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#LIVINGARTISTS incontra le autrici di LIBERE E SOVRANE

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Questo progetto è stato realizzato in collaborazione con “Se Non Ora Quando Trentino”, “A.N.P.I. Rovereto- Vallagarina”, “Casa delle donne Rovereto”, Osservatorio Cara Città nell’ambito de “I tanti volti delle donne” promosso dalla Comunità della Vallagarina con il sostegno di Provincia Autonoma di Trento

Libere e sovrane_allestimento

E’ tardo pomeriggio quando veniamo accolte nella casa di Micol Cossali a Rovereto dove, oltre a lei, ci attendono Michela Nanut, illustratrice della mostra e Mara Rossi che si è occupata di ricerca e contenuto in un lavoro di gruppo svolto insieme a Micol e a Giulia Mirandola e Novella Volani, che oggi non sono presenti.

Lo scopo di questo incontro è quello di avere uno scambio con 3 delle 5 autrici della mostra Libere e Sovrane e di approfondire insieme le sollecitazioni che hanno portato alla luce questa idea e il lavoro che ne è seguito.

La prima domanda che rivolgiamo loro è volta a capire da dove è partito questo progetto.

Nel 2016 ricorreva la celebrazione del 70esimo anniversario del voto alle donne, e l’idea ci spiega Micol, è stata di focalizzarci su un progetto che potesse dare risalto alla presenza, al contributo e all’impegno che hanno apportato le 21 donne presenti all’Assemblea Costituente nella formulazione della Carta Costituzionale. Un argomento di cui non si conosce molto; è emblematico pensare che nell’espressione comune rispetto alla Costituzione vengano citati esclusivamente i “Padri Costituenti”. Questa è una grave lacuna perché l’entrata delle donne nelle istituzioni politiche è stato un passaggio storico epocale e queste 21 donne sono le prime donne nella storia d’Italia ad entrare a pieno titolo nel governo della cosa pubblica, una rivoluzione.”

Nel 1946 viene di fatto introdotto per legge il Suffragio Universale in Italia: le donne durante le amministrative rispondono in massa e anche durante il referendum del 2 giugno, che avviene contestualmente all’elezione dei componenti dell’Assemblea Costituente, l’affluenza femminile supera l’89 per cento; sono candidate 226 donne e ne vengono elette 21 (su un totale di 556 eletti).

L’idea di concentrarsi su queste 21 donne: riscoprirle, ricostruendo la loro storia e il loro percorso di formazione, analizzando il contesto culturale e i pregiudizi che hanno dovuto affrontare dal punto di vista intellettuale e umano, cercando infine di dare risalto all’apporto e alle tematiche che ciascuna di esse ha introdotto nella Carta Costituzionale ci sembrava fondamentale e doveroso in una simile ricorrenza per dare completezza alla celebrazione di quel momento storico perché non solo per la prima volta le donne hanno votato, ma per la prima volta le donne hanno anche potuto essere elette e quindi essere protagoniste riconosciute delle scelte politiche collettive – interviene Mara.

Il reperimento di materiale e di informazioni rispetto alle Madri Costituenti non è stato facile, la carenza di pubblicazioni era, nella primavera scorsa, davvero impressionante; nel 2007 la Fondazione Camera dei Deputati aveva pubblicato una sintesi, tratteggiando ognuna delle 21 donne partecipanti, ma il volume aveva avuto una diffusione molto limitata. Un lavoro di più ampio respiro è stato pubblicato solo nel maggio 2016, “Il primo voto” di Patrizia Gabrielli. Naturalmente sarebbero stati consultabili i documenti conservati a Roma, che testimoniano il lavoro svolto durante la Costituente, ma il nostro gruppo non era nelle condizioni di fare una ricerca storica di questo tipo.

Anche per quanto riguarda la ricerca iconografia, la ricerca, cioè, di un punto di partenza fotografico a cui attingere per arrivare alle illustrazioni che ritraessero queste donne, il percorso è stato tutt’altro che lineare, a causa della carenza delle fonti; per questo possiamo dire che il nostro è stato un lavoro arduo e sotto alcuni punti di vista complesso perché abbiamo potuto lavorare con pochi materiali.

