#VEGGIEHEARTH

giada

Cuore, arte, terra. Questi tre elementi mi compongono e mi rappresentano. Il cuore è lo spirito di tutto, è il motore; senza di esso, senza amore, non posso fare niente. L’arte è la forma di tutte le cose cose. Mi piace creare e cerco di esprimere un preciso gusto estetico in tutto ciò che faccio. La terra è l’anima. Ogni respiro mi ricorda che siamo inevitabilmente collegati alla Terra e credo che il rispetto per essa sia anche la più alta forma di rispetto verso noi stessi. L’equilibrio di questi tre “ingredienti” è fondamentale per me. L’equilibrio è anche ciò che rincorro da sempre, in tutto. Ironia della sorte, segno zodiacale: Bilancia.

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Giada Tacchella, il nostro VeggieHearth!
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NIENTE AMICI CON L’INSALATA

Lisa Simpson, protagonista della famosa serie animata The Simpsons diventò vegetariana nel quinto episodio della settima stagione. La puntata Lisa the vegetarian uscì negli Stati Uniti d’America il 15 Ottobre 1995 ed ebbe molto successo tanto da vincere diversi premi per il messaggio ambientale che trasmetteva…

L’episodio inizia con la visita allo zoo di Springfield di tutta la famiglia Simpson durante la quale Lisa si affeziona ad un tenero agnellino. Tornati a casa, per cena Marge le serve costolette d’agnello e questo scatena in lei un forte rimorso che la porterà a dichiarare alla sua famiglia di non avere più intenzione di mangiare carne.

Per questa sua decisione viene sbeffeggiata da Bart e Omer, che nel frattempo organizza un Barbeque con tanto di porchetta, e tacciata di essere una rompi scatole perchè richiede un’ alternativa vegetariana a scuola dove il direttore proietta un documentario anti vegetariano che fa si che tutti gli altri la deridano.

Arrabbiatissima con tutti, riuscirà a riconciliarsi con gli altri grazie ad Apu, altro personaggio della serie dichiaratamente vegano, che farà incontrare Lisa con Paul e Linda Mc Cartney, anch’essi vegetariani e impegnati per i diritti degli animali. La chiacchierata con questi ultimi la farà convincere che, anche se convinta della scelta vegetariana, deve imparare a tollerare coloro che sono in disaccordo con le sue opinioni.

In pratica in una mezz’ora di puntata sono riusciti a raccontare, con la sarcastica genialità propria della serie, quello che succede più o meno a tutti quelli che decidono di diventare vegetariani o vegani, oggi come nel 1995.

Non credo che incontrerò mai Paul e Linda Mc Cartney, così come gli altri personaggi di cui scriverò, ma è confortante sapere che altri la pensano allo stesso modo, quindi viene riportato un breve elenco di personaggi famosi pescati a piacere in varie epoche.

UN PO’ DI STORIA

Pitagora è tradizionalmente considerato l’iniziatore del vegetarianismo in Occidente grazie ad alcuni versi delle Metamorfosi di Ovidio in cui viene desritto come il primo che si è dichiarato contro la pratica di magiare animali in quanto, insieme ad Empedocle, credeva che anche essi avessero un anima esattamente come gli uomini.

Parliamo del 500 a.C. circa e sappiamo che nell’Antico Egitto e in India già molti secoli prima era vietato il consumo di carne per motivazioni religiose.

Vegetariani si crede fossero pure Aristotele, Platone, Galeno e Seneca.

Pare che addirittura Ippocrate, considerato il padre della medicina moderna, mangiasse solo vegetali.

Tra gli esponenti più famosi troviamo diversi secoli dopo Leonardo da Vinci (1452-1519), vegetariano dichiarato tanto da rifiutare i banchetti di carne che i nobili gli offrivano per i suoi lavori.

L’amore per gli animali di Leonardo è narrato anche da Giorgio Vasari nel suo Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti in cui scrive: «spesso passando dai luoghi dove si vendevano uccelli, di sua mano cavandogli di gabbia, e pagatogli a chi li vendeva il prezzo che n’era chiesto, li lasciava in aria a volo, restituendogli la perduta libertà.»

Anche Lev Tostoj è stato un animalista e vegetariano convinto. Lui stesso descrive l’ esperienza in un mattatoio che lo ha profondamente segnato nel saggio Il primo gradino del 1891 (come introduzione alla versione russa del volume The etics of diet di H. Williams) nel quale scrive:

«Non bisogna indignarsi al punto di odiare gli uomini per pietà verso gli animali bisogna invece agire in conformità di ciò a cui spinge questo sentimento, e cioè non mangiare carne di qualsiasi essere a cui sia stata tolta la vita. Sono convinto che nei prossimi secoli la gente racconterà con orrore e ascolterà con dubbio come i loro antenati ammazzavano gli animali per mangiarli. Il vegetarismo si diffonde molto rapidamente.»

Nel frattempo nel 1847 in Inghilterra era nata la Vegetarian Society e ha seguire anche Germania e Francia fondarono associazoni vegetariane (In Italia dovremmo aspettare la seconda metà del 900).

Mohandas ‘Mahatma’ Gandhi (1869 – 1948), noto per essere stato un importante guida spirituale per l’India e per aver portato il suo paese all’indipendenza con la disobbedienza civile, seguiva una dieta vegetariana molto rigida, in pratica vegana, perchè considerava uomini e animali creature di Dio allo stesso modo.

Era convinto che il progresso morale dell’uomo consistesse nell’amare e nel tutelare le altre creature e non nel sottometterle: «La grandezza di una nazione e il suo progresso morale possono essere valutati dal modo in cui vengono trattati i suoi animali.»

Si presume che anche Albert Einstein abbracciasse la filosofia vegetariana ma vi sono testimonianze contrastanti in proposito (gli indecisi non ci piacciono quindi lo tagliamo. n.d.r).

E LE DONNE?

Come al solito è molto più difficile trovare informazioni sulla vita delle donne, anche se altrettanto rivoluzionarie (spesso molto di più) dei loro corrispettivi maschili.

Sappiamo in ogni caso che molte sostenitrici del movimento femminista tra l’Ottocento il Novecento si schierarono apertamente non solo per i diritti delle donne ma anche per quelli degli animali.

Prima fra tutte, vera antisegnana dei tempi, Mary Wollstonecraft Godwin (1759–1797), filosofa e scrittrice, considerata una delle fondatrici del femminismo in Gran Bretagna.

Tra le americane Margaret Fuller, Harriet Beecher Stowe, Susan Anthony, tutte scrittrici che non solo promuovevano i diritti civili ma scrivevano anche per sensibilizzare sulla causa animalista.

Spicca tra le donne vegetariane il nome di Rosa Parks (1913 – 2005). Si, proprio quella Rosa Parks che rifiutandosi di cedere il suo posto su un autobus in Alabama nel 1955 diede vita alla rivoluzione afroamericana per i diritti civili negli Stati Uniti che porterà avanti per tutta la vita insieme a Martin Luther King.

