La vidi, in piedi nella folla, perduta, scontenta, tenebrosa, spiacevolmente strana… dolce, mora, bella come una pesca – indistinta come un grande sogno triste.. Kerouac

Costruire per sopravvivere

Non voglio tornare in città.
Là soffocavo stritolata nei gorghi del viavai di veicoli affumicanti, perdevo colore sui marciapiedi affollati di fantasmi affaccendati nel loro nulla impellente.
Ho guardato il grigio sopra alla mia testa, cercando il cielo e la profondità.
Ho respirato disinteresse, egoismo, cercando di trattenere con una mano la spalla di un passante qualsiasi.

Solo per scorgere un sorriso colorato, uno sguardo acceso, un fiato caldo.

Ma ho proseguito da sola con le mani premute sulle orecchie, cercando di allontanare il frastuono di vita apparente che ululava di possesso, di coprire i vuoti nascosti sotto la pelle.
L’aria odorava di fumo e pensieri inutili, gettati negli angoli più nascosti di una città mostruosa, degna rappresentazione di un’umanità guastata e dimenticata.
L’unica luce accecante proveniva da immense vetrine specchiate in cui troneggiavano prodotti di ogni sorta. Oggetti superflui accompagnati dal cartellino del prezzo, sempre esorbitante.
Sembravano fari nella notte disperata di chi cerca il proprio senso all’infuori di sè.
Ho camminato per ore in labirinti identici fino a girare un angolo e ritrovarmi davanti ad una porta di legno.
Mi sono sorpresa ad abbassare la maniglia per provare ad aprirla.
Una luce soffusa mi ha accolto nel silenzio irreale.
La stanza era vuota, solo una lampadina pendeva dal soffitto.
Ho chiuso la porta alle mie spalle e un sospiro lunghissimo mi si è liberato dentro.
Così ho ricordato:
Non ero più un corpo da molto tempo, ero rimasta essenza, l’anima della persona che avevo abbandonato.
Ora sono di nuovo al sicuro, avvolta dal luogo che mi sono costruita per sopravvivere.
Uno spazio fatto di assenza, dove ciò che davvero importa lo ho già con me.
Solo l’anima. Nient’altro.

 

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Citazione

#LivingArtists meets #ArtyNTheWolves

Members: David Vicario aka Arty, voce e chitarra; Luciano Er Monnezza, batteria e cori marakas; Stefano Berengan aka Beri, bassista e cori

Genre: TEDDY BOY ROCK’N’ROLL

Hometown: Pergine Val Sugana (TN)

Finalmente dopo settimane di impedimenti vari riesco ad incontrare la band Arty ‘N’ The Wolves al completo. A fine concerto (peraltro un’ottima esibizione live, caratteristica che contraddistingue tutti i concerti dal vivo degli Arty’s , ndr) come di consueto ci sediamo per fare due chiacchiere easy davanti ad un boccale di birra. Luciano Er Monnezza (batteria) lo conosco da un po’, mentre con Arty (voce) e Beri (basso) ci presentiamo al volo.
La storia e lo spirito del gruppo sono veramente rock’n’roll: li contraddistinguono la voglia di libertà ed un certo grado di sana sanissima ribellione.

Arty ascolta musica a partire dai 16 anni,l’idea embrionale della formazione originale è uscita da Arty e Beri. Inizialmente si tratta di un gruppo punk Arty suona il basso e Beri la chitarra: state bene attenti  Beri vende la chitarra ad Arty ed Arty diventa chitarrista. E’ ancora arty che a 22 perde due anni di università per inseguire la voglia di imparare ad avere padronanza dello strumento e nel 2008 i due decidono che devono trovare al gruppo il nome più tamarro possibile. Cosi nascono gli Arty ‘N’ The Wolves… (“orsi/bears e squali/sharks non ci piacevano abbastanza” cit.)

