età dell'incoscienza

L’odore dell’età dell’incoscienza

Ancora due giorni e tutto svanirà per nascondersi nelle pieghe della memoria.
Inizierà la scuola e tutta la tua spensieratezza come di incanto svanirà; i giochi, la natura e tutto quello che vedrai intorno a te comincerà ad essere qualcosa da studiare, da approfondire, da catalogare, da misurare in quelle regole non scritte che sono i numeri e le lettere, che combinati tra loro fanno le regole della scuola.
Solo ieri eravamo a vedere le Ferrari, come tu chiami tutto quello che sa di motore e F1, e già oggi sei in quel cortile, dal quale porterai, nell’oblio dei tuoi ricordi, quell’odore che ha contraddistinto anche la mia infanzia.
Mi piace raccontartelo nei dettagli così che da grande quando lo risentirai troverai le parole giuste per descriverlo a tuo figlio.
E’ un odore tipico maschile, da maschietti per meglio dire; è fatto di mille odori uniti tra loro, ma anche di mille colori, sapori, suoni e immagini; è un sovrapporsi di sensazioni ed emozioni provenienti da tutti i cinque sensi che si mischiano e si imprimono nella memoria sensoriale di ognuno di noi.
E’ l’odore del mio cortile, quel grande cortile della casa di ringhiera in periferia a Monza dove sono cresciuto e dove ora tu trascorri le ore in attesa dell’inizio della scuola.
E’ un odore di erba calpestata e di terra lavorata con le mani; è odore di sangue di ginocchio sbucciato e di merda di gatto sfiorata col sedere; è odore di gomma di bicicletta grattata sull’asfalto e di polvere bagnata dalla poca acqua bevuta; è odore di sudore lasciato asciugare addosso perchè non si può interrompere la partita a pallone e di elastici lanciati per prendere le mosche che svolazzano libere; è odore di stanchezza e di felicità…
E’ quell’odore che quando vengo a prenderti mi spacca il cervello come un fulmine potente e mi fa tornar bambino.
Grazie figlio mio di avermi regalato l’ODORE DELL’ETA’ DELL’INCOSCIENZA.
(Odore risentito un anno fa, ripensato stamattina e scritto prima che cominci una nuova età per mio figlio)

#OUTNOW

#LivingArtists meets #OUTNOW

Questo spazio nasce dall’esigenza di informare, diffondere, condividere e valorizzare realtà artistiche e creative all’interno di un panorama locale in crescita, generalmente relegato a “sottobosco”. In quest’ottica incontreremo talenti appassionati, differenti per intenti e carattere, ma accomunati dal desiderio di portare avanti progetti che si scostino dalle piatte proposte diffuse.

OUTNOW è un progetto del dj/producer Roby M Rage e di Mia Deejay per la promozione della loro attività musicale e l’organizzazione di eventi itineranti dedicati alla musica elettronica, in particolare techno, minimal, tech house ma anche chill out e ambient.
La volontà è di avvalersi di variegate collaborazioni per garantire atmosfere e situazioni differenti all’interno del panorama locale, ricercando stili alternativi di genere musicale. Anche per quanto riguarda le location degli eventi, l’intento è quello di coinvolgere realtà presenti sul territorio, per un’esperienza di ascolto musicale rinnovato ed in grado di coinvolgere generi diversi.
La prossima serata sarà venerdì 19 dicembre c/o Mas Club, a Ravina (Tn): Outnow presenta Pulse : TECH > HOUSE > MINIMAL dalle 23.00 alle 4.00 con un comodo servizio di bus navetta che parte dal centro città.