OGGI

Pare che Tom York, leader dei Radiohead sia diventato vegetariano per fare colpo su una ragazza e scoperti i benefici di questa dieta non sia più tornato indietro fino a diventare completamente vegano.

Tra i musicisti, oltre a Paul McCartney: Morrisey (The Smiths), che pare non voglia che la carne venga venduta nemmeno ai suoi concerti; Moby attivissimo sostenitore della dieta vegana, ha aperto una catena di ristoranti in tutto il mondo nei quali sono banditi i prodotti di origine animale; Prince era vegano; Alanis Morisette grazie all’alimentazione vegan ha sconfitto i disturbi alimentari che la affliggevano; Jared Leto e Joaquin Phoenix entrambi musicisti e attori vegani.

In Italia: Franco Battiato è vegetariano dall’adolescenza; Jovanotti vegetariano da molti anni;Paola Maugeri, convintissima sostenitrice della dieta vegana ha scritto diversi libri e tiene un blog (Rock me Vegan); Red Ronnie sostiene e promuove in ogni occasione pubblica la dieta vegetariana; Tiziano Terzani era vegetariano oltre che animalista; Margherita Hack si definiva vegetariana “dalla nascita”; e naturalmente il professor Umberto Veronesi, promotore della dieta vegetariana per motivi etici, ambientali ma sopratutto per la salute.

Insomma, di certo non si sceglie di passare ad un’alimentazione vegetariana o vegana per emulare un personaggio famoso ma direi che non mancano le testimonianze “famose” relative ai benefici dell’astenersi dal consumare carne e derivati animali sia a livello fisico che emotivo.

Personalmente cercando nella storia del vegetarianesimo ho scoperto tantissime cose che non sapevo, alcune da approfondire, non riportabili in questo breve articolo…

… e ho scoperto che non ho mai ascoltato il contenuto dell’album Meat is murder degli Smithsche pure ho sentito molto spesso:

«Oh… e chi ascolta gli animali piangere?»

Credits:

GROSTOLI VEGAN

grostolivegan

RADICI E NUVOLE

Febbraio è Radici. Mi piace, molto.

E’ prima di tutto una bella parola, ha un suono un po’ aspro ma buffo, quando una parola mi piace di solito mi piace anche il suo significato.

Radici di significati ne può avere tanti. Per esempio si può partire dal lato botanico, attraversare il lato antropologico analizzandone i vari significati per arrivare alle radici in cucina. E’ un tema perfetto, per me.

Il tempo stringe però, oggi devo concretizzare, scrivere, o almeno abbozzare il pezzo perchè questo mese non ho avuto ancora neanche un attimo per farlo. “

Penso tra me e me.

Sono le 8.05 di un venerdì mattina pieno di nuvole, come non se ne vedevano da mesi, mi sto asciugando i capelli nel bagno di casa mia, ho quasi finito.

Tra circa 5 minuti, come ogni mattina, mi accorgerò che sono in estremo ritardo e inizierò a correre per la casa per riuscire a fare tutto: truccarmi, vestirmi, accalappiare Mirta (la mia cagnolina che al mattino non vuole mai uscire), mettere le scarpe, cercare le chiavi di casa, uscire, rientrare per prendere il telefono che ho dimenticato, riuscire, scendere due piani di corsa, andare fino in fondo al vialetto, ripercorrere di corsa la strada in senso opposto, risalire le scale, svestire la Mirta da guinzaglio, cappotto, pettorina ecc, ricontrollare di avere chiavi e telefono, prendere la borsa; quindi uscire nuovamente di casa e correre per prendere l’autobus che mi porterà al lavoro.

Nessuna di queste cose va data per scontata e sopratutto deve essere fatto tutto in circa 14-15 minuti al massimo.

Questa mattina però, prima che mi rendessi conto del mio solito ritardo, improvvisamente si spegne la luce.

Buio.

Io ho paura del buio.

In una frazione di secondo penso:

  • A) qualcuno ha spento per sbaglio la luce del bagno, ma sono sola in casa;

  • B) sta avvenendo un fenomeno soprannaturale e ora si aprirà una porta su un’altra dimensione come in Stranger Things;

  • C) ho acceso come al solito lavatrice, lavastoviglie, phone e piastra, superato abbondantemente i 3 kW, quindi è saltato tutto;

Mi avvento sulla porta, la spalanco e niente mi accorgo che effettivamente è solo saltata la luce: nessun motivo apparente.

Termino di prepararmi nella penombra della casa ed esco.

Piove.

Fortunatamente avevo finito di aciugarmi, altrimenti come diavolo avrei fatto?”

Penso mentre aspetto l’autobus sotto l’ombrello.

E come facevano quando il phone non esisteva? Senza luce?

Boh.

Mentre sono al lavoro mi informano che il black out di casa mia è causato da un cavo tranciato, uno di quelli grossi sottoterra che alimentano tutto il palazzo, la compagnia energetica XY stà cercando di riallacciarlo, faranno il possibile, anche perchè senza elettricità non funziona nemmero la caldaia e non è possibile restare in pieno inverno tutto il fine settimana con i termosifoni spenti.

Sembra una cosa risolvivile in breve tempo quindi.

Mentre torno a casa per pranzo penso alle cose che devo fare: “il pranzo è già pronto in frigo, basta dare una scaldata nel micoonde … No ma il microonde non funziona se non c’è corrente elettrica in casa!

Vabbè troverò un modo per riscaldarlo oppure per un giorno mangerò il pranzo freddo.

Devo fare in fretta, non ho tempo da perdere, subito dopo pranzo voglio passare l’aspirapolvere prima di tornare al lavoro: ma anche l’aspirapolvere è fuori uso!

E come farò stasera ad usare il forno per cucinare il polpettone ai miei ospiti se non riattivano l’elettricità in tempo?”

Da qualche parte ho letto che un uomo è ricco in proporzione al numero di cose di cui può fare a meno e io in questo momento mi sento davvero povera.

Ma come è possibile essersi legati così tanto all’elettricità che è un’invenzione relativamente recente?”

Mentre l’autobus (elettrico pure quello) mi sta riportando a casa, appurato che non potrò fare nulla di quello che faccio di solito in pausa pranzo penso a come si viveva prima dell’arrivo di tutti quelli che noi chiamiamo comfort: mio padre a volte mi ha raccontato di quando lui era piccolo, e ancor più mia nonna, ma non ci ho mai pensato realmente.

Immaginando di vivere con i ritmi naturali scanditi dalla luce in inverno si ha tantissimo tempo “buio”. E se le case sono buie, le strade lo sono ancora di più.

Mi immagino in lunghe serate in poltrona con diversi strati di coperte addosso a leggere un libro (potrei anche iniziare a fumare la pipa) ma forse la realtà non era così rilassante come me la immagino io ora.

Prima di andare a dormire si deve scaldare il letto mettendo dei tizzoni ardenti in una specie di “padella” che va posizionata sotto le lenzuola per poi potercisi infilare. Il resto della stanza resta gelido. Ecco perchè mia nonna la sua vecchia padella scalda letto la conservava con gelosia, lo capisco ora.