Seguono anni un po’ turbolenti per la formazione, dove in sala prove alla batteria si susseguono le collaborazioni con Chistè e poi con Walter, alla fine del 2008 da Roma Capitale arriva Luciano Er Monnezza. Iniziano così i concerti disastrosi (testuali parole) a Rosalina Mare, seguono le figure di merda a Verona, il tutto dovuto ad inesperienza e timidezza per ammissione di colpa di tutti i componenti. Ma i ragazzi non mollano. Gradualmente si alza la soglia di esperienza comune, e nel febbraio 2009 esce un demo autoprodotto (“chiediamo pubblicamente perdono ad Alex Carlini, scrivilo che sarà pagato” cit. fra le risa generali). Il demo è “Queen of Teddy Girls”  ed è distribuito su youtube e supera ad oggi le 26.000 visualizzazionipotete (anzi dovete) ascoltarvelo, troverete il link a fine articolo -

Arrivano immediati i contatti per andare a suonare a Francoforte ed in Finlandia al “Real Gone Rock’N’Roll Weekender Finland” organizzato da Eddie Laakso. Gli Arty’s colgono al volo l’opportunità e partono per Francoforte e Finlandia;  e da lì avanti, Riot a Parigi, arrivano degli screzidovuti alla tensione ed il basso lascia, ad un certo punto i membri erano 4 con Marco Scarpa alla pedal steel ed alla seconda chitarra; poi Scarpa sostituisce Beri al basso, poi arriva Maka e suona tre anni il basso. E poi torna Beri.

La loro musica fa riferimento al revival rockabilly, prendono dai Crazy Cavan ‘n’ the Rhythm Rockers , dai The riot rockers remember you, dai Sandy Ford and the Flying Saucers, da Gene Vincent. Tutti i  pezzi sono scritti da Arty ed arrangiati dal gruppo in sala prove.

“La politica è quella dell’ ognuno se fa i cazzi suoi: siamo un po’ alla aldo giovanni e giacomo: sempre nel mezzo di battibecchi ed incomprensioni.”

Fondamentalmente si autodefiniscono dei cazzoni che amano la musica che fanno. Fanno in proporzione più date all’estero che in Italia (di media ogni due in Italia una è all’estero, e decisamente con altri compensi).Tutto questo è un vero peccato, ma è anche vero che in Trentino – dice Luciano ed io sono d’accordo – spesso musicalmente o ti regali ai locali o sennò…ciccia! I locali veramente disponibili ad investire in gruppi di qualità ed a riconoscerla con un compenso adeguato sono pochi … El Paso, Gasoline a Levico sono alcuni dei locali che nonostante la crisi quando possono investono e fanno suonare. Ed hanno un ritorno.

A questo punto Arty dice la sua, ed io condivido le sue parole con  il grande rispetto che porto verso chi prova ancora a fare musica nonostante tutto:

“E’ castrata la musica in Italia, stratassata, prima di arrivare sull’altarino dei fortunati ce ne vuole; dal punto di vista dei gruppi che vorrebbero fare  della loro musica anche la loro professione moltissimi non ci riescono, spesso bisogna svendersi, non c’è una vera nè tantomeno seria cultura musicale che sostenga i musicisti, la musica live viene spesso vissuta come un fastidio dalle istituzioni e dai privati anzichè essere vista come invece accade all’estero, e soprattutto in tutto il Nord Europa – a partire dalla Germania senza andare troppo lontani –  come una risorsa culturale del territorio. Sostanzialmente qui se uno vuole vivere di musica non lo può fare.”

Arty si dichiara in particolare un po’ deluso dalla gente, che non è disposta a “muovere il culo” nemmeno per ascoltare buona musica, perchè forse in fondo della musica non gli frega poi più così tanto a nessuno. Questi sono i tempi dove nessuno si interessa più di uscire per la musica…Che dite proviamo a fargli cambiare idea? Il prossimo concerto sarà Sabato 31 Gennaio a Dolo (VE)

Italoamericano Music Diner Via Mazzini, 90, 30031 Dolo, Veneto, Italy

Arty ‘N’ the Wolves@Italoamericano part.2 “Happy B-Day Luciano”

evento facebook:

https://www.facebook.com/events/420937928070674/?fref=ts

and now…listen!

