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LA GRANDE INCERTEZZA

Questo mese il tema è disagio. Quasi scontato dire che di questi tempi il disagio materiale è grande ed è grande anche quello che portiamo dentro. Forse perché per osmosi un po’ ci contagia e forse perché anche noi fatichiamo ad interpretare i cambiamenti della società e del costume che ci circondano. Insomma la grande incertezza si fa largo come “il Nulla” nel regno di Fantasia, e servirebbe un eroe come il giovane Atreyu. (ndr. vedi “La Storia Infinita”, film del 1984 di Wolfgang Petersen)

Leggendo qualche rivista invece, mi sono imbattuta nella storia di un antieroe che, partito con le migliori premesse, con un talento e un cervello che avrebbero potuto renderlo una stella della Silicon Valley, è riuscito  a creare un traffico illecito sul web che lo ha schiacciato fino a distruggere la sua vita.

Questa è la storia di Ross Ulbricht, ragazzino del Texas, genio del web, ora 33enne in prigione a New York, condannato all’ergastolo per riciclaggio di denaro, traffico di droga, falsificazione di documenti e hackering.

 

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Ross Ulbricht

Ma facciamo un passo indietro: il nostro promettente antieroe si iscrive alla Penny State University dove studia scienze dei materiali  e ingegneria chimica.

Informatico di talento, è in grado di ideare codici per i suoi progetti, che si focalizzano in particolare sull’idea di creare un mercato virtuale per il commercio della droga, dove venditori e compratori possano scambiarsi giudizi e vendere merce.

Nella sua mente c’è l’idea ultra-liberale ed utopica di diffondere sostanze la cui composizione non sia letale.

Alla volta della Silicon Valley ottiene finanziamenti per aprire la sua azienda, consapevole di gettarsi nel mondo dell’illegalità ma convinto della sua visione, per la quale il commercio dell’alcool, tabacco e altre sostanze legalizzate che portano alla morte rappresenta l’ipocrisia della società americana e realizza la sua idea.

La start-up di Ulbrich, Silk Road, fa incontrare compratori e venditori che spediscono merce a domicilio con commissioni minime.

La maggior parte della droga arriva in busta imbottita, in grado di eludere i controlli della polizia federale ed il sito fiorisce e abbraccia altri ambiti, dagli strumenti per effettuare pirateria informatica alle armi.

In 18 mesi le vendite gestite raggiungono il valore di 500 mila dollari a settimana.

Nel 2013 un dipendente dell’azienda viene arrestato per spaccio di cocaina. Ulbrich alias Dread Pirate Roberts si convince che lo stesso suo dipendente gli avesse rubato 350 mila dollari; consapevole della necessità di rendere più sicuro il sito, anche visti i tentavi di alcuni hacker che riescono a mettere offline i server e chiedere soldi in cambio della riapertura di Silk Road, inizia a perdere la testa.

Assume un sicario per uccidere Curtis Green, quello che ritiene il ladro dei suoi soldi, e commissiona altri 5 omicidi di suoi collaboratori.

Qui entra in campo la Dea, l’agenzia federale antidroga, che come nei più famosi film americani inscena l’omicidio di Green e continua la ricerca per scovare il padre di Silk Road. Fino a quando gli inquirenti non si imbattono in un errore di codificazione che attraverso l’indirizzo IP li porta dritti in un coffee-shop frequentato da Ulbrich.

Attraverso altri errori arrivano in una biblioteca di Glen Park a San Francisco dove trovano un ragazzo comune e spettinato, che in tasca ha 2 dollari ma nel suo computer 10 milioni in Bit-Coin.

L’epilogo di questa pazzesca storia lo trovate scritto sopra: Ulbrich, a tutti gli effetti un boss della rete, ha varcato non di poco il confine di quella che sembrava un’idea accettabile, fino a creare un vero e proprio mercato degli orrori che è arrivato a corrompere anche il suo animo di persona descritta dagli amici come gentile e premurosa.

Ognuno di noi porta con sé il suo disagio, i suoi mostri che a volte prendono il sopravvento.

E questa sera, come molte altre, mi concedo la disagiata abitudine di accarezzare l’inquietudine addormentandomi ascoltando la colonna sonora di Twin Peaks.

*Le fonti di questo articolo sono Vanity Fair traduzione di Tiziana Lo Porto, testo adattato dal libro American Kingpin: The Epic Hunt for The Criminal Mastermind Behind The Silk Road, di Nick Bilton, Penguins Publishing Group, una divisione di Penguin Random House LLC 2017

 

 

 

 

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