Nonostante i tanti disagi immagino con un pò invidia le serate illuminate solo da una candela, la terra d’inverno riposa, l’uomo forse dovrebbe fare lo stesso.

Dedicarmi ad attività manuali, concentrata solo su quella, nessuna distrazione, niente telefono, social e foto del risultato finale: da quanto tempo non succede?

Ho spesso incontrato notizie di persone che hanno lasciato una vita “normale” per andare a vivere in luoghi remoti, boschi o campagne, le cerco sperando di trovare risposte alle mie domande ma le persone che hanno deciso di farlo, pur isolandosi dalla società, avevano a diposizione almeno un generatore di corrente, a volte addirittura una connessione internet per documentare tutto.

Certo non dispongono esattamente di tutti i comfort ma se puoi scegliere di quali dotarti non è la stessa cosa.

L’unico che io mi ricordi essere stato in una capanna senza nulla è Henry David Thoreau come lui stesso scrive nel suo libro “Walden. Ovvero vita nei boschi”.

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Lo rispolvero nella mia memoria.

“Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita (..) per non scoprire in punto di morte che non ero vissuto. (..) Volevo vivere profondamente e succhiare tutto il midollo della vita.”

Certo lui non dovette rinunciare all’aspirapolvere, l’asciugacapelli e il microonde perché era il 1845 e non c’era ancora nulla di tutto questo ma nel bosco e più precisamente in una capanna da lui stesso costruita sulle rive del lago Walden visse per due anni, dedicandosi alla scrittura e all’osservazione della natura. Pensandoci oggi è un tempo lunghissimo.

Il suo era un modo per protestare contro la società e il governo. La “disobbedienza civile” è alla base della sua idea ed anche il titolo di un suo saggio.

Le sue parole, nonostante siano state scritte a metà del 1800 sono ancora oggi attuali per certi versi:

Persino in questo paese relativamente libero, gli uomini, nella maggior parte (per pura ignoranza ed errore), sono così presi dalle false preoccupazioni e dai più superflui e grossolani lavori per la vita, che non possono cogliere i frutti più saporiti che questa offre loro: le fatiche eccessive cui si sottopongono hanno reso le loro dita troppo impacciate e tremanti. In effetti, un uomo che lavora duramente non ha abbastanza tempo per conservare giorno per giorno la propria vera integrità: non può permettersi di mantenere con gli altri uomini i più nobili rapporti, perché il suo lavoro sarebbe deprezzato sul mercato; ha tempo solo per essere una macchina”.

Non vorrei che nessuno adottasse il mio modo di vivere, desidero che al mondo ci siano tante persone diverse quanto più è possibile e vorrei che ciascuno fosse cosi accorto di trovare e seguire la propria strada non quella di altri. E’ solo avendo un punto fisso e matematico che si può essere saggi, come il marinaio. Forse non arriveremo in porto nel tempo stabilito ma avremo seguito il vero cammino”.

Non a caso sono molte le citazioni prese di suoi libri e sparse qua e la, le più famose nei film “L’ attimo Fuggente”(1989, di Peter Weir) e in “Into the Wild” (2007, di Sean Penn).

Non riesco a non chiedermi se sarebbe possibile oggi sperimentare un ritmo più naturale per l’uomo.

Sarebbe una rinuncia o una riscoperta? Dipende da che punto di vista guardiamo la cosa.

A casa mia la corrente elettrica è stata riallacciata in serata, prima che io rientassi dal lavoro e tutto poi si è svolto come al solito, ma è stata sicuramente l’occasione per pensare alle cose che mi hanno raccontato i miei genitori e i miei nonni, a come vivevano un tempo, questo episodio mi ha in qualche modo riportata alle mie radici.

Non è possibile fermare il progresso e sicuramente questo ha portato molte cose positive ma forse potrebbe essere utile, nei nostri ritmi di vita frenetici, dedicare un po’ di tempo al giorno al riposo del corpo e della mente, ad una tazza di the o a leggere un libro, a ritmi più lenti che ci permettano prima di tutto di ascoltarci. Questo lo chiamiamo spesso “non far niente” ma non credo sia così.

Si dice che gli alberi siano la connessione tra la terra e il cielo, e vista la loro longevità in alcuni casi secolare, sono sicuramente i testimoni del nostro passato, presente e futuro.

Anche l’uomo necessità di radici, di un tronco solido e di una parte più leggera in grado di trasformarsi per far fronte al cambiare delle situazioni e al passare del tempo.

Tutto deve avere radici per vivere, ma deve rimanere contemporaneamente in contatto con la realtà circostante.

Forse non è un caso ma cercando informazioni sull’invenzione dell’elettricità leggo che in origine c’è lo studio dei fulmini, che probabilmente sono le radici delle nuvole.

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Anche la ricetta di questo mese mi ricorda la casa delle nonne, che lo cucinavano con amore per farne manicaretti. Mi ricorda le cotture lente con le padelle che sobbollono lentamente sul fuoco per tutta la sera o le sagre di paese (tra poco è Carnevale!).

Il ragù (o ragout) è decisamente una delle ricette piu tradizionali in Italia, eccolo quindi nella versione vegana.

RAGU’ DI LENTICCHIE

1 cipolla

1 carota

1 costa di sedano

Da sminuzzare e soffriggere lentamente nell’olio

250 gr di lenticchie secche

Da aggiungere al soffritto lasciando insaporire qualche minuto

1/2 bicchiere di vino rosso

Da versare e lasciare sfumare

500 gr di passata di pomodoro

e

500 ml di acqua bollente

Da aggiundere alle lenticchie, far riprendere bollore e poi lasciar andare piano piano sul fuoco piccolo, con coperchio.

Salare, pepare ed aggiungere aromi e spezie a piacere.

Mescolare di tanto in tanto fnchè non si sarà asciugato e le lenticchie non saranno cotte.

Il tempo di cottura varia dal tipo di lenticchie ma di solito ci vogliono circa 2 ore. Anche la dose di acqua da aggiungere varia molto in base alla tipogia di padella usata.

E’ facilissimo e buono. Si può usare per condire la pasta oppure per condire le lasagne.

Diviso in porzioni può essere congelato e usato a piacere.

Esistono anche varianti di ragù veg utilizzando al posto delle lentichie la soia, il tofu o il seitan.

A me questa sembra la ricetta più facile anche per la reperibilità delle lenticchie, in tutti i supermercati e perché di solito piace proprio a tutti.

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Il ragout (o ragù) di lenticchie di Giada

Food ReLOVution

Ovvero: Cibo, Rivoluzione, Amore.

“Food ReLOVution: tutto ciò che mangi ha una conseguenza” è il nuovo documentario di Thomas Torelli. Esamina le conseguenze della cultura della carne in vista della crescente preoccupazione per gli impatti sulla salute, sulla fame nel mondo, sul benessere degli animali e sull’ambiente.

L’obiettivo è mostrare come questi problemi globali riguardino tutti e siano correlati tra loro.Oggi anche solo fare la spesa in maniera consapevole, sapere cosa si compra e cosa si mangia, è il primo importantissimo passo verso un mondo migliore.