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Costruire

Gennaio… #Costruire

Costruire era già da Dicembre il tema deciso in redazione da LivingwoMen per il mese di Gennaio

A seguito degli avvenimenti di oggi verificatisi a Parigi nella redazione della rivista satirica Charlie Hebdo, siamo ancora più convint* che questa sia l’unica Resistenza possibile

Costruire a seguito di una de-costruzione dei luoghi comuni per andare alla ricerca di Nuovi territori – più liberi – da abitare insieme e’ anche sin dall’inizio una delle riflessioni che ci hanno vist* “nascere” e che definiscono la nostra filosofia

A proposito di costruzione, infine, diamo il benvenuto alla nuova collaborazione con la fotografia di #TaniaSebastiani, che da questo mese illustrerà il post del mese

 Nonostante tutto #Happynewyear 

Womb

bambina io, bambin* tu

Prendimi la mano quando saro’ io
quella che non sapra’ piu’ qual’e’ la direzione
Toccami la fronte e rimboccami le coperte
Preparami la borsa dell’acqua calda
E sdraiati accanto sul letto
Per convincermi a bere la medicina amara che non voglio,
La mano tra i capelli, e rimani;
Senza poter dormire, ad ascoltare l’irregolarita’
del mio respiro
Poi, al mio risveglio dal brutto sogno,
raccontami del posto della nostra Fantasia
dove poterci rifugiare
Sussurrami all’orecchio di quel bel prato
dove corriamo e rotoliamo liberi, dove il sole e’ caldo
e davanti a noi si stende un tappeto, forse magico,
di fiori piccoli e profumati. E all’orizzonte,
l’ Arcobaleno.
Allora ricorda, interrompi i nostri giochi
ed andiamo alla ricerca della pentola d’ oro
L’ indomani, quando staro’ meglio,
Accompagnami dove non vorro’ andare
Contieni le mie esplosioni d’ Emozione
Aiutami a far tornare
tutti quei conti che non vogliono tornare mai
Apri le braccia e consolami
Fammi coraggio quando avro’ Paura
E poi fammi sentire amata ed importante
E sii abbastanza forte da sapermi dire no
Comprami dei libri
quando ti diro’ che non voglio leggere
Portami al Cinema di sera
Fammi amare la Musica ballando
E fammi anche la punta alle matite colorate
Siamo il Sangue ed il Mistero
in un anelito di Vita… Bambina io, bambin* tu

infanzia

Infanzia per me e’il profumo del bosco.

E’ gioco e spensieratezza.
E’ entusiasmo e coraggio.
Infanzia e’ non avere l’orologio.
Festeggiare un non-compleanno insieme al Cappellaio Matto.
E’ andare insieme a Dorothy cercando un modo per tornare a casa dal Mago di Oz e formare una “cricca” alla ricerca di un cervello per lo spaventapasseri, un cuore per il boscaiolo di latta e il coraggio per il leone codardo, e’ far diventare un’ avventura il modo per affrontare le proprie debolezze e le proprie paure.
Infanzia e’ credere nelle fiabe.
Avere paura dei fantasmi.
Essere arrabbiati e non sapere perché.
Complicità e vicende picaresche.
Soprannomi, nomignoli e simpatiche canzonature.
Non avere il senso della misura.

Essere felici e non sapere il perché.
Eccitazione e gioia sfrenata.
Sapere tutto e non conoscere ancora niente.
Palloni bucati, piscina e gite in montagna.
Addormentarsi improvvisamente in ogni angolo.
Fare i capricci.
Farsi coccolare.

Ricominciare ogni giorno da zero.
Infanzia e’ un luogo dove il futuro più remoto e’ l’attesa del sabato per andare al lago, vedere la nonna, andare al mare.
Infanzia e’ sognare ad occhi aperti tutto il giorno.
Disegnare sul muro della cameretta.
Prendere la forbice e senza sapere perché tagliarsi un po’ i capelli.
Diventare rossi per l’imbarazzo.
Non avere il senso del pericolo.
Trovare una scusa per non andare a scuola.
Immaginazione che ci proietta in infinite situazioni.

Essere felici di essere qui senza per forza dover trovare un senso e avere ben chiaro che il senso E’ trovarsi qui.

Ho pochi ricordi nitidi dell’infanzia ma ricordo bene le sensazioni descritte sopra, ci sono episodi di quando siamo bambini che ripercorriamo infinite volte nella mente, con gli amici o con sorelle e fratelli. So riconoscere il suono di una risata autentica e spensierata che mi riporta dritta li, in un mondo di “magica chiarezza” privo di zavorra e di retro pensieri, colmo di momenti genuini.
L’infanzia è’ una vera e propria esistenza, un giardino fiorito a cui in brevi istanti riusciamo ancora ad attingere come per magia.

