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#LIVINGARTISTS meets #ILARIAGASPEROTTI

Giovanissima, squisita, un po’ timida e straordinariamente aperta, entusiasta di mettersi in contatto con l’universo. In questa intervista ad Ilaria Gasperotti (18 anni compiuti il 28 giugno 2016) cercherò di farvi conoscere le sue illustrazioni e il mondo esteriore ed interiore che racchiudono, i suoi sogni ed i progetti per il futuro.
Ho conosciuto Ilaria casualmente (o forse no) verso fine Agosto, durante l’evento “The Right Side Festival” di Villa Lagarina,  nel giardino di Palazzo Libera dove esponeva per la prima volta le sue opere. Da subito le illustrazioni appese lungo una corda d’acciaio mi hanno attirata, avvicinandomi un po’ ho potuto notare come più elementi venissero fusi formando nell’insieme un soggetto unico.
Accanto a queste tavole incorniciate una ragazza molto giovane parla con una visitatrice; mi accorgo ascoltando la conversazione che la disegnatrice è lei: la giovane ragazza sorridente che cerca uno scambio con chi le fa dei complimenti.
Quando è il mio turno mi faccio avanti anch’io curiosa. Cerco le differenze fra i vari lavori che sono esposti, faccio domande, le chiedo di spiegarmi un po’ il suo background, noto subito differenti fasi nei suoi lavori e cerco delle spiegazioni. Vista la sua gentilezza, il suo notevole talento e la giovane età le chiedo la sua disponibilità a rivederci per poterle fare un’intervista da inserire nel blog.
Cercherò di riportare le sensazioni, le risposte alle mie domande, le piacevoli chiacchiere fatte davanti ad una fetta di torta che Ilaria ha preparato per me. Partiamo proprio da qui: dalle passioni. Ilaria mi racconta che in terza media davanti al grande bivio delle scuole superiori le due “arti” dalla quali si sentiva più attratta erano la cucina (già sperimentava da qualche anno un po’ di cose) e il disegno nel quale fin da bambina aveva trovato alleato e rifugio per la sua timidezza. Il desiderio artistico ha preso il sopravvento, mi racconta, complice anche un grande interesse per la storia dell’arte maturato durante le scuole medie.
I primi anni dell’Istituto De Pero a Rovereto si svolgono con un approccio trasversale: pittorica, discipline geometriche, educazione plastica (scultura) laboratorio di fotografia e grafica. In terza la scelta si poteva orientare verso grafica, design oppure cinema. In prima battuta orientata verso il cinema, quando vengono in classe i ragazzi più grandi a presentare i lavori realizzati si accorge della connessione che può andarsi a creare fra disegno e grafica. Ilaria non ha più dubbi: è quella la strada che vuole seguire.
“Il primo anno affrontiamo l’illustrazione. Un ramo della grafica. La classe è divisa in due gruppi con due insegnanti diversi che propongono esercitazioni diverse, per poter lavorare meglio. La mia professoressa scelse la realizzazione dell’abbecedario con a tema gli animali fantastici.” 
Dopo vari tentativi con i materiali il gruppo decide di realizzare le tavole con la tecnica dell’acquerello: con l’ausilio di ricerche sulle sculture degli animali che si trovano sulle Chiese Romane ad ogni gruppo vengono affidate 2 lettere con il compito di creare sia l’animale che il nome.
Ma è con il secondo progetto che Ilaria comprende quanto si sente vicina al mondo dell’illustrazione: bisogna creare un calendario con protagoniste delle figure femminili; a lei vengono affidate la copertina ed il mese di settembre, oltre al mese di dicembre che spetta a tutti. In questo frangente Ilaria si imbatte nell’artista Nicoletta Ceccoli, un’illustratrice italiana affermata, Ilaria resta incantata dalle rappresentazioni di Nicoletta. E’ colpita dalla presenza costante della figura femminile e da come questa viene “fusa” con altri elementi – in particolare animali, fiori ed insetti. e’ qui che Ilaria inizia a vedere la strada da intraprendere.
Durante una vacanza in Sardegna trova un’altra grande fonte di ispirazione di cui conserva in casa un disegno: “Le amiche di Freya” di Sara Bachmann & Gianni Crotone. Lei una donna danese che completa i suoi studi in Accademia a Firenze; lui architetto di origine sarde: marito e moglie danno vita ad un progetto che vede l’unione fra illustrazione e le storie tradizionali legate al territorio ed alla storia della Sardegna. E’ la terza superiore. Ilaria torna a casa dalla Sardegna con una tavola che mette nel suo da poco tempo inaugurato “laboratorio”…Iniziamo con le domande:
– guardando i tuoi primi disegni e quelli che fai adesso trovo lo sviluppo di una maturità artistica che si esprime non solo rispetto agli elementi che rappresenti (vistosamente aumentati) ma anche nelle figure femminili in primo piano che rappresenti, compare l’intero corpo femminile in maniera più naturale ma anche più sensuale. Credi che questo cambiamento sia andato di pari passo al tuo, considerata la tua giovane età?
Ho visto io stessa il mio linguaggio cambiare attraverso il disegno; all’inizio ciò che realizzavo si avvicinava quasi ad una copia, l’influenza degli altri artisti a cui mi ispiravo era molto forte. Con il tempo ho notato nei miei disegni un cambiamento: la volontà di emergere del mio stile  e la consapevolezza di averne uno hanno gradualmente cambiato tutto. Ho cominciato a vedere dei miglioramenti e mi sono accorta di quale valore fondamentale abbia l’esercizio sia nello sviluppo della manualità che della velocità elemento che mi sembra quasi di andare a perdere ogni volta che mi fermo per un periodo.
– questo vale anche per la creatività?
Per la creatività è un po’ diverso, è sempre come se lavorasse di sottofondo anche quando ho altre cose da fare. Sì, sicuramente sono cresciuta, maturata, ho conosciuto la femminilità e questo ha fatto mutare anche la mia rappresentazione della figura femminile. Le mie illustrazioni sono molto autobiografiche: ci metto dentro me stessa: i miei sogni, le mie paure, la mia malinconia. Quando le osservo mi ritrovo in loro sia nell’espressività che nella fisicità: specialmente nei momenti di introversione e di introspezione che possono durare dei giorni come alcune fasi della mia giornata.
Vedo ragazze adulte che stanno per entrare nel mondo degli adulti, mi ci rivedo, trovo che il messaggio che possano trasmettere si nel contempo la volontà di crescere ma anche quella di restare piccole. In alcune tavole sono presenti le mie paure interiori, quelle legate alla mia crescita e quelle invece più esteriori legate a come vedo il mondo esterno, le prospettive per il futuro, la confusione; sentimenti che posso trovare anche nei ragazzi della mia età. Naturalmente il mio percorso di crescita e di esercizio mi ha permesso anche di aggiungere nuovi elementi: fiori, vegetali, animali che hanno reso la trasposizione del mio mondo più articolata e complessa. All’inizio non avevo nemmeno considerato questi elementi ma introdurre la Natura è stato un modo di completare. I miei genitori mi portavano spesso in montagna, mia mamma è appassionata di piante e fiori (all’ingresso nel cortile di casa Gasperotti questo appare evidente) mi porta alla serra per scegliere cosa mettere, vedere quello che c’è. Lo stesso vale per gli animali; ora ci sono due gatti ma in passato abbiamo avuto 30 canarini, galline, salamandre pesci e due pappagalli.