Il film vuole essere uno strumento stimolante di comprensione e di informazione, che ci ricorda che abbiamo il potere di cambiare le cose se vogliamo davvero, a cominciare da noi stessi.”

Tutto ciò che mangiamo ha una conseguenza. Essere consapevoli di questo, ci aiuta a capire qual è, a capire l’importanza delle nostre scelte quotidiane. A spronarci a compiere azioni basate sulla coerenza, la consapevolezza e l’amore che nasce dal rispetto per la Vita. Il cambiamento che stavamo aspettando inizia con noi stessi. La scelta è la nostra arma più potente, impariamo ad usarla. Solo allora potremo dare un contributo a cambiare il mondo.”

Non bisogna affidarsi solo ai dogmi alimentari imposti dalla società ma conoscere ciò che si mangia, l’unico modo per dare inizio alla rivoluzione. Fatta con amore.””

Questo è quanto dichiarato sul film nel sito ufficiale http://www.foodrelovution.com/ dove l’autore spiega ancora cheil film “nasce dall’incontro di due parole, consapevolezza e amore. Le tematiche che smuovono i miei sentimenti, i miei ardori, la mia sete di conoscenza, sono le stesse declinate in diversi argomenti. Il fatto che tutto e tutti siano interconnessi tra loro, fa sì che ogni azione divenga necessaria nell’equilibrio delle circostanze che la generano e nelle conseguenze che a sua volta genera.”

Il film ha la pretesa di fornire strumenti necessari a chi è abituato a mangiare carne senza preoccuparsi delle conseguenze. Non c’è un giudizio di fondo, bensì il desiderio di stimolare una riflessione, di sfatare le consuetudini e di arrivare a un risultato tangibile. Anche amare solo una delle tre categorie trattate (te stesso, ambiente, animali) porta a un miglioramento. Non solo personale. Bisogna sfatare il tabù che il comportamento del singolo non influisca sul totale. Ogni goccia smuove il mare. Ogni comportamento è importante ai fini del risultato.”

Se alla base di tutto sta la vita, l’alimentazione è la condizione essenziale perché prosperi rigogliosa. Essere al corrente che ogni cosa che mangiamo ha una conseguenza legata a più fattori è il primo passo per la salvaguardia del proprio corpo e del pianeta.

Il progetto di questo film è nato mentre veniva alla luce mia figlia Isabel. Si può vivere seguendo le consuetudini della società in cui siamo cresciuti, ma il dono della vita che siamo in grado di dare, presuppone una grande responsabilità che può mettere in discussione quello che si è sempre saputo o dato per scontato, e genera una domanda fondamentale: come farò crescere mia figlia e che mondo si troverà ad affrontare? In un momento come quello attuale che stiamo vivendo, anche solo fare la spesa in maniera consapevole, sapere cosa si compra e cosa si mangia, è il primo importantissimo passo verso un mondo migliore. Perché il mondo cambia se prima cambiano le persone, partendo dai piccoli gesti quotidiani.

Pensare in grande, si può.

Basta volerlo.”

«La Terra non ci è stata lasciata in eredità dai nostri padri, ma ci è stata data in prestito dai nostri figli»

ANTICO PROVERBIO INDIANO

Il Film è partito per il tour italiano con proiezioni nelle maggiori città italiane.

Tutte le informazioni qui: http://www.foodrelovution.com/

Food ReLoVution è un film molto atteso da chi, come me, ha amato il suo precedente documentario “Un altro mondo”, che in modo estremamente poetico metteva in relazione le ri-scoperte moderne della fisica quantistica e più semplicemente il desiderio crescente di vivere in modo più naturale con la filosofia delle popolazioni native.

Basti pensare che i Maya ad esempio si salutavano l’un l’altro con il detto tradizionaleIn Lak’ech”, che significa Io sono un altro te stesso” o Io sono te, tu sei me”.

Immaginate quanto potrebbe cambiare il nostro presente con un approccio di questo tipo?

Questo film è oggi visionabile in streaming oltre che nelle molte proiezioni organizzate in giro per l’Italia. Tutte le info qui: http://www.unaltromondo.net/

«Tutto è un’unica cosa, a noi sembra frazionata nel tempo e nello spazio, ma è un’illusione»
«Le cose sono unite da legami invisibili, non puoi cogliere un fiore senza turbare una stella»

GALILEO GALILEI

E’ ormai assodato che l’alimentazione influisce anche sulla nostra salute psicologica oltre che su quella fisica. Le popolazioni antiche questo lo sapevano già, per questo avevano un approccio olistico alla medicina, per curare corpo e anima. Poi purtroppo la medicina moderna ha dimenticato gli antichi saperi, o quasi. Già a metà del 1800Ludwig Feuerbach, filosofo tedesco, teorizzava che “l’uomo è ciò che mangia”, frase ormai celebre e a volte impropriamente utilizzata.

Feuerbach scriveva:

La teoria degli alimenti è di grande importanza etica e politica. I cibi si trasformano in sangue, il sangue in cuore e cervello; in materia di pensieri e sentimenti. L’alimento umano è il fondamento della cultura e del sentimento. Se volete far migliorare il popolo, in luogo di declamazioni contro il peccato, dategli un’alimentazione migliore. L’uomo è ciò che mangia”.
(Il mistero del sacrificio o l’uomo è ciò che mangia, 1862)

«Fa che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo»

IPPOCRATE

MEDICO GRECO ANTICO (460-377 A.C.)

Ci tengo a ricordare inoltre che le argomentazioni di Thomas Torelli per Food ReLovution sono le stesse che aveva uno di più grandi oncologi europei, nonché vegetariano convinto e vero mentore per tutti quelli che hanno intrapreso un’alimentazione di questo tipo: il dottor Umberto Veronesi, scomparso il 6 Novembre 2016. E dire Grazie a un medico così è poco.

BENEDIZIONE DEL GREMBO

Le cose migliori capitano sempre caso e proprio così ho trovato le informazioni sulla Benedizione Mondiale del Grembo. Per l’esattezza sfogliando distrattamente Facebook in un momento di riposo forzato causa dolori inspiegabili al basso ventre.

Visto che bisogno di una benedizione lo avevo sicuramente e la serata dell’evento ero libera ho inviato una mail per partecipare. Un posto si è liberato proprio per far spazio a me e quindi niente scuse.

Sono stata accolta da una donna che si capiva anche al telefono essere speciale, Serena, presso la Tenda Rossa di Trento https://www.facebook.com/tendarossa.atrento/?ref=ts&fref=ts ma era possibile partecipare anche in altre sedi.

Cos’è la Benedizione del Grembo? E’ un momento di meditazione e preghiera tra donne in cui si cerca di canalizzare l’energia e la luce della luna piena verso il grembo, per risvegliare la naturale femminilità e sensualità.

E’ nata da una donna, Miranda Grey, che nel 2012 ha sentito il desiderio di regalare questa benedizione alle donne nel mondo. All’ultimo evento hanno partecipato 140.000 donne in 150 paesi diversi. Qui si trovano tutte le informazioni per gli eventi http://www.wombblessing.com/ ed e possibile registrarsi. La registrazione è un canale di connessione che Miranda usa per “inviare” l’energia alle partecipanti, stampando i nomi di tutte e inserendole nella sua preghiera.

