Aprile…#wildness #statoselvatico #selvaggitudine

Wildness

Chi cavalcherà i tuoi cavalli selvaggi?
Chi annegherà dentro al tuo mare blu?
Chi cavalcherà i tuoi cavalli selvaggi?
Chi sarà a cadere ai tuoi piedi?

Wildness

Who’s gonna ride your wild horses?
Who’s gonna drown in your blue sea?
Who’s gonna ride your wild horses?
Who’s gonna fall at the foot of thee?

COMUNICATO STAMPA della delegazione di sole donne dell’IADL rientrata il 22 marzo 2015 dal Kurdistan iracheno, dal Rojava e dalla Turchia

Anarkikka

Italian/English

COMUNICATO STAMPA ROMA, BERLINO, ISTANBUL, VIENNA

“Serve con urgenza una maggiore attenzione alle esigenze specifiche di donne e bambine sopravvissute al conflitto con ISIS. Tutti i campi dovrebbero ricevere dei fondi per garantire assistenza primaria a donne e bambini, non solo quelli dove ci sono presidi internazionali.”. Questa la priorità identificata dalla delegazione internazionale di donne giuriste, accompagnate da una psichiatra, una video-maker, una giornalista ed una farmacista che ha visitato per una settimana i centri che accolgono le popolazioni sfuggite all’ISIS in Turchia, Kurdistan iracheno e Rojava.
La delegazione è stata organizzata da IADL (Associazione Internazionale avvocati democratici), in collaborazione con AED-EDL (European Democratic Lawyers) e ELDH (European Association of Lawyers for Democracy and World Human Rights) al fine di verificare e documentare le violazioni dei diritti umani delle donne nel contesto del conflitto con Isis. Hanno preso parte alla delegazione attiviste ed esperte in diritti umani che fanno parte di diverse organizzazioni.
Le delegate nel corso della visita hanno incontrato donne esponenti delle associazioni, delle istituzioni, vittime e testimoni dirette della violenza.
La delegazione ha visitato nel Kurdistan iracheno, in Rojava e Turchia campi governativi e non governativi dove sono accolte donne provenienti dalle aree di Shengal e Kobane.
Gli Stati hanno l’obbligo di garantire una uguale distribuzione dei fondi e degli aiuti internazionali, per assicurare il soddisfacimento delle condizioni di vita elementari delle persone accolte in tutti i campi, e di provvedere a garantire un numero adeguato di personale e servizi di supporto specifici per le esigenze femminili. E’ stato notato favorevolmente che là dove esistono luoghi di ascolto e di rappresentanza femminile all’interno dei campi, le donne hanno espresso una maggiore positività, nonostante le comuni difficoltà materiali.
Le testimonianze raccolte hanno confermato la brutalità dei crimini commessi da Isis: il femminicidio, nelle forme già rese note dai media internazionali, fa parte integrante delle tattiche di annientamento delle popolazioni colpite.
Gli esiti della ricerca saranno presentati in un rapporto che verrà presentato alle Nazioni Unite nel corso della 29ma sessione del Consiglio dei Diritti Umani di Giugno a Ginevra, insieme ad una esposizione del lavoro grafico illustrato di Stefania Spanò (in arte Anarkikka), che ha preso parte alla delegazione.

PRESS RELEASE

ROME – ISTANBUL – WIEN -BERLIN

“Stronger efforts by all national and international actors are essential to answer specific needs of women and girls survived to Daesh”. Women and girls survivors in all the camps must have equal access to appropriate support, including psychosocial services”. These are the priorities identified by the international delegation of women jurists, included one psychiatric and two journalists, that for one week visited refugee and IDP camps in Turkey, Rojava and Iraqi Kurdistan.
The delegation was organized by IADL (Associazione Internazionale avvocati democratici), in co-operation with AED-EDL (European Democratic Lawyers) and ELDH (European Association of Lawyers for Democracy and World Human Rights), in order to verify and document all the women’s human rights violation committed by Daesh during the conflict, and the condition of women survived to them. Women activists and expert in human rights working for different NGO’s at local and international level take part in the delegation.