E’ stato molto importante riflettere su come queste donne, alcune di loro molto giovani (Teresa Mattei e Nilde Iotti avevano rispettivamente 25 e 26 anni all’epoca dei fatti) e alcune provenienti da contesti di lavoro minorile (Teresa Noce e Adele Bei iniziarono il lavoro in fabbrica intorno ai 9-10 anni), si siano confrontate ed abbiamo interagito affrontando e portando alla luce non solo il tema generale dei diritti civili e politici delle donne, ma anche tutta una serie di questioni sociali legate al periodo … ad esempio quella dei figli di N.N. (locuzione latina Nomen nesci, con la quale venivano indicati i figli illegittimi) e la posizione del capo famiglia donna che in quel momento non era riconosciuta nonostante esistesse, dato che dopo la guerra molti uomini non avevano fatto più’ ritorno a casa.

Proseguendo in questo lavoro di ricostruzione abbiamo constatato come gran parte della società di allora non avesse colto quanto la posizione della donna fosse cambiata durante la Resistenza e quanto le donne potessero essere in quel momento una risorsa anche nella politica.

La Resistenza è stato un grande momento di protagonismo femminile. Le donne hanno scelto di partecipare volontariamente alla lotta di Liberazione, pur non essendo costrette da nessun obbligo militare, una scelta forte e significativa fatta anche di gesti quotidiani di aiuto e sostegno.

Nella visione militare-ideologica della Resistenza che ha prevalso fino a qualche decennio fa, la Resistenza delle donne era stata messa in disparte. Le donne partigiane ufficialmente riconosciute furono 35.000 (molte altre nel dopoguerra non hanno rivendicato il riconoscimento) e oltre 70.000 presero parte ai Gruppi di Difesa della Donna, realtà tra l’altro pochissimo conosciuta e di cui praticamente non si parla nei libri di storia.

Al termine della guerra si decide addirittura di non far sfilare partigiani e partigiane insieme in corteo perché si ritiene che la società non avrebbe capito quel nuovo tipo di figura di donna: combattente, attiva, che dormiva fuori casa e magari nello stesso luogo dove dormivano anche gli uomini. E’ emblematica la frase della partigiana, poi parlamentare, Marisa Rodano che in seguito all’esperienza di lotta dice: “abbiamo imparato a pensare in grande.” Dico questo per sottolineare il contesto, il ruolo e le esperienze da cui provenivano le Madri Costituenti.

Leggendo la stampa dell’epoca si può constatare la paradossale frivolezza dell’approccio da parte delle testate giornalistiche che si soffermavano (allora come adesso) su considerazioni rispetto all’abbigliamento e l’aspetto delle donne in politica; però anche i temi che si affrontavano allora sono, ahinoi, molto attuali come il dibattito per costruire la parità di accesso alle cariche pubbliche, la protezione della maternità, la parità salariale nel lavoro.

Per quello che riguarda la rappresentazione storica della figura della donna partigianainterviene Michela Nanut  (illustratice della mostra) che lavora come insegnante di sostegno nelle scuole secondarie, trovo avvilente e molto limitante come nella letteratura della e sulla Resistenza, che fa da riferimento nei programmi scolastici, i commenti che riguardano le donne partigiane siano legati esclusivamente ad un’osservazione sulla loro vita privata, come ad esempio ne “Il sentiero dei nidi di ragno” di Italo Calvino. I libri di storia in uso nelle scuole, inoltre, riportano pochissime testimonianze originali dirette dei partigiani e delle partigiane e molti di questi non sono reperibili, in quanto fuori catalogo. Saper raccontare la storia significa non trascurarne le tracce nascoste e il lavoro che abbiamo fatto va in questa direzione. Una ricerca atta a portare alla luce e conservare il prezioso contributo di queste donne e ad uscire dal meccanismo della storia raccontata in prevalenza solo dagli uomini.

Questo tipo di rappresentazioni, limitate e superate, che non fanno emergere il valore e il contributo che le donne hanno portato nella storia, non aiutano lo sviluppo culturale e la questione non si può risolvere con un’appendice al testo dedicata alle donne; c’è bisogno di un cambiamento complessivo dello sguardo, un approccio diverso alla storia, che arricchisca tutti. Il lavoro che abbiamo svolto vuole concorrere a dare visibilità al ruolo avuto dalle donne nella storia della nostra democrazia .”

