LA STANZA DI GIOVANNI

In questi giorni mi sono trovata a fare una considerazione, in parte indotta anche da alcuni racconti di amiche sull’omosessualità, che mi hanno ricordato tutto il pregiudizio e la mancata accettazione che tocca ancora tanti ragazzi e ragazze, uomini e donne. Mi hanno raccontato di due coppie che si sono sposate. Ad uno dei due matrimoni alcuni familiari hanno partecipato con sdegno, la madre di uno dei due sposi addirittura quasi addolorata e il padre volutamente assente; all’altra cerimonia l’intera famiglia di uno degli sposi non ha partecipato. Devo dire che questa non è una realtà che vivo da vicino e quindi preferirei astenermi dal giudizio su questi casi specifici, ma non posso evitare di immaginare il dolore diffuso, profondo e generale che sta dietro un tale rifiuto, nonché il senso di abbandono che invade proprio uno dei momenti più importanti della vita di chiunque. 

Tutto questo mi porta a fare una serie di considerazioni generali, legislative piuttosto che culturali. 

Da settembre del 2018, in India lomosessualità non è più reato poiché la Corte Suprema indiana ha depenalizzato l’omosessualità, cancellando la sezione 377 del Codice penale indiano che da 157 anni puniva come “offese contro natura” questi comportamenti;

In Brasile, nonostante la chiara corrente politica di Bolsonaro e l’uccisione di 141 persone tra uomini e donne che fanno parte del folto popolo LGBT, a maggio una sentenza storica del Tribunale Superiore Federale ha deciso a maggioranza (sei voti su undici) di equiparare l’omofobia e la transfobia al razzismo; saranno entrambi considerati reati e potranno essere puniti fino a 3 anni di carcere, almeno a quanto riporta una notizia del maggio 2019, dopo di che non sono più riuscita a reperire informazioni.

Per quanto riguarda la storia recente, in Germania l’omosessualità, introdotta come reato nel 1871, è rimasta tale fino al 1994.

In Italia l’omosessualità non si configurava come reato nemmeno dopo l’introduzione di un nuovo codice penale nel 1930, denominato “Codice Rocco”, anche se nel progetto erano inizialmente previste sanzioni che poi non furono formalizzate. Tutto questo non certo per larghezza di vedute del regime fascista, ma perché l’idea primaria era quella di non “pubblicizzare l’omosessualità” con una legge specifica che ne riconoscesse l’esistenza. Inoltre il regime fascista ebbe a più riprese modo di affermare che gli italiani erano “un popolo troppo virile” perché ci potessero essere degli omosessuali. Le relazioni omosessuali erano considerate più che altro un “vizio” caratteristico della storia inglese o tedesca: un modo assolutamente pittoresco di affrontare la questione.

Negli anni Cinquanta, in America, il Maccartismo portò all’intensificarsi della repressione omosessuale, le incursioni della polizia nei locali gay divennero una costante fino agli Sessanta: le persone omosessuali e transgender potevano essere arrestate per i motivi più disparati: baciarsi, consumare alcolici e vestirsi con abiti dell’altro sesso, fino ad arrivare alla rivolta di Stonewall. La notte del 27 giugno 1969, poco dopo l’1:20,  si verificò una serie di violenti scontri fra gruppi di omosessuali e la polizia a New York nello storico locale Stonewall Inn, un bar gay in Christopher Street, nel Greenwich Village, un quartiere del distretto di Manhattan.

Tutto questo è il preambolo formale a una società che nel 2019 deve ancora prendere coscienza del fatto che alcune rigidità possono essere equiparate a razzismo piuttosto che alla persecuzione di minoranze o banalmente al rifiuto della diversità.  Mi soffermo sull’importanza che il riconoscimento legislativo può avere per la società: introdurre il reato di omofobia non sarà sufficiente per far sì che una certa mentalità sparisca completamente, ma alzare il livello della morale pubblica può, in molti casi, fare in modo che con il tempo si raggiunga un cambiamento culturale o che quanto meno chi ora si sente libero di esprimere certi pregiudizi senza filtri, sia costretto a darsi un limite.

A questo proposito posso riportare che in Italia una legge specifica contro il reato di omofobia, posto che è stato riconosciuto almeno formalmente che l’orientamento sessuale non deve essere oggetto di discriminazione, è ferma in Senato dal 20 settembre 2013, dopo essere stata approvata alla Camera. 

Una nota a margine, per quello che riguarda il nostro bel Trentino: la Giunta Provinciale ha deciso di eliminare i corsi sull’educazione di genere, contro l’omofobia e sulla discriminazione di genere per cui eravamo considerati eccellenza e realtà all’avanguardia e che si occupavano di affrontare con i ragazzi questi argomenti con dei percorsi specifici nelle nostre scuole.

