LIVINGSCUOLA

La scuola e la nostra superprof Federica Garzetti  – tra i 50 finalisti per il concorso Italian Teacher Prize* 2016  *#ItalianTeacherPrize è un premio rivolto agli insegnanti per l’innovazione didattica, il primo in Italia… 50 finalisti su 11.500 candidati: brava prof!

giugnolafede

Vorrei che la scuola media avesse la pausa di metà quadrimestre. Due settimane: quelli tranquilli a casa. X e Y a scuola. Con me. A recuperare quel muro di “non sufficiente” che ogni volta a vederlo è un pugno in faccia. A spiegargli bene perché non verranno alla gita dei tre giorni e non verranno a quella di mezza giornata e hanno un giudizio globale che neanche un ergastolano. Spiegarglielo bene. Non di corsa su un corridoio e poi mortificata dentro un ufficio, mentre i loro genitori si trattengono dal mollare un ceffone, non sai mai se a loro, a te o al proprio partner. Sempre che esista. Vorrei avere due settimane per raccogliere e dare una forma gestibile a quelli che si sono iscritti alle superiori tirando il dado. E dirgli “andrà tutto a posto, ce la puoi fare, e se non ce la farai subito ce la farai dopo”. Chè son stanca di sentire che a scuola non c’è meritocrazia. Mai visto i bravi patire: qualche presa in giro, qualche trasparenza. Ma poi un giorno (giustamente) tutto va in ordine. Invece X e Y… ma anche T,U,V,Z… Vorrei due settimane ogni tanto per le ultime lettere dell’alfabeto. Che non sono mai scelte per le classi campione. Per i segmenti e gli angoli. Per niente. A volte nemmeno per l’alfabeto: che di lettere ne ha solo 26… e invece le mie lettere sono quasi 30…

 

ALL INCLUSIVE (ALMENO) LA SCUOLA E’ DI TUTTI
Frida, Milano e noi

grazie

Milano liberty e austroungarica sbuca da ogni androne.
Ovunque vetro, acciaio ed evoluzioni in ferro retró.
bistrot francofoni riempiono via Tortona, con le botteghe artigiane e il design che vorresti.
La gente è di fretta, ma mai scortese. Le sciure salutano i ragazzi che accarezzano cagnolini più costosi di un affitto mensile. 
Invadiamo il Mudec chiassosi e colorati: ci guida Francesca, gentile. Sorridente. 
Frida è ovunque, nella sua compulsione ritratta. “Non conosco nessuno meglio di me stessa”. È una personale ricchissima e generosa: andate! Tra conigli lunari e terzi occhi, la mia 3D si siede e ascolta e guarda. 
E sa. 
Nella stanza del Dolore tace, perfino. 
Quasi un miracolo, ma questo l’arte fa. 
E per un attimo, breve, densissimo, dimentichi la levataccia, i ritardi, l’ansia per i sorpassi azzardati, prof quando arriviamo, prof pipì, prof autogrill, prof quanto tempo libero abbiamo… dopo due linee della metro, 390 appelli, e performance vocali che Sanremo lèvati proprio, mi siedo contenta. Sono contenta. 
Abbiamo portato 90 ragazzi under 14 ad assaggiare arte. Sono stati irriverenti, rumorosi, come devono essere dei prometeici preadolescenti. 
Hanno spalancato le boccucce per dei quadri, come lo hanno fatto per gli YouTuberincontrati in piazza Duomo. 
Contraddittori. 
Difficili.
Ma è successo: perché TUTTI DEVONO STUDIARE, anche se “non tutti sono fatti per un lavoro di concetto”. 
TUTTI DEVONO IMPARARE, anche se questo ci costa il sangue e la salute mentale ogni giorno. 
C’erano disabili, dsa, e almeno una ventina di “mezzosangue”. Qualcuno sarà un’eccellenza, qualcuno sbaglierà indirizzo scolastico, fidanzato, abbinamento di colori. 
Qualcuno resterà in terza. 
Tutti soffriranno, si innamoreranno, praticheranno stronzaggine e bontà. 
Forse la storia della Kahlo rimarrà in un angolino della memoria e darà una forma e una dimensione diversa all’esperienza. 
Perché questo l’arte fa. 
E questo favorisce l’apprendimento.
E il restare umani.
rav