MOVEMBER

Questo mese ho deciso di parlare di uno stereotipo di genere, che riguarda il mondo maschile e rompere il silenzio su un tema fondamentale quale quello della salute e della prevenzione legata all’universo maschile.

E’ statisticamente provato che le donne vivono più a lungo degli uomini. Questo dato, attribuito un fattore genetico, negli ultimi anni ha trovato altre spiegazioni grazie alla riflessione che riguarda l’universo maschile. Si è visto, in particolare, quanto poca sia diffusa la cultura della salute e l’idea della prevenzione tra gli uomini.

Possiamo dire che per le donne sia, fortunatamente, normale sottoporsi a visite ginecologiche periodiche, nonché prendere in considerazione l’idea di occuparsi della salute mentale in periodi di grande stress, o nei momenti di fragilità post gravidanza.

Culturalmente in questo senso è stato fatto tanto per diffondere fra le donne l’educazione alla salute, mettere in luce i potenziali e più frequenti pericoli rispetto ai tumori, in particolare al tumore al seno e diffondere l’idea che nel corso della vita una donna per svariati motivi, ormonali piuttosto che circostanziali, potrebbe doversi trovare ad affrontare una depressione.

Tutto questo, che noi donne diamo quasi per scontato, è praticamente alieno alla cultura maschile. Per l’uomo andare dall’andrologo non è una cosa naturale (oddio magari nemmeno una visita ginecologica è esattamente in cima ai desideri femminili, ma sappiamo che dobbiamo farlo). Nel corso della sua vita potrebbe non andarci mai; e potrebbe, ad esempio, non affrontare mai il tema delle malformazioni congenite al pene come avere fimosi o frenulo corto: problemi che possono causare fastidi anche durante i rapporti sessuali, e ai quali si porrebbe rimedio attraverso una semplice circoncisione.

In Italia, ci sono 484.170 persone affette dal cancro alla prostata, 34800 nuovi casi l’anno e 7.174 decessi. É la neoplasia più frequente tra i soggetti di sesso maschile e rappresenta oltre il 20% di tutti i tumori diagnosticati a partire dai 50 anni di età. La buona notizia è che, grazie alla diagnosi precoce e a terapie sempre più efficaci, c’è stato un aumento del tasso di sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi, passato dall’ 88,6% del 2016 al 91% del 2017 (secondo i dati del Rapporto AIOM/AIRTUM «I numeri del cancro in Italia 2017»).

Novembre quindi, per arrivare al tema, è il mese di Movember un movimento che nasce nel 2003 a Melbourne dall’idea di alcuni ragazzi che, dopo un paio di birre, decisero di farsi crescere i baffi per imitare la moda degli anni ‘80. Per giustificare il loro nuovo look pensarono di raccogliere dei fondi in favore della ricerca contro il cancro, non immaginando che la loro idea, nata per scherzo, si sarebbe trasformata in un movimento globale che è cresciuto e si è ampliato introducendo anche l’attenzione alla salute mentale e l’idea di rompere il meccanismo culturale secondo il quale molti uomini non permettevano nemmeno a sé stessi di concepire e di conseguenza accettare un momento di fragilità psicologica.

Regole per partecipare:

  1. Radersi completamente la barba
  2. Per l’intero mese di Novembre (1-30 incluso) far crescere i baffi e radersi barba e pizzetto
  3. Assolutamente vietata la congiunzione baffi-basette

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E’ possibile fare delle donazioni alla Fondazione che si occupa di organizzare eventi di promozione e sensibilizzazione qui https://ex.movember.com/it/

Ma se la partecipazione a questo gioco diventa anche un mezzo per parlare a qualcuno della vostra salute fisica o mentale, o se prenderete in considerazione l’idea di sottoporvi a un controllo, possiamo dire che l’obbiettivo sarà raggiunto! 

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