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#ilGiardinoSegreto #3

Una casa abbandonata, possiamo dire nei pressi del centro, ancora solida:
dignitosa nonostante sembri lasciata a se stessa ormai da almeno un decennio. A ridosso della rete un bosco di rose, una discreta varietà, rose rosse, rose gialle e rose rosa. Ci passo davanti per giorni e giorni, sulla strada che mi porta al lavoro mattina e sera sempre più incuriosito da quei colori osservo il cancello, scruto i movimenti, cerco di capire se qualcuno se ne occupa. E’ un sabato e decido: voglio entrare per vedere dietro a quell’angolo di casa. Come speravo o forse sentivo mi aspetta un giardino, racchiuso da un muretto, due sedie un po’ arrugginite, ricoperte di sottili fili di plastica gialli. Ore meditabonde, pensieri morbosi, fastidi soffocati riversati da qualcuno nella cura di quel giardino. Anche da questa parte ci sono le rose, steli lunghi cresciuti ad ombrelli, qualche ortensia,persino una relativamente giovane pianta di ulivo, ancora non così solida ma di media grandezza, melissa, chiazze di menta e salvia, sono diventati un piccolo bosco senza più nessuna disciplina. Passo i miei ritagli a meditare in quel posto, a volte concentrato nel capire la logica di quella verde costruzione, a volte semplicemente a dare libero sfogo alle mie elucubrazioni mentali. E’ tardo pomeriggio, capita questo personaggio: volutamente e ricercatamente abbigliato di scuro, fortemente votato al cinismo, almeno questa e’ la sensazione chiarissima che mi trasmette, uno di quei tipi entusiasti nel sciupare le cose. Uno sguardo gelido, espressione ostentatamente neutra ma che trasmette un chiaro fastidio per tutto ciò che lo circonda, o quantomeno per me che evidentemente mi trovo esattamente dove non dovrei essere. Mai avrei pensato di trovare in questo posto uno come quel tipo, non può di certo essere lui all’origine di questa seppur indisciplinata meraviglia segreta nascosta dietro ad una casa abbandonata. Uno sguardo veloce, quasi di sfida, nonostante la tensione cerco di reggere, di essere all’altezza, ci annusiamo, quasi ci pesiamo. “Questa e’ la casa di mio nonno. Che sia chiaro: qui non si parla dice lui. Questo e’ un posto di introspezione ed io non sono interessato a farlo diventare una sala da te. Spartiamoci i giorni e gli orari”. Ostento un finto controllo, prendiamo gli accordi. Nemmeno io ero interessato a condividere quel luogo di eremitaggio spirituale, certo mi sarei aspettato invece di essere buttato fuori in malo modo. Ci spartimmo le ore e i giorni e non ci incontrammo mai più. 

One thought on “#ilGiardinoSegreto #3

  1. Cade la terra, Giunti, di Carmen Pellegrino ci parla di posti abbandonati e terre desolate: “l’abbandonologia” diviene scienza poetica. Ora questo modo particolare di guardare le rovine, di cui molto si è parlato sui giornali e su internet, ha il suo romanzo: questo.

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