M.other: quando i figli sono in vacanza. Con il grande F.other

Due settimane fa precisamente a quest’ora, 23.14 circa, stavo affrontando uno dei grandi quesiti della madre media italiana: come cazzo faccio senza Alpha e Beta due settimane?

E ancora peggio. A chi potrò raccontare del vuoto cosmico che ti attanaglia quando entri in casa e trovi Hulk da una parte e uno squishy dall’altra e i legittimi proprietari sono assenti? E non torneranno prima di 15 giorni? E sono a circa 250 km di distanza precisamente in campeggio con il grande f.other per cui no access, no limits, io non posso entrare?

Tutti mi coglioneranno. Diventerò l’antitesi della M.other che ho sempre voluto dimostrare di essere.

Come spiego ai miei amici che stare senza figli è un po’ come stare senza il dito medio per due settimane? Giustamente mi diranno: si sopravvive. A cosa serve un dito medio? Al massimo a mandare a quel paese qualcuno mentre guidi, quando sei allo stadio, quando un gesto vale più di tante parole. Ma detto questo si sopravvive dai.

Le prime 48 ore le ho infatti trascorse deambulando per casa. Ho chiamato mia madre che sapevo sarebbe stata l’unica a poter comprendere quel pianto travestito da ustione sulla pancia con l’acqua della pasta. Lei si che avrebbe capito che quello era solo un pretesto per pronunciare le parole magiche: mi mancano i bambini.

Che buffona che sono.

Ho optato per la movida. Locali, bar, concertini estivi. Wow che ficata (come direbbe Beta)! Sei libera!

eh si, già, non vedevo proprio l’ora. E zò pianti tornando a casa.

Poi .

Come sempre.

Alpha e Beta da figli si trasformano nei miei genitori.

Ossia.

Mi insegnano.

A crescere.

Alla terza telefonata (in tre giorni) Alpha mi ha detto “mamma scusa devo andare, la sera c’è la baby dance altrimenti faccio tardi”.

Sti cazzi.

Beta ancora più cinico “mamma scusa sto mangiando. Comunque non ho niente da dirti”.

Aristicazzi.

Quindi? Stanno bene. Sopravvivono. Anzi no. Vivono. E pure bene.

With or without you direbbe Bono. Aggiungendo, a me , and you give yourself away.

M.other pensa. Le prossime due settimane le avrai esattamente tra 365 giorni. Tra un altro autunno. Un altro inverno. Un’altra primavera. E un’altra estate. Quindi? Che fente? Ciammafà?

Ecco che scatta la rinascita. Ma insieme l’ansia da prestazione. Il tutto o il niente. Passo in rassegna i last minutes e mezza Europa divagando tra un possibile cammino di Santiago versione small (molto small) e il Portogallo, la Spagna, la Toscana perché fa cattivo tempo. Con l’amica del cuore azzardiamo una partenza on the road (con la matiz vabbè) senza destinazione si cazzo! Andremo dove ci porta il sole. Poi penso perché no un week and con la sister? In fondo dovevo portarla a Cuba ma poi ho scoperto di essere incinta di Alpha; posso recuperare dopo 9 anni con Saturnia, già Saturnia… Ma no, non basta, voglio di più di più. E se anzi che viaggiare fisicamente mi facessi dei bei viaggioni mentali? Mi drogo. Si, viaggio inside of me così non spendo neanche soldi, non ne ho infondo. Ma no, non basta voglio di più di più per queste due settimane (diventate già 12 giorni…).

E se non facessi un cazzo? E se conducessi una vita NORMALE? In fondo è questo che mi manca. È questo che trasforma da circa due anni il lunedì (il mio giorno libero) in un Saturday night continuo, con la differenza che, rispetto al sabato, non c’è mai nessuno, a Trento è tutto chiuso e il giorno dopo si lavora.

E così ho aperto tutti i chacra di cui il mio corpo è dotato e ho goduto del fatto che chiunque mi chiedesse: ci sei domani? A questa domanda non dovessi aprire l’agenda e contare i fine settimana alternati, né i lunedì. Ma che ad ogni ci sei domani? Fosse martedì, mercoledì o giovedì, fossero le 14 come l’una di notte io potessi dire: si ghe son!

Wow. Ho fatto tutto  e niente. Ho dormito fino alle 11. Ho tenuto il pigiama per 12 ore. Non ho parlato con nessuno per 24. Sono andata al lago a leggere un libro, pensa che culo. Ho fatto almeno 17 aperitivi. Ho cenato con una scatoletta di tonno. Ho mangiato un kebab alle due di notte. Ho ballato con i soliti tre (fondamentali) amici fino al mattino. Ho bevuto birra sul divano con rutto libero. Ho pianto quando la notte è stata amara e riso quando è stata più gentile. Ho avuto un attacco di tachicardia. Ho mangiato con la sister sotto la pioggia. Mi sono sentita Claudia Koll e Madre Teresa di Calcutta contemporaneamente. Ho abbracciato un amico. Non ho pulito casa. Nessuno mi ha chiamato mamma per 12 meravigliosi brevissimi giorni.

Oggi alle 17, un’ora prima del ricongiungimento familiare, volevo piangere. Assai. E mi sono sentita contemporaneamente una merda cosmica per la tristezza che aveva avvolto improvvisamente Caldonazzo beach, la mia Ibiza per 12 giorni. È finito tutto. Mancano altri 365 giorni alle prossime due settimane. Un altro autunno, un altro inverno, un’altra primavera. Una nuova estate.

E se li vedo e non mi emoziono?

Voglio rimanere qui, con i miei amici a bere birra, a mangiare patatine in una barchetta di carta,  a fumare sigarette, a parlare dei gratta e vinci che stanno distruggendo persone già mentalmente deboli, a notare che i maxi sequestri avvengono tra un cambio di governo e l’altro, a leggere Ti prendo e ti porto via mentre i miei amici fanno un disegno luci per il prossimo spettacolo.

17.40 devo andare cazzo. Prendo la tangenziale, un nodo in gola manco avessi una seppia di traverso. Arrivo al benzinaio, luogo dell’appuntamento. Arriva il camper da latitante bulgaro del grande f.other. Ma non l’aveva venduto? Mi mente ancora maledizione.

Alpha e Beta scendono. Li vedo. Nà botta into o’core.

Venite qua, saltatemi addosso, fatemi vedere quanto siete cresciuti, come siete abbronzati. Cosa avete mangiato? Cosa avete fatto? Mi avete pensata? Un po’? Pure io un po’.

Noi siamo così. Come tutti i grandi amori. Andarsene. Separarsi. Allontanarsi. Credere che sia meglio senza. Rigenerarsi. Perché poi sarà più bello tornare. Amarci. Addormentarci abbracciati. Pensare come cazzo abbiamo fatto a stare senza.

E da domani, tornare ad odiarci amandoci.  

Questo è il vero quarto segreto di Fatima, il mistero di una giusta, debole, forte M.other. E ovviamente della sua crew.

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