The delegation had meeting with institutions, women from NGO’s, victims and witnesses of violence. The delegation visited governative and non governative camps wich guest women from Shengal and Kobane.

States have an obligation to ensure equal distribuction of funds and international aid between all the camps, in order to ensure that every survivors have access to basic services, included reproductive and psychosocial services for women and girls. It was noted by the delegation that women express better feelings, despite difficult material conditions, in camps where exist women’s assembly.

Witnesses Interviews confirm the brutality of war crimes perpetrated by Daesh: femicide, in the manifestations exposed by international media, is a structural method used by Daesh to annihilate and destroy the Ezidi and the others populations attacked.
The result of the work of the delegation will be presented in a report that will be submitted by IADL in front of United Nations during the 29th session of HRC in June, in Geneva, jointly with an exposition of the graphic work of ANARKIKKA, an Italian women artist that joined the delegation.

http://www.iadllaw.org/
http://www.aeud.org/
http://www.eldh.eu/

​ Barbara Spinelli (avvocata, IADL, ELDH, GIURISTI DEMOCRATICI, TRAMA DI TERRE); Aurora d’Agostino (avvocata, IADL, ELDH, GIURISTI DEMOCRATICI, Italy); Simonetta Crisci (avvocata, IADL, AED-EDL, GIURISTI DEMOCRATICI, DONNE DIRITTI E GIUSTIZIA, Italy ); Aişe Acinkli (avvocata, ÖHD – Özgürlükçü Hukukçular Derneği, Turkey); Gülșen Uzuner (avvocata, IALD, ÇHD – Çağdaş Hukukçular Derneği, Turkey); Özge Taş (giurista, ELDH, Austria); Leyla Boran (giurista, Utamara, Hardershipcommission, Germany); Sara Montinaro (giurista, YA BASTA, Italy); Martina Bianchi (Università di Pisa, mezzaluna Rossa Italia); Assunta Signorelli (psichiatra, Trama di Terre, Italy); Stefania Spanò (graphic journalist, Trama di Terre, Italy); Alice Corte (videomaker, Una stanza tutta per sé, Italy); Kader Karlidag (farmacista, Austria).

http://www.iadllaw.org/
http://www.aeud.org/
http://www.eldh.eu/

​ Barbara Spinelli (lawyer, IADL, ELDH, GIURISTI DEMOCRATICI, TRAMA DI TERRE); Aurora d’Agostino (lawyer, IADL, ELDH, GIURISTI DEMOCRATICI, Italy); Simonetta Crisci (lawyer, IADL, AED-EDL, GIURISTI DEMOCRATICI, DONNE DIRITTI E GIUSTIZIA, Italy ); Aişe Acinkli (lawyer, ÖHD – Özgürlükçü Hukukçular Derneği, Turkey); Gülșen Uzuner (lawyer, IALD, ÇHD – Çağdaş Hukukçular Derneği, Turkey); Özge Taş (jurist, ELDH, Austria); Leyla Boran (jurist, Utamara, Hardershipcommission, Germany); Sara Montinaro (jurist, YA BASTA, Italy); Martina Bianchi (PhD in international law University of Pisa, Heyva Sor a Kurd Italy); Assunta Signorelli (psichiatrist, Trama di Terre, Italy); Anarkikka (graphic journalist and cartoonist, Trama di Terre, Italy); Alice Corte (videomaker, Una stanza tutta per sé, Italy); Kader Karlidag (pharmacist, Austria).

