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#solstiziofestival Alma Rosè – Concerto fra gli Orti

Comincia così, con passaggi non facili, questo concerto fra gli orti. Parlando di persone alle quali dopo 30 anni viene privata con violenza la propria terra, esproprio in città, dicono che bisogna costruire, dicono che la terra e’ di chi deve edificare. Racconta di uomini e donne abituati a disporre autonomamente del proprio fazzoletto di terra, gestendolo con recinti e lucchetti, custodendolo con morbosità, guardando con diffidenza quelli si vogliono avvicinare, sentendo come intrusi anche quelli che sono semplicemente curiosi. Parla di un Paese come l’Argentina che vedendo improvvisamente crollare la stabilità economica ha trascinato nella povertà gran parte dei suoi abitanti. Proprio attraverso questi passaggi che ci fanno tremare sulla sedia, citando eventi violenti e traumatizzanti, parlando di egoismo e chiusura che poi ci trasporta più leggeri verso l’idea della rinascita, di un concetto di condivisone, della collaborazione che può nascere nei confronti di un obbiettivo condiviso, quello dell’approvvigionamento del cibo che si produce attraverso la coltivazione della terra, che boicotta le mono culture imperanti gestite dalle multinazionali, che in momenti di difficoltà come questi ci rendono ancora più chiara la miseria che possono far scaturire negli abitanti di un Paese. Attraverso questi passaggi le persone si aprono, tornano a collaborare per gli obbiettivi comuni, nascono gli orti comunitari, sbocciano amori fra gli orti, i bambini sperimentano come da un seme possa nascere una pianta e da una pianta fagioli, si riscopre la gioia dello stare insieme, la speranza e la potenza delle lotte condivise. Comprese quelle vinte da una parte di persone che riescono a dimostrare attraverso l’età di una pianta che viene tagliata la proprietà di un pezzo di terra, annullando l’esproprio. Superiamo un improvvisa pioggia estiva grazie anche all’incoraggiamento di Manuel Ferreira che ci regala un brano tratto da “cittadini in transito” uno spettacolo che parla di cittadinanza e di giovani di seconda generazione, figli di immigrati, nuovi italiani a metà fra due culture. Ci sbellichiamo ascoltando un buffo monologo fatto di pregiudizi e luoghi comuni per capire come essere cittadini sia un viaggio continuo alla conquista del lavoro, dell’amore, del diritto di essere nuovi cittadini accettati dalla comunità che ci circonda, protagonisti di un Italia ricca di nuove facce e nuovi costumi, un vero e proprio patrimonio tutto da scoprire. Ci racconta di speranza, di cambiamento, di saper accettare il cambiamento e decidere di farne parte. Ci mostra il potenziale umano davanti all’incertezza. Incoraggiante.

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