POETI MODERNI LOGOS

Il secondo appuntamento con i poeti moderni ci fa scendere a sud, sud come Roma, ma prima ancora sud come la Puglia.
Oggi intervisterò il mio fratello terrone, il poeta che dalla provincia di Bari si è spostato poi a Roma alla conquista della capitale, Giuliano Carlo “Logos” De Santis!
Mattia Zadra

Ciao Giuliano! Ciao Carlo! Ciao Logos! Buongiorno sig. De Santis! Benvenuti a tutti.

  • “Graz…” 
  • “Amici, fate silenzio per favore che non riesco a parl…” 
  • “Ciao mamma!!!” 
  • “Grazie mille, gentilissimo” 

Sono felice di poterti intervistare per Poeti Moderni. Come sai questa rubrica nasce con il proposito di raccontare i poeti contemporanei in una chiave diversa, più colloquiale e “umana”.
Io e te ci siamo conosciuti a Milano, nel 2017, in occasione delle finali nazionali del campionato italiano di poetry slam. Due settimane dopo esserci presentati io già stavo accampato a casa tua. Sono io che sono uno scroccone senza vergogna o questa è la proverbiale ospitalità del Sud?

Come insegna un grande saggio, le vie del tarallo, come quelle dello scrocco, sono infinite. L’enorme saggezza che ne possiamo trarre è: tutte e due.

Appena arrivato la tua famiglia mi ha accolto e ingozzato di cose buonissime. Mi sentivo un po’ Hansel (e anche un pochino Gretel), messo all’ingrasso per poi essere buttato in forno (ndr. Non è accaduto). Tu che con la tua famiglia ci sei cresciuto come diavolo fai ad essere magro?

Ti ringrazio per la domanda, sono anni che cerco un luogo adatto alla divulgazione scientifica in questo particolare campo così bistrattato dell’anatomia umana. E’ presto detto: i Terroni© dispongono di un sistema digerente ausiliario che assorbe il cibo in esubero rispetto al normale fabbisogno di un essere umano (di base, circa il 92% del cibo che un Terrone© mangia). Tale nutrimento viene combusto e – invece di essere trasformato in ATP e grasso – viene irraggiato nell’etere sotto forma di MCU (Molesto Calore Umano). Questo permette il mantenimento di una fisionomia longilinea e contemporaneamente di una lunga fila di persone armate di randello che ti vuole accoppare.

Ora che abbiamo sparato un paio di cose che non c’entrano assolutamente nulla concediamoci d’essere un minimo più professionali.
Il tuo cammino poetico ti ha portato ad essere a Roma, ma tutto è cominciato nella tua patria. Ti va di raccontare un po’ come hai mosso i tuoi primi passi nel mondo della poesia e dello slam?

(nota per il poeta: nun t’allarga’ troppo, se vai oltre le 10 righe ti taglio e censuro che manco il fascismo, lol)

SaVò bVeve: il mio caro amico (e membro di medesima crew e maestro jedi di Freestyle) NigiaFlow va in Erasmus a Lille, in Francia. Durante una jam vede slammers performare. Mi chiama. Mi dice “oh ci sta una cosa che praticamente la gente dice le poesie e altra gente la ascolta seriamente. Si chiama Poetry Slam. Secondo me è la strada tua” (io da un po’ lamentavo difficoltà nel veicolare i contenuti che desideravo all’interno del contesto hip-hop medio). Sant’uomo. Scrivo alla mail LIPS. Mi passano il contatto di Andrea Bitonto, referente Puglia. Ci vediamo. Gli si inchioda la macchina e passiamo la sera a spingerla. Non parliamo praticamente affatto di poesia o LIPS. Il mese dopo partecipo al mio primo slam.

Sipario.

Il tuo scrivere testi nasce quindi da un ambiente musicale, ho anche avuto modo di sentire dal vivo la tua band Stip’ ca Groove (e sono pure un fiero possessore del vostro ciddì). Non è insolita questa migrazione dal mondo del rap a quello della poesia, ma mi sono sempre chiesto una cosa. Io sono un bassista e di solito chi suona il basso lo fa perché con la chitarra è una schiappa. I rapper che si danno alla poesia sono i bassisti della parola?

Morto.
La verità è che dopo aver imparato a condensare tutto ciò che vuoi dire all’interno della griglia rigida delle quartine, farla poi esplodere ti regala un senso di libertà espressiva INFINITA. Sono certo che sia questo che ci attira come mosche al miele, provare per credere! (Ma poi smettete subito, per carità, che di rapper ce ne sono troppi.)

Ovviamente la mia domanda qui sopra era una provocazione che ci porta a parlare di un’altra cosa bella e pure molto recente, ovvero la tua partecipazione al Premio Dubito di poesia con musica, concorso nel quale ti sei piazzato terzo, un ottimo traguardo!
Che ricordi ti porti via da quest’esperienza?

