LA TERRA ROSSA DEL DESERTO

“L’uomo che fermò il deserto”, così è noto Yacouba Sawadogo grazie ad un documentario che gli è stato dedicato nel 2010. È tra i vincitori del Premio Nobel Alternativo istituito in Svezia dalla Right Livelihood Award Foundation per omaggiare: “persone coraggiose che trovano soluzioni ai problemi globali”.

Yacouba, oggi 78enne, da anni porta avanti il suo lavoro di coltivatore per combattere la desertificazione delle terre site nel Burkina Faso settentrionale.

Ha riportato in uso una tecnica non convenzionale, rivalutata a partire dagli anni ’80 proprio grazie al suo insegnamento, che è stata utilizzata per ripristinare migliaia di ettari di terra asciutta e ridurre la fame in Burkina Faso e Niger.

Ma, come spesso succede in questi casi, Yacouba non ha sempre goduto di questa popolarità e di questo apprezzamento.

Alla metà degli anni ’70 l’area del Sahel fu colpita da una grave siccità, molte persone abbandonarono la terra, mentre il deserto avanzava Yacouba decise contro corrente di mettersi a fare il contadino.

Considerato un folle dalla sua gente, mise in pratica un’antica tecnica caduta in disuso, appresa nel Mali: la tecnica del “zai”, che consiste nello scavare buche durante la stagione secca per trattenere l’acqua; Yacouba allargò le fosse e le coprì di foglie e letame per attirare le termiti, che scavando cunicoli nel terreno trattengono l’umidità e fanno in modo che il suolo si rimineralizzi.

Piantò miglio, sesamo, ma anche alberi per fare ombra, arbusti e altri vegetali che concimano il suolo con le foglie, fino a ripristinare un’intera foresta; purtroppo siamo in Africa e i nemici non mancano né fra i governanti né fra chi ha interesse a costruire e speculare: una parte della foresta è stata espropriata e gli alberi falciati per costruire.

Yacouba ha intrapreso una battaglia legale e nel frattempo “dove loro tagliano io ritorno a piantare” dice. I suoi 17 figli e 40 nipoti lottano con lui.

 

Yacouba Sawadogo.2jpg

4Yacouba Sawadogo

 

 

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