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#LIVINGARTISTS meets #MATTEOCRETTI

Matteo Cretti per l’ aperintervista mi invita a Villa Lina (“si chiama così in onore della zia”) ed è così che questa volta l’incontro si trasforma in una gradevolissima apericena

Ci tenevamo entrambi che la nostra chiacchierata fosse in questo luogo così importante per Matteo. Direi anzi, senza aver timore di sbagliare, che questa casa (non è una villa, è un piccolo appartamento nel centro storico di Dro; paesino a pochi chilometri dal lago di Garda, luogo dove Matteo è nato e cresciuto e dopo una pausa di alcuni anni a Trento è ritornato in più di un senso) è Matteo. E viceversa.

Tutto nasce e si sviluppa qui dentro. E’ qui che un po’ per necessità, un po’ per fato (inteso come un succedersi di eventi) nasce la creatività di Matteo e trova forma. O meglio varie forme. Mentre mi fa da Cicerone non è una sorpresa constatare che in ogni mobile, in ogni oggetto, sulle mura come sul pavimento si possa sempre riconoscere un piccolo o grande intervento creativo di Matteo.

Parliamo a lungo della sua storia, che come sempre accade e si intreccia con la vita. E da questa storia ne scaturisce una nuova. Che si realizza giorno per giorno, nella quotidianità. C’è un che di zen nell’approccio odierno di Matteo. Un approccio mentale e di vita che ti trasmette con naturalezza e semplicità, a cui è approdato solo apparentemente senza sforzo. Mi trovo a parlare con una persona libera dalle zavorre del giudizio su di sé e sull’altro. E dal passato.

Tutto questo sentire naturalmente lo ritroviamo nelle sue creature. Creature. E’ così che abbiamo deciso insieme di chiamare i suoi manufatti. E questa è la storia… Nel 1995 partecipa come volontario a “Drodesera Spazio Cabaret”, conosce Cleto (veterano del Drodesera) e collabora con lui a tutte le installazioni. E’ da lui che impara ad “usare un occhio diverso rispetto all’utilizzo convenzionale di qualsiasi oggetto”.  Arriva poi la collaborazione con un’associazione musicale del luogo. In entrambi i casi, anche per una questione di sostenibilità dei costi, è fondamentale l’utilizzo di tutto ciò che è “in casa”. Lo spazio dell’associazione Sonà è di fatto una casa dove si organizzano eventi, dj set, concerti… ogni mese Matteo realizza un allestimento differente.

E’ così che iniziano ad arrivare i “mi piace” delle persone intorno a lui. Ma  è la frase di un amico a fargli fare uno scatto mentale di consapevolezza rispetto alla sua manualità: “Tu sei bravo a tirar fuori il meglio da quello che hai a disposizione”.

Nei primi anni 2000 si palesa l’era del legno grazie ad un viaggio in centro Italia al Parco dell’Uccellina: sulla spiaggia legni storti, contorti. Striature, nervi, crepe dentro alle quali vede un sacco di cose. Qui Matteo si sente “come un bimbo al luna park”. Da questo viaggio comincia “la raccolta”… “Raccolgo legni, pur non sapendo che farne”…  Matteo tornato a casa, comincia a fare i suoi primi “omini di legno”. E il tempo scorre.

foto di Emanuele Bobotis
foto di Emanuele Bobotis

Intorno al 2010 a Centrale Fies Ambienti per la produzione di Performing Art (a cui ha collaborato per diverse edizioni) mettono su dei premi. Dal pomeriggio alla sera Matteo crea 5/6 omini ( a mo’ di Oscar, per intenderci): il più bello, il più brutto e così via… Lì ha il via l’attenzione per i particolari, l’utilizzo delle posate (“so tutto di posate ormai”) per passare all’assemblaggio con altri materiali. Ma Matteo si stufa degli omini. Trova che la ripetitività dei gesti porti ad una loro perdita di espressività.

Nel 2013, durante il periodo vissuto a Trento, costruisce anche oggetti per la casa (lampade, mobili…) che ad un certo punto letteralmente non ci stanno più in casa. Decide allora di liberarsene portandoli al Mercatino dei Gaudenti del sabato. Il 1° giorno, con sua sorpresa, vende tutto quanto. Come sempre dà disponibilità alle persone che gli chiedono di tornare per il mercatino successivo, alcuni gli commissionano degli oggetti. Ma nel momento in cui la passione diventa dovuto, Matteo non si sente a suo agio. decide comunque di  portare a termine seppur controvoglia gli impegni presi. Mi dice sorridendo “E così l’idea del business muore sul nascere. Ma è in questa occasione che ho potuto incontrare e conoscere tante persone cin cui condividere le stesse idee e passioni”. 

Matteo non ha più fatto mercati. Ha la volontà di non mettere in vendita le sue creature. Rifiuta l’idea del commerciale e del creare in serie di pancia. Senza tentare di giustificare questa sua scelta con sovrastrutture mentali più o meno complesse o ideologie hipster che tanto vanno di moda oggi. Espone, ma non vende. Semplicemente, è così.

