GRIDA NEL DESERTO

C’è stato un tempo in cui ho creduto che la vita si svolgesse in una tiepida vallata lussureggiante,vicino al mare.

Al centro della vallata, in mezzo a prati verdi e campi ordinati, c’era una graziosa città, né troppo provinciale, né troppo caotica, perfettamente a misura d’uomo, abitata da persone gentili, pacifiche e quasi sempre di buon umore, che amavano vivere, stare con gli amici, cucinare deliziosi manicaretti ed essere accoglienti col prossimo. Attorno alla città una corona di colline e a sua guardia un santuario, a cui i cittadini si recavano spesso a pregare la loro Dea Madre e osservare la cinta di montagne poco oltre ed il mare in lontananza, nascosto solo dalla foschia nella pianura.

Quasi tutti noi abbiamo avuto genitori abbastanza bravi da cullare la nostra infanzia in un luogo simile, mentre affrontavano ogni giorno  il deserto per noi, di nascosto, anche se qualche sospetto lo avevamo, talvolta li vedevamo stanchi, delusi, arrabbiati, preoccupati o impauriti, li sentivamo litigare di notte mentre pensavano che stessimo dormendo, parlare di cose che non potevamo capire, perché c’era qualcosa di questo mondo degli adulti che ci sfuggiva. Così ad un certo punto siamo diventati insofferenti al nostro paradiso artificiale e abbiamo deciso di rompere il patto di obbedienza che ci veniva richiesto in cambio della protezione dalla cruda realtà.

Oh che sensazione di potenza e libertà, darsi il diritto di esplorare tutto quel mondo, di girare  la città di notte, di andare oltre le colline, inerpicarsi sulle montagne, arrivare oltre la foschia fino al mare, spesso di nascosto, con gli amici, qualche boccia di alcol, un po’d’erba, un po’ di sesso timido e  inesperto di corpi improvvisamente risvegliati.

Ricordo bene l’illusione di quegli anni meravigliosi e complessi in cui iniziai ad intravedere il deserto oltre le montagne e il mare, ma soprattutto nelle relazioni, negli altri e angosciosamente, dentro di me. Sotto lo sguardo vigile e preoccupato dei miei genitori che sapevano di non potermi proteggere da tutto, come quando imparavo a camminare, forse solo dagli spigoli più taglienti, non dalle cadute, ma questa volta c’era qualcosa di più.  Ricordo che mi osservavano (controllavano) e venivano ad aiutarmi a capire, a evitare gli errori più pericolosi, quelli da cui non si torna, a rialzarmi sempre e comunque, perché si è dura, lo so, ma non si può stare qui a piangersi addosso, bisogna andare avanti, continuare a crescere, ma… perché è così dura? Perché sto così male, mi viene da piangere e ho perso la mia infanzia, il mio paradiso? Perché è la vita bimba mia, la vita.

I genitori, quelli veri, fanno questo tutta la vita finché ci sono, ci proteggono, anche mentre noi proteggiamo i nostri figli, i genitori che possono, che sono stati protetti a loro volta, ma troveremo altri a proteggerci, fratelli, amici, capi, colleghi, compagni, impareremo a proteggerci a vicenda, o forse no, perché le persone a volte ci proteggeranno, a volte si allontaneranno e ci lasceranno soli nel deserto, a volte ci ruberanno addirittura l’ultimo sorso d’acqua, forse senza nemmeno accorgersene, e lì, nella solitudine e nella disperazione, risuoneranno solo le antiche parole scolpite nel fondo dell’anima: “Alzati, non si può stare qui a piangersi addosso, bisogna andare avanti”.  E nel mio caso, fortunatamente, anche: Stai sulle tue gambe, stai nella realtà, stai nel presente.

Non so dire esattamente quando sono diventata adulta, credo sia successo piano, piano, un giorno ho guardato intorno a me e ho visto solo deserto e ho capito che ero sola, avevo i miei genitori, i fratelli, un marito, dei figli, molti amici, ma in mezzo a quel deserto ero completamente sola e dovevo decidere la mia direzione senza altro punto di riferimento se non me stessa, dovevo trovare l’acqua, centellinarla insieme alle forze, alle ansie, alle paure, allo sconforto, alla fatica, per sopravvivere e raggiungere l’oasi successiva, per fare il mio cammino che è solo mio e nessuno può fare al mio posto o con me.