I cambiamenti, comunque, non sono immediati e la storia non è un processo lineare; infatti, se guardiamo ai dati storici della partecipazione politica, notiamo come già nella seconda legislatura repubblicana (e poi in quelle a venire) si veda scendere considerevolmente la percentuale delle donne elette alla Camera, fino ad arrivare sotto il 3% nel 1968 – percentuale solo di poco superiore al Senato -, e questo nello stesso anno in cui si festeggiava il ventennale della Costituzione.

Prosegue, poi, Micol Quello che desideriamo è che, attraverso questa mostra e attraverso il nostro lavoro, le persone possano scoprire queste donne e che altre donne (ma anche uomini) le possano prendere ad esempio.

Le 21 donne che parteciparono all’Assemblea svolsero un lavoro esemplare di dialogo e di connessione con la comunità, sottolineando e affrontando con coraggio le problematiche del loro tempo.

Si prodigarono in lungo e in largo per il Paese per comunicare con le altre donne (che in quell’epoca erano in gran parte analfabete) cercando di convincerle a votare, ribadendo l’importanza del diritto acquisito con il riconoscimento del voto, e di istruirle su come si svolgevano le votazioni.

Una volta elette, finita la settimana di lavoro in Parlamento, tornavano nei loro territori e incontravano le persone raccogliendo i problemi quotidiani dei cittadini e delle cittadine, in un momento storico, tra l’altro, molto difficile sia dal punto di vista economico che sociale, perché la guerra aveva portato con sé devastazione e povertà; c’erano molti orfani, famiglie rimaste senza padri e donne che si ritrovavano a dover crescere figli nati fuori dalle unioni convenzionali.

Tutto questo in un contesto culturale ancora molto maschilista e tradizionalista, con cui le Costituenti stesse molte volte si scontrarono, come ad esempio l’anticonformista e giovanissima Teresa Mattei (25 anni quando viene eletta) che, incinta e non sposata durante l’Assemblea Costituente, venne attacata dal suo stesso partito, che arrivò a dubitare per questo motivo della sua credibilità “istituzionale”.

Le 21 donne protagoniste della mostra, lavorarono insieme e compresero l’importanza di restare unite nonostante le differenti matrici politiche. Grazie al loro impegno, nella nostra Costituzione sono stati sanciti dei principi guida per l’affermazione dei diritti delle donne e non solo, sono state gettate le basi che poi hanno aperto le porte a successive nuove leggi (il Diritto di famiglia nel 1975, la legge sul divorzio, la legge 194 sull’interruzione volontaria della gravidanza, la legge per l’istituzione degli asili nido, il congedo di maternità e paternità) e segnano la via anche oggi per ulteriori interventi legislativi che rendano effettivi e concreti i principi di diritto affermati nel testo costituzionale.

Nella discussione sulla formulazione del testo della Costituzione c’è stato un grande dibattito anche sulle singole espressioni o parole capaci di fare la differenza. Ad esempio per quanto riguarda la formulazione dell’Art.3 in cui si afferma il principio generale di eguaglianza davanti alla legge, si insiste e si ottiene che venga affermata la libertà e l’eguaglianza di fatto” dei cittadini e delle cittadine. Questa espressione è molto importate perché chiarisce che non basta che i diritti vengano fissati in termini astratti ma è necessario che abbiano un riscontro reale nella vita concreta delle persone.

Dalla concretezza di sguardo di alcune di queste donne sono nate anche iniziative quali “i treni della felicita’”, convogli che dal 1945 al 1952 portarono da Sud a Nord migliaia di bambine e bambini di famiglie finite in miseria nelle case di famiglie che diedero loro cura e istruzione. Una storia di miseria, che vide molte donne aiutare altre donne (madri) nella difficile ma irrinunciabile scelta di lasciare andare i propri figli.

