A bordo di una mongolfiera

mongolfiera

In una giornata di Primavera, dove tutto rinasce, un dì che più vi aggrada, vi chiedo di chiudere gli occhi e lasciarvi per un attimo andare. Immaginate la vita che vorreste (se non è già quella che state vivendo)… Perché a volte per poter vivere la vita che si desidera, bisogna prima poterla vedere con la visione interiore, saperla sognare e attirarla a sé come un magnete. Sognate non chimere irrealizzabili, ma sogni autentici dettati da passioni, valori, e non condizionati da altri o da preconcetti. Sognare è un’attività molto concreta, che in fondo passa attraverso un progetto fortemente voluto del futuro che si vuol realmente veder accadere. Quindi vi chiedo di immaginarvi in volo a bordo di una mongolfiera sopra ai nostri sogni più utopistici e scriviamo o disegniamo tutto quello che vediamo. Lasciamoci trasportare! Ovviamente, accompagniamo questa attività sorseggiando la nostra bevanda preferita.

Buon Volo ….

Nell’ uomo di Pasqua….Inside the Easter man

mascalzone italiano

Italian/English

Diversi anni fa ho avuto un fidanzato che  ribattezzai con le amiche con il soprannome di “Uomo Kinder”: con lui c’era sempre la sorpresa.

D’accordo: non era il mio fidanzato.

Okay: tecnicamente era il fidanzato di un’altra.

Diciamo allora che a me però era riservata la sorpresa…E così in questo clima pre-pasquale è scattata l’associazione Uomo Kinder – Uomo di Pasqua.

Mi sono domandata spesso per quale ragione noi donne siamo generalmente molto attratte da questa tipologia di maschio, almeno in uno dei diversi passaggi delle nostre esistenze. La risposta in realtà è banale e  poco sofisticata: è il fascino dell’uomo imprevedibile, inaffidabile ed inafferrabile, che con le sue assenze ci lascia un sacco di tempo e di spazio liberi da riempire con i nostri sogni romantici e le nostre fantasie erotiche. Perché l’Uomo di Pasqua risveglia tutta la nostra sopita femminilità, è un abile operatore che sa come lusingare il nostro ego di femmine ed allo stesso tempo riesce a prenderci per mano come se fossimo ancora bambine.

Questo in particolare possedeva anche le rare doti dell’ ironia e dell’ intelligenza, dell’autoironia e della cultura. Quindi seducendomi anche intellettualmente mi fece capitolare due volte: con la testa e con il cuore. Anzi, a ben pensare le mie capitolazioni furono tre. Cosa del resto mai più ripetutasi simultaneamente in futuro.

Ricordo che dopo un’iniziale resistenza persi completamente la testa per quest’uomo più grande di me che mi trattava come fossi stata una Signora – malgrado avessi soltanto vent’anni – attraverso l’ osservanza meticolosa delle mie piccole abitudini e dei miei gusti: la seconda volta che prendemmo il caffè insieme mi versò del latte freddo dal bricchetto a parte e spostò il cucchiaino a sinistra:

il tombeur des femmes aveva già registrato che fossi mancina al primo caffè.

Parallelamente riusciva anche ad offrirmi le rassicurazioni di matrice infantile che io rivolgevo inutilmente ai miei genitori, sempre troppo impegnati nella loro attività. Ricordo la volta che mi ammalai e venne a trovarmi passando dal giardino sul retro – per sorprendermi, appunto – . Una vera coccola.

Fu più tardi che compresi che tutta questa spinta a stupire e piacere derivava anche da un ego molto ingombrante, che principalmente era volto a sedurre se stesso. E naturalmente poi l ‘Uomo di Pasqua scompariva per settimane, andava a trascorrere le vacanze con la sua fidanzata, flirtava (e certamente non solo) con le altre. Sono sempre stata consapevole di tutto questo ed inizialmente ne ho anche sofferto. Ma l’ ho anche amato incondizionatamente come fosse un bambino, il mio enfant terrible – un po’ perverso ed astuto.

Con il trascorrere del tempo, a chi mi faceva domande sulla natura del nostro rapporto rispondevo semplicemente ciò che dicevo a me stessa: “di un uomo così è molto  meno pericoloso e doloroso essere l’ amante che non la compagna di ogni giorno.”

Questo nostro legame, devo dire autentico seppur bizzarro, è durato a lungo – indubitabilmente anche grazie all’ istituzione di un’ altissima  soglia di tolleranza da parte mia al susseguirsi di tutte le sue pittoresche intemperanze.

Sottoponendo l’ Uomo di Pasqua oggi ad una più attenta analisi a posteriori e con maggiore  maturità ed esperienza,  il responso sarebbe differente: a tanti anni di distanza sono in grado di riconoscere perfettamente il vuoto dentro all’ Uomo di Pasqua. E l’idea della sorpresa che allora riusciva a compensare qualsiasi forma di egoismo maschile oggi non funzionerebbe più allo stesso modo ho idea.

Ciononostante però, circondata da politici bavosi, uomini in crisi di mezza età alla ricerca di Viagra e Bunga Bunga manco fossero Indiana Jones in uno dei suoi giorni migliori, noiosi e prevedibili quanto i ventenni sprovvisti di savoir faire con l’ elastico della mutanda in bella vista (quando non si tratta dell’ agghiacciante filo del perizoma…) mi ritrovo a rimpiangere  anche quest’anno quella figura maschile immortalata splendidamente dalla cinematografia nostrana del dopoguerra: il mascalzone italiano.