Nel 1989 fu approvata dall’assemblea generale delle Nazioni Unite la convenzione ONU sui DIRITTI DELL’INFANZIA.

“Dite:
E’ faticoso frequentare i bambini.
Avete ragione.
Poi aggiungete:
Perché bisogna mettersi al loro livello , abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli.
Ora avete torto.
Non è questo che più stanca.
E’piuttosto il fatto di essere obbligati ad innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti.
Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi.
Per non ferirli.”

~ J.korczak

 

 

 

 

 

“Bambino io – bambino tu”

Ero una bambina e costruivo castelli di neve nel cortile sotto casa. Sono ancora una bambina e costruisco castelli di fantasia nella mia mente provata dalla realtà.
Vorrei sciogliere le ragnatele che con il tempo impediscono di vedere l’attimo.
Vorrei poter battere i piedi per trovare attenzione.
Quando un bambino prende fogli e colori è perchè vuole disegnare.
Non è un compito, ma un semplice desiderio.
L’approccio è avvolgente e totale e così i giochi dei bambini prendono vita e vagano per il mondo, fino a quando non verranno immaginati da qualcun altro.
I giocattoli, dall’orsacchiotto di pezza alla bambola con le trecce, diventano amici fidati, compagni di avventura e custodi di confidenze sussurrate.
Le scoperte dei bambini sono rivelazioni, i sogni sono a portata di mano.
Il mondo dei bambini è da proteggere, perchè può crollare in un attimo.

Avevo 6 anni e frequentavo la prima elementare. A dicembre la magia scalpitava vestita di rosso e preparandomi al Natale assaporavo a piccoli bocconi il gusto di tradizione ed incanti: le luci tremolanti di candele sistemate negli angoli addobbati, i profumi degli agrumi misti alle spezie dei dolciumi, il tempo dilatato per stare con la famiglia. Erano emozioni rassicuranti e sono ricordi preziosissimi nella mia memoria.
Erano gli ultimi giorni di scuola prima delle feste e durante la ricreazione si parlava di regali: “Tu cosa hai chiesto a Gesù bambino?” “Cosa ti porterà Babbo Natale?” ed il pensiero di pacchetti colorati e lucenti raccolti vicino al presepe faceva accellerare il battito del cuore.
E’ arrivato dal nulla come un fulmine che improvvisamente squarcia il cielo sereno. Un bambino più grande, sconosciuto, stava ascoltando i nostri discorsi da piccoli con una smorfia sul viso. Se ne è andato via come se non fosse mai esistito, non prima di pronunciare la frase che ricordo ancora perfettamente :” Babbo Natale non esiste. I regali li comprano la tua mamma e il tuo papà.”. Il mistero di Natale per me è finito così, ma in quel gelido ritorno alla realtà mi sono ripromessa che avrei sempre difeso e custodito i sogni dei bambini.
E il primo è stato mio fratello, più piccolo di me di 3 anni, per il quale da quel momento sono diventata il folletto del Natale, insegnandogli che se credi fortissimamente, nessuna magia è sprecata.
E nemmeno io voglio dimenticarlo, perchè nel mio mondo interiore siamo ancora bambina io, bambino tu!

Gipsy Rufina

#LivingArtists meets #GIPSYRUFINA

Questo spazio nasce dall’esigenza di informare, diffondere, condividere e valorizzare realtà artistiche e creative all’interno di un panorama locale in crescita, generalmente relegato a “sottobosco”. In quest’ottica incontreremo talenti appassionati, differenti per intenti e carattere, ma accomunati dal desiderio di portare avanti progetti che si scostino dalle piatte proposte diffuse.

Incontro Gipsy Rufina per caso, anzi per meglio dire per uno di quegli strani casi della vita. Sto salendo da Trento a Fai della Paganella e mi arriva la chiamata di Luciano, un amico e musicista. “Mari, mi daresti un passaggio fino a Fai, c’è un mio amico che è appena tornato da un tour in Brasile e stasera suona al El Paso, gli devo portare l’amplificatore”. “Certo che ti accompagno, e sai che facciamo? Lo intervistiamo pure, se gli va.”