Le testimonianze di vita di queste 21 donne sono testimonianze di entusiasmo, di responsabilità, di partecipazione che ci offrono un’idea diversa della politica rispetto a quella che prevale oggi nel senso comune più diffuso. Questa storia rappresenta il desiderio di essere protagoniste del proprio tempo, di condividere ideali sociali e la prospettiva di un bene comune, con la consapevolezza dell’importanza di portare il proprio contributo.”

A questo proposito Mara ricorda una frase della politica e partigiana Tina Anselmi, la prima donna ad aver ricoperto la carica di Ministra della Repubblica Italiana, la quale sosteneva che i diritti non sono mai conquistati definitivamente ma vanno conquistati di giorno in giorno.

“Per quanto riguarda il divario salariale – prosegue Mara – non c’è nessuna legge che affermi la mancanza di parità ma di fatto la parità in questo ambito non c’è, ci sono ancora molte conquiste da raggiungere, le Istituzioni dovrebbero avere un ruolo attivo in questo senso”

Michela e Mara provengono dal mondo dell’insegnamento e ci fanno presente come alle ragazze di oggi non vengano proposti modelli femminili a cui ispirarsi, in ambito scolastico, soprattutto attenendosi ai programmi istituzionali; poi, quando le ragazze escono dal mondo della scuola, che si può considerare un ambiente protetto, ed entrano nel mondo del lavoro, si scontrano con le difficoltà reali di essere donne lavoratrici. Si trovano ad affrontare in modo brusco e brutale temi quali il diritto al lavoro, il divario salariale, il diritto alla tutela della maternità e la mancanza di pari opportunità effettive tra donne e uomini.

Micol parla invece della percezione prevalente oggi di un’inutilità della politica, di questo senso di diffusa rassegnazione, come se tutte le scelte fossero consegnate ad una dimensione inaccessibile. “Sarebbe giusto capire che nonostante questo sia in parte vero ci sono delle possibilità di partecipare e contribuire al cambiamento, impegnandosi per il benessere, la dignità e la felicita di questa società. In questo senso trovo che il lavoro svolto da queste 21 donne possa essere esemplare e rivitalizzante per un approccio diverso alla politica di cui avremmo bisogno.

“per cambiare il mondo dobbiamo esserci” Tina Anselmi.

E’ importante che le donne credano in loro stesse e per rendere ciò possibile bisogna tramandare una cultura e dei modelli che non siano esclusivamente al maschile. Ci piace pensare che questo lavoro possa essere un arricchimento delle conoscenze storiche per le persone che visitano la mostra ma che riesca anche a far percepire, in particolare alle ragazze e ai ragazzi, l’attualità delle tematiche affrontate, per questo abbiamo cercato di elaborare una rappresentazione immediata dal punto di vista delle illustrazioni e una comunicazione diretta, vivace e fruibile.

I valori affermati nella Costituzione sono un segnavia per il presente e per il futuro. C’è ancora molto lavoro da fare per costruire reali pari opportunità e rendere concreto il riconoscimento della dignità di tutte le persone, per le donne e non solo. La democrazia deve farsi e rifarsi mettendosi sempre in discussione, facendo i conti con chi si ritrova ai margini o addirittura escluso.

Siamo davvero felici che la mostra sia molto richiesta in ambito scolastico perché c’è bisogno che le ragazze e i ragazzi di oggi credano nella possibilità di cambiare il mondo. Se le Madri Costituenti sono riuscite a fare quello che hanno fatto in un contesto difficile come quello di allora, anche le nuove generazioni possono pensare che questo sia possibile. Questo è uno dei messaggi che abbiamo più a cuore rispetto al nostro progetto.”

Affrontiamo il tema degli stereotipi di genere e Micol ci porta il suo prezioso punto di vista, ricordandoci che le differenze sono la ricchezza dell’umanità e che la complessità dei percorsi individuali non si può mai ridurre a degli schemi precostituiti. Ormai siamo in tante a pensare che gli stereotipi di genere siano delle gabbie culturali da lasciarci alle spalle e che penalizzino la formazione identitaria e culturale anche degli uomini.

E’ fondamentale far conoscere alle ragazze e ai ragazzi la Costituzione e la storia delle donne, la lotta per il riconoscimento dei loro diritti, sta in noi volerlo fare.