E l’Uomo di Pasqua.

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Years ago I had a boyfriend. Me and my girls gave him the nickname of  ‘Kinder man’, coming from the little chocolate eggs holding inside a little surprise for the kids: with him there was always some surprise coming.

Ok, he wasn’t my boyfriend. All right: he was someone else’s boyfriend. Let’s say then the surprise was reserved to me.

These pre-Easter days opened up the association of ideas between the Kinder Man and the Easter Man.  Many times I wondered why women are usually very attracted by this kind of man, at least at one stage of  their lives. The answer is really quite trivial and unsophisticated: is the thrill of the unpredictable, unaffordable and elusive  man. The one who with his absence leave an incredible amount of free time and space to fill up with our romantic dreams and erotic fantasies. Because the Easter Man awakes our sleepy femininity, he’s a smooth operator  and he knows how to flatter our female ego. At the same time he holds our hand as if we were still little daddy’s girls.

Mine in particular also possessed qualities of  irony and intelligence, self-irony and culture. Seducing me intellectually too, he made me fall for him twice: heart and mind. Well, thinking over it I fell for him three times, something never happened again simultaneously in the future.

After an initial resistance, I completely lost my mind for this older guy who treated me like a lady although I was only twenty years old – through the meticulous compliance of my little habits and my taste in things: the second time we went for a coffee he poured the right quantity of cold milk in it and moved the spoon on the other side of the cup.

The tombeur des  femmes registered I was left-handed at the first coffee.

Simultaneously he managed to offer me reassurance in relation to my childish needs, which I was effortlessly turning to my parents, always too busy with their own activities. Once I got ill and he came to visit passing through the back garden. Only to surprise me, of course. It has been a real treat.

Later on I discovered that all this boost to surprise and accomplish came also from an obtrusive ego, basically aimed at seducing itself. Obviously the Easter Man was disappearing for weeks, sure enough was spending holidays in the States or wherever with his girlfriend and used to flirt (and surely it wasn’t only flirting) with other women. I’ve always been aware of all this happening  and have to admit that initially I was hurt. But I loved him unconditionally, as you could only love a child. He was my enfant terrible, a little bit perverted and clever.

Time passing by, in virtue of the fact that I was seeing him exactly for who he was, I used to answer people asking me about the nature of our relationship simply the phrase I was telling to myself: “it ‘s much less dangerous and painful to be her lover rather than the companion of his life.”

The bond between us, authentic although unusual, lasted through the years. It is out of any doubt it did  last so long thanks to my institution of an exceptionally high threshold of tolerance to his constant colorful intemperance. Submitting the Easter Man to a meticulous further investigation, and an higher grade of maturity, the response would be different.

After so many years I can see clearly the empty space inside the Easter Man, and the idea of the surprise wouldn’t discharge male selfishness in each and every way as it used to, I believe.

Despite all this, seeing myself surrounded by  drooling perverts middle aged men looking for Viagra and Bunga Bunga as if they were Indiana Jones in his best years – boring and predictable as the twenty years old boys with no savoir-fair walking around with their underwear elastic (if not the creepy string…) showing up from the back of their jeans – I found myself regretting again this year the male figure magnificently immortalized by our Cinema in the the Fifties and Sixties and their great performers: the Italian rascal.

And the Easter Man.

#LivingArtists meets #MarcoMarighettoManara

marco marighetto manara

L’incontro con Marco Marighetto Manara è stato rimandato rimandato e…rimandato a causa della tremenda terribile impietosa influenza dell’inverno (ci auguriamo) passato, che ha colpito ed affondato entrambi. Incontrarsi in città e chiacchierare con lui è stato quasi un partire all’avanscoperta di una terra sconosciuta – seduti davanti alla oramai immancabile “birretta” – scoprendo lentamente strada facendo come e perchè Marco sia arrivato alle sue personalissime e sempre diverse forme espressive artistiche.

Già, perchè la prima cosa che Marco dice di sé è “prima lavoro come artigiano, e dopo c’è l’artista”. La verità è che Marco mi ha piacevolmente sorpresa con ogni sua affermazione. Ed è riuscito a sorprendermi ancora di più con ogni sua successiva spiegazione. E questo mi mette ulteriormente alla prova, poiché non sarà certo compito facile trasmettere tutto quel che c’è dentro il suo “giardino segreto” in poche righe e qualche scatto fotografico… Certo, non lo è mai. Ma credetemi in questo caso mi sento di tentare di raccontare questo suo mondo con passi leggerissimi e silenziosi, a non voler disturbare o alterare in alcun modo un processo creativo che è un’elaborazione complessa di Marco rivolta verso se’ stesso o meglio ancora, verso ciò che gli alberga “dentro”. Uno sviluppo che non è semplicemente creativo, ma che tiene conto – e lo deve fare per portare Marco verso la realizzazione dell’opera stessa così come l’ha concepita inizialmente – anche di una progettualità temporale e fisica, ed oserei dire in alcuni passaggi persino “psicanalitica” per permettergli di raggiungere il risultato che ha avuto ben chiaro in mente sin dal principio come una visione.

