LIVINGSCUOLA

La scuola e la nostra superprof Federica Garzetti  – tra i 50 finalisti per il concorso Italian Teacher Prize* 2016  *#ItalianTeacherPrize è un premio rivolto agli insegnanti per l’innovazione didattica, il primo in Italia… 50 finalisti su 11.500 candidati: brava prof!

Vorrei che la scuola media avesse la pausa di metà quadrimestre. Due settimane: quelli tranquilli a casa. X e Y a scuola. Con me. A recuperare quel muro di “non sufficiente” che ogni volta a vederlo è un pugno in faccia. A spiegargli bene perché non verranno alla gita dei tre giorni e non verranno a quella di mezza giornata e hanno un giudizio globale che neanche un ergastolano. Spiegarglielo bene. Non di corsa su un corridoio e poi mortificata dentro un ufficio, mentre i loro genitori si trattengono dal mollare un ceffone, non sai mai se a loro, a te o al proprio partner. Sempre che esista. Vorrei avere due settimane per raccogliere e dare una forma gestibile a quelli che si sono iscritti alle superiori tirando il dado. E dirgli “andrà tutto a posto, ce la puoi fare, e se non ce la farai subito ce la farai dopo”. Chè son stanca di sentire che a scuola non c’è meritocrazia. Mai visto i bravi patire: qualche presa in giro, qualche trasparenza. Ma poi un giorno (giustamente) tutto va in ordine. Invece X e Y… ma anche T,U,V,Z… Vorrei due settimane ogni tanto per le ultime lettere dell’alfabeto. Che non sono mai scelte per le classi campione. Per i segmenti e gli angoli. Per niente. A volte nemmeno per l’alfabeto: che di lettere ne ha solo 26… e invece le mie lettere sono quasi 30…

 

giugnolafede

OSPEDALE DEGLI INVALSI

Sono al secondo giro di prove Invalsi e adesso ho da dire delle robine.

Ciao Mr Invalsi,
sono un’umile serva dello Stato a beneficio delle giovani generazioni da 18 onorati anni. 
Bella l’idea di una rilevazione oggettiva dei saperi eh!
Bella anche l’intenzione di serietà e irreprensibile controllo che lo svolgimento online DOVREBBE  garantire.
Poi però c’è il dato di realtà, da cui chi insegna e chi progetta uno studio non può prescindere, pena l’espulsione dalla schiera delle anime docenti.
Primo interrogativo etico: perché passare le stagioni a lamentare l’ignominioso e volgare attacco alle istituzioni scolastiche da parte del sentire comune, e poi togliere ogni valore all’esame di Stato, che “dai, se lo fanno tra loro, a tarallucci e vino”?
Eh già, Mr Invalsi, è proprio questo il messaggio che lanci: stai dicendo a tutta Europa che non siamo in grado di valutare i nostri studenti in fase d’uscita. 
Meglio un bel calcolo statistico. 
Pazienza se chiedi la comprensione del testo a ragazzi certificati per difficoltà di comprensione del testo.
Dettagli se hai dato tempi aggiuntivi a ragazzi certificati per disturbi di attenzione e di iperattività, che reggono un quarto d’ora solo crocifissi al banco.
Fa nulla se chiedi competenze di calcolo su bonifici e accrediti, che  per ora riguardano solo i fratelli maggiori dei nostri alunni (sempre che lavorino) o i loro genitori (vedi l’appunto precedente).
Eh no cara Prof, mi dirai a questo punto. 
L’oggettività! La trasparenza! Il livello europeo!
Eh, però, Mr Invalsi, se vuoi uno standard europeo prima mi devi dare un approccio europeo alla scuola. Le stesse strutture. La stessa sostenibilità emotiva… Perchè io non chiedo una cena stellata alla pizza al taglio sotto casa. Chiedo un trancio o due.
E guarda, Mr Invalsi, che ho provato a darti ragione. Quando vedevo che di anno in anno ridimensionavi le richieste.
Ma poi ieri invece ho visto G, tutta rossa in viso. 
G è fantastica, sempre allegra e da grande vuol fare l’avvocato. Ma l’avvocato “dei diritti umani”. Ha una sensibilità che mi illumina la vita: di quelle alunne che quando azzardi un po’ di letteratura spalancano la boccuccia e sanno fare analisi e previsioni. Non è che capiscono: gli cambia proprio la prospettiva. 
Ma ieri G vedeva solo il tempo scorrere sulla barra. La sua inconcludenza. La difficoltà a passare da un argomento all’altro, totalmente diverso, in pochi minuti e su uno schermo, mica su una pagina “vera” dove usare un evidenziatore “vero” e scrivere delle note “vere”.  E, attenzione: TANTI argomenti! Perché lo spirito di adattamento, per carità, nella vita ci vuole. Ma qui parliamo di schizofrenia testuale. Non stiamo scegliendo gli amministratori delegati del futuro, solo cercando di capire a che punto è la nostra cara scuola.
Ma tu, Mr Invalsi, non hai capito proprio niente di G!
Neanche di T, che ha deciso di non farsi umiliare e oggi ha fatto scorrere tutte le domande e chiuso la prova in tre minuti. 
A caso. 
Esercitando una sovversione che trovo quasi illuminata. 
T è un genio informatico tra l’altro: raro. Uno di quegli studenti iperdotati che ti capita una volta ogni dieci anni e peró va compreso. E non ce la fai con la statistica. Devi essere lì e vedere. Avere pazienza. Metterlo in bolla finché non riesce a starci da solo. E poi lasciarlo andare, perché arriverà più lontano di me e di te, caro Mr Invalsi.
E non tenermi buona dicendomi che i risultati non hanno rilevanza per il singolo e nemmeno saranno mai associati al docente. Sai che non è così. Che ci saranno colleghi a cui certe classi e certi alunni e certi certificati non verranno mai dati. Classi di 15 e altre di 30. Classi di Milano centro e dello Zen di Palermo. Classette sul cucuzzolo della montagna e classi dentro container. E allora sai cosa c’è? Falla fra noi insegnanti la scrematura. Decidi che questo lavoro lo facciano i migliori. E pagali peró!
Togli alunni per classe e aggiungi insegnanti di sostegno (sembra quasi uno dei tuoi quesiti).
Fai in modo che si abbiano le giuste diagnosi a partire dalla scuola d’infanzia. Restituisci alla scuola primaria un tempo di apprendimento umano e le abilità di base. Restituisci alla comunità centri di aggregazione che allenino i ragazzi alle competenze sociali: la solidarietà, l’accettazione della sconfitta, la resilienza, la condivisione. 
Tutta roba che devi osservare in live streaming caro Mr Invalsi.
E che tu non vedrai mai.
E mi spiace per te.

Cordialmente,
La Prof

invalsi1

ALL INCLUSIVE (ALMENO) LA SCUOLA E’ DI TUTTI
Frida, Milano e noi

grazie

Milano liberty e austroungarica sbuca da ogni androne.
Ovunque vetro, acciaio ed evoluzioni in ferro retró.
bistrot francofoni riempiono via Tortona, con le botteghe artigiane e il design che vorresti.
La gente è di fretta, ma mai scortese. Le sciure salutano i ragazzi che accarezzano cagnolini più costosi di un affitto mensile. 
Invadiamo il Mudec chiassosi e colorati: ci guida Francesca, