Ecco a voi gli esami di terza media


Ladies & gentlemen ecco a voi gli esami di terza.
Oddio esami…
L’Addio Medie più triste della storia didattica. Da remoto uno si rassetta come può e sulla scena irrompono le tracce della privacy violata: mariti nudisti, passeri solitari metallari, frullatori dei vicini e intermittenze filiali.
Questo fronte professori.
I ragazzi sono come sarebbero in presenza: alcuni con la camicia stirata e il ciuffo ben pettinato, le trecce da secchiona impenitente.
Altri sbruffoni e sfuggenti, con lo sguardo strabico diviso tra appunti e genitori in trepida agonia.
Pallidi come Ofelia nel lago, con la voce tremula e l’espressione del brutto anatroccolo.
Declamano i loro elaborati, chi come Gassman, chi col pathos di Siri, chi parlando come i Chipmunk per far stare in 15 minuti un’ora di conversazione.
Oh fratelli e sorelle docenti!
Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono attraverso le cuffie…
Voi che respirate la tristezza dell’empatia a orologeria.
Voi che indossate un sorriso psycho davanti a svarioni, inconvenienti tecnici e eclissi di sole, mentre la cistite da seduta perenne incombe…
Daddari di tutto il mondo: uniamoci!
Mai più questo scempio!
Piuttosto montiamo un palco in cortile con l’impianto stereo di Campo Volo e partecipiamo dalle finestre, uno per aula, vestiti da palombari, in sicurezza.
Oppure seduti in chiesa, uno per banco, mentre il/la candidat* predica la Prima Lettera ai Futuristi, il Vangelo secondo Darwin, gli atti di Norimberga…
Dove sono finite le belle saune di giugno, quando l’estate decide di irrompere tutta in una volta nell’aula degli orali, mutandola in microonde pedagogico?
Dove le belle ore a contar firme, celo celo manca?
A contenere il panico con mezzi litri d’acqua, che uccellino di Del Piero scansati?
Dove le epiche battaglie tra Asperger, che pretende anche il colore del saio di Mendel nel ravanare sul pisello odoroso, e Madre Teresa, che chiederebbe solo la meta prevista per le vacanze, ma senza insistere troppo, e deviando in caso di difficoltà sul cognome da nubile della madre del candidato.
Lentamente muore questo quadrimestre svilito nel corpo e nello spirito, clinicamente appeso al respiratore ministeriale che somministra burocratina e pacche sulle spalle.
Rimane il loro legittimo spaesamento, un simulacro di passaggio verso gli infernali gironi Superiori, dove approdano guidati da un Caronte col maglioncino di Zuckerberg e la barba di Jobs.
Ciao, arrivederci, sentiamoci, passa a settembre, scrivi, fa da brav*.
Ce la faranno, ce la faremo e torneremo a sorridere di premi Nobel mai esistiti e date invertite e formule più magiche che matematiche.
A sorridere, ma piano, consapevoli, ormai, che a scuola anche il più velocista degli sguardi è in-formazione e che bisognerà ricordarselo anche in tempi più generosi, levando uno strato di coperta cinica e bisbigliando, alla Keating, tra un corridoio e l’altro
“carpe…
carpe diem…
cogliete l’attimo…
rendete straordinaria la vostra lavagna in ardesia…”
Buona estate.

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