Che Marco abbia avuto il pallino del disegno sin da bambino, in questa storia ha poca importanza. Contano molto di più i 3 anni vissuti da idraulico e contano moltissimo i 10 anni vissuti da camionista. Conta la passione per il guidare, un’esigenza invero. Tant’è che appunto diventa il suo lavoro. E quando non è lavoro è una spinta incontrollabile a salire su un mezzo qualsiasi ed a “Guidare senza meta. Sempre verso Sud”.

E’ in questi 10 anni alla guida che Marco concepisce e pensa le sue opere: già fatte e finite. “Mentre guido penso all’opera, la vedo così come deve venire. Poi arriva la riflessione”. Decine di opere pronte nella testa e nessun tempo a disposizione per realizzarle.

Nel 2004 va a vivere da solo, ed inizia ad utilizzare nel poco tempo libero sacrificato alle uscite ed agli amici la tecnica pittorica della “vernice gocciolata” alla Pollock. Poi passa “semplicemente ad utilizzare tutti i materiali che ho raccolto in 3 anni da idraulico e 10 da autista.”  Dal 2010 lascia il lavoro per trovare il modo – o meglio il tempo – di dare sfogo alla realizzazione di tutti i progetti accatastatisi in tutti questi anni nella sua mente.

Per la realizzazione delle opere Marco mi dice di avere la necessità di esercitare una certa pressione psicologica su sé stesso, nel senso che deve disporre intorno a sé sparsi nell’appartamento in cui vive i componenti che la comporranno (maniglie, tele, pannelli, pergolato, catene…) di modo che gli siano in qualche modo anche da intralcio “fino a quando non mi decido ad affrontare la cosa. Una volta arrivato a questo punto, è l’opera che fa me, e non il contrario. E’ un processo di auto-realizzazione: realizzo l’opera e me stesso. Il mio spazio vitale lo occupo con le mie opere, non le voglio limitare. Tolgo spazio a me stesso per dare spazio a loro, una privazione che mi mette in una condizione di scomodità: privo me stesso di spazio per darlo a quello che ho in testa. La dimensione viene decisa al momento di concepire l’opera, non mi spaventa l’idea del 328×143…lo spostare con difficoltà poi mi riporta al lavoro di camionista. Le dimensioni poi ti fanno ulteriore pressione: maggiore impegno, maggior impiego di tempo e fatica. La sfida infine è anche quella di riuscire a trovare un posto dove esporle… le mie realizzazioni sono scomode da maneggiare, scomode da esporre per via dello spazio richiesto e del peso (ci sono opere che pesano sino a 23 Kg n.d.r.), ma io le faccio così lo stesso.”

C’è inoltre da dire che la scelta del materiale è sì tecnica per questioni di resistenza alle lavorazioni successive, ma è volontà di arrivare anche alle persone “comuni”, alle persone che non hanno ricevuto nessuna educazione alla cultura artistica. Un desiderio sentito di “arrivare a tutti”.

Le uniche persone a cui non interessa più di arrivare sono la cerchia degli amici, le persone più vicine “dal momento che queste vedono nelle opere soltanto me stesso e le mie esperienze, cercando di darmi una spiegazione del perché le ho fatte, mi sono ritrovato a non preoccuparmene più di dare loro spiegazioni su ciò che realizzo. Non per arroganza e nemmeno perché la cosa mi dia fastidio. Semplicemente perché vorrei invece che ognuno ponesse al centro sé stesso davanti alle mie opere. Per questo in una fase di realizzazione dei miei pannelli mettevo sempre uno specchio, più o meno visibile, perché ognuno potesse vedere sé stesso e dare la SUA interpretazione dell’opera senza pensare a chi l’ha creata”

Le didascalie che accompagnano le opere sono scritte da Marco stesso, nell’ottica di dare un input in più ad una possibile riflessione da parte di chi le osserva; alle volte sono molto complesse, altre molto semplici – seguendo sempre il principio per cui se un’opera nasce senza titolo e senza spiegazione, tale rimane.

Dal 2012 Marco utilizza i pannelli, lo specchio e’ stato poi abbandonato per questioni tecniche. Le maniglie invece sono rimaste, sempre in una concezione di lasciare uno spiraglio, un’ apertura, una Speranza. Le opere sono quindi entità fisiche, i materiali come chiodi e catene sono volutamente e scientemente difficili da maneggiare e pericolosi, i pannelli sono sempre nuovi per questioni igieniche (in tanti anni da camionista mi racconta che questa tendenza al riutilizzo a volte può essere pericolosa, perché a volte i materiali riciclati può capitare che siano stati a contatto per lungo tempo con sostanze nocive o velenose).