Si svolge cinque volte all’anno, in occasione della luna piena e con quattro diversi fusi orari per mettere di sintonizzarsi nelle varie parti del mondo.

In realtà io l’ho trovato un momento di profonda umanità femminile, anche se tra estranee, tutte unite in quel momento per sostenerci a vicenda. Personalmente ho avuto i brividi a fior di pelle per tutta la serata.

Questa meditazione in particolare era dedicata alla sorellanza.

Cos’è la sorellanza? Ci siamo chieste all’inizio del rituale. Abbiamo capito che è davvero difficile dare una spiegazione a questa parola, per ognuna rappresenta qualcosa di diverso, felicità, aiuto o comprensione. Poi però alcune di noi hanno acceso una candela anche per qualcuna che non era li in quel momento. Ecco io ho trovato in questo gesto il significato più profondo del termine. La sorellanza non è un legame di sangue o di interessi, è un legame divino. E’ rispecchiarsi in qualcun’ altro pur essendo profondamente diverse, sentire anche senza ascoltare.

Alla fine della serata il compleanno di una delle partecipanti è un’occasione per ballare, bere e mangiare. La sorellanza è anche questo.

Esco dal li con l’animo leggero e il cuore pieno, sicura che dopo questa benedizione, con cinque minuti al giorno di meditazione ed essendo gentili con se stessi andrà tutto bene.

Me lo sento sussurrare all’orecchio: ”Sorella andrà bene.”

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IL GIARDINO DELLE DELIZIE

Sarà che siamo alla fine dell’anno e che tra poco è tempo di bilanci, sarà l’ansia per l’avvicinarsi del Natale ma ultimamente mi chiedo spesso se la direzione che ho preso sia quella giusta, un po’ per tutto.

Spesso uscire dal coro, prendere decisioni diverse non è sempre facile. Per me tutt’altro.

Bisogna essere pronti a fare i conti con le critiche, costanti, anche se fatte in modo più o meno bonario; e attenzione a non abbassare la guardia, bisogna spiegare e difendere a volte la propria posizione, ricordare numeri, percentuali di vitamine e proteine, nomi, per scoprire a volte che chi non vuol sentire non sente, punto e basta.

D’altro canto quando ci si rapporta con gli altri non si può nemmeno far trasparire troppa sicurezza, anzi, da evitare assolutamente di apparire troppo saccenti, si rischierebbe di diventare antipatici ai più.

E’ vero, lo ammetto, a volte si diventa antipatici. Passa la voglia di stare a giustificarsi e si appare semplicemente snob.

Trovare un equilibrio per me è difficile, come sempre.

Eppure non è che si parli dei segreti di Fatima, anzi, ormai sono argomenti noti e scientificamente provati. I fatti parlano chiaro su quello che ognuno di noi potrebbe e dovrebbe fare per la nostra salute e quella del pianeta. Tutti sappiamo, sentiamo parlare, ne parliamo a nostra volta, ma di solito la conclusione è: “Vabbè, che ci possiamo fare?”

Forse il punto è proprio questo: sentiamo nominare così spesso temi come l’inquinamento atmosferico, la deforestazione, gli allevamenti intensivi, l’aumento del livello dei mari, lo scioglimento dei ghiacci, che il continuo citarli senza mai approfondirli, e sopratutto senza vederne i reali effetti, diventa in realtà un modo per farli passare in secondo piano.

Siamo tutti stufi di sentirne parlare prima ancora di iniziare a parlarne davvero.

Fortunatamente, prima che lo sconforto prendesse il sopravvento, è arrivato un documentario che nonostante non mostri nulla di buono, purtroppo, ci da perlomeno alcuni suggerimenti per migliorare le cose, nonché per me la certezza che sono sulla buona strada, magari solo all’inizio ma su quella giusta.

E’ uscito lo scorso 30 Ottobre su National Geographic Channel, trasmesso in 171 paesi, in 45 lingue diverse Before the Flood – Punto di non ritorno, reso disponibile gratuitamente anche su diverse piattaforme in chiaro come Facebook e YouTube. Fortemente voluto e prodotto da Leonardo DiCaprio è un vero e proprio viaggio nel mondo, dal Canada alla Cina, dall’Antartide all’India per documentare e mostrare con la qualità di National Geographic le varie cause e le possibili soluzioni del problema dei cambiamenti climatici della terra.

E’ un film che consiglio a tutti di vedere, proiettare nelle scuole se possibile e che dovrebbe indurre tutti a cambiare qualcosa nel proprio stile di vita, nessuna scusa ammessa!

Le persone devono capire che i loro acquisti, le decisioni che prendono ogni giorno, hanno conseguenze su luoghi molto lontani.”

Le conseguenze di cui tanto si sente parlare in questo documentario si vedono tutte.

Tutti noi in realtà siamo più o meno consapevoli del potere che abbiamo eppure facciamo finta di non saperlo o ci scandalizziamo pensando che dovrebbero essere i politici e i governi a prendere le decisioni importanti.

Se davvero vogliamo agire, vogliamo fare qualcosa senza fare appello alle autorità, a chi ha ruoli di potere, ai politici e ai governi, la cosa più semplice da fare è solo una: modificare la nostra alimentazione e farlo fin da subito.”

Sante parole. E direi anche che potremmo modificare molto più della nostra alimentazione ma già questo sarebbe molto, moltissimo, visto l’impatto che questo potrebbe avere sull’ecosistema.

Devo dire che Leonardo Di Caprio mi ha piacevolmente stupito. Avevo appreso del suo amore per l’ambiente tra le notizie di gossip ma approfondendo ho scoperto che per lui è una vera missione. Vegetariano convinto, oltre a girare il mondo per girare il film è fondatore di un’associazione che porta il suo nome – www.leonardodicaprio.org – per difendere le aree selvagge del pianeta, ha creato con un gruppo di scienziati e star che sperano di portare l’America verso l’utilizzo di energie rinnovabili The Solutions Project www.thesolutionsproject.org – promuove la Carbon Tax per tassare in base al consumo di combustibili fossili – www.carbontax.org – e partecipa attivamente alle manifestazioni di piazza. Nel film non veste assolutamente i panni della star ma è lui stesso spettatore preoccupato delle situazioni che ci mostra.

Per rendere ancora più affascinante ai miei occhi questo divo Holliwoodiano dal cuore ecologista nel film lui stesso racconta che da bambino sopra la sua culla i genitori anziché api volanti o cartoni animati, avevano appeso una riproduzione de Il Giardino delle Delizie, un trittico del pittore olandese Hieronymus Bosch. Quest’opera datata alla fine del quattrocento circa mostra tre diversi momenti: a sinistra la Creazione con Adamo ed Eva che si trovano al centro di un paesaggio verdeggiante e pieno di animali; al centro una rappresentazione fantastica con molte di figure nude, animali immaginari, frutti di grandi dimensioni e formazioni rocciose, sembrerebbe raffigurare gli eccessi dell’uomo nel presente; quello di destra è invece una visione dell’inferno e mostra i tormenti della dannazione in uno scenario di desolazione totale, il futuro.