Lasciareandare…Lettingo #3

nicoletta ceccoli

*questo mio pezzo e’ umilissimamente dedicato a Pippo Delbono, che ho avuto opportunità di incontrare per una conversazione pre-spettacolo a Bolzano (Orchidee n.d.r.) la scorsa settimana insieme ad altri spettatori. Il pezzo e’ anche naturalmente frutto di vissuti autobiografici… Le due cose si sono incontrate da se’ – in una di quelle collisioni che sorprendono improvvisamente e, naturalmente, per uno di quegli “strani casi del Destino” …

lasciare andare e’ lasciarsi andare
abbandonarsi ai propri bisogni profondi
seguire il proprio istinto
opporsi a cio’ che non fa per noi: 
lasciare andare

lasciare andare e’ compiere un atto di fiducia verso noi stessi
credere in cio’ che e’ nelle nostre possibilita’ e non cedere
alla paura – al senso di colpa
tutte cose a cui hanno tentato di educarci bene sin da piccini:
lasciare andare

lasciare andare e’ rinunciare alle sicurezze ed alle aspettative nostre ed altrui
e’ un atto rivoluzionario
una dichiarazione di liberta’ verso un mondo
tristemente pavido ed ipocrita:
lasciare andare

lasciare andare e’ non chiedere piu’ ciclicamente scusa
per essere venuti al mondo così come siamo
lasciarsi alle spalle il groviglio di compromessi
che ci hanno consentito sì di ‘andare avanti’ ma di cui spesso -in realta’- scopriamo in cammino non ci importava poi molto:
lasciare andare

lasciare andare e’ trovare il modo per ‘amare e basta’
senza impantanarci in relazioni dove inscatolati come sardine
ben presto diventiamo tiepidi surrogati in cattivita’ di sentimenti che pur nascono puri:
lasciare andare

lasciare andare e’ mollare le ancore
per salpare su una nave Pirata
alla ricerca del proprio Tesoro:
lasciare andare

Lasciare andare                            Essere

                           Vivere                                                                       Viaggiare

Lasciar andare #2

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Il tema di questo mese e’ lasciar andare.

Non è banale e al centro di teorie e metodi per “aiutare se stessi” che vanno dalla meditazione, alla programmazione neuro linguistica;

insomma trovare un modo zen per lasciare andare la nostra zavorra interiore può essere certamente costruttivo: un po’ come quando ci apprestiamo a partire per una vacanza di 5 gg con una valigia da 50 kg o a fare una camminata in montagna conciati come Neil Amstrong (il primo uomo che ha camminato sulla luna, anche se attenzione anche questo potrebbe essere un dogma in cui credere…) equipaggiati con uno zaino colmo di provviste in grado di sfamare 19 bambini, 3 libri (magari avrò tempo per leggere…) un plaid, i trucchi (nella vita non si sa mai chi si può incontrare in cima ad una montagna) il tablet è infilato nella tasca davanti e persino il telecomando.

Ecco, non so se mi sono spiegata ma questi sono in casi in cui è necessario saper lasciare andare ciò che è superfluo.

In realtà ho pensato anche a trasportare il significato di lasciar andare su se stessi e quindi lasciarsi andare.

Nella mia mente sono saltate fuori due immagini: le due polarità; lasciarsi andare stile zombie sul divano, trascurarsi, procrastinare nella tristezza e nella pigrizia e il polo positivo, ballare in mezzo alla gente, lasciarsi andare, abbandonarsi e sciogliersi chiudere gli occhi e rovesciare indietro la testa.

Questo è tutto ciò che di visivo ho associato all’idea del lasciar andare.

Ma torniamo alla mia valigia sproporzionata e sovra dimensionata, ho figurato alcuni punti e alcuni buoni propositi da prendere in mano e lasciar andare.

Lascio andare almeno una parte della mia insicurezza, tutta non mi è possibile, mi caratterizza troppo e non credo di riuscir a vivere senza, ma lasciò andare quella parte esagerata che a volte ha eroso e minato i rapporti con gli altri.

Lascio andare quel rigoroso senso critico nei confronti di me stessa che è così esasperato da riuscire a togliermi l’energia talvolta.

Lascio andare quell’ossessione di dover essere qualcuno/qualcosa che a volte mi perseguita al punto di creare in me un senso di inutilità.

Lascio andare i retaggi della società dell’omologazione, quelli che mi fanno sentire TUTTASBAGLIATA e che ingenerano in me profonda confusione.