L’opera più imponente realizzata sinora è “a tutti gli occhi blu della mia vita” ed è dedicata al fratello (morto per malattia non molti anni fa) ed alla figlia, al loro papà ed a tutte le persone incontrate nel suo cammino sin qui: un’opera iniziata nell’ottobre 2013 su di una tela che girava nei vari traslochi da almeno tre. Ad ottobre con l’aiuto di un amico si decide a montarla in soggiorno (in casa, non in garage). Per mesi rimane in sospeso ad occupare la stanza, appoggiata su due sgabelli . Marco non ci stava nemmeno più seduto sul divano… dimensioni vernici odori colori – alcuni acrilici ed alcuni ad olio…un mese per asciugarsi per poi spostarlo senza aiuto (peso circa 23 kg) e tirarlo su (Marco dipinge in orizzontale, girando attorno all’opera). E’ stato un anno lì in soggiorno e poi Marco ha fatto domanda alla direttrice della casa di riposo di Castel Tesino ed il quadro ha trovato il suo posto. “Non ho voluto nessuno ad aiutarmi a trasportarlo a piedi da casa mia alla casa di riposo, me lo sono caricato in spalla e ce lo ho portato io. Di quadri ne ho lasciati un pochini in giro di qua e di là.”  Mi dice, dandomi ulteriore conferma di quanto il rapporto fra lui e le sue creazioni sia di natura anche fisica. E’ questo che mi ha affascinata di questo ragazzo forte e delicato allo stesso tempo: l’incontro naturale di due componenti apparentemente lontane come una grande sensibilità ed una grande forza. Per me, in questo dittico è racchiuso Marco Marighetto Manara, che ringrazio qui come uomo e come artista per avermi incontrata e per essersi raccontato con limpidezza ed onestà..

“A Castel Tesino mi vedono come un alternativo, dopo che hanno scoperto cosa faccio. Prima sarò sembrato loro semplicemente un matto. Ho deciso di vivere gratis per tutti. Senza aspettarmi niente da nessuno. Non nel senso cinico, non perché non mi aspetti più nulla dalla Vita, anzi al contrario. Ma nel senso che, semplicemente, la mia disponibilità e’ gratuita.”

Pagina Facebook  https://www.facebook.com/pages/Marco-Marighetto-Manara/605506249520934?fref=ts

Titolo: NOT BEFORE, NOT AFTER, BUT NOW HERE Anno: 2013 Tcn.: Olio, acrilico, sabbia di vetro e foglia oro su tela Misure: Polittico (5 parti) 40cm x 80cm ciascuno Autore: Marco Marighetto
Titolo: NOT BEFORE, NOT AFTER, BUT NOW HERE
Anno: 2013
Tcn.: Olio, acrilico, sabbia di vetro e foglia oro su tela
Misure: Polittico (5 parti) 40cm x 80cm ciascuno
Autore: Marco Marighetto
Opera senza titolo. Misure 150cmx100cm Tcn. Olio su tela. Anno 2013 Autore Marco Marighetto
Opera senza titolo.
Misure 150cmx100cm
Tcn. Olio su tela.
Anno 2013
Autore Marco Marighetto

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Titolo: NELLE PIEGHE DI UN TEMPO CHE NON SI FERMA MAI
Misure: 79cmx79cm
Anno: Maggio 2014
Tcn.: Mista su tela, Olio, segnale stradale (divieto di fermata), lancette di orologio (funzionanti) e il tempo inesorabilmente inarrestabile…
Autore: Marco Marighetto

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Titolo: NELLA LUCE
Misure: b80,5cm x h173,5cm x p10cm, peso 23kg
Anno: Settembre 2013
Tcn: Olio, acrilico, spray, sabbia di vetro, finestra, foglia oro e specchi contrapposti su tela
Autore: Marco Marighetto

In un momento storico come quello che stiamo vivendo, è facile essere preda del pessimismo e dello sconforto, tutto ci appare grigio, cupo e tempestoso, il domani è quantomai incerto. Però, io ho la convinzione che la luce ci sia sempre se la si vuole trovare, fuori e dentro di noi. E così anche quest’opera color temporale è squarciata da una finestra di luce d’oro.
Questa finestra è incastonata nel rosso vivo della vita, che tutto alimenta.
La luce meravigliosamente forte, esce dai bordi, oltrepassa la vita stessa, prevale sulle tenebre e si espande.
La strada è segnata, la direzione indicata.
E dunque? Chi o cosa c’è in questa casa di luce che ha la soluzione di tutte le nostre angosce e dei nostri turbamenti?
Il vetro offuscato invita l’ osservatore ad avvicinarsi con curiosità per riuscire a scorgerne l’ interno. Ciò che vedra non sarà altro che se stesso, riflesso dagli specchi all’ infinito. In un primo momento ne rimarrà spiazzato, ma non appena si renderà conto di essere lui stesso luce e illuminato, ne sarà entusiasta.
La finestra diventa metafora dell’ anima, della vita e della nostra vera essenza, il guardarci dentro diventa introspezione intima e personale.
Il completamento vero di quest’ opera sarà un compito esclusivamente tuo, di te che la osservi e la metabolizzi nei tuoi pensieri più intimi.
E’ cosi! E’ con tutti i miei limiti e debolezze di uomo, che ho pensato e realizzato quest’ opera.
Provo con tutte le mie incertezze, le lacune, i dubbi e l’ impegno, a portare ogni uomo nella luce dell’ infinito e nel contempo cerco di farla uscire da ogni uomo.
Attribuisco a ogni essere umano vastità magnifiche e indicibili, invitandolo a cercare e trovare dentro di sè le forze prodigiose della vita, le uniche vere chiavi per aprire e varcare i cancelli delle proprie tenebre.