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-Disegni personaggi maschili?
No, non è un soggetto che sento così vicino, mi piacerebbe fare una rappresentazione quindi potrebbe arrivare, magari di schiena per cominciare.
Adesso è la figura femminile che deve stare al centro: è come un marchio per me.
– Ho notato che spesso nelle tue tavole ci sono due ragazze vicine, da dove viene questa idea?
Mi piace raffigurare l’amicizia fra donne, la vicinanza.
Potrebbe essere l’idea di una sorella immaginaria (che avrei sempre voluto, ho solo un fratello maggiore). Spesso vedo le mie amiche insieme alle loro sorelle, osservo il loro rapporto complice, unito.

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– Ci sono dei “Maestri” dei riferimenti per te che hai conosciuto in questi anni di scuola?
A proposito di Maestri durante gli studi di storia dell’arte ho conosciuto Klimt. E Alfons Mucha. Questo fine settimana andrò a Genova con le mie amiche per vedere una sua mostra. Mi piace il suo tratto grafico e amo di entrambe le loro caratteristiche non così pittoriche.
Ho sempre ammirato le loro opere e riprodotto “le tre età” di Klimt: il particolare della donna con il bambino in grembo.
– Quali sono i tuoi materiali preferiti?
Trattopen, acquerello, china. Ho ricevuto un complimento rispetto alle linee che traccio, ne risultano linee pulite: caratteristica di chi ha una mano ferma. Mi ha fatto molto piacere visto che in assoluto il traspone è lo strumento che utilizzo di più anche per il fatto che mi porta a risultati veloci. Ogni tanto dipingo su tela ma inserisco comunque una linea.

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– Quali sono le tue dimensioni preferite per realizzare una tavola?
12×16.5 riesco a disegnare tanti particolari e allo stesso tempo mi piace che le persone debbano avvicinarsi per vedere; è come se entrassero un po’ nel mio mondo.
Un’altra cosa che mi piace fare è lasciare delle parti che poi copro/completo con fiori e piante in modo che chi guarda possa immaginare che cosa c’è sotto oppure a fianco.