Il tempo a disposizione non è moltissimo per entrambi, ma Gispy Rufina è sin dal primo momento in cui veniamo presentati un ragazzo comunicativo, alla mano e disponibile. Lo invito a sederci davanti ad una birra insieme  per fare due chiacchiere e raccontarmi di sé e della sua musica.

Gipsy  Rufina viene da Rieti, una cittadina montana in provincia di Roma  dove gli piace ritirarsi quando non è in giro in touree (“la montagna è tutta Blues”, cit.),  ed inizia a suonare da ragazzino con una band hard-core e garage. Ma sono ormai 12 anni che porta avanti il suo personale progetto da solista, girando per tutta l’Europa ed il Sudamerica- dove ha raggiunto un discreto seguito. Sono già 5 i suoi dischi all’attivo, a cui si vanno ad aggiungere vari split e collaborazioni con altri artisti.

Quello che è interessante, oltre alla sua musica naturalmente – un blues folk con una base piuttosto punk dove i testi sono scritti interamente da lui in lingua inglese –  è la “filosofia” che sta alle fondamenta del suo percorso umano ed artistico diventando parte integrante della sua musica.

Gispy  Rufina si autodefinisce  One Man Band con chitarra, banjo e voce. Utilizza anche gli strumenti cigar box guitar e stomp box, che costruisce interamente da sé. Il fine, che è anche il mezzo, è portare in giro per il mondo l’idea del vecchio Hobo, bluesman che gira per le strade del mondo con uno stile di vita  improntato alla semplicità, al viaggio, all’avventura, alla ricerca interiore e caratterizzato da un’insofferenza verso la cultura mainstream e da uno spirito ribelle e tardo-romantico. Per intenderci, in letteratura sono gli scrittori Jack London ed il padre della Beat Generation Jack Kerouac che rendono omaggio a questa cultura meglio conosciuta forse come On the Road.

Direi che per Gipsy Rufina si tratta quasi di un’istanza libertaria,  viaggiare e portare direttamente la musica alla gente. Suona una media di 650 concerti l’anno, fra date soliste ed altre con amici e musicisti.

Tornato dal Sud del Brasile da due mesi sta portando in questi giorni in giro per il nord Italia alcune date da solista mentre a Gennaio è in uscita il nuovo disco. Si tratta di un progetto work-in-progress che ancora non ha un titolo definitivo. I dischi precedenti spesso sono stati pubblicati da una cordata di etichette (Soace Stalking etichetta Svizzera, Burning Sound e Risonance e l’etichetta italiana Full Tribe) in modo da permettergli di fare uscire il suo lavoro esattamente come lo aveva pensato.

Gli chiedo quali sono le cose che vorrebbe uscissero di lui da questo pezzo, e ve le riporto il più fedelmente possibile: la musica come il frutto che nasce dal viaggio e dalla strada; l’indipendenza portata avanti attraverso il motto do it yourself  ;  l’essere sempre in evoluzione, in contatto profondo con quello che sei e fai.

Speriamo di risentirlo dal vivo in Trentino a Febbraio, come da lui auspicato.  Ora, direi che non vi resta che ascoltare