DEDICATO A CHI CREDE CHE CERTE VOLTE, PER VEDERE MEGLIO, E’ NECESSARIO CHIUDERE GLI OCCHI.

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UN FOGLIO BIANCO, MOLTA SOLITUDINE, QUALCHE STRAPPO AL CUORE
E FORSE UNA GUERRA O DUE. Alda Merini

Titolo: SOLITUDINE

Anno: Agosto 2012
Misure b 50cm x h 100cm
Tcn: Mista, Spray, smalto, sbarre, e specchio su pannelli armatura x edilizia.
Autore: Marco Marighetto

Capita, qualche volta, di sentirmi solo.
Senza pensieri particolari che mi attraversano la mente.
Pur non avendo la mente impegnata però, avverto la pesantezza della sensazione che sto provando. E’ un pò come fissare il vuoto per un tempo indefinito.
Gli occhi sono leggermente offuscati, tutto il resto è niente. Come un deserto antartico, freddo, bianco e piatto da dove è impossibile fuggire.
La mente non formula nessun pensiero concreto, ci si trova ovunque e in nessun posto, si sopravvive e basta.
Il tempo scorre.
Due lacrime, percorrono la stessa strada parallele, mano nella mano, vita e dolore fino alla fine, insieme.
Fortunatamente non è una sensazione costante, ma a volte ritorna cogliendomi sempre impreparato.
Questa è la mia solitudine.
La solitudine di una sala d’ atttesa permanente.
Se anche la tua solitudine è simile alla mia, forse però, in questo caso, insieme ci sentiremo meno soli.

Titolo opera: ENTRATA LIBERA

Tcn.: Mista su pannelli armatura x edilizia

Misure: 50 cm x 100 cm
Anno: 2012
Autore: Marco Marighetto

Io lo chiamo ironicamente “spirito da crocerossina”, quella mia capacità (discutibile) di volermi buttare in situazioni complicate e scomode. In cui è relativamente facile entrare, ma tremendamende difficile uscire senza riportare segni e lividi (emotivi).
Così do sempre ragione al cuore, che non vuole ascoltare i consigli del cervello, il quale gli dice di non intraprendere quella determinata situazione. Come tutti sanno un entrata libera non impegna e non costa nulla. Nessuno però parla del dopo, di quanto sia faticoso, problematico e dispendioso vivere il presente di quella situazione. Nessuno, poi, ha infatti mai trovato da qualche parte la scritta uscita libera. Così, cercando di uscire passando tra sbarre e catene mi procuro lividi e sofferenze che fanno fatica a guarire, segnando inesorabilmente il mio cammino.

Ps. Se è vero che è sempre il cuore ad inguaiarmi, è anche vero che è sempre lui a trarmi d’impaccio ogni volta.

 

Aprile…#wildness #statoselvatico #selvaggitudine

Wildness

Chi cavalcherà i tuoi cavalli selvaggi?
Chi annegherà dentro al tuo mare blu?
Chi cavalcherà i tuoi cavalli selvaggi?
Chi sarà a cadere ai tuoi piedi?

Wildness

Who’s gonna ride your wild horses?
Who’s gonna drown in your blue sea?
Who’s gonna ride your wild horses?
Who’s gonna fall at the foot of thee?

COMUNICATO STAMPA della delegazione di sole donne dell’IADL rientrata il 22 marzo 2015 dal Kurdistan iracheno, dal Rojava e dalla Turchia

Anarkikka

Italian/English

COMUNICATO STAMPA ROMA, BERLINO, ISTANBUL, VIENNA

“Serve con urgenza una maggiore attenzione alle esigenze specifiche di donne e bambine sopravvissute al conflitto con ISIS. Tutti i campi dovrebbero ricevere dei fondi per garantire assistenza primaria a donne e bambini, non solo quelli dove ci sono presidi internazionali.”. Questa la priorità identificata dalla delegazione internazionale di donne giuriste, accompagnate da una psichiatra, una video-maker, una giornalista ed una farmacista che ha visitato per una settimana i centri che accolgono le popolazioni sfuggite all’ISIS in Turchia, Kurdistan iracheno e Rojava.
La delegazione è stata organizzata da IADL (Associazione Internazionale avvocati democratici), in collaborazione con AED-EDL (European Democratic Lawyers) e ELDH (European Association of Lawyers for Democracy and World Human Rights) al fine di verificare e documentare le violazioni dei diritti umani delle donne nel contesto del conflitto con Isis. Hanno preso parte alla delegazione attiviste ed esperte in diritti umani che fanno parte di diverse organizzazioni.
Le delegate nel corso della visita hanno incontrato donne esponenti delle associazioni, delle istituzioni, vittime e testimoni dirette della violenza.
La delegazione ha visitato nel Kurdistan iracheno, in Rojava e Turchia campi governativi e non governativi dove sono accolte donne provenienti dalle aree di Shengal e Kobane.
Gli Stati hanno l’obbligo di garantire una uguale distribuzione dei fondi e degli aiuti internazionali, per assicurare il soddisfacimento delle condizioni di vita elementari delle persone accolte in tutti i campi, e di provvedere a garantire un numero adeguato di personale e servizi di supporto specifici per le esigenze femminili. E’ stato notato favorevolmente che là dove esistono luoghi di ascolto e di rappresentanza femminile all’interno dei campi, le donne hanno espresso una maggiore positività, nonostante le comuni difficoltà materiali.
Le testimonianze raccolte hanno confermato la brutalità dei crimini commessi da Isis: il femminicidio, nelle forme già rese note dai media internazionali, fa parte integrante delle tattiche di annientamento delle popolazioni colpite.
Gli esiti della ricerca saranno presentati in un rapporto che verrà presentato alle Nazioni Unite nel corso della 29ma sessione del Consiglio dei Diritti Umani di Giugno a Ginevra, insieme ad una esposizione del lavoro grafico illustrato di Stefania Spanò (in arte Anarkikka), che ha preso parte alla delegazione.