Gli studiosi hanno spesso interpretato l’opera come un ammonimento agli uomini per quanto riguarda i pericoli delle tentazioni della vita; nonostante ciò, l’intricato mescolarsi di figure simboliche, in particolare nel pannello centrale, ha portato nel corso dei secoli a numerose e differenti interpretazione ancora ci si divide tra chi crede che il pannello centrale contenga un insegnamento morale per l’uomo e chi lo considera una veduta del paradiso perduto. (da Wikipedia)

E’ incredibile quanto quest’opera realizzata più di 500 anni fa sia ancora attuale. Per chi volesse ammirare i tantissimi dettagli dipinti da Bosh è stato realizzato un sito interattivo che permette di immergersi completamente nel quadro: https://tuinderlusten-jheronimusbosch.ntr.nl/en#.

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Il giardino delle delizie, Hieronymus Bosch

Immagino come deve essere cresciuto un bambino guardando quest’opera e capisco perchè Di Caprio ha tanto a cuore il futuro del pianeta.

Alla luce del suo impegno nel 2014 il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha nominato l’attore “messaggero di pace”. Questo il discorso che ha tenuto a New York al summit Onu sul clima alla presenza di 125 capi di Stato e di governo:

Eccellenze vostre, signore e signori, e ospiti illustri. Sono onorato di essere qui oggi, mi rivolgo a voi non da esperto, ma come un cittadino portatore di interesse, una delle 400.000 persone che hanno marciato per le strade di New York domenica, e miliardi di altri in tutto il mondo che vogliono risolvere la crisi climatica.

Come attore “fingo” per vivere. Gioco ad essere personaggi fittizi. Spesso a risolvere problemi fittizi.


Credo che l’umanità abbia trattato i cambiamenti climatici nello stesso modo: come se fosse una finzione, succede a qualche altro pianeta, come se fingendo che cambiamenti climatici non fossero veri, in qualche modo se ne vadano.

Sappiamo che non e’ così. Ogni settimana, vediamo nuovi e innegabili eventi nel clima: la prova che i cambiamenti climatici accelerano, è qui, ora.

Sappiamo che le siccità si stanno intensificando, che i nostri oceani si stanno riscaldando e acidificandosi, con colonne di metano che salgono da sotto il fondo dell’oceano. Stiamo assistendo ad eventi estremi meteorologici, temperature elevate, le calotte dell’Antartide e della Groenlandia si sciolgono a ritmi senza precedenti, con decenni di anticipo rispetto alle previsioni scientifiche.

Niente di tutto questo è retorica, niente e’ isteria. Sono fatti. La comunità scientifica lo sa, l’industria e i governi lo sanno, anche il corpo miliare degli Stati Uniti lo sa. Il capo del Comando della Marina del Pacifico degli Stati Uniti, l’ammiraglio Samuel Locklear, ha recentemente affermato che i cambiamenti climatici sono la nostra unica, principale minaccia per la sicurezza.

Cari amici, questo gruppo – forse più di ogni altro incontro nella storia umana – deve ora affrontare un compito difficile. Si può fare la storia qui … o sara’ la storia a villificarvi.

Occorre essere chiari: qui non si tratta solo di dire alla gente di cambiare le lampadine o comprare una macchina ibrida. Questo disastro è cresciuto oltre le scelte che ciascun individuo possa fare. Si tratta delle nostre industrie e dei governi di tutto il mondo che devono prendere azioni decisive, su larga scala.

Io non sono uno scienziato, ma non ho bisogno di esserlo. Perche’ la comunità scientifica mondiale ha parlato, e ci hanno dato la prognosi: se non agiamo insieme, periremo. Adesso è il nostro momento di agire.

Abbiamo bisogno di mettere un costo sulle emissioni di carbone, ed eliminare i sussidi governativi per il carbone, il gas, e le compagnie petrolifere. Dobbiamo porre fine alla corsa libera di inquinatori e industriali che hanno potuto fare di tutto in nome di una libera economia di mercato. Non meritano i nostri soldi delle tasse, meritano la nostra vigilanza. Perche’ l’economia stessa morira’ se muore il nostro eco-sistema.

La buona notizia sta nel fatto che l’energia rinnovabile non solo e’ una politica economica realizzabile ma buona. Le nuova ricerche mostrano che nel 2050 l’energia pulita e rinnovabile potrebbe fornire il 100% del fabbisogno energetico del mondo, con tecnologie esistenti, creando milioni di posti di lavoro.

Questo non è un dibattito di parte, è un dibattito umano. L’aria pulita, l’acqua, un clima vivibile sono diritti umani inalienabili. E risolvere questa crisi non è una questione di politica. E ‘ il nostro obbligo morale – anche se, certamente, difficile.

Abbiamo solo un pianeta. L’umanità deve diventare responsabile su larga scala per la distruzione della nostra casa collettiva. Proteggere il nostro futuro su questo pianeta dipende dall’evoluzione cosciente della nostra specie.

Questo è il più urgente dei tempi, e il più urgente dei messaggi.

Onorevoli delegati, i leader del mondo, io fingo per vivere. Ma voi no. I cittadini hanno fatto sentire la loro voce domenica scorsa in tutto il mondo e l’impeto non si fermerà. E ora è il vostro turno, il tempo per rispondere alla grande sfida della nostra esistenza su questo pianeta è adesso.

Vi prego di affrontare il problema con coraggio ed onestà.

Grazie.

Io dico Grazie a te Leonardo, mi hai (ri)dato il giusto Spirito per affrontare l’Avvento!

…Cosa possiamo fare per aiutare il pianeta questo Natale? Per esempio questo:

  • Formaggio di soia spalmabile;

  • Tortelli di kamut con ripieno di carciofi e noci;

  • Arrosto di seitan con patate al forno;

  • Muffin di zucca con uvetta e cioccolato;

SPALMABILE DI SOIA

500 di yogurt di soia naturale (non dolcificato)
il succo di 1/2 limone
1/2 cucchiaino di sale

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SPALMABILE DI SOIA

Mettere in una tazza o un bicchiere alto un imbuto e poggiarvi sopra un colino. Rivestire il colino con una garza o un tessuto sterile e mettere all’interno lo yogurt di soia. Coprire il tutto e lasciare in frigo 24-48 ore. Nel recipiente colerà il liquido e lo yogurt si compatterà diventando più formaggioso. A questo punto metterlo in una ciotolina e aggiungere il succo di mezzo limone e mezzo cucchiaino di sale (da regolare in base ai gusti). Aggiungere a piacere spezie come erba cipollina, timo, menta o peperoncino. Fatto.

