OLTRE

Sin da quando ero bambina rilassarmi è per me distendermi sull’erba di un prato, osservare la danza delle nubi multiformi senza voler dare loro un senso o una somiglianza con elementi terrestri e ancor più osservare la danza della luce fra le foglie degli alberi accarezzate dalla brezza. Senza pensare a nulla in uno stato semi meditativo oppure facendomi compagnia coi pensieri, ma solo quelli che voglio pensare, pensieri piacevoli, costruttivi, filosofici in senso lato, non i tarli da cui ho imparato a liberarmi semplicemente lasciandoli andare, non pensandoli. 

C’è voluto molto tempo, molte notti lunghissime e buie mangiate dai tarli di pensieri carichi di angosce, paure, sensi di colpa, per imparare a disciplinare la mia mente e con lei la mia vita. Si può decidere semplicemente di lasciare spazio solo ai pensieri, alle persone ed alle situazioni che ci fanno stare bene. 

Certo non tutto è perfetto, ci sono ancora pensieri che vanno pensati anche se sono difficili e faticosi, situazioni che vanno tollerate, anche se non ci sto poi così bene dentro. Non ci si può sempre sottrarre da tutto ciò che fa fatica, ma si può decidere di non permettere a quelle situazioni, quei pensieri, quelle relazioni, di inquinare tutta la nostra vita.

La vita è molto di più degli ostacoli che incontriamo, va oltre. E se anche il nostro pensiero riesce ad andare oltre, al di là dell’orizzonte, oltre la notte, oltre la cima, allora sarà possibile portarci anche la nostra vita. 

Il modo in cui ho attraversato le traversie della vita senza affondare è stato fare il sottomarino: ho creato una serie di camere stagne e quando  una si allagava tenevo chiuso il portellone, rifugiandomi nelle altre camere, poi piano piano, cercavo di riparare la falla e buttare fuori l’acqua. Il dramma è quando non ci accorgiamo della falla o è imprevedibilmente grossa, non chiudiamo per tempo la porta stagna e permettiamo al problema di invadere più di un’area della nostra vita. 

Restare vigili, prevedere gli ostacoli, contenere i danni e disciplinare i pensieri, sono buone strategie. Un prato, degli alberi e una bella giornata di sole, aiutano.

Su quel prato, osservando le nuvole e le foglie è possibile riposarsi e rigenerarsi per poi sedersi ed osservare le cime, desiderare di raggiungerle, fissare i propri obiettivi e progettare la prossima scalata. Perché la vita non può ridursi solo al resistere alle inondazioni del destino, la vita è anche e soprattutto conquistare le proprie vette.

A volte la cima sarà poco più di una collina, altre volte sarà un 3000 metri, ci avvieremo in solitaria o in gruppo, ci faremo coinvolgere o coinvolgeremo altri nell’impresa. Ci capiterà che i nostri compagni di cordata ci allunghino la mano inaspettatamente in un momento di difficoltà, ma anche perdano l’equilibrio rischiando di trascinarci con sé o che ci abbandonino portandosi via attrezzatura e viveri. Bisogna essere sempre molto prudenti, autosufficienti e sicuri dei propri appigli, perché dagli esseri umani, come dagli animali e dalla natura, bisogna aspettarsi di tutto nel bene e nel male. 

Capiterà anche che rinunciamo a raggiungere una cima perché avevamo sopravvalutato le nostre forze, o forse solo perché quell’obiettivo ad un certo punto non ci sembrerà più valere la fatica di raggiungerlo o forse perché semplicemente salendo un po’ più in altro, scopriremo altri orizzonti e percorsi più adatti a noi. M capiterà anche che fissandoci una meta intermedia, ci scopriremo capaci di continuare a salire e conquisteremo vette che non avremmo mai immaginato di poter raggiungere.

Ci sono cime che ci chiamano anche se fanno paura, cime tempestose su cui ho lasciato arti e pezzi di cuore congelati, ci sono scalate che mi hanno mostrato il vero volto di persone che credevo mi amassero e ci tenessero a me, ma soprattutto un passo dopo l’altro ho scoperto chi sono io, chi posso e voglio essere, a misurare quanto posso fidarmi di me stessa e accogliere la fiducia dei miei compagni di viaggio, quando e come chiedere aiuto.

La sensazione più bella e inquietante del raggiungere ogni cima è l’oltre, l’orizzonte di possibilità e percorsi che si estende ai tuoi piedi al di là del crinale, l’infinita serie di discese e salite che ancora ti aspettano e ti sfidano da lassù, proprio nel momento in cui ti senti soddisfatto e stremato. E’ in quel momento che fermarsi a godersi la cima è un dovere verso se stessi, stare dentro pensieri positivi di presente e soddisfazione, sentirsi bravi, invincibili e perfetti per tutto il tempo che serve prima di affrontare nuovamente un cammino che sarà inevitabilmente costellato di “opportunità abilmente travestite da problemi”.

Forse infondo la cosa più importante è continuare a mettere un piede davanti all’altro, desiderare una cima e il richiamo dell’oltre che è già nel nostro pensiero anche quando siamo distesi su un prato, guai a non permettergli di raggiungerci nel frastuono di una mente confusa, guai a lasciarlo inascoltato!

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