PRESS RELEASE

ROME – ISTANBUL – WIEN -BERLIN

“Stronger efforts by all national and international actors are essential to answer specific needs of women and girls survived to Daesh”. Women and girls survivors in all the camps must have equal access to appropriate support, including psychosocial services”. These are the priorities identified by the international delegation of women jurists, included one psychiatric and two journalists, that for one week visited refugee and IDP camps in Turkey, Rojava and Iraqi Kurdistan.
The delegation was organized by IADL (Associazione Internazionale avvocati democratici), in co-operation with AED-EDL (European Democratic Lawyers) and ELDH (European Association of Lawyers for Democracy and World Human Rights), in order to verify and document all the women’s human rights violation committed by Daesh during the conflict, and the condition of women survived to them. Women activists and expert in human rights working for different NGO’s at local and international level take part in the delegation.

The delegation had meeting with institutions, women from NGO’s, victims and witnesses of violence. The delegation visited governative and non governative camps wich guest women from Shengal and Kobane.

States have an obligation to ensure equal distribuction of funds and international aid between all the camps, in order to ensure that every survivors have access to basic services, included reproductive and psychosocial services for women and girls. It was noted by the delegation that women express better feelings, despite difficult material conditions, in camps where exist women’s assembly.

Witnesses Interviews confirm the brutality of war crimes perpetrated by Daesh: femicide, in the manifestations exposed by international media, is a structural method used by Daesh to annihilate and destroy the Ezidi and the others populations attacked.
The result of the work of the delegation will be presented in a report that will be submitted by IADL in front of United Nations during the 29th session of HRC in June, in Geneva, jointly with an exposition of the graphic work of ANARKIKKA, an Italian women artist that joined the delegation.

http://www.iadllaw.org/
http://www.aeud.org/
http://www.eldh.eu/

​ Barbara Spinelli (avvocata, IADL, ELDH, GIURISTI DEMOCRATICI, TRAMA DI TERRE); Aurora d’Agostino (avvocata, IADL, ELDH, GIURISTI DEMOCRATICI, Italy); Simonetta Crisci (avvocata, IADL, AED-EDL, GIURISTI DEMOCRATICI, DONNE DIRITTI E GIUSTIZIA, Italy ); Aişe Acinkli (avvocata, ÖHD – Özgürlükçü Hukukçular Derneği, Turkey); Gülșen Uzuner (avvocata, IALD, ÇHD – Çağdaş Hukukçular Derneği, Turkey); Özge Taş (giurista, ELDH, Austria); Leyla Boran (giurista, Utamara, Hardershipcommission, Germany); Sara Montinaro (giurista, YA BASTA, Italy); Martina Bianchi (Università di Pisa, mezzaluna Rossa Italia); Assunta Signorelli (psichiatra, Trama di Terre, Italy); Stefania Spanò (graphic journalist, Trama di Terre, Italy); Alice Corte (videomaker, Una stanza tutta per sé, Italy); Kader Karlidag (farmacista, Austria).

http://www.iadllaw.org/
http://www.aeud.org/
http://www.eldh.eu/

​ Barbara Spinelli (lawyer, IADL, ELDH, GIURISTI DEMOCRATICI, TRAMA DI TERRE); Aurora d’Agostino (lawyer, IADL, ELDH, GIURISTI DEMOCRATICI, Italy); Simonetta Crisci (lawyer, IADL, AED-EDL, GIURISTI DEMOCRATICI, DONNE DIRITTI E GIUSTIZIA, Italy ); Aişe Acinkli (lawyer, ÖHD – Özgürlükçü Hukukçular Derneği, Turkey); Gülșen Uzuner (lawyer, IALD, ÇHD – Çağdaş Hukukçular Derneği, Turkey); Özge Taş (jurist, ELDH, Austria); Leyla Boran (jurist, Utamara, Hardershipcommission, Germany); Sara Montinaro (jurist, YA BASTA, Italy); Martina Bianchi (PhD in international law University of Pisa, Heyva Sor a Kurd Italy); Assunta Signorelli (psichiatrist, Trama di Terre, Italy); Anarkikka (graphic journalist and cartoonist, Trama di Terre, Italy); Alice Corte (videomaker, Una stanza tutta per sé, Italy); Kader Karlidag (pharmacist, Austria).

