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Una su mille ce la fa (alle altre, buon anno scolastico) di Daria Bignardi

Pienamente condiviso, tratto dalla Rubrica Barbarica di Vanity Fair:

Una su mille ce la fa (alle altre, buon anno scolastico)

Questa settimana ricomincia la scuola e la Sschiava (si pronuncia con la «sc» di scema, come sanno i lettori di Non vi lascerò orfani) non sa se tirare un sospiro di sollievo o farsi il segno della croce. In vacanza la Sschiava ha cucinato a pranzo e cena, e non solo a cena come quando i figli vanno a scuola, e si è sorbita in diretta – invece che in differita come il resto dell’anno – litigi con coetanei, capricci e contrastanti esigenze dei componenti della famiglia.

La Sschiava è una madre sentimentale, caotica, arcaica e poco furba che si affanna cercando di fare tutto e preferisce strafare – per magari poi recriminare – piuttosto che abbandonare figli e marito al loro destino. Fino a che non esplode. La poverina non è capace di moderazione e ha fallito come educatrice per un misto di passionalità, mancanza di rigore, eccesso di buone intenzioni e cattivo carattere. I familiari la sfottono per le sue manie obsolete, come pretendere (e allestire) una tavola ben apparecchiata e la famiglia riunita puntualmente attorno a un pasto sano e nutriente. Le manie della Sschiava giungerebbero a desiderare che la domenica ci si alzi per fare una passeggiata in montagna o una gita in bici invece di trascinarsi in pigiama dal letto al divano, o che appena alzati ci si lavi e si faccia colazione invece di trasferirsi dal materasso al computer; che si incontrino amici e parenti invece di stare in casa a guardare un film, che si faccia qualcosa insieme e non ognuno per conto suo.

La Sschiava, quando ricomincia la scuola, riprende la sua routine: mentre accompagna i figli fa la spesa, organizza via email e sms i loro pomeriggi, e quando esce dal lavoro – la parte meno impegnativa della sua giornata – li recupera dall’attività sportiva/casa di amico dove hanno trascorso la seconda parte del pomeriggio. A casa, mentre i ragazzi si schiantano davanti alla Tv o al computer, mette a posto, cucina e prepara la cena. Se urla a perdifiato, ottiene una mano per apparecchiare la tavola.

Solitamente la Sschiava ha un marito molto cool che arriva alle otto e scherza coi figli mentre lei grugnisce scolando la pasta. Dopo la cena, durante la quale tutti litigano con tutti e la Sschiava vorrebbe ammazzarsi o ammazzarli, ognuno torna al suo video, dopo avere malamente sparecchiato. Quando ha finito di sistemare la cucina, perché non è mai stata capace di insegnare ai familiari come pulire i fornelli o lavare le pentole, passa anche lei mezz’ora al computer, per organizzare pomeriggi, feste, ritiri e dirimere problemi scolastici insieme alle altre disperate… ops… alle altre madri dei compagni di classe dei suoi figli.

La Sschiava tende al vittimismo e all’autocommiserazione, è iraconda e viscerale: un esempio femminile negativo e superato. Per fortuna, un modello in via di estinzione. Ogni anno, quando ricomincia la scuola e con la scuola la routine familiare, la Sschiava giura a se stessa che d’ora in poi se ne fregherà, si prenderà i suoi spazi, uscirà con le amiche, li lascerà arrangiarsi, mangiare schifezze, fare i compiti all’ultimo momento, farsi bocciare, abbrutirsi davanti al computer e marcire nel loro disordine e nella loro pigrizia. Per riuscirci dovrebbe sparire, abbandonare la famiglia, partire per un lungo viaggio. Una su mille ce la fa. Alle altre: buon anno scolastico.

 

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