Lascio andare la mentalità di accumulare, non sono mai stata brava nel farlo, ma con grande fatica nel 200o sono riuscita a comprare una vespa primavera del 1978, ho realizzato il mio sogno, fatto qualche comparsate stile pin-up e nel 2001 l’ho venduta per fare il viaggio più bello della mia vita: 29 gg in Messico che non potranno mai acquisire il valore di un oggetto.

Questo mi ha fatto capire che la vita può e forse per una come me deve essere trasformazione e che trasformarsi può portare nuove possibilità.

Lascio andare la competizione perché escluso l’ambito sportivo, trovo che abbia più senso tirare fuori il meglio di se che mettersi in gara, e , personalmente, la comparazione mi manda piuttosto in aceto.

Lascio andare la freddezza perché ho scoperto che non mi sta più simpatica.

Lascio andare la dieta, almeno una volta al mese, perché il cibo e’ un dono e deve essere onorato.

Lascio andare l’idea che vivrò su questa terra un milione di anni perché è un illusione e per questo cerco di godermi al meglio lo spettacolo ed essere grata per quello che ho.

Lascio andare il pregiudizio, frutto di false credenze e stime approssimative.

Lascio andare la paura perché spesso ti rende incapace di muoverti e ho capito sulla mia pelle che anche l’immobilità rischia di diventare una scelta.

Lascio andare la paura del diverso perché la normalità non esiste.

Lascio andare la serietà, dove permesso, perché è necessario giocare ed è doveroso imparare a tirare giù la maschera.

Lascio andare la censura, soprattuto nei confronti di me stessa perché c’è solo questo tempo per darsi una possibilità.

Lascio andare l’idea che sono solo buona perché sarebbe tanto bello crederci ma se riesco ad interiorizzare ed accettare che il buio o la distorsione possono nascere da dentro posso gestire meglio me stessa e i rapporti che ho con gli altri.

Lascio andare il senso di colpa perché personalmente serve solo ad appesantirmi.

Lascio andare il finto moralismo perché tutti possiamo arrivare a fare qualsiasi cosa e questa e’ la grande forza e la grande debolezza dell’essere umano, e si, certo, e’ spaventoso.

L’insostenibile pesantezza della Solitudine

Seduta in questa stanza,vengo colta a volte, improvvisamente, da una inquieta paura …
Rifletto …
E mi ritrovo a pensare “All’insostenibile pesantezza della solitudine”…

Uomo o Donna che sia, non sa stare da sol* con se stess*. Privat* di lavoro, passatempi, attività domestiche o ludiche, distrazioni tecnologiche e digitali – oltre che della compagnia dei suoi simili -non sa come passare il tempo!!

Io Siamo terrorizzati dal cosiddetto “Dolce far niente”. Dall’idea di doverci ritrovare soli con i nostri pensieri…ce ne sentiamo incapaci.

Potrei, dunque, pensare che l’insostenibile pesantezza della solitudine (parafrasando il titolo del romanzo di Kundera) sia uno degli autentici “Mali” delle nostra era?
La prova di quanto sia difficile restare soli con noi stessi…. Io credo di poterlo affermare!

Visto che Donna sono, e lotto per prevaricare su questa paura che coglie anche me, cerco di difendermi : intrattenendo me stessa con l’IMMAGINAZIONE…

Consiglio del mese : libro Anime morte di Nikolaj Gogol

Il protagonista si trova nella sua camera d’albergo. Con le valigie chiuse. 

Nulla da fare , deve aspettare, poco ma… Deve farlo.

E si sente preso da un grande disagio.

Si sente perso…

Le anime morte

Le anime morte (in russo, Мёртвые души, Mërtvye duši, Mjortvyje duši, IPA: [‘mʲortvɪjɪ ‘duʃi]) è un romanzo pubblicato nel 1842 dallo scrittore russo Nikolaj Vasil’evič Gogol’. È un classico della letteratura mondiale e sicuramente l’opera più nota di Gogol’, insieme ai racconti Il cappotto e Il naso.

Le anime morte è un romanzo satirico che Gogol’ scrisse quasi interamente durante il suo soggiorno a Roma.