TORTELLI DI KAMUT CON RIPIENO DI CARCIOFI E NOCI

PASTA

300 g farina di kamut

150-200 ml acqua

un pizzico di sale

RIPIENO

500 gr di cuori di carciofi

80 gr di noci

50 gr di olio evo

2 spicchi d’aglio

SALSA

300 ml di latte di soia

1 cucchiaio di amido di mais

sale qb

2 cucchiai di grana vegano

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TORTELLI DI KAMUT CON RIPIENO DI CARCIOFI E NOCI

Impastare la pasta, fare una palla e metterla in frigo per trenta minuti. Nel frattempo cuocere in padella i carciofi (acquistabili anche surgelati) con olio e aglio. Togliere l’aglio e frullarli con le noci aggiungendo l’olio. Tagliare la pasta, mettere al centro un cucchino scarso di ripieno, bagnare leggermente i bordi e chiuderli sigillandoli dall’esterno con una forchetta. Bollirli in acqua salata. In un padellino mettere 300 ml di latte di soia (non dolcificato), un cucchiaio di amido di mais, un pizzico di sale e aggiungere 2 cucchiai di grana vegano. Quando si sarà addensata è pronta per condire i tortelli. A piacere si possono spolverizzare con grana vegano nel piatto.

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TORTELLI DI KAMUT CON RIPIENO DI CARCIOFI E NOCI

ARROSTO DI SEITAN

200 gr di ceci lessati

320 gr di preparato per seitan

1 cipolla

50 gr di lievito alimentare in scaglie

1 pugno di prezzemolo

1 cucchiaio di salsa tamari

olio evo

sale qb

100 ml di vino bianco

SALSA

1 cipolla

300 ml di latte di soia

1 cucchiaio di amido di mais

sale, pepe, olio evo qb

arrosto
ARROSTO DI SEITAN

In una ciotola unire il preparato per seitan con i ceci e la cipolla precedentemente frullati, unire acqua tiepida o brodo, il lievito in scaglie, 1 cucchiaio di salsa tamari e il prezzemolo. Amalgamare il tutto fino ad avere un composto omogeneo. Se riuscite a dare una forma cilindrica e a legarlo con uno spago bene, altrimenti porre il tutto il uno stampo per plum cake e infornare a 200° per un ora circa fino a quando non si sarà solidificato. In una padella far rosolare una cipolla con l’olio e quindi far dorare bene l’arrosto, unire il vino e sfumare, salare e pepare. A questo punto rimettere l’arrosto nel forno. In un padellino mettere il latte di soia, l’amido di mais, sale e pepe e far cuocere fino a quando non diventa una salsa abbastanza densa, poi frullare con la cipolla. Servire il seitan affettato con la salsa.

MUFFIN DI ZUCCA CON UVETTA E CIOCCOLATO

150 g di farina
pizzico di sale
1/2 bustina di lievito per dolci
60 g di malto d’orzo
60 g di olio di mais
250 g di zucca lessata
50 g di cioccolato fondente
50 g di uvetta

muffin
MUFFIN DI ZUCCA CON UVETTA E CIOCCOLATO

Unire la farina e il lievito naturale setacciandoli in una ciotola. A parte tritare il cioccolato fondente con un coltello o utilizzare le gocce di cioccolato già pronte. Fare ammorbidire l’uvetta in un bicchiere di acqua tiepida (si può aggiungere del rum se non vengono mangiati da bambini). Frullare la zucca e unire il malto d’orzo e l’olio, poi unire il tutto con la farina e il lievito.
Mescolare ed infine unire il cioccolato e l’uvetta strizzata fino ad ottenere un impasto omogeneo. Versate in pirottini da muffin ed infornate a forno statico a 180 gradi per circa 30 minuti.

DESTINAZIONE VEGA_N

“ … possono mangiare solo la frutta e la verdura che cade spontaneamente dagli alberi …”

… sono convinti di provenire da un altro pianeta …”

… è un disturbo alimentare …”

… si vestono come elfi …”

Questo è quello che avevo sentito dire sui vegani, poi ho capito di esserlo anch’io!

Da circa un anno e mezzo ho scelto per me stessa un’alimentazione che esclude l’utilizzo di carne e di gran parte dei derivati di origine animale. Mai fatta scelta migliore.

Il mio percorso è iniziato in realtà già alcuni anni prima quando diversi medici, da me interpellati per alcuni disturbi ricorrenti, sentenziarono che per stare meglio dovevo eliminare i latticini. Dopo un primo momento di panico, i benefici che seguirono resero il percorso sempre più facile, nonostante qualche difficoltà.

Primo problema: la carne non mi è mai piaciuta e spesso i formaggi la sostituivano ai pasti, quindi ora che mangio?

Secondo problema: anche tutti i “surrogati” più comuni della carne (tipo tofu, seitan, ecc) non mi piacciono, quindi da capo come al primo problema.

Fondamentali per superare questi scogli sono state due “scoperte”:

1. Un libro: La salute di Eva, di Aida Vittoria Eltanin che, dati scientifici alla mano, indaga “il nesso nascosto tra alimentazione e malattie femminili”;

2. Un gruppo facebook: L’Arca di Eva, a cura dell’autrice del libro che per 21 giorni offriva la possibilità di seguire un’alimentazione vegana “made in Italy” quindi con ingredienti freschi e naturali, con tanto di nutrizionista e tutor di supporto a bordo.

(Non smetterò mai di ringraziare gli amici che me li hanno suggeriti)

In questo modo ho capito che non sono la sola a trarre benefici da un’alimentazione senza prodotti animali ed ho anche scoperto che mi piace, molto più di prima, cucinarein questo nuovo modo, perlopiù senza nessuna crudeltà per gli animali, che amo, tutti, da quando sono bambina.

Devo precisare però che mi trovo un po’ stretta nella definizione di “vegana”. In primo luogo perché non amo le classificazioni in generale, inoltre perché la filosofia vegan esclude completamente l’utilizzo di prodotti di origine animale e, seppure sia la direzione da me presa, non sono ancora del tutto esente dall’acquistare prodotti (aimè) più o meno “crudeli”.

Indagando la questione si scopre infatti che non è così facile eliminarli definitivamente dai nostri acquisti e che qualche derivato di origine animale è contenuto anche nei prodotti più impensabili: bibite, vino, birra, cosmetici, oltre che in larga parte dell’abbigliamento.

Non facile farne a meno dunque, ma nemmeno impossibile, mi dico!

La mia missione/passione è diventata infatti quella di andare alla ricerca di uno stile di vita più sostenibile e bio-logico (logico per la vita) possibile ma compatibile con i miei gusti e le mie passioni.

Poi diciamoci la verità, “vegan” è un termine che suona strano, almeno nella traduzione italiana.

La parola inglese è infatti la semplice contrazione di “vegetarian” che è stata ridotta proprio per sottolineare l’eliminazione non solo della carne ma anche di tutti i suoi derivati.

Nonostante i presupposti fossero legittimi però, più che ad un diverso stile di vita, il termine finisce per far pensare a un diverso pianeta d’origine, e io speravo davvero si trattasse della mitica stella Vega, ma non è così.