Nel riflettere sull’argomento, ho ripensato a un libro che ho veramente amato, senza dubbio uno dei miei preferiti: “La stanza di Giovanni” di James Baldwin. Non sono in grado di farne una recensione: l’autore raggiunge stilisticamente vette altissime nel descrivere tutte le sfumature di un caos emozionale e che trascina tutti i protagonisti verso un amore impossibile. Ma se anche soltanto parlandone a qualcuno verrà voglia di leggerlo, mi sembrerà di aver raggiunto un grandissimo risultato.

Lo stesso James Baldwin, scrittore afroamericano nato ad Harlem nel 1924, fu omosessuale; il libro, uscito nel 1956, scatenò un vero e proprio scandalo considerato l’argomento; sono pagine che ti spezzano il cuore, ma che ti riempiono l’anima portandoti veramente dentro un argomento che ancora oggi  rimane per molti un tabù. Va però detto che l’autore disse in un’intervista nel 1984 “la stanza di Giovanni non è veramente un libro sull’omosessualità… È su cosa succede se hai paura di amare un’altra persona”. 

E quindi, mi sentirei di aggiungere, è per tutti.

Da “La stanza di Giovanni” 1956:

“Amalo- disse Jacques con veemenza, -amalo e lascia che ti ami. Pensi davvero che qualcos’altro conti sotto il cielo? E quanto pensi che possa durare, nella migliore delle ipotesi, visto che siete tutti e due uomini e avete ancora tutta la strada da fare? Solo cinque minuti, te lo posso assicurare, solo cinque minuti, la maggior parte dei quali, helàs!, al buio. Ma se li consideri sporchi allora lo saranno: saranno sporchi perché non darai nulla, perché disprezzerai la tua e la sua carne. Ma puoi rendere il vostro incontro tutt’altro che sporco, potrete darvi a vicenda qualcosa che vi renderà entrambi migliori, per sempre, se non te ne vergognerai, se solo non ci andrai cauto. Se ci vai cauto per troppo tempo- disse, in un tono diverso -finirai intrappolato nel tuo stesso sporco corpo, per sempre e per sempre e per sempre, come me- […]
Sorrisi. -Cose che mio padre non mi ha mai detto-
-Qualcuno- disse Jacques -tuo padre o il mio, ci avrebbe dovuto dire che non sono mai state molte le persone morte d’amore. Ma milioni di persone sono morte e stanno morendo ora dopo ora (e nei luoghi più strani!) per mancanza d’amore- “

Infatti sono – o ero – una di quelle persone che si vantano della propria forza di volontà, della capacità di prendere una decisione e di portarla avanti. Questa virtù, come la maggior parte delle virtù, è assolutamente ambigua. Le persone che ritengono di essere decise e padrone del proprio destino possono continuare a crederlo unicamente diventando maestre dell’autoinganno. Le loro decisioni non sono affatto decisioni – una vera decisione ti rende umile, consapevole che essa dipende da più fattori di quanti non si possa dire – bensì elaborate tecniche di fuga, di illusione, messe a punto per far apparire loro stessi e il mondo ciò che essi non sono e il mondo non è.

James Baldwin – Harlem (New York), 2/8/1924 – Saint-Paul-de-Vence, 1987 – Scrittore afroamericano.

James Baldwin

Attivista del movimento per i diritti civili negli anni cinquanta e sessanta, Baldwin ha narrato la condizione dei neri d’America e si è battuto per l’integrazione razziale.
Ha trattato nei suoi libri il tema dell’omosessualità, spesso suscitando polemiche anche all’interno della comunità nera.
Dal 1948 in poi ha trascorso la sua esistenza tra la Francia del Sud e New York. Ha scritto romanzi, opere teatrali e saggi, tra cui: Gridalo forte (1953), Mio padre doveva essere bellissimo (1955), La stanza di Giovanni (1956), Un altro mondo (1961), La prossima volta, il fuoco (1963), Blues per l’uomo bianco (1964), Stamattina, stasera, troppo presto (1965), L’angolo dell’amen (1968), Sulla mia testa (1979), Il prezzo del biglietto (1985). Nel 2019 viene pubblicato Un altro mondo (Fandango).

Articoli consigliati:

The Unsparing Confessions of ‘‘Giovanni’s Room’’

By Colm Tóibín

February 26, 2016 The New Yorker

Pubblicato da

"When nothing goes right, go left." Ex imprenditrice, ex impiegata pubblica, ex ragazza di un ragazzo. In perenne mutazione a volte voluta altre volte voluta dal caso. Nata sotto il segno della Vergine ansiosa senza speranza ma pronta a combattere qualsiasi battaglia. Rebel, classe, sweetand better: di tutto un po' ma q.b.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.