Non vedo l’ora che arrivi la fine delle donne di Daria Bignardi

S’intitola La fine degli uomini ed è un saggio che in America prendono molto sul serio, nonostante il titolo furbetto che non ha deciso l’autrice: lei avrebbe voluto chiamarlo La fine del macho, oppure La fine del testosterone. L’autrice, Hanna Rosin, è una giornalista israeliana che vive a Washington: l’hanno intervistata alla «27ora», il blog del Corriere della Sera, e domenica 4 era su La Lettura.
Hanna Rosin dice cose che già sappiamo ma lo fa in un modo brillante e autorevole, e approfondisce una situazione di cui parliamo ossessivamente ma che non abbiamo mai sancito del tutto: gli uomini così come li abbiamo conosciuti non esistono più. Purtroppo o per fortuna? Per fortuna, secondo Rosin.
Hanna Rosin, tre figli e un marito giornalista che lavora a Slate, appartiene a una élite, ma se ne rende conto. «Sia io che mio marito abbiamo sempre lavorato e condiviso la cura dei figli. Sono io quella che si occupa di più dei ragazzi, ma è lui quello che cucina più spesso e paga le bollette. Nel mio libro descrivo con ottimismo la nascita di un nuovo modello matrimoniale che chiamo “la coppia altalena”, nella quale uomini e donne si scambiano i ruoli tradizionali di chi porta a casa lo stipendio e di chi si occupa della casa e della famiglia, alternandosi nell’uno e nell’altro ruolo. È un inizio di modernità». Rosin è convinta che i nostri figli trarranno vantaggio da un futuro diverso, in cui si potrà scegliere se dedicarsi più al lavoro o alla famiglia senza farsi condizionare dal sesso, bensì a seconda delle propie inclinazioni.
«Ma se siamo prossime alla fine degli uomini, saremo presto più sole?», le chiedono a un certo punto le giornaliste del Corriere, ponendo la più femminile e la più concreta delle domande. Ed è qui, dopo tanto ottimismo, che la risposta si fa inquietante: «Alcune donne si ritroveranno più sole quando si renderanno conto che gli uomini che hanno accanto non sono all’altezza del cambiamento». Sdeng. Sottinteso: la patata bollente è in mano alle donne.
Non sarà un caso se non lo hanno intitolato La fine delle donne, questo saggio. Se davvero fossimo così prossimi a un mondo di opportunità allargate, di parità e alternanza di ruoli, non sarebbero solo gli uomini – così come li abbiamo conosciuti – a essere finiti, ma anche le donne. Invece si parte dal presupposto che le donne continuino a essere tali ma in più «raddoppino», assumano anche il ruolo di padri, di capifamiglia, di dirigenti, oltre a quello antico di custodi e nutrici.
Penso a tutte le cose che ammiro e invidio negli uomini: la capacità di fare quel che gli piace senza anteporre sempre il dovere al piacere, il pensiero lineare, la capacità di semplificare, la scarsità di sensi di colpa, l’inclinazione a sdrammatizzare, la naturale e sana disposizione a schivare situazioni e persone faticose e a pensare prima di tutto a se stessi.
Anche le donne devono cambiare, e non solo raddoppiare. Imparando a essere più leggere, a delegare, a fare di meno invece che di più. Mi sentirò ottimista come Hanna Rosin quando scriverà La fine delle donne, così come le abbiamo conosciute.

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