Quello che ho capito infatti in questo mio periodo vegan è che non si tratta assolutamente di un disturbo alimentare ma di una scelta, spesso più consapevole dell’ onnivorismo imposto per convenzione a tutti indiscriminatamente. Non è un movimento che arriva da un altro pianeta. Si raccoglie e si mangia tranquillamente quello che “si è seminato” dalla pianta. Non ci si deve vestire per forza come elfi (anche se a me personalmente stanno tanto tanto simpatici) perchè esistono già tanti marchi etici e fashion al tempo stesso.

La parola d’ordine è comunque calma, andiamo per piccoli passi, intraprendiamo piccoli cambiamenti nella vita quotidiana, il resto, ne sono convintissima,

verrà da se!

Ecco, ad esempio, la mia prima e semplicissima “ricetta” vegana:

GRANA VEGANO”

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Grana vegan

50 mandorle già pelate

1 cucchiaino di sale fino

Tritate le mandorle insieme al sale in un potente tritatutto.

Fatto!🙂

I formaggi stagionati sono grassi e salati, l’accoppiata frutta secca + sale pure. In base al proprio gusto va aggiustato il sale e una volta trovata la proporzione perfetta non ci si accorge della differenza.

Provateci!

Esistono altre varianti più elaborate di “grana” vegano ad esempio con l’aggiunta di semi di sesamo e lievito alimentare in scaglie ma come detto, consiglio di fare un passo alla volta.

NOTE :

Aida Vittoria Eltanin è l’autrice di “La salute di Eva” e “ La dieta di Eva” che consiglio di leggere a tutti.

Le sue e altre ricette (tra cui anche quella del grana vegano) le trovate sul sito http://www.vegan-in-italy.net/  che è anche il mio punto riferimento.

Non la conosco personalmente ma spero di avere l’occasione di partecipare prima o poi a una delle numerose conferenze che tiene in tutta Italia.

La stella Vega (in foto) è la più brillante della costellazione della Lira, la quinta più luminosa del cielo notturno, nonché la seconda più luminosa nell’ emisfero boreale. E’ definita dagli astronomi la stella più importante nel cielo dopo il Sole,ha svolto il ruolo di stella polare, e lo ricoprirà nuovamente tra altri 13700 anni. Da Wikipedia, l’enciclopedia libera

Forse questa stella così importante può aiutarci tutti a brillare un pochino di più, me lo auguro.

“Capisco ora che i confini tra rumore e suono sono convenzioni. Tutti i confini sono convenzioni, in attesa di essere superate; si può superare qualunque convenzione, solo se prima si può concepire di poterlo fare.” Tratto dal film Cloud Atlas

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HUMMUS! THE MOVIE

Quando mi hanno proposto di partecipare all’evento Hummus! L’assaggio, in programma Sabato 8 Ottobre presso il Teatro San Marco di Trento nell’ambito della 19° edizione del Religion Today Filmfestival ho accettato con molta curiosità.

Dando un rapido sguardo al programma la serata si prospettava davvero particolare: proiezione del film Hummus! The movie e degustazione del piatto vincitore del Best Hummus.

Superata la prima fase di incredulità di fronte alla possibilità di realizzare un docu-film tutto su una pietanza il mio pensiero si è rivolto all’assaggio: Chissà come sarà il “vero” hummus, mi sono detta.

Infatti, seppure relativamente facile da preparare, composto essenzialmente da ceci, aglio, semi di sesamo, olio e limone, questo è un piatto che a mio avviso cambia ogni volta sapore poiché una minima variazione nella proporzione degli ingredienti cambia completamente anche il risultato finale.

D’altra parte per una vegana come me l’ hummus rappresenta un vero salvavita. Uno di quei piatti che trovi un po’ dappertutto, dal ristorante fusion al kebab all’angolo, in tutte le città del mondo e che preparo a casa quando nella mia dispensa trovo solo una lattina di ceci. Quindi ho pensato che dovevo assolutamente saperne di più.

Ad essere sincera mi sono chiesta molto spesso quale fosse l’origine di questa pietanza, ma per pigrizia non ho mai fatto ricerche in merito. All’inizio del film scopro che è proprio questo il punto: lo stesso piatto viene proposto in un’area geograficamente molto vasta e in ogni stato in cui si trova viene sbandierato quale simbolo della cucina nazionale.

Tra Libano e Israele la rivendicazione della paternità del piatto avviene a suon di tonnellate di crema di ceci in una esilarante contesa per ottenere il  Guinnes World Record e anche all’interno dello stato di Israele esistono diverse ricette, segretissime, che rendono difficile stabilire quale possa essere il migliore.

Si raccontano le vite dei tre protagonisti, ubicati in tre diverse città israeliane con tre diverse religioni ma con un unico comune denominatore: la famosa crema di ceci.

Attraverso di esso passa la loro emancipazione, la fede e la ricerca di una vita migliore.

Commuove particolarmente la storia di Suheila Al-Hindi, una donna musulmana, titolare di un ristorante che serve solo hummus nel cuore della città di Acre. Lavoratrice instancabile che si definisce “sposata all’ hummus” e chiede continuamente “grazie a Dio” mentre parla oggi vanta alle sue dipendenze anche diversi uomini.

Arrivata direttamente da Israele a Trento per far assaggiare il suo pluripremiato piatto in una uggiosa serata autunnale, il suo stare sul palco con lo sguardo fiero mentre tutto il teatro la applaude è un’immagine reale di speranza per tutte le donne.

Nei 70 minuti di questo straordinario documentario sembra davvero che si racconti di una pietanza magica capace di cambiare la vita e far realizzare i desideri. Una ricetta per unire e far sedere alla stessa tavola arabi, ebrei, musulmani, cristiani; uomini e donne; per alleggerire le questioni politico-religiose e condirle con un pizzico di ironia. Perché se da un lato l’origine dell’ hummus è motivo di contesa la sua diffusione ormai mondiale testimonia che questo piatto unisce tutti in fatto di gusti.

“Unisce. Divide. E’ delizioso.” recita il suo slogan.

Uno dei protagonisti del film dice ad un certo punto: “Non credo che l’ hummus mi abbia salvato, ma che Dio attraverso l’ hummus mi abbia portato alla salvezza”.

Che questa ricetta abbia poteri magici mi viene confermato al momento della degustazione. Prevista inizialmente prima delle proiezioni e poi posticipata per permettere di allestire il foyer del teatro, crea subito una grande calca che mi fa decidere di attendere qualche minuto prima di buttarmi nella mischia.

Non appena mi affaccio sospetto di aver fatto la scelta sbagliata in quanto intravedo solo coppette vuote. Mi dirigo allora sgomitando verso gli organizzatori i quali mi confermano: “l’ hummus è finito, ci dispiace”.

Sto tornando a sedere sconsolata, pensando di aver perso un’occasione quasi unica, quando mi sento chiamare da una sconosciuta: “Signorina ne ho trovato un pò, se vuole chiedo un altro cucchiaio e lo dividiamo!”

Inutile dire che quel cucchiaio di hummus era buonissimo!

Ringrazio quindi quella gentile signora e Dio per avermi fatto assaggiare l’ hummus di Suheila.

Per chi volesse approfondire trovate tutte le informazioni relative al film sul sito www.hummusthemovie.com, compresa la ricetta, da provare!

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