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Parole e sassi – Collettivo Progetto Antigone

Pergine Spettacolo Aperto 2013: Collettivo Progetto Antigone

La storia di Antigone in un Racconto-Laboratorio per le nuove generazioni  Eolo Awards 2013 per il miglior progetto creativo  direzione artistica Letizia Quintavalla – La Tragedia Greca raccontata alle nuove generazioni

Quando si affondano la mente e i sensi nella tragedia greca, ci accorgiamo che stiamo scendendo nei meandri più arcaici della psiche e che ci incamminiamo lungo le vie tortuose della formazione di quegli elementi che per noi, occidentali contemporanei, costituiscono la formazione del concetto stesso di “civiltà” come opposto al concetto di “natura”.

La vicenda di Antigone raccontata da Sofocle è parte del mito di Edipo: la città di Tebe, Edipo, l’indovino Tiresia ed i suoi figli e figlie, ci trasmettono tutta la potenza di un racconto arcaico.

Antigone, assieme alle sorelle maggiori Clitemnestra e Medea, viene considerata una delle importanti figure femminili della tragedia greca: Clitemnestra e Medea sovvertono la struttura della famiglia e della società greca spargendo sangue, quello altrui, Antigone lo fa con la forza della rettitudine delle sue idee.

La rettitudine è la chiave dell’impatto della giovane Antigone anche sul pubblico che assiste alla questa particolare messa in scena. Un piccolo gruppo di adulti che accompagna un gruppo di bambini e bambine entra in un vòlto dove si cela un piccolo cortile interno dove sono sistemate delle panche: siamo accolti da Soledad Rivas. Lo spazio scenico che ci permette di intuire la sacralità del teatro greco è “ritagliato” da un nastro rosso sui ciottoli della pavimentazione. Il racconto è drammatico: la piccola Antigone, donna, sfida il potere politico di Creonte. Antigone sfida la legge dell’uomo per mostrare ciò che il popolo pensa ma a cui non riesce a dare voce: la legge divina deve essere rispettata, quella che rende sacra la morte e che è, in fondo, quella che costruisce l’essenza stessa dell’umano, la legge divina che è il monolite interiore, presente dalla notte dei tempi. Antigone sfida Creonte anche solo con il suo essere, con il suo essere donna che sfida la legge di un uomo, un politico, un potente.

La delicatezza e insieme la forza della figura e delle idee di Antigone vengono rese dalla presenza dall’attrice che sta sola, nello spazio sacro del teatro del nastro rosso, con i suoi sassi acuminati che rappresentano i personaggi della tragedia: Antigone, la sorella Ismene, il suo innamorato e promesso sposo Emone e Creonte. La forza intensa del racconto, della nuda parola esile e indifesa dell’attrice che ci ha accompagnato e lo spazio rosso creano quasi una sorta ipnosi sullo spettatore: l’impatto emotivo è molto forte.

Il laboratorio Antigone è un progetto articolato: 19 attrici, ciascuna dalle 19 regioni italiane, collaborano e partecipano al laboratorio in maniera tale che il teatro diventi diventi veramente vivo e veramente un atto politico e di testimonianza. Ciascuna riporterà “in patria” la tragedia e la replicherà sul territorio. Finito lo spettacolo, gli adulti vengono invitati ad allontanarsi dallo spazio e le attrici stringono un patto i bambini e le bambine presenti: se la vicenda di Antigone è loro piaciuta e la ritengono importante, si impegnano a raccontarla a quante più persone possibile.

Letizia Quintavalla ha ideato questa struttura polimorfica di rappresentazione, probabilmente, proprio per diffondere il più possibile il messaggio di Antigone: essere sicuri e retti nelle proprie idee, non farsi intimorire dalla stoltezza del potere politico costituito, poiché, se noi viviamo nel bello, nel buono e nel giusto, questo impegno ricadrà positivamente sulla costruzione di una coscienza collettiva. La collettività è costruita di singoli che interagiscono nell’ottica del bene comune, altrimenti diventa uno sterile mucchio di individualità che, nel caso si manifesti una situazione dura da un punto di vista sociale ed economico,  piomba nell’egoismo più sfrenato e nel decadimento di quelle caratteristiche che fanno dell’essere umano un “essere creato da dio a sua immagine e somiglianza”: la compassione e la pietas.

L’elemento strepitoso del testo di Sofocle è che parte da un’ottica profondamente etica del rapporto essere umano-divino, essere umano-potere politico che è altrettanto profondamente laica, dal momento che parla di “legge interiore”: sembra che quasi Kant si ricordi di Antigone e di Sofocle quando si fa scrivere l’epitaffio “Il cielo stellato sopra di me la legge morale dentro di me”.

Antigone non è sola, si è impiccata nella caverna per dimostrare la mancanza di umanità di Creonte e per non piegarsi alla sua anti-umanità. E noi la portiamo insieme con noi, “camminiamo nelle sue parole” per portare il seme della sua indignazione di fronte alla violenza del potere politico ottuso.

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http://www.perginefestival.it/dettaglio.aspx?ID=ELE0002947&L=it

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