Dall’amore per il legno c’è il passaggio verso l’amore per la conoscenza e nel 2015 si iscrive al primo corso di scultura. Nel 2016 il secondo.

amanialzate
amanialzate foto di Emanuele Bobotis

Sempre nel 2015 un’esperienza fondamentale. Viene contatto da Edoardo Brodasca: organizzatore del Posidonia Green Festival (annuale rassegna internazionale dedicata all’arte, all’ecologia e allo sviluppo sostenibile) ed  amico di lunga data, che riesce a convincerlo a partecipare all’edizione dello scorso anno con l’allestimento degli Info Point. Matteo una volta lì è felicissimo: felice di condividere, di incontrare persone a cui si sente più vicino e con cui sente una forte affinità. E poi il mare… Il mare perché c’è l’orizzonte che ti regala vedute più ampie ed apertura. Il mare che ti porta lui stesso le cose da utilizzare.

“Al Posidonia Green Festival edizione 2015 sono arrivato solo con i miei omini, senza niente altro e senza sapere dove era un infopoint o Santa Margherita Ligure. La scogliera aveva tutto quello che mi serviva: ho utilizzato tutte cose che erano gia lì. Per l’edizione 2016 mi è stato chiesto di allestire tutto il festival. Lì sento che è la mia dimensione, perché si riesce anche a trasmettere un messaggio. Posidonia e’ un alga marina depositrice che ti fa capire se il mare sta bene o meno e che aiuta il processo marino. Con questa occasione mi sono interessato anche al mondo marino e pur essendo un montanaro ho scoperto persone che sono come me e che hanno bisogno anche di me. Lo scambio di battute e di opinioni mi ha cambiato la vita. Mi ha regalato il comfort di cui ho bisogno io per creare le cose che faccio a mia immagine e somiglianza (permettimi l’espressione). I miei tempi e spesso i miei modi sono sicuramente diversi da quelli degli altri”.

Anche quest’anno Matteo sarà una presenza attiva al Posidonia Green Festival di Santa Margherita Ligure dal 1 al 4 Settembre 2016: festival che dal 2008  viaggia d’estate tra Catalogna, Galizia e Italia; dedicato alla promozione di una cultura basata sull’ecosostenibilità attraverso iniziative ed eventi che mettono in comunicazione il mondo dell’arte, dell’ecologia e dello sviluppo sostenibile a salvaguardia della natura.  

posidonia

Il legame con la natura Matteo lo sente in particolar modo attraverso il suo rapporto con l’elemento dell’acqua. Un legame istintivo con il mare, come abbiamo visto. E territoriale con il lago. “Perché ci sono nato. Il lago qui la fa da padrone per il clima, per il turismo e l’economia del luogo. Io mi sono sempre definito mittelgardesano: a Dro il lago non c’è, ma si sente. Si sente e si fa sentire. C’è anche il bosco con i suoi elementi, ma per la mia proverbiale pigrizia lo frequento meno. E poi il legno è diverso: l’acqua mi tratta i materiali che amo utilizzare, così come il sole.”

Come di consueto quando concludiamo la nostra chiacchierata per la rubrica, chiedo a Matteo quale pensiero ci tiene a far arrivare attraverso questa intervista. qualcosa di personale che lo rappresenti e che non sempre l’artista riesce a far passare attraverso ciò che fa. Qui la sua risposta:

“Mi preme dire che non mi riconosco come un artista. Rifiuto a prescindere questa definizione per il rispetto che porto verso chi l’arte se l’è guadagnata o chi è morto ricercandola. Non mi definirei neanche un falegname, né un designer, né uno scultore; ma piccoli segmenti di ognuno. Non è che non voglio una definizione ma mi sento un’accozzaglia di tutto questo senza un fine concreto. E questo è il mio rapporto con la materia: non faccio pensando a cosa farne di quella cosa. Per me è secondario. Preferisco un profilo basso. Questo è il mio gioco, il mio passatempo e tale deve rimanere. Il fatto che abbia suscitato un certo interesse stupisce me per primo”. 

Il pensiero ed il messaggio dietro al fare queste cose è imparare a vedere le cose in modo diverso, farne un utilizzo diverso. Ed a Matteo piacerebbe che questo potesse accadere anche nella vita di tutti i giorni…

La parola diverso è molto di attualità. C’è molta paura del diverso. Invece il diverso in questo caso assume il significato di considerare un aspetto diverso: si parte da un gusto estetico verso un oggetto che può venire usato diversamente. L’istinto è la prima cosa quando raccolgo una cosa. Una cosa che verrà realizzata in un secondo o terzo momento. Oppure mai. Questa naturalezza verso ciò che faccio mi ha portato moltissimo. E’ questa la mia dimensione. Non sarei neanche pronto per qualcosa di diverso. In un sogno mi piacerebbe di poter giocare tutto il giorno con i miei legnetti, ma per un discorso di onestà intellettuale non mi sembrerebbe nemmeno giusto. Anche se ho imparato a non escludere niente nelle cose che accadono. Quindi probabilmente, se qualcosa arrivasse in modo naturale vorrebbe dire che in qualche modo farebbe parte di me. Come il mare che ti porta il legnetto giusto. A quel punto, se lo riconosco, potrei anche raccoglierlo.”

Al momento potete trovare alcune opere di Matteo Cretti in esposizione presso

Hirsch Tattoo Lab a Trento Viale della Costituzione, 14 – 38123 Trento

(tutte le fotografie delle opere qui  pubblicate sono di Emanuele Bobotis che ringraziamo)

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