La cosa pazzesca è stato il posto, la cosa pazzesca è stato il pubblico presobenissimo, la cosa pazzesca è stata la gentilezza infinita dei genitori di Abe, la cosa pazzesca è stata che c’erano due terzi della scena nazionale LIPS condensati inunminuscolospaziovitale, la cosa pazzesca è stata che c’era Dige (ndr. Matteo Di Genova) che da quella mattina delirava su facebook chiedendo nei comenti di qualunque post se ogni persona fosse diretta a Milano, la cosa pazzesca è stata che la somma di tutti questi fattori ci ha fatto sentire per l’ennesima volta che ormai ovunque si vada in Italia c’è una parte della family pronta a darti il proprio supporto. E questo mi rende felice e orgoglioso, a dispetto di qualunque criticità.

A livello pratico invece, visto che ti sei mosso in entrambi i campi, come lo vivi il rapporto fra la parola e la musica?

Io non mi sono mai considerato un musicista (e onestamente non avrei mai potuto farlo): sono uno che ha avuto l’enorme fortuna di poter mescolare le proprie parole alla musica di gente veramente forte. Da lì ho solo proseguito sulla stessa strada, anche quando – per motivi terronici di migrazione a fini impiegatizi – la band si è sciolta. E’ naturale che quando produci artisticamente con qualcuno (che sia un altro performer o un musicista o una pletora di musici invasati con sezione fiati annessa) la difficoltà e la bellezza stiano tutte nell’entrare in risonanza e contaminarsi vicendevolmente. Accade che si parta entrambi da zero; che uno dei due abbia già una bozza di testo o di riff di partenza e l’altro scriva o componga partendo da quello; accade anche che uno abbia un proprio lavoro completo e l’altro costruisca interamente su quello. A volte magari senti di snaturarti, ma nel lungo periodo – se risuoni con le persone giuste – non puoi che essere soddisfatto di ciò che diventi. 

Ma veniamo a noi e parliamo di ciò che ci ha fatti incontrare e che ci regala sempre nuove scuse per abbracciarci pur stando lontanissimi, il poetry slam. Abbiamo già parlato della tua esperienza pugliese (e se non lo hai fatto torna a 4 domande fa e fallo, altrimenti sembro scemo ahah), ma da più di un anno c’è un nuovo fuoco che arde nella family L.I.P.S. (Lega Italiana Poetry Slam), quello di WOW – incendi spontanei, il tuo collettivo con base a Roma. Siete un gruppo molto attivo ed effervescente (e con te di mezzo non potrebbe essere altrimenti). Ci racconti in breve le cose matte che fate?

Eheh non è facile riassumere Incendi in poche parole, ma un bignami potrebbe essere questo: il nome richiama una serie di riflessioni del filosofo Hakim Bey in tema di Terrorismo Poetico, la possibilità di liberare chi hai intorno dal binario dell’ordinario in cui è intrappolato (ed accendere il suo fuoco sacro interiore) facendo loro pronunciare il sacro “WOW!”. Quello che facciamo:

  • abbiamo un appuntamento mensile di slam ospitante un performer italiano; 
  • abbiamo un appuntamento mensile di slam ospitante un campione internazionale (l’anno scorso abbiamo abbracciato Dani Orviz, Bence Barnay, Tania Haberland, Laura Sam, Alexis Diaz Pimienta e il padre dello slam mondiale Marc K. Smith); 
  • abbiamo una società segreta (SSSSH!) di Poesia Carbonara con cui organizziamo eventi notturni segreti di poesia in giro per la città (tetti di palazzi, isole al centro del Tevere, vagoni di metropolitana) avvisando gli iscritti all’ultimo su ora e location e mangiando spaghetti alla carbonara, in giro, tra un verso e l’altro; 
  • organizziamo serate di storytelling per difendere l’arte orale più antica e aggregante di sempre; 
  • siamo co-fondatori della rivista di poesia romana HpO //ACCAPO // Scritture Capitali; 
  • collaboriamo con le realtà locali (e non) più virtuose nel sociale: Extinction Rebellion (ambiente), Sparwasser e Nonna Roma (supporto a persone sotto la soglia della povertà e alle minoranze etniche), Zalib (presidio contro la chiusura di piccole librerie storiche), Accademia D’Ungheria (diplomazia culturale), LazioInnova (supporto alle start-up locali), Comune di Viterbo. 

Oltre ad essere un organizzatore, però, sei rimasto anche attivo in prima persona come poeta, tant’è che a Ragusa, alle finali nazionali L.I.P.S. di quest’anno, sei stato uno dei protagonisti della gara (so anche che molta gente aveva scommesso su di te ed ora ti cerca per rifarsi dei soldi persi. Uno sono io).

Così come al Premio Dubito infatti, anche a Ragusa ti sei piazzato terzo. Il tuo è un feticcio per il bronzo o è che semplicemente ti sembra inelegante arrivare primo o secondo?

Guarda, mi hai scoperto. Praticamente ho usato la vecchia tecnica dell’illudervi di mie presunte capacità per poi puntare contro di me. Ora navigo nell’oro, con la mia faccia di bronzo.

