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Self Portraits/Ritratti del Sè

Self Portraits-Ritratti del sé

a Photographic Exhibition…and more

29th June 2013

c/o Interno Undici, Trento

Self Portraits/Ritratti del Sè

La fotografia come strumento d’indagine dell’ Identità e del rapporto del proprio Io con il Mondo, sempre al limite tra “sè” e “l’altro”.

Il corpo come rappresentazione della mancata corrispondenza dentro/fuori.

La “necessità” di portare avanti modelli preconfezionati indossando delle maschere che impediscono di entrare in contatto in modo più profondo ed autentico:

Tu sei te stess*

-da solo-

-in mezzo agli altri-

con la tua maschera?

Be all your selves-Sii tutti i tuoi sé

Una collabrazione artistica nata per caso, un incontro di persone apparentemente sconosciute che dà luogo ad un viaggio profondamente condiviso.

Progetto e realizzazione: Ale&Isa

Testi: Marika Mottes

Foto del progetto “casa” Nicola Eccher

Foto dell’intero progetto Fronti Alessandro

Foto backstage Roberta Barbetta

Riprese video Tiziano Pisetta\Fronti Alessandro

Stylist Denise Zurlo

un ringraziamento per la sua mano nel assemblare gli inviti a Omar Sacco

Hanno posato nelle foto:
Isa

Daniel Gruber

I bimbi Giulia, Giorgia, Leonardo Keller (un grazie alla mamma Lara)

 

Intro:

Queste immagini ripropongono in chiave urbana le eterne domande del
chi siamo? da dove veniamo? dove andiamo?

Là dove niente è in ordine – né dentro né fuori – il corpo, nascosto dietro ad una maschera, rimane un composto luogo di frontiera, nel tentativo superficiale di scacciare i demoni del proprio disagio – a voler impedire con la propria immobilità qualsiasi movimento interiore.

Geometrie interiori

Anime in pezzi

Figure che sembrano perdersi nel tentativo (inutile?) dello “starci dentro” a tutti i costi – anche quando tutto intorno – e dentro – cade a pezzi, laddove è la società stessa che attraverso i suoi modelli vorrebbe imporre indiscriminatamente a tutti di portare avanti “una vita normale” a priori.

Potrebbe essere invece l’elaborazione del proprio malessere a ridefinire una nuova propria unicità?

Si tratta di immagini apparentemente prive di senso, ma che ad uno sguardo più attento possono suggerire lo svelamento  dell’ Io celato nelle profondità nascoste dell’essere umano.

Le maschere sono un’ allegoria e veicolano un’identificazione più immediata grazie alla mancanza di riferimenti legati a genere, età o altro ed aprono uno squarcio sul Sé inesplorato dall’essere umano, in un rapporto simultaneo continuo ed inscindibile dentro/fuori.

Un punto di partenza verso l’esplorazione di un’idea.

Le fotografie ritraggono quindi i Sè: isolati seppure in situazioni di immersione o vicinanza con gli Altri, piuttosto che angosciati ed angoscianti imprigionati dentro ad ambienti fatiscenti.

In questi luoghi si viene a definire e sottolineare ad ogni singolo scatto lo scollamento fra ciò che si vede fuori ed il senso di isolamento solitudine smarrimento ossessione che ognuno può sentirsi/portarsi dentro.

Un percorso che nel suo essere privo di punti di riferimento allude all’impossibilità di raggiungere i lidi della reciproca conoscenza, trasformandosi inevitabilmente in una coltre inattraversabile di incomunicabilità.

E’ questa stessa incapacità che finisce con il farsi grido, dando finalmente un volto umano al desiderio inespresso di darsi un proprio significato più profondo ed autentico, alla ricerca di nuovi territori da esplorare dove possa realizzarsi la fantasia quasi proibita di potersi guardare e riconoscere nella propria unicità – di fatto raggiungibile soltanto attraversando tutte le ambiguità del proprio frammentato senso di identità, per scardinare il gioco delle apparenze e degli specchi (nascondersi dietro ad una maschera piuttosto che ad un’altra, diventare parte di uno spazio adattandovisi passivamente anche quando questo sta sgretolandosi) e smascherando dunque le doppiezze che queste rappresentazioni vorrebbero nascondere.

Il corpo in ambienti urbani come strumento per visualizzare la relazione fra l’individuo e il mondo reale fatto di spazi e oggetti, ma al tempo stesso per rappresentare quel senso di smarrimento dato dalla paura di una maggiore conoscenza di sé: annullandosi dietro all’utilizzo simbolico della maschera. Costringendosi a rinunciare alla propria personalità.

E’ un continuo mettere alla prova la propria (vera) identità , nella perpetua negazione dell’espressione di sé attraverso il (proprio) volto.

Sino all’ultimo scatto, dove attraverso un percorso creativo si giunge alla scoperta (in senso figurato e semantico) della propria individualità ed autenticità attribuendo finalmente a queste la facoltà di rivolgere uno sguardo su sè stessi e sul mondo più sincero – lasciando al contempo intravvedere davanti a sé nuovi scenari e nuove rappresentazioni, alla fine consapevoli di una ritrovata corrispondenza con le nostre inclinazioni e percezioni: la scoperta della propria identità. 

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