Maria Liana Dinacci, in arte Mia, si avvicina alla musica elettronica da adolescente. Dopo anni in cui la segue in locali e club, si apre all’esperienza del djing nel 2005 grazie all’incontro con una dj che la introduce al mestiere durante gli anni degli studi universitari a Bologna. Inizia cosí a suonare musica house in locali come il Cassero e lo Stile Libero. Terminati gli studi nel 2006 Mia si sposta a Trento in via definitiva, intraprendendo la sua carriera professionale principale nell’ambito dell’editoria, ma continuando fino al 2009 a proporre la sua musica in Trentino. Dopo un periodo di pausa in cui si dedica alla nascita della sua casa editrice, nel 2012 Mia riprende l’attivitá musicale con un taglio nuovo, incentrato sulla proposta di brani deep house, tech house e minimal. Dopo alcune esperienze nei locali della cittá e al Mandstock Festival nel 2014, Mia matura l’idea di deducarsi anche all’organizzazione di eventi che promuovano la club culture in Trentino. Nasce cosí OutNow, un progetto sviluppato insieme al dj/producer Roby M Rage.
All’inizio degli anni ottanta Francesco Amico ascolta Trans-Europe Express dei Kraftwerk: un evento questo che lo fa avvicinare definitivamente alla musica elettronica. La passione si evolve portandolo a creare, sotto il nome di Roberto Martinelli, un programma radiofonico dedicato a questa “nuova” affascinante musica che allora aveva ancora poco spazio nelle radio e nei club. Il programma Italian dj va in onda su Radio Luna, tutte le notti fino al 2003. Nel 1995 il programma Italian dj diventa anche una “One Night” itinerante che ospita i più grandi dj della scena House e Techno Trance. Così Francesco Amico, alias Roby M, inizia la sua carriera di dj e promoter.
Nello stesso periodo, sotto lo pseudonimo di Kling Klang Therapy (Kling Klang è lo studio privato dei Kraftwerk), organizza eventi e suona nei maggiori club italiani sia come dj che dal vivo, insieme ad Hubert e Mr Alex, con la partecipazione del sassofonista americano Jay Rodriguez.
Roby M Rage consolida negli anni il suo nome d’arte collaborando come dj, produttore e musicista a molti progetti, creando musica per il dancefloor. Realizza inoltre colonne sonore per diversi documentari andati in onda, tra gli altri, su Rai 2 nel gennaio 2014.
Nel 2014 inizia il rapporto con l’etichetta discografica Aenaria Music che porta all’uscita di Curious Whirl (giugno) e Shadows (ottobre). Nello stesso anno esce anche il singolo Old is old (settembre) per la Kryptofabbrikk Records.
Ad ottobre 2014 si concretizza un nuovo progetto Techno/Trance in collaborazione con Mia dj: OutNow. Nasce così Pulse l’appuntamento mensile con la musica elettronica… per far muovere il corpo e rilassarlo con l’anima (KLF)

#OUTNOW

Mia DJ & Roby M Rage Dj

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Pizzichetti e solletichino

Per venire al mondo ci hai messo quasi due giorni; io, ma soprattutto tua madre ad ascoltare le urla delle partorienti trasformarsi in vagiti neonatali; ma tu niente, di nascere non ne avevi voglia e allora i medici hanno dovuto aprirti un varco diverso per farti scorgere la luce e tu ti sei presentata al mondo brutta come E.T. l’extraterrestre brutto e pieno di pieghe, ma pieno di dolcezza innata.
Le tue prime ore di vita sono state tra le mie mani e i tuoi occhi si rilassavano solo al contatto delle mie mani, soprattutto la sinistra che appoggiavo alla pancia della mamma per farti rilassare ogni volta che di notte decidevi di ballare il rock’n’roll nella sua pancia.
E poi quelle notti di Coppa America in cui le strambate di Luna Rossa coincidevano con i massaggi che ti facevo sempre con la mano sinistra appoggiata al tuo pancino in preda alle coliche.
E le sere sul divano a chiedermi di farti pizzichetti e solletichino sotto i piedi per farti addormentare come se tra la punta delle dita della mia mano sinistra e la pianta dei tuoi piedi si creasse ogni volta un’interconnessione energetica.
E quel pomeriggio a Ceriale in cui ti ho fatto aprire le mani per sentire l’energia del mare e poi ti ho appoggiato la mia mano sinistra sulle spalle e tu hai sentito la magia di un flusso di vento passarti attraverso e ti sei scossa dai brividi.
Penso anche a tutte le volte che chiedi di appoggiarti a me per scaldarti un po’ dopo che hai fatto il tuo twirling e, senza volerlo, è sempre la mano sinistra che ti appoggio sulla schiena stringendoti a me.
Tra un po’, spero tra anni, ci sarà qualcun altro che cercherà di darti tutto il suo amore, ma mai nessuno saprà entrare in contatto con te attraverso il semplice contatto di una mano o ancor meglio attraverso lo sfiorarti la pelle con le dita, così come fa il tuo papà; sarà una cosa diversa e complementare, ma quando vorrai tornare alla tua vita ancestrale, ti basterà avvicinarmi e lasciare che la chimica faccia il suo percorso naturale e la mia mano sinistra sarà sempre pronta a dirti: “rilassati bambina mia, c’è papà!”.
Cresci amore mio, ma non avere fretta, ogni cosa ha il suo tempo e ogni tempo ha la sua storia da raccontarti; basta solo che l’ascolti, la mia mano sinistra ti proteggerà sempre…

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#Miele…ronzio nell’anima

Miele che mi inonda l’anima come il sole caldo in una mattina di primavera,

filtra dalle persiane, mi accarezza nel letto, mi scalda, mi resuscita.