Spotify

#GipsyRufina on #Spotify ♫ Gipsy Rufina http://t.co/q49Uz72wbQ

Sito Web  http://gipsyrufinahomeless.weebly.com

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età dell'incoscienza

L’odore dell’età dell’incoscienza

Ancora due giorni e tutto svanirà per nascondersi nelle pieghe della memoria.
Inizierà la scuola e tutta la tua spensieratezza come di incanto svanirà; i giochi, la natura e tutto quello che vedrai intorno a te comincerà ad essere qualcosa da studiare, da approfondire, da catalogare, da misurare in quelle regole non scritte che sono i numeri e le lettere, che combinati tra loro fanno le regole della scuola.
Solo ieri eravamo a vedere le Ferrari, come tu chiami tutto quello che sa di motore e F1, e già oggi sei in quel cortile, dal quale porterai, nell’oblio dei tuoi ricordi, quell’odore che ha contraddistinto anche la mia infanzia.
Mi piace raccontartelo nei dettagli così che da grande quando lo risentirai troverai le parole giuste per descriverlo a tuo figlio.
E’ un odore tipico maschile, da maschietti per meglio dire; è fatto di mille odori uniti tra loro, ma anche di mille colori, sapori, suoni e immagini; è un sovrapporsi di sensazioni ed emozioni provenienti da tutti i cinque sensi che si mischiano e si imprimono nella memoria sensoriale di ognuno di noi.
E’ l’odore del mio cortile, quel grande cortile della casa di ringhiera in periferia a Monza dove sono cresciuto e dove ora tu trascorri le ore in attesa dell’inizio della scuola.
E’ un odore di erba calpestata e di terra lavorata con le mani; è odore di sangue di ginocchio sbucciato e di merda di gatto sfiorata col sedere; è odore di gomma di bicicletta grattata sull’asfalto e di polvere bagnata dalla poca acqua bevuta; è odore di sudore lasciato asciugare addosso perchè non si può interrompere la partita a pallone e di elastici lanciati per prendere le mosche che svolazzano libere; è odore di stanchezza e di felicità…
E’ quell’odore che quando vengo a prenderti mi spacca il cervello come un fulmine potente e mi fa tornar bambino.
Grazie figlio mio di avermi regalato l’ODORE DELL’ETA’ DELL’INCOSCIENZA.
(Odore risentito un anno fa, ripensato stamattina e scritto prima che cominci una nuova età per mio figlio)

#OUTNOW

#LivingArtists meets #OUTNOW

Questo spazio nasce dall’esigenza di informare, diffondere, condividere e valorizzare realtà artistiche e creative all’interno di un panorama locale in crescita, generalmente relegato a “sottobosco”. In quest’ottica incontreremo talenti appassionati, differenti per intenti e carattere, ma accomunati dal desiderio di portare avanti progetti che si scostino dalle piatte proposte diffuse.

OUTNOW è un progetto del dj/producer Roby M Rage e di Mia Deejay per la promozione della loro attività musicale e l’organizzazione di eventi itineranti dedicati alla musica elettronica, in particolare techno, minimal, tech house ma anche chill out e ambient.
La volontà è di avvalersi di variegate collaborazioni per garantire atmosfere e situazioni differenti all’interno del panorama locale, ricercando stili alternativi di genere musicale. Anche per quanto riguarda le location degli eventi, l’intento è quello di coinvolgere realtà presenti sul territorio, per un’esperienza di ascolto musicale rinnovato ed in grado di coinvolgere generi diversi.
La prossima serata sarà venerdì 19 dicembre c/o Mas Club, a Ravina (Tn): Outnow presenta Pulse : TECH > HOUSE > MINIMAL dalle 23.00 alle 4.00 con un comodo servizio di bus navetta che parte dal centro città.