Lasciareandare…Lettingo #3

nicoletta ceccoli

*questo mio pezzo e’ umilissimamente dedicato a Pippo Delbono, che ho avuto opportunità di incontrare per una conversazione pre-spettacolo a Bolzano (Orchidee n.d.r.) la scorsa settimana insieme ad altri spettatori. Il pezzo e’ anche naturalmente frutto di vissuti autobiografici… Le due cose si sono incontrate da se’ – in una di quelle collisioni che sorprendono improvvisamente e, naturalmente, per uno di quegli “strani casi del Destino” …

lasciare andare e’ lasciarsi andare
abbandonarsi ai propri bisogni profondi
seguire il proprio istinto
opporsi a cio’ che non fa per noi: 
lasciare andare

lasciare andare e’ compiere un atto di fiducia verso noi stessi
credere in cio’ che e’ nelle nostre possibilita’ e non cedere
alla paura – al senso di colpa
tutte cose a cui hanno tentato di educarci bene sin da piccini:
lasciare andare

lasciare andare e’ rinunciare alle sicurezze ed alle aspettative nostre ed altrui
e’ un atto rivoluzionario
una dichiarazione di liberta’ verso un mondo
tristemente pavido ed ipocrita:
lasciare andare

lasciare andare e’ non chiedere piu’ ciclicamente scusa
per essere venuti al mondo così come siamo
lasciarsi alle spalle il groviglio di compromessi
che ci hanno consentito sì di ‘andare avanti’ ma di cui spesso -in realta’- scopriamo in cammino non ci importava poi molto:
lasciare andare

lasciare andare e’ trovare il modo per ‘amare e basta’
senza impantanarci in relazioni dove inscatolati come sardine
ben presto diventiamo tiepidi surrogati in cattivita’ di sentimenti che pur nascono puri:
lasciare andare

lasciare andare e’ mollare le ancore
per salpare su una nave Pirata
alla ricerca del proprio Tesoro:
lasciare andare

Lasciare andare                            Essere

                           Vivere                                                                       Viaggiare

Lasciar andare #2

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Il tema di questo mese e’ lasciar andare.

Non è banale e al centro di teorie e metodi per “aiutare se stessi” che vanno dalla meditazione, alla programmazione neuro linguistica;

insomma trovare un modo zen per lasciare andare la nostra zavorra interiore può essere certamente costruttivo: un po’ come quando ci apprestiamo a partire per una vacanza di 5 gg con una valigia da 50 kg o a fare una camminata in montagna conciati come Neil Amstrong (il primo uomo che ha camminato sulla luna, anche se attenzione anche questo potrebbe essere un dogma in cui credere…) equipaggiati con uno zaino colmo di provviste in grado di sfamare 19 bambini, 3 libri (magari avrò tempo per leggere…) un plaid, i trucchi (nella vita non si sa mai chi si può incontrare in cima ad una montagna) il tablet è infilato nella tasca davanti e persino il telecomando.

Ecco, non so se mi sono spiegata ma questi sono in casi in cui è necessario saper lasciare andare ciò che è superfluo.

In realtà ho pensato anche a trasportare il significato di lasciar andare su se stessi e quindi lasciarsi andare.

Nella mia mente sono saltate fuori due immagini: le due polarità; lasciarsi andare stile zombie sul divano, trascurarsi, procrastinare nella tristezza e nella pigrizia e il polo positivo, ballare in mezzo alla gente, lasciarsi andare, abbandonarsi e sciogliersi chiudere gli occhi e rovesciare indietro la testa.

Questo è tutto ciò che di visivo ho associato all’idea del lasciar andare.

Ma torniamo alla mia valigia sproporzionata e sovra dimensionata, ho figurato alcuni punti e alcuni buoni propositi da prendere in mano e lasciar andare.

Lascio andare almeno una parte della mia insicurezza, tutta non mi è possibile, mi caratterizza troppo e non credo di riuscir a vivere senza, ma lasciò andare quella parte esagerata che a volte ha eroso e minato i rapporti con gli altri.

Lascio andare quel rigoroso senso critico nei confronti di me stessa che è così esasperato da riuscire a togliermi l’energia talvolta.

Lascio andare quell’ossessione di dover essere qualcuno/qualcosa che a volte mi perseguita al punto di creare in me un senso di inutilità.

Lascio andare i retaggi della società dell’omologazione, quelli che mi fanno sentire TUTTASBAGLIATA e che ingenerano in me profonda confusione.

Lascio andare la mentalità di accumulare, non sono mai stata brava nel farlo, ma con grande fatica nel 200o sono riuscita a comprare una vespa primavera del 1978, ho realizzato il mio sogno, fatto qualche comparsate stile pin-up e nel 2001 l’ho venduta per fare il viaggio più bello della mia vita: 29 gg in Messico che non potranno mai acquisire il valore di un oggetto.

Questo mi ha fatto capire che la vita può e forse per una come me deve essere trasformazione e che trasformarsi può portare nuove possibilità.

Lascio andare la competizione perché escluso l’ambito sportivo, trovo che abbia più senso tirare fuori il meglio di se che mettersi in gara, e , personalmente, la comparazione mi manda piuttosto in aceto.

Lascio andare la freddezza perché ho scoperto che non mi sta più simpatica.

Lascio andare la dieta, almeno una volta al mese, perché il cibo e’ un dono e deve essere onorato.