Gogol’ era intenzionato a scrivere un grande poema sulla Russia seguendo un modello dantesco. E Le anime morte, che in sé rappresenta un romanzo compiuto, era, nelle intenzioni dello scrittore, solo la prima parte di questo grande poema, quella nella quale veniva descritta la dimensione morale più bassa della Russia (l’inferno, in uno schema dantesco). Questo grande progetto rimase incompiuto.

Lasciare andare

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Io sono una che conserva. Tengo tutto, da sempre. Ho cassetti che trasbordano cianfrusaglie, scontrini sbiaditi di momenti che ormai non ricordo più; ho addirittura incollato sulle pagine di un diario le monetine del resto di un panino. Del 1995. 

Con le persone invece è diverso: amo i legami ariosi che non hanno bisogno di starsene mano nella mano. Chi amo è libero di andarsene, ma soprattutto sa che deve lasciare andare me, ogni tanto. Ho bisogno del tempo per vivere nel mio mondo, lontanissima da tutto, avvolta nel silenzio.

Non è semplice comprenderlo, in pratica. Io sparisco e ci provo anche molto gusto. Ma non abbandono.

Dal mio bozzolo sospeso sul nulla non smetto di osservare e proteggo a distanza. E poi ritorno, per restare.

Mi puoi tenere seduta su una sedia per un tempo infinito, senza che io trovi la necessità di cambiare posizione, ma quando devo andare, lo devo fare.

Troppe volte questa  mia esigenza è stata travisata, mal interpretata, storpiata e non rispettata. E quante volte ho provato ad essere diversa per accontentare gli altri! In quei momenti era come togliermi il respiro, la mia naturale spensieratezza, la spontaneità.

E’ un privilegio che custodisco come qualcosa di estremamente prezioso.

E’ ciò che di più vicino ho alla libertà.

Quindi, se mi vuoi bene davvero, lasciami andare. 


marzo… #lasciareandare #lettingo

lasciar-andare

La conoscenza è imparare qualcosa ogni giorno.


La saggezza è lasciar andare qualcosa ogni giorno.


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Knowledge is learning something every day.

Wisdom is letting go something every day.

Io voglio iniziare parlandovi di Speranza

hope

“Una stanza a volte può essere l’inizio di un nuovo cammino, un cammino che “IO” ho deciso di condividere . Spero non risulti troppo pretenzioso l’uso dell’io, ma credo che il non pronunciarlo mai metta a rischio. E’ come un mettersi tra parentesi cadendo nell’impersonale che é per sua definizione privo di identità e di responsabilità .

Così io voglio iniziare parlandovi di Speranza. Perché credo che la “SPERANZA” sia La manifestazione del nostro istinto vitale ed è a suo modo un sentimento elementare, la speranza vieta di chiudere qualsiasi partita prima che sia finita.

Vita e speranza corrono insieme, la Speranza è una spinta, è un desiderio un’ aspettativa sull’avvenire, un apertura all’improbabile, perché “finché c’è vita c’è speranza”. Mai Lei, collocata dai Greci infondo al “Vaso di Pandora ” come ultima riserva e ultima Dea…è la Dea che salva da tutti i mali o è quella più maligna perché illude di salvezza!?!

Domanda legittima considerando che la Speranza se non è ingenua, è comunque sempre velata da un’ombra di tristezza. Quell’attimo oscuro in cui ci troviamo in sua compagnia, divisi tra difetto ed eccesso.

Non so darmi una risposta, ma voglio collocare la Speranza nelle virtù, in quanto sta nel mezzo: tra la presunzione e la disperazione. Perché in fondo, virtuoso è chi è capace di dare norma a se stesso e perciò non arretra di fronte agli ostacoli, sa trovare vie d’uscita in mezzo alle difficoltà e sa mantenere ferma la propria identità nella mutevolezza del mondo. Io sono sufficientemente presuntuosa e disperata per continuare a Sperare … e Voi? …

Film consigliato:Maraviglioso Boccaccio Trailer Ufficiale (2015) – Paolo Taviani, Vittorio Taviani Movie HD

 La vita, le donne quanta speranza in quel Decamerone….