Le oasi sono state soprattutto i sorrisi e le risate delle mie figlie, i momenti di serenità trascorsi con loro a leggere un libro sul lettone, cucinare i biscotti, fare le pizza e mangiarla sul divano guardando un film fantasy, giocare nel mare, arrivare insieme in cima ad un monte cantando, andare a prendere un gelato chiacchierando dei morosi; oasi sono state le risate, gli abbracci, i momenti di intimità silenziosa dopo essersi dati piacere a vicenda, con gli uomini che mi hanno amata; oasi sono gli abbracci di mia madre e sedermi nello studio di mio padre a immaginare cosa mi direbbe;  oasi sono state le chiacchiere, gli aperitivi , le risate e le lacrime con le amiche; oasi sono state le cene, le discussioni accalorate, i sogni condivisi, i progetti, le vacanze e le avventure con gli amici vecchi e nuovi; oasi sono stati i momenti in cui ho portato a termine un lavoro ben fatto, ho ricevuto collaborazione e riconoscimento, stima dai colleghi e soprattutto il sorriso delle persone che ho aiutato; oasi è riuscire a scrivere qualcosa che valga la vita dell’albero su cui è stampato e il tempo di chi lo legge; oasi è la mano tesa di uno sconosciuto che ti aiuta a rialzarti e ti da un po’ della sua acqua quando sei allo stremo delle forze.

L’oasi è così, compare all’improvviso e ti riporta in quell’eden da cui eri partito, il tuo mondo di bambino, per un attimo, come un miraggio e a volte lo è davvero: è un ricordo, una speranza, un sogno, un progetto che ti fa mettere comunque un piede davanti all’altro, nonostante l’arsura, la sete, la stanchezza, perché non sai quando arriverai alla prossima oasi, né quale sorpresa ti aspetterà dietro alla duna che hai di fronte, ma sai che tanti come te stanno camminando, ognuno col suo fardello, in quel deserto, in solitudine e devi andare avanti.

Alcuni accenderanno con te il fuoco e ti faranno compagnia per la notte, altri ti indicheranno dove trovare l’acqua o come raggiungere un’oasi, qualcuno ti fornirà un cammello, altri decideranno di fare un pezzo di cammino al tuo fianco, ma ci saranno anche i predoni da cui guardarti, quelli che si fingeranno amici e ti ruberanno viveri, acqua, cammello e talvolta anche i figli nella notte, ci saranno quelli, tanti, che sono convinti che sia un’ingiustizia che loro debbano stare in quel deserto e ti ruberanno energia, forza, serenità. Però con alcuni riuscirai a avere legami e scambi di energia così forti da creare oasi.

Questo miracolo accadrà solo quando sarai consapevole che la vita è un deserto che  ognuno dei noi attraversa in solitudine, facendo il proprio cammino, che non hai diritto di condannare nessuno e devi essere sempre paziente e gentile con ogni persona che incontri, perché non sai che deserto sta attraversando e da quanto tempo non riesce a trovare o creare un’oasi. Ma anche che hai dei doveri verso te stesso: non puoi farti rubare acqua energia e serenità da nessuno,  soprattutto da chi ti dice di amarti, perché i compagni di viaggio e di oasi vanno scelti molto bene e se puoi aiutare qualcuno a rialzarsi o proteggerlo, lo devi fare, per preservare la tua umanità dal deserto, perché la sabbia non ti invada l’anima, per non dissolverti e sparire diventando a tua volta deserto, aumentando la desertificazione.

Io credo sia così: affrontare il tuo deserto con coraggio e amore è l’unico modo per creare oasi dove riposare insieme alle persone che ami, inaridirsi e desertificarsi è morire a poco a poco, io ho scelto di creare oasi e continuo a camminare, nonostante i predatori del deserto mi abbiano portato via quasi tutto, so che loro si polverizzeranno, mentre le mie oasi continueranno a verdeggiare e saranno mondi in cui crescere i bambini che verranno.

Ho un sogno: se tutti insieme ci sforzassimo di far fiorire oasi ogni volta che ne abbiamo l’occasione, fra poco o molto tempo, potremmo sconfiggere  il deserto e aiutare a fiorire anche ci lo alimenta inaridendosi. Credo che ci proverò, non ho nulla da perdere, tu? Se la tua risposta è si; ora, qui, adesso, è successo il miracolo: abbiamo creato un’oasi. Grazie, senza di te non ce l’avrei fatta, nessuno si salva mai del tutto da solo: i miracoli si fanno insieme.

Dedicato a tutti coloro che il deserto lo hanno attraversato davvero in cerca di una vita migliore, che il vostro dolore non sia stato vano e possiate trovare ciò che andate cercando, aiutandoci a ritrovare ciò che questo ricco mondo ha perduto di vista.

 

 

Un commento Aggiungi il tuo

  1. annaecamilla ha detto:

    Bellissime parole!!!complimenti per come hai espresso il tuo esistere!!!

    Piace a 1 persona

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