Mi stiracchio felice, viva, perduta nei miei sensi, desideri, capricci.

Mi rotolo in questo miele, lo lecco, me lo spalmo su ogni centimetro di pelle.

Mi ricordo di poter essere di nuovo felice come una bambina e di poter godere come una vera donna.

Mi lascio inondare di dolcezza e felicità, dimentico il tempo, la paura, i problemi, i dubbi.

Ma poi: api, vespe, mosche, formiche. Insopportabile prurito e ronzio all’anima.

Potrei rimanere immobile, in silenzio e aspettare con pazienza di vedere:

se mi si cristallizza addosso intrappolandomi, se si squaglia e se ne va,

o se rinuncia al suo profumo per rimanere carezza

solo per me.

Oppure liberarmi subito:

lavarmi via tutto questo dolcissimo miele di dosso,

sotto una doccia gelida di lacrime salate e rabbia.

ronzio dell'anima

miele

#Miele

Il miele e’ un alimento che nasce dalla trasformazione:

Le secrezioni del fiore (nettare) + le secrezioni prodotte dal metabolismo degli afidi (melata).

Preferisco il miele.

La natura e’ la mia casa e quest’oro giallo mi riporta direttamente li.

Sarà perché nasce dal desiderio dell’ape verso il fiore.

Lo zucchero e’ raffinato, più comodo, non lascia residui ma non trionfa così nel mio palato lasciando un ricordo così prolungato.

Immergo il cucchiaino ricolmo di miele nella mia bevanda fumante, sento le dita incollAte, appiccicate e l’apollineo gusto scivolarmi in gola.

Penso al miele e la sua storia fascinosa.

I greci lo consideravano cibo per gli Dei.

Così prezioso da essere presente in ogni civiltà.

Nel codice Hammurabi vi sono articoli che tutelano gli apicoltori dal furto del miele nelle arnie.

Caposaldo della medicina Ayurvedica 3000 anni fa il miele veniva considerato purificante, afrodisiaco, dissetante, vermifugo, antitossico, regolatore, refrigerante, stomachico e cicatrizzante.

Nell’antico Egitto il miele era così apprezzato che grandi vasi ricolmi venivano posti nelle tombe affinché aiutassero a compiere il viaggio nell’aldilà.

Recuperare tutte queste notizie sul miele mi ha fatto capire ancora una volta quAnto sono démodé ma mi ha suggerito nel contempo una tattica.

Ho deciso che colmerò il mio vaso di miele e lo posizionerò in un cantuccio della mia interiorità affinché possa affrancarmi e rigenerarmi tutte le volte che mi troverò a traghettare in un altra vita.

Che mi debba trovare ad affrontare un cambiamento professionale, una perdita, un distacco, un abbandono: riporrò nel mio vaso di miele tutte le gioie, i traguardi, le carezze, le parole sussurrate, gli abbracci, gli avvicinamenti, sguardi teneri, la gioia, l’allegria, la tenerezza, la soluzione di un problema che sembrava insormontabile: tutto ciò che può lenire, dare nutrimento, addolcire e indurmi fiducia e coraggio per affrontare il mio passaggio.

 

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Come una colata di #Miele…

Lui se n’era appena andato. Aveva da sbrigare delle commissioni fuori. Le disse.

La lasciò in compagnia delle consuete due parole, prima di uscire dalla porta di casa. La loro casa.

“Ti amo”. Le disse.

E sì, tutto quell’amore l’aveva ricoperta, ed ammantata. Come una colata di miele. Che dal capo scivolava lenta sul viso e poi giù. Il collo e le spalle. Ad avvolgerla ed avvilupparla.

Come uno scialle. Ne poteva sentire il calore.

Quando poi, quasi involontariamente, passò la punta della lingua sulle labbra, un sapore ferroso colpì le sue papille gustative come una frustata che arriva improvvisa. 

Sangue.-

Svegliatevi bambine…

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Di #Miele

Come se l’ambientazione fosse un sogno. Di miele.

Ho cercato di dimenticare quella sensazione che era simile ad un’ossesione.