Maria Liana Dinacci, in arte Mia, si avvicina alla musica elettronica da adolescente. Dopo anni in cui la segue in locali e club, si apre all’esperienza del djing nel 2005 grazie all’incontro con una dj che la introduce al mestiere durante gli anni degli studi universitari a Bologna. Inizia cosí a suonare musica house in locali come il Cassero e lo Stile Libero. Terminati gli studi nel 2006 Mia si sposta a Trento in via definitiva, intraprendendo la sua carriera professionale principale nell’ambito dell’editoria, ma continuando fino al 2009 a proporre la sua musica in Trentino. Dopo un periodo di pausa in cui si dedica alla nascita della sua casa editrice, nel 2012 Mia riprende l’attivitá musicale con un taglio nuovo, incentrato sulla proposta di brani deep house, tech house e minimal. Dopo alcune esperienze nei locali della cittá e al Mandstock Festival nel 2014, Mia matura l’idea di deducarsi anche all’organizzazione di eventi che promuovano la club culture in Trentino. Nasce cosí OutNow, un progetto sviluppato insieme al dj/producer Roby M Rage.
All’inizio degli anni ottanta Francesco Amico ascolta Trans-Europe Express dei Kraftwerk: un evento questo che lo fa avvicinare definitivamente alla musica elettronica. La passione si evolve portandolo a creare, sotto il nome di Roberto Martinelli, un programma radiofonico dedicato a questa “nuova” affascinante musica che allora aveva ancora poco spazio nelle radio e nei club. Il programma Italian dj va in onda su Radio Luna, tutte le notti fino al 2003. Nel 1995 il programma Italian dj diventa anche una “One Night” itinerante che ospita i più grandi dj della scena House e Techno Trance. Così Francesco Amico, alias Roby M, inizia la sua carriera di dj e promoter.
Nello stesso periodo, sotto lo pseudonimo di Kling Klang Therapy (Kling Klang è lo studio privato dei Kraftwerk), organizza eventi e suona nei maggiori club italiani sia come dj che dal vivo, insieme ad Hubert e Mr Alex, con la partecipazione del sassofonista americano Jay Rodriguez.
Roby M Rage consolida negli anni il suo nome d’arte collaborando come dj, produttore e musicista a molti progetti, creando musica per il dancefloor. Realizza inoltre colonne sonore per diversi documentari andati in onda, tra gli altri, su Rai 2 nel gennaio 2014.
Nel 2014 inizia il rapporto con l’etichetta discografica Aenaria Music che porta all’uscita di Curious Whirl (giugno) e Shadows (ottobre). Nello stesso anno esce anche il singolo Old is old (settembre) per la Kryptofabbrikk Records.
Ad ottobre 2014 si concretizza un nuovo progetto Techno/Trance in collaborazione con Mia dj: OutNow. Nasce così Pulse l’appuntamento mensile con la musica elettronica… per far muovere il corpo e rilassarlo con l’anima (KLF)

#OUTNOW

Mia DJ & Roby M Rage Dj

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Pizzichetti e solletichino

Per venire al mondo ci hai messo quasi due giorni; io, ma soprattutto tua madre ad ascoltare le urla delle partorienti trasformarsi in vagiti neonatali; ma tu niente, di nascere non ne avevi voglia e allora i medici hanno dovuto aprirti un varco diverso per farti scorgere la luce e tu ti sei presentata al mondo brutta come E.T. l’extraterrestre brutto e pieno di pieghe, ma pieno di dolcezza innata.
Le tue prime ore di vita sono state tra le mie mani e i tuoi occhi si rilassavano solo al contatto delle mie mani, soprattutto la sinistra che appoggiavo alla pancia della mamma per farti rilassare ogni volta che di notte decidevi di ballare il rock’n’roll nella sua pancia.
E poi quelle notti di Coppa America in cui le strambate di Luna Rossa coincidevano con i massaggi che ti facevo sempre con la mano sinistra appoggiata al tuo pancino in preda alle coliche.
E le sere sul divano a chiedermi di farti pizzichetti e solletichino sotto i piedi per farti addormentare come se tra la punta delle dita della mia mano sinistra e la pianta dei tuoi piedi si creasse ogni volta un’interconnessione energetica.
E quel pomeriggio a Ceriale in cui ti ho fatto aprire le mani per sentire l’energia del mare e poi ti ho appoggiato la mia mano sinistra sulle spalle e tu hai sentito la magia di un flusso di vento passarti attraverso e ti sei scossa dai brividi.
Penso anche a tutte le volte che chiedi di appoggiarti a me per scaldarti un po’ dopo che hai fatto il tuo twirling e, senza volerlo, è sempre la mano sinistra che ti appoggio sulla schiena stringendoti a me.
Tra un po’, spero tra anni, ci sarà qualcun altro che cercherà di darti tutto il suo amore, ma mai nessuno saprà entrare in contatto con te attraverso il semplice contatto di una mano o ancor meglio attraverso lo sfiorarti la pelle con le dita, così come fa il tuo papà; sarà una cosa diversa e complementare, ma quando vorrai tornare alla tua vita ancestrale, ti basterà avvicinarmi e lasciare che la chimica faccia il suo percorso naturale e la mia mano sinistra sarà sempre pronta a dirti: “rilassati bambina mia, c’è papà!”.
Cresci amore mio, ma non avere fretta, ogni cosa ha il suo tempo e ogni tempo ha la sua storia da raccontarti; basta solo che l’ascolti, la mia mano sinistra ti proteggerà sempre…