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Requiem-Love & Rejection: Billie, Janice, Amy (When  the Ladies sing the Blues – Quando le Donne cantano il Blues)

E’ incredibile quanto queste 3 donne non siano riuscite ad amarsi quanto è vero che non siano state amate.  Per questi stessi motivi sono state capaci di darsi completamente alla loro musica, al loro pubblico, ai loro amori: totalmente ed incondizionatamente. Sono state le sole vere interpreti delle loro canzoni come  delle loro vite reali.

Non misurare significa non proteggersi, essere carne viva alla mercè del mondo “fuori” anche se in tre periodi di questo secolo completamente differenti: gli anni Trenta e  Settanta negli Stati Uniti,  gli anni Duemila in Europa. Queste Signore hanno aperto uno squarcio nei clichè sociali che definiscono la donna. Sono ancora là a farsi osservare, interpretare, ammirare.  Forse finalmente capire. Come lo squarcio su tela, il solco, del pittore Fontana. Non è sempre necessariamente tutto lì, non necessariamente bisogna sempre capire tutto.

Donne libere. Donne sole. Che della loro libertà – pagata a caro prezzo – poi non sanno nemmeno più che farsene. Forse perchè raggiunta la propria libertà rispetto alla società sentono ancora il bisogno uterino di accudire “l’altro”. Forse perchè arrivata ad un certo punto la donna che non ha qualcuno da accudire non sa più accudire nemmeno se stessa. Per la loro unicità. Per la loro sensualità. Per la loro sensibilità. Per la loro complessità. Per il loro essersi smarrite e mai più ritrovate.

Quando una donna non pretende amore nelle modalità convenzionali ed istituzionalizzate che la società le ha costruito attorno e cucito addosso nel corso della Storia, quando si smarca da un modo già prestabilito per trovare il suo modo non riesce più a collocarsi. E gli uomini non riescono a collocarla, avendo questa infranto la linea non sottile che separa le puttane dalle spose.

Così queste donne vengono lasciate sole – idealizzate  mitizzate  idolatrate – ma sole nella loro diversità.

Da un punto di vista professionale, al contrario degli uomini – e soprattutto nella musica -, alle donne loro pari non viene quasi mai riconosciuto lo status di leader fino in fondo (e sono loro stesse in parte a non riuscire a riconoscerselo). Le loro personalità vengono sovente sminuite al banale ruolo di vittime e loro stesse rimangono incastrate in quella gabbia, rese così in un certo senso innocue prima di fronte a se stesse e poi agli occhi del mondo. Che è quel che conta. Delle povere ragazze. Credo che questa sia una chiave di lettura importante. Non si parla certamente in questi termini di Jim Morrison o altri musicisti forse anche meno carismatici ed interessanti,  nonostante le analogie autobiografiche con le vite di queste donne sarebbero molteplici. Jim Morrison ancora oggi è visto come una sorta di Profeta (se a torto o a ragione non verrà affrontato in questa sede). Non certo come un povero ragazzo autodistruttivo morto di sbronze e droga. E’ ricordato principalmente per le caratteristiche intellettuali e personali e per le proprie capacità artistiche.

Queste sono state vittime sì, deboli sotto alcuni aspetti, abusate, umiliate, soprattutto discriminate (ricordiamo che Billie Holiday fu abbandonata dal padre, violentata da un vicino all’età di dieci anni e condannata per aver denunciato il fatto a passare il resto della sua infanzia in un riformatorio dal quale uscì dopo 2 anni grazie ad un amico;  iniziò  a fare la prostituta all’età di 14 anni – da questa condizione si riscattò grazie al suo talento; Janice nei suoi anni di scuola era una ragazzina solitaria e derisa da tutto l’istituto per il suo aspetto esteriore; Amy da subito una ragazzina diversa e ribelle che nessuno voleva perchè troppo esuberante – difficile e vulnerabile allo stesso tempo) ma c’è molto di più per ognuna di loro. C’è la loro grandezza artistica, il loro talento, la loro vocalità, i loro testi.

Sono anche giovani donne che affermano la propria posizione e la propria indipendenza in un mondo prevalentemente percepito come maschile. E che ad un certo punto ne hanno abbastanza anche delle donne e decidono di non preoccuparsi più dell’approvazione da parte della società tutta. Ragazze che nei loro sogni di bambine hanno osato sognare di essere qualcuno, che hanno inseguito il loro desiderio e l’hanno saputo realizzare. Che poi sia andato a finire come è andato a finire è un’altra parte della storia. E forse è la parte che meno ci dovrebbe riguardare.

