personalità, sbilanciamenti o giochi di potere. Eppure continuo a pensare che ne valga la pena di provare, che nell’evoluzione di un uomo o di una donna per quanti amici si possa avere, figli o fratelli e sorelle, per quanto si possa avere una vita appagata – ed è un talento e una virtù sapersela creare – la relazione di coppia sia una palestra indispensabile per l’arricchimento e la crescita personale, per uscire da egoismi ed individualistmi, per imparare ad AVERE e GESTIRE le responsabilità.

Senza la contaminazione delle mie folli e complesse storie d’amore non sarei quella che sono, non avrei scoperto parti di me stessa, nè viaggiato così profondamente dentro la mia anima, non avrei assorbito atteggiamenti o interessi regalatimi dalle persone che ho amato.

Siamo davvero una generazione in fuga da un certo tipo di affettività, di sentimento? Siamo davvero disposti a vivere certe emozioni solo all’interno del recinto sicuro e fasullo di un’amicizia anche quando questa è una definizione forzata di un rapporto affettivo più complesso semplicemente  perché è meno pericoloso, meno faticoso e ci si espone meno al rischio dell’abbandono e della sofferenza?

Ci lamentiamo che non ci sono valori, che non ci sono coppie che durano ma non vogliamo prendere coscienza che siamo noi stessi il termometro di quello che succede intorno a noi. Dinamiche sociali. Effetti della crisi. Generazioni che cambiano. Generi che evolvono. Sto cercando di capire dove sono io e che cosa succede davvero intorno a me.

-come si scrive amore? -non si sillaba, si sente.
-come si sillaba amore?
-non si sillaba, si prova.

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