Camminavo avanti indietro, come in prigione. Ma non erano le pareti il mio limite: ero barricata dentro me stessa. E gridare con tutto il fiato che possedevo non avrebbe comunque riportato indietro nessuno.

Ho riscaldato dell’acqua nella teiera prima di affogarci dentro una bustina dell’infuso della sera.

Dalla credenza ho preso un vasetto ancora sigillato: l’hai lasciato qui l’ultima volta che sei passato a trovarmi. Miele di eucalipto, hai detto. Ho rigirato fra le mani il contenitore, incuriosita dall’insolito colore verdastro. Ho svitato il tappo con un colpo secco ed ho annusato il denso sentore di bosco.

Con la tazza fumante in mano ho aggiunto due belle cucchiaiate e mescolato per un attimo, sedendomi al tavolo della cucina. Ho sorseggiato la bevanda calda tenendone sulle labbra il sapore aromatico, lo sguardo immerso in quel colore denso e liquido, torbido.

Mi è entrato subito in circolo. Conteneva un veleno potentissimo, ma io non lo sapevo.

Mentre la vista perdeva velocemente chiarezza e un torpore di sonno pesante si abbatteva sulle mie palpebre ho avuto l’ultimo pensiero: Come si raccomandava la nonna :”Diffida sempre di ciò che è troppo dolce!”

Avrei dovuto tenerlo a mente…

 

silvia pisetta & viky keller

#LivingArtists meets SILVIA PISETTA

Questo spazio nasce dall’esigenza di informare, diffondere, condividere e valorizzare realtà artistiche e creative all’interno di un panorama locale in crescita, generalmente relegato a “sottobosco”. In quest’ottica incontreremo talenti appassionati, differenti per intenti e carattere, ma accomunati dal desiderio di portare avanti progetti che si scostino dalle piatte proposte diffuse.
Incontro Silvia Pisetta, anno 1984, per parlare della sua esperienza con la fotografia. Il suo è un approccio delicato, rispettoso ed umile. Negli anni delle scuole medie, durante alcuni laboratori su scatto e sviluppo, ha la possibilità di imparare i rudimenti pratici e ne rimane stregata. Approfondisce in autonomia gli aspetti tecnici anche grazie alla reflex del cugino che prende in prestito ed inizia a fotografare i soggetti che la colpiscono. Ha una predilezione per i paesaggi, la Natura che sorride fra i petali di fiori colorati, le ali lievi di farfalle ed animaletti. Un attimo magico sospeso dal tempo, ecco la ricerca di Silvia. Che non fotografa per esporsi, ma per una passione fresca ed autentica, intima. Con un approccio modesto, qualità sempre più rara non solo in ambito artistico. Anche per questo non ama fotografare le persone: trova molto più difficile focalizzare l’attimo apponendo uno sguardo da obbiettivo, confuso dalle diverse sfaccettature dell’aspetto esteriore unito alla ricerca dell’animo. Si definisce istintiva, osservatrice, una “cacciatrice di attimi” anche se ammira chi fotografa per lavoro, facendo di una passione la propria professione.
Ha partecipato alla selezione per un concorso dell’ Istituto Culturale Mocheno, che ha scelto ben due sue immagini per la realizzazione del calendario sull’acqua. Ha esposto in un collettivo con l’Associazione fotografica Trento ASA, alla Facoltà di Scienze di Trento e a partecipato al Festival dell’arte di Trento con una selezione di scatti abbinati a testi poetici.
Per il futuro Silvia intende evolvere il proprio modo di fotografare, focalizzando l’interesse sulla ricerca a favore della qualità rispetto alla quantità. Anche grazie ad un’esperienza di viaggio nei parchi naturali degli Stati Uniti ha compreso quanto sia importante approcciarsi alla fotografia senza l’ansia del dover scattare. Immersi in ambienti incontaminati, quasi ignari dello scorrere del tempo, avvolti nella contemplazione e con l’intenzione di vivere il momento senza filtri.