Hanno superato tutte le non-aspettative nei loro confronti, nonostante la loro fragilità hanno deciso di crearsi un personaggio che permettesse loro di esprimere la loro parte più profonda, agli occhi degli altri perfino inesistente. Questo significa che hanno anche avuto fiducia in se stesse e  che erano fortemente consapevoli delle loro doti e della loro forza inespressa.

“If you don’t have the suffering, you can’t sing the Blues” (se non hai la sofferenza, non puoi cantare il Blues), si dice. Non è un caso che  queste artiste abbiano trovato espressione nella musica Blues e nel suo registro espressivo. In quei testi.

Non sono state delle brave ragazze, e così è stato concesso loro di continuare a  punirsi da sole per la loro eccezionale straordinarietà. Una colpa da espiare con la solitudine, ma che ci ha lasciato in eredità il permesso di abbandonarci ad atmosfere (e non solo) travolgenti. Dentro alla loro musica.

 

When Ladies sing the Blues.

It’s  incredible how these 3 women couldn’t have been able to love themselves as much as it’s true they haven’t been loved.  And, because of that, they have been able to give themselvese completely to their music, their fans, their love stories. Completely and unconditionally. They have been the unique solo performers of their songs and of their lifes.

Not to measure means not to protect yourself, beeing bare flesh in thrall of the world outside – although in three different times during this last Century: the 30’s and 70’s in the United States and the 2000’s in Europe. These Ladies opened a rip into the society clichè which define women. They are still there to be observed, decoded, admired. Possibly finally understood. Like the rip, the drill of painter Lucio Fontana. Not  necessarily all has to be there. Not necessarily all has to be always understood.

Free women. Lonely women. Who of their fredom – dearly paid – did not even know what to do with, in the end. Maybe because gained freedom in respect of society they still felt the uterin need of taking care of “someone”. Maybe because at a certain point a woman who does not have someone to nurse doesn’t even know how to take care of herself anymore. Because of their unicity. Their sensuality. Their sensitivity. Their complexity. Because of their going astray and not retrieving themselves anymore.

When a lady does not demand love in the conventional and institutionalized modalities society has built and sewed around her in the course of History, when she unmarks herself from a preconcerted way to find her own way , she can not position herself snymore. And men do not know where to position her too, having she crossed the unsubtle broad line between bitch and bride.

So they’re left alone – idealized mythologized idolatrized – but alone with their diversity.

From a professional point of view, unlike men and mainly in the music business, to women to their same level it has been almost never fully recognised the status of leader  (and women themselves partly are not able to do so). Their personalities are often minimized to the trivial role of victims and so they end up being trapped  themselves in that cage, made inoffensive firstly in front of themselves and secondly in front of the world. Which is what really matters. Poor girls. Media do not talk about Jim Morrison, or other musicians  – frequently less charismatic and interesting – in these terms; although there are many autobiographical notes in the life of Morrison which could collimate with those ladies lifes at some extent.  He is still rememberd as some kind of Prophet (right or wrong, we won’t discuss this here and now). Not as some kind of poor self-destructive guy dead because of the abuse of alcohol and drugs. He is known because of his intellectual and personal features and his artistic skills.

The girls have been victims yes, weak from certain points of view, abused, humiliated, mainly discriminated (we’d like to remember that Billie Holiday has been abandoned by her father, raped at the age of 10 by a neighbour and sentenced to spend the rest of her childhood into an institute because of the fact she reported the fact to authorities – managed to come out 2 years after thanks to the help of a friend – began to be a prostitute at the age of 14 and stepped out of this state thanks to her vocal talent; Janice during her school years was a solitary girl mocked by all the rest of the school guys bcause of her appearence; Amy since the beginning a different and rebel girl who nobody wanted because of her being too exuberant  –  hard and vulnerable at the same time).

But there is much more than this for each one of them. Their artistic height, their talent, their vocal, their lyrics.

They’re also young women who assert their position and their independence in a field mainly perceived as a men’s world. And who, at a certain point, have had enough of women too and decided not to care about the whole social approval anymore. Girsl who dare dreaming of becoming someone and actually followed their dream, and finally made it come true. How it ended up further on is another story. And maybe that’s the part of the story which should not interest us.

They exceeded all the not-expectations, in spite of their fragility decided to create a character for themselves which allowed them expressing their deeper side, which according to others was even nonexistent.  That means they were also confident and had strong consciousness of their skills and unspoken force.

“If you don’t have the suffering, you can’t sing the Blues” , they say. It is not a case all these ladies found expression through Blues and its expressing register. Through those lyrics.

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