Battute a parte (sono un poco stronzetto, lo so), raccontaci la tua Ragusa, sia da poeta in gara che da membro di quell’orda/famiglia di poeti che ha invaso la città in quei giorni.

Ragusa è stata quello che proprio Hakim Bey chiamerebbe TAZ – Zona Temporaneamente Autonoma: una parentesi nello spazio e nel tempo in cui un gruppo n di esseri umani allarga le maglie del vivere sociale innestandoci delle regole di vita personali e completamente diverse. Una piccola enclave al di fuori del mondo. A costo di suonare smielatamente naif, questo è tutto ciò che è stata per me (e, mi pare di aver intuito, per molti).

Poco dopo essere rientrati da Ragusa tu hai subito scaldato di nuovo i motori e te ne sei uscito con una nuova figata, il tuo spettacolo interattivo di poesia performativa “MÖBIUS”. Io l’ho visto, ma racconta a chi ci legge come è nato e di cosa si tratta.

Allora, mi faccio serio ‘che ‘sta cosa è molto importante per me: MÖBIUS si articola in uno storytelling la cui trama è definita dalle scelte del pubblico. La storia narrata ha un bel po’ di possibili finali multipli (e ha comportato un fomentosamente complesso processo di memorizzazione per loci), e le trame compongono la cornice narrativa nella quale vengono racchiuse le esecuzioni di Slam Poetry. I temi che tocco, che ho mischiato con la cornice (fanta)scientifica del viaggio nel tempo, spaziano dal rapporto tra individuo moderno e società alla ricerca del proprio scopo ultimo 

…il tutto condito da un bel po’ di pippe mentali che mi hanno tenuto bello impegnato negli ultimi anni.

Il collettivo trentino AltroVerso (di cui faccio parte) è stato uno dei primi ad ospitare il tuo spettacolo, la qual cosa, non lo nego, mi rende un poco fiero. Al circolo The Middle di Mezzolombardo c’è stata una doppia replica, una al mattino con torta e caffè ed una alla sera con birre e pizzette.

Com’è andata questa trasferta al Nord?

(nota per l’autore: puoi scrivere quello che ti pare, tanto io poi da buon Winston Smith riscriverò tutto in modo da compiacere il G.F. che ci guarda)

In maniera del tutto non correlata all’arma da fuoco che mi sta venendo puntata alla nuca in questo momento, sento di dire in totale spontaneità che gli AltroVerso o, come mi piace chiamarli, i sovrani unici e indiscussi del mondo, sono stati dei padroni di casa coi fiocchi. Intanto si sono presi cura delle mie membra intirizzite dal gelo cui non erano affatto pronte, poi hanno letteralmente evocato nel mezzo del nulla due situazioni completamente surreali e magiche. In particolare la combo bolladiteporeerincoglionimentomattutino-poesia è un esperimento che mi piacerebbe tantissimo ripetere: il mood da salotto familiare che si è generato ha dato veramente un tocco magico al tutto.

Bene, stiamo diventando lunghi e noiosi, il lettore medio si sarà già rotto da un pezzo di leggerci, quindi comincerei a tirare un po’ le somme e le sottrazioni.

Siccome son pigro la penultima domanda fattela tu. Chiediti qualcosa che avresti voluto ti chiedessi ma che ho totalmente ignorato.

L’unica e sola Domanda Fondamentale non è stata posta: qual è il senso della Vit4, l’Universo e 2utto Quanto?

E in ultimo, la domanda che conclude tutte le nostre interviste per Poeti Moderni. Qual è la cosa che, finché ci sarà, ti farà sempre andare a fare/vedere gli slam?

Ciò che mi ha sconvolto (positivamente), ipnotizzato e mai più abbandonato, passando dal mondo esclusivamente del rap anche a quello slam: il silenzio. L’attenzione di un pubblico che è lì appositamente per sentire ciò che tu, da solo nella tua stanza, o camminando sotto la pioggia, felice o a pezzi hai scritto, è impagabile. Di questo non mi stancherò mai.

Con questo abbiamo finito! Ti faccio ancora i complimenti bro, per tutto quello che hai combinato e che stai combinando. Spero tornerai presto a Trento (magari quando svernerà, te lo consiglio) così che chi ti ha letto ora e s’è lasciato incuriosire possa vederti dal vivo.

Qui sotto ti lascio lo spazio per spammare tutti i tuoi prossimi appuntamenti in giro per l’Italia, così che se qualcuno si dovesse trovare nei paraggi sa dove venirti a pescare.

Ti mando un abbraccione vecchio mio! A presto!

AAAAALLORA: 

16 febbraio – MÖBIUS a Milano

23 febbraio – MÖBIUS a Cavriglia (AR)

27 febbraio – MÖBIUS a Roma

I dettagli sulla mia pagina FB! Grazie di cuore a te per questo tempo virtuale insieme! Un abbraccionegigante

Giuliano Logos

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