Lascio andare l’idea che vivrò su questa terra un milione di anni perché è un illusione e per questo cerco di godermi al meglio lo spettacolo ed essere grata per quello che ho.

Lascio andare il pregiudizio, frutto di false credenze e stime approssimative.

Lascio andare la paura perché spesso ti rende incapace di muoverti e ho capito sulla mia pelle che anche l’immobilità rischia di diventare una scelta.

Lascio andare la paura del diverso perché la normalità non esiste.

Lascio andare la serietà, dove permesso, perché è necessario giocare ed è doveroso imparare a tirare giù la maschera.

Lascio andare la censura, soprattuto nei confronti di me stessa perché c’è solo questo tempo per darsi una possibilità.

Lascio andare l’idea che sono solo buona perché sarebbe tanto bello crederci ma se riesco ad interiorizzare ed accettare che il buio o la distorsione possono nascere da dentro posso gestire meglio me stessa e i rapporti che ho con gli altri.

Lascio andare il senso di colpa perché personalmente serve solo ad appesantirmi.

Lascio andare il finto moralismo perché tutti possiamo arrivare a fare qualsiasi cosa e questa e’ la grande forza e la grande debolezza dell’essere umano, e si, certo, e’ spaventoso.

L’insostenibile pesantezza della Solitudine

Seduta in questa stanza,vengo colta a volte, improvvisamente, da una inquieta paura …
Rifletto …
E mi ritrovo a pensare “All’insostenibile pesantezza della solitudine”…

Uomo o Donna che sia, non sa stare da sol* con se stess*. Privat* di lavoro, passatempi, attività domestiche o ludiche, distrazioni tecnologiche e digitali – oltre che della compagnia dei suoi simili -non sa come passare il tempo!!

Io Siamo terrorizzati dal cosiddetto “Dolce far niente”. Dall’idea di doverci ritrovare soli con i nostri pensieri…ce ne sentiamo incapaci.

Potrei, dunque, pensare che l’insostenibile pesantezza della solitudine (parafrasando il titolo del romanzo di Kundera) sia uno degli autentici “Mali” delle nostra era?
La prova di quanto sia difficile restare soli con noi stessi…. Io credo di poterlo affermare!

Visto che Donna sono, e lotto per prevaricare su questa paura che coglie anche me, cerco di difendermi : intrattenendo me stessa con l’IMMAGINAZIONE…

Consiglio del mese : libro Anime morte di Nikolaj Gogol

Il protagonista si trova nella sua camera d’albergo. Con le valigie chiuse. 

Nulla da fare , deve aspettare, poco ma… Deve farlo.

E si sente preso da un grande disagio.

Si sente perso…

Le anime morte

Le anime morte (in russo, Мёртвые души, Mërtvye duši, Mjortvyje duši, IPA: [‘mʲortvɪjɪ ‘duʃi]) è un romanzo pubblicato nel 1842 dallo scrittore russo Nikolaj Vasil’evič Gogol’. È un classico della letteratura mondiale e sicuramente l’opera più nota di Gogol’, insieme ai racconti Il cappotto e Il naso.

Le anime morte è un romanzo satirico che Gogol’ scrisse quasi interamente durante il suo soggiorno a Roma.

Gogol’ era intenzionato a scrivere un grande poema sulla Russia seguendo un modello dantesco. E Le anime morte, che in sé rappresenta un romanzo compiuto, era, nelle intenzioni dello scrittore, solo la prima parte di questo grande poema, quella nella quale veniva descritta la dimensione morale più bassa della Russia (l’inferno, in uno schema dantesco). Questo grande progetto rimase incompiuto.

Lasciare andare

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Io sono una che conserva. Tengo tutto, da sempre. Ho cassetti che trasbordano cianfrusaglie, scontrini sbiaditi di momenti che ormai non ricordo più; ho addirittura incollato sulle pagine di un diario le monetine del resto di un panino. Del 1995. 

Con le persone invece è diverso: amo i legami ariosi che non hanno bisogno di starsene mano nella mano. Chi amo è libero di andarsene, ma soprattutto sa che deve lasciare andare me, ogni tanto. Ho bisogno del tempo per vivere nel mio mondo, lontanissima da tutto, avvolta nel silenzio.

Non è semplice comprenderlo, in pratica. Io sparisco e ci provo anche molto gusto. Ma non abbandono.

Dal mio bozzolo sospeso sul nulla non smetto di osservare e proteggo a distanza. E poi ritorno, per restare.

Mi puoi tenere seduta su una sedia per un tempo infinito, senza che io trovi la necessità di cambiare posizione, ma quando devo andare, lo devo fare.

Troppe volte questa  mia esigenza è stata travisata, mal interpretata, storpiata e non rispettata. E quante volte ho provato ad essere diversa per accontentare gli altri! In quei momenti era come togliermi il respiro, la mia naturale spensieratezza, la spontaneità.

E’ un privilegio che custodisco come qualcosa di estremamente prezioso.

E’ ciò che di più vicino ho alla libertà.

Quindi, se mi vuoi bene davvero, lasciami andare. 


marzo… #lasciareandare #lettingo

lasciar-andare

La conoscenza è imparare qualcosa ogni giorno.


La saggezza è lasciar andare qualcosa ogni giorno.


Knowledge is learning something every day.

Wisdom is letting go something every day.