A questo proposito Mara cita un episodio avvenuto a Senigallia nel 1906, a poco più di 50 anni dall’Unità d’Italia, in un periodo storico nel quale le donne non avevano diritto al voto. Dieci donne marchigiane, tutte maestre elementari, ottennero, anche se solo per qualche mese tale diritto. E lo ottennero ben prima del fatidico 1946.

Anna Maria Mozzoni e Maria Montessori presentarono una petizione al Parlamento per il riconoscimento del diritto di voto femminile nell’ambito del Suffragio Universale e molto probabilmente questo scritto influenzò le dieci suffragiste marchigiane che presentarono la domanda di iscrizione nelle liste per le future elezioni politiche. La prima sorpresa fu che la commissione elettorale della Provincia di Ancona accolse l’istanza. Questo accadde, invero, anche in qualche altra città. Ma la vera sorpresa fu che il ricorso contro tale decisione, tempestivamente presentato dal Procuratore del Re, non venne accolto: fu rigettato dalla corte di appello di Ancona con una sentenza che confermò l’iscrizione nelle liste elettorali. La vicenda tornò poi nell’alveo della normalità, perché la Corte di Cassazione di Roma (la cassazione civile non era stata ancora unificata) cassò la sentenza. Tuttavia il fatto rimane eclatante: per 10 mesi dal luglio 1906 al maggio 1907, le maestre rimasero iscritte nelle liste degli aventi diritto al voto.

Se il governo dell’epoca, presieduto da Giolitti, fosse caduto in quel periodo e si fosse andati alle urne, avrebbero votato 2.541.327 italiani maschi e 10 italiane: le maestre di Senigallia.

Ma il Governo Giolitti in quei mesi non cadde.

(Intervista realizzata da Mottes Masha e Semprebon Lucia)

Pagina Facebook ufficiale Libere e Sovrane

PDF Scheda tecnica mostra Libere e sovrane 

LIBERESOVRANE

Biografie in ordine alfabetico:

MICOL COSSALI

Narratrice multimediale e autrice di documentari dedicati al tema della memoria e del lavoro. Ha curato la direzione artistica di diversi progetti espositivi con Fondazione Museo storico del Trentino, Museo MAG, Bersntoler Kulturinstitut.

Organizzatrice culturale e attivista impegnata nella valorizzazione delle esperienze e del pensiero delle donne con Se Non Ora Quando Trentino e Casa delle donne di Rovereto.

GIULIA MIRANDOLA

Giulia Mirandola si occupa di educazione alla lettura e di progettazione culturale. Opera dal 2004 in ambito editoriale. Ha lavorato per Hamelin Associazione Culturale, Topipittori, Babalibri. Offre servizi di formazione sugli albi illustrati a biblioteche, librerie, musei, associazioni, enti pubblici e privati, festival.

MICHELA NANUT

Nata e cresciuta in Valle Camonica, si laurea in Filosofia della Scienza a Bologna. Dopo aver conseguito la specializzazione, lavora come insegnante di sostegno nelle scuole secondarie superiori della Provincia Autonoma di Trento.

Parallelamente al percorso di insegnante comincia a lavorare come illustratrice, inizialmente contribuendo alla creazione di libri di testo con Loescher e quindi collaborando con alcune realtà in ambito provinciale.

Dal 2013 collabora come illustratrice con Non Profit Network – CSV Trentino.

In questi anni ha partecipato a numerosi workshop di specializzazione nell’ambito dell’illustrazione.

NOVELLA VOLANI

Novella Volani, appassionata di storia e laureanda in “Studi storici e filologico-letterari” presso l’Università degli studi di Trento, lavora autonomamente in qualità di Accompagnatore di Territorio su percorsi di interesse storico ed etnografico e partecipa attivamente alle ricerche promosse dal Laboratorio di storia di Rovereto.

MARA ROSSI

Ha 67 anni. E’ un’insegnante di scuola primaria in pensione. Percorso esistenziale e di formazione dentro il ’68, l’autunno caldo, il femminismo, la CGIL Scuola. Ora si occupa di sindacato (Coordinamento Donne SPI CGIL) ed è la presidente dell’ANPI Rovereto-Vallagarina.

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