 

…andsoislove

andsoislove

Se l’amore è perdita d’ Innocenza

voglio affogare nella Consapevolezza.

Affondare ad ogni passo fino alle ginocchia

e sentire tutta la fatica che si richiede al Viaggiatore.

 

Prendermi tutti i Rischi.

Affrontare il mare aperto, il deserto e la montagna.

La fame

la sete

e tutta la paura di farmi ancora male.

 

 

L’amore è un camminare che a volte

porta su Strade differenti

dove seppure gli Ostacoli siano stati superati

alla fine può darsi di ritrovarsi comunque a riconoscere

forse sì – più liberi –

di saper proseguire anche da soli.

 

 

E poi

giunti al punto di un Viaggio che ci ha resi

stanchi

spaventati

assetati ed affamati

e peggio ancora

disillusi e consapevoli

il riscoprirsi a provare un Sentimento

improvviso quanto inequivocabile perchè conosciuto

non prevede più l’obbligo di dover essere corrisposti

non prevede più l’ipocrisia del nascondersi

non prevede più la fuga del negarsi

 

…and so is love

” Love is a loss of Innocence” Haruki Murakami

 

Volevo un sogno

Picasso

Volevo un sogno.

Ma ho sciolto le possibilità in acido di distacco ed indifferenza.

Sono diventata il nulla di cui avevo paura.

Ho abbandonato le speranze in un angolo e mi sono addormentata.

Ho rovinato i muri con scritte piene di rabbia.

Verso il mondo, il nemico, contro di me.

Senza pensieri girovagavo con le mani in tasca, i capelli al vento, lo sguardo spento.

Ho tolto tutti i colori, i profumi e anche i suoni.

Il nulla fatto di pece mi si è attaccato addosso ed è filtrato fino in fondo alle ossa.

Ero un’ombra senza senso, spietata nei gesti e priva di rimorsi.

Le mani sono diventate artigli, gli occhi di gesso. Il mio sorriso solo un lontano ricordo.

Nelle pieghe dei vestiti nascondevo pensieri osceni, la violenza come scudo, il disinteresse brandito a spada.

Il tempo ha smesso di provare a trattenermi, i miei passi calpestavano i fiori.

Ho raggiunto uno spuntone di roccia, a strapiombo su un precipizio di nuvole.

L’aria gelida e tagliente mi scuoteva prepotente e tenendo stretti i pugni ho urlato tutto il mio dolore: “Non credo più nell’Amore!” “L’amore è solo una romantica invenzione, non esiste, accidenti! L’amore non esiste…”

Con il grigio attaccato alle ossa ho vagato fra i deserti dei sentimenti inariditi che non potranno mai sbocciare,lasciati appassire e ad ogni passo affondavo un po’ di più.

Il silenzio, d’improvviso, ha iniziato a piangere, guaendo. E’ apparso, come venuto dal nulla, un cane marrone screziato di bianco. Si è avvicinato incerto, non timoroso, ma debole. Due occhi nocciola mi guardavano imprigionati in un vortice di dolore e solo osservandolo meglio ho notato lo squarcio che partiva dal petto. Con cautela mi sono lasciata annusare e poi ho affondato la mano nel pelo e un brivido di terrore mi ha attraversata quando ho toccato molto sangue.Il cucciolo mi ha leccato le dita e si è lentamente disteso a terra. Io non ho mosso un muscolo, mordendomi le labbra.

Respirava a fatica, vedevo il busto che si sollevava lentamente e ad ogni movimento soffriva. Ho chiuso gli occhi, aspettando, desiderando che accadesse qualcosa.
Ma non è successo nulla. Mentre i miei occhi si riempivano di lacrime lui ha smesso di vivere, lì ai miei piedi. Senza un qualunque motivo valido.

Le lacrime mi hanno inondato il volto, pulendomi dalla crosta del rifiuto. E tutto intorno è stato inondato dal colore.

L’avvicinarsi spontaneo di quel cagnolino ferito mi ha insegnato che non importa quanto male ti facciano:

l’amore, quello che sa ricominciare, può qualsiasi cosa.