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– credi che faresti fatica ad immedesimarti in una storia ideata da un’altra persona e che dovresti solo rappresentare? Ti piacerebbe uno scambio e una costruzione condivisa o pensi che preferiresti la totale autonomia?

Ho fatto un’illustrazione per una mia amica che ha scritto una testimonianza sulla fibrosi cistica (una malattia femminile ancora oggi troppo poco discussa e conosciuta, che provoca gravi disturbi – dal dolore all’infertilità ndr). Nel suo racconto paragona la malattia ad un corvo nero appollaiato sulla spalla. Io ho cercato di tradurre attraverso le immagini del mio linguaggio espressivo e l’ho trasposto nella raffigurazione di una donna con un corvo nero accanto, con uno sguardo malinconico ma determinato nella volontà di affrontare la malattia. Ho pensato di aggiungere anche dei fiori come simbolo di speranza. Mi piace immedesimarmi nelle persone, credo che sarei aperta nell’affrontare qualsiasi sfida ed esperienza. Forse preferirei avere maggiore autonomia rispetto ad avere delle interferenze o delle  linee guida, ma proverei comunque perché credo che sicuramente sarebbe una crescita.

A questo proposito affrontiamo il discorso del mondo del lavoro, Ilaria mi conferma di aver letto interviste in cui alcuni illustratori parlano della gavetta e di aver raggiunto l’autonomia attraverso la realizzazione dei progetti che venivano loro affidati. E solo come traguardo finale, l’arrivo al successo ed al riconoscimento di un pubblico più vasto.
 “Mi piacerebbe mi venisse affidata l’opportunità di poter realizzare qualche illustrazione che parli del nostro territorio, magari rappresentando donne che indossano abiti tradizionali: sia da cerimonia che da lavoro. Ad esempio i vestiti dei campi o delle nostre malghe. Ma anche illustrare qualche leggenda. Mi attrae la varietà delle tradizioni e del territorio del Trentino, e lo stesso vale per le sue piante ed i suoi animali.”
– credi che un illustratore debba avere uno stile immediatamente riconoscibile?
Forse sì, soprattutto rispetto ai soggetti ricorrenti, quelli che hai deciso di seguire e che nel tempo ti caratterizzano. Il linguaggio per me è fondamentale e di conseguenza credo lo sia arrivare ad essere identificabili per il pubblico.
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-sei aperta ad illustrazioni che trattano temi sociali o che cercano di trasmettere dei messaggi in generale?
Sì, mi piacerebbe, mi rendo conto che sono solo all’inizio ma ci sono così tante cose da fare. Trovo che l’illustrazione sia un tipo di linguaggio diretto, molto efficace. Anche la fotografia è molto immediata, ma penso che si dovrebbe/potrebbe investire di più anche in questo campo per fare comunicazione.
-c’è qualcuno in famiglia oltre a te che disegna?
No, nessuno. Mio zio è appassionato di fotografia, mio nonno era appassionato di arte. Avrà avuto 90 quadri in casa soprattutto “Baroncini” che era un suo grande amico da sempre. C’erano paesaggi, fiori, ritratti, quadri dove gli strati di materia, gli acrilici sono in rilevo. Mi raccontava sempre le storie che c’eran dietro ai quadri, mi parlava degli artisti, ha condiviso con me la sua passione e il mondo che c’era dietro.
-c’è un messaggio in generale che ti piacerebbe portare nel nostro incontro e trasmettere più in generale?
Ce ne sono due: uno è il rispetto per l’ambiente e l’ecologia.
L’altro concetto che mi piacerebbe molto riuscire a rappresentare è il concetto di diversità in generale religione, sesso, razza, estrazione sociale, fisicità..
Vorrei riuscire a comunicare che la diversità è la vera bellezza, perché alla fine come esseri umani nonostante le differenze siamo tutti uguali.
Ci ho pensato in questi giorni per un compito che ho dovuto fare e trovo che sia un tema molto attuale.  Credo che la mia generazione sia più variegata rispetto a quelle passate, l’ambiente della scuola è molto diversificato e per questo sono attratta da questo tema. Mi sembra che i ragazzi della mia età siano più aperti.

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Questo è l’ultimo anno di liceo per Ilaria. Sta pensando al suo futuro e le sue scelte sono orientate verso l’Accademia di Verona oppure di Venezia, ma non esclude l’idea di andare a studiare all’estero. In generale le piacerebbe fare pittura per tre anni e poi la specialistica di illustrazione per l’editoria a Bologna. Teniamola d’occhio.
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Ilaria Gasperotti,  18 anni, illustratrice

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