MAY DAYS

A volte ve ne andate insieme.
Lei sale in macchina.
Tu sali in macchina.
Le piace seguirti a distanza mentre tu metti gli occhi nello specchietto. 
O la affianchi.
Fai finta di niente ma sorridi.
C’è un incrocio: lei va a destra, tu a sinistra. 
È la vita.
Ecco: volevo dirti che continua a parlarti.
Ti parla nel traffico delle sei . 
Ti parla sopra canzoni scontate.
Fino a che la scia non svanisce o il filo si spezza.
Non grandi discorsi: l’essenziale.
***
Non dissolverti.
Non devi, puoi invece.
Riposa.
Chetati.
Leva uno o due strati di vestiti.
Non avrai freddo.
Non ti lascerò morire…
Non rispondere al telefono.
Una birra piuttosto .
Siediti, senti.
Sei amato?
Ami?
Urla.
Vieni qui.
Immagina.
Chiama.
Me, magari.
 ***
I papaveri guardano verso il basso, ma sfacciati. 
Spuntano dove non ti aspetti: ai bordi delle strade trafficate, sui muri grigi. 
Tra le ortiche.
Non puoi afferrarli che già muoiono, delicati e sfuggenti.
Ma si moltiplicano e resistono al vento.
E amano la pioggia.
E brillano al sole.
I papaveri sono l’estate che deve arrivare.
La gente se li tatua e fa bene.
 ***
A volte lui ti osserva da un metro più in là.
Non sai dire se spesso o raramente.
Giri la testa distratta, mai per caso.
Aspetti senza fiatare.
Qualcosa gli esce dalle viscere e viene ad afferrarti.
Lo trascina verso di te: mayday gravità!
Ti investe ma tu non muovi un capello.
Allora si sforza di resistere.
Deglutisce e sposta i pensieri, come macigni.
Si stira e tu bevi falene. 
Va via ma con fatica.
E pensa.
***
Questa stanza esploderà.
Sbaglierò.
Ancora sbaglierò.
Male non so farne.
Ma a te devo.
E tu non stancarti.
Non voltarti.
Toccami, ma passa oltre.
Cercami, mentre ridi forte. 
Andiamo a sud.
Forse il mare ci appartiene.
Viaggeremo in treno.
Io leggerò.
Finalmente leggero.
Tu scriverai.
Come sempre liquida.
E pronta per un bacio randagio.
 ***
I papaveri muoiono senza chiedere scusa. 
Credono alle paperine progressiste: rompono schemi di azzurro.
Si radunano come farfalle arrossite.
Tra aiuole che si atteggiano a prati.
Poi si piegano e si abbracciano al vento.
E non hanno profumo.
E non amano i vasi.
I papaveri sono l’estate fino a ottobre.
La gente se li tatua e fa bene.
GOK
Georgia O’Keeffe

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Conoshare ha detto:

    Ci sono venuti i brividi leggendo! Complimenti davvero

    Piace a 2 people

    1. LaFede ha detto:

      Vi ringrazio… è così difficile avere un feed back…
      grazie di cuore!

      Piace a 3 people

  2. Pasqualina ha detto:

    Come sempre…..sembra ovvio….brava

    Piace a 2 people

    1. LaFede ha detto:

      Grazie…

      Piace a 1 persona

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