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silvia pisetta & viky keller

silvia pisetta & viky keller

 

egon schiele kneeling girl

Racconto: Piacevolmente indolenzito

Pioveva da giorni ormai e non ne poteva più di tutta quell’acqua; l’umidità gli era 
entrata ormai nelle ossa e sentiva di non poter resistere ancora molto senza
dare senso fisico alle sue giornate; aveva voglia di risvegliarsi al mattino
piacevolmente indolenzito e l’unico motore che era in grado di portarlo a
quella sensazione palpabile era la ricerca di un nuovo mondo femminile da
 scoprire; una caramella da scartare con avidità ingorda per sentirne il ripieno
di frutta o di liquore. 
Era finito il tempo in cui si sentiva irrimediabilmente grasso e voleva
riprendere a camminare sul prato verde delle sue emozioni; voleva carne fresca
con cui risvegliare ogni piccolo poro della sua pelle, ma non poteva aspettare
 che tutto ciò accadesse senza ricercarlo; doveva rimettersi in gioco e
 riprendere dove l’aveva lasciata prima di incontrarla sul suo cammino. 
Non c’era più ed era inutile continuare ad aspettare che si materializzasse 
in qualche altro essere che si vedeva scorrere accanto; doveva solo essere se
 stesso e non aspettarsi nulla dal mondo fuori dalla sua vita; aprire gli occhi
e guardare; guardare e osservare; osservare e annotare; annotare e 
improvvisare; improvvisare e raccoglierne il risultato.
 Nessun passato da accettare e digerire, nessun futuro da programmare o subire; 
soltanto un fantastico presente dove ritrovarsi e divertirsi come non mai; 
senza un dove, un come, un quando e neanche un perché, ma solo ed
 esclusivamente un chi e cioè lui e soltanto lui.
Voleva lasciare che il suo corpo lo conducesse in strade non percorse senza
 nessun limite né remora; puro istinto al servizio del suo piacere e quando
 l’aveva vista aveva capito che solo lei avrebbe potuto riaccendere quel sacro
 fuoco che lo accompagnava dall’adolescenza più tardiva.
 Sapeva che lei era praticamente intoccabile e inavvicinabile perché
 contornata di un alone tra il misterioso e il magico, eppure c’era qualcosa in 
lei che lo attraeva come un orso fa con l’alveare pieno di miele; doveva fare 
sua quella femmina e non si sarebbe fermato fino al raggiungimento di quella 
sensazione dimenticata.
 Era un’estate particolarmente calda e alla televisione avevano appena 
annunciato la morte di Lady Diana in un sottopassaggio a Parigi, ma quello che
lo aveva colpito era stato l’improvviso inturgidirsi dei suoi capezzoli quando
lui era entrato nel bar del campeggio di Albenga e le aveva chiesto 
informazioni su quanto il telegiornale straordinario stava raccontando.
 Non credeva ai suoi occhi; un seno così rigoglioso e sodo faceva capolino
dalla camiciona di jeans che a stento riusciva a trattenerlo; sui fianchi un 
grembiule da cucina a segnare la rotondità del suo sedere solo un po’
abbondante ma dalle linee armoniose e subito sotto il proseguimento in gonna 
ampia a lasciare le gambe solide e tornite a farsi sorreggere da piedi 
abbronzati e affusolati liberi di muoversi nudi sul pavimento di terracotta del
salone davanti al bancone del bar. 
Non gliene fregava più nulla delle notizie e lei se ne era accorta subito
chiedendogli se poteva offrirgli qualcosa per segno di ospitalità; per lui era
stato fin troppo facile osare un “voglio te” e invece di vedersi arrivare un 
sonoro ceffone se l’era ritrovata accucciata a terra che gli abbracciava le
gambe quasi implorante. 
Aveva capito che quell’abbraccio non era figlio della brama improvvisa ma della 
voglia di scappare dalle costrizioni di essere figlia di una donnaccia di porto 
e del suo consorte camallo più ubriaco che uomo e promessa sposa del ras 
dell’ormeggio dei pescherecci.
 Dal basso con le lacrime agli occhi lei lo guardava implorante di regalarle
 un po’ di romanzo in quella vita da tabloid di cronaca rosa e glielo aveva 
espresso nell’unico modo in cui era capace di provare amore con qualcuno:
“posso farti un pompino?” gli aveva chiesto e lui era rimasto senza parole; non 
tanto per l’offerta di simile prestazione, ma per il significato che lei aveva 
voluto dare a quel gesto riempiendolo di rivalsa sociale e sessista.
 Non era più oggetto di pratiche orali imposte ma nel chiedere il permesso
 diveniva soggetto di un dono prezioso che qualsiasi uomo avrebbe voluto 
ricevere; non era più corpo da sfruttare per svuotare il desiderio altrui ma 
ampolla in cui raccogliere il seme del desiderio dell’uomo a cui regalava 
quella suprema attenzione ancor meglio di un coito strappato. 
E il piacevole indolenzimento non lo avrebbe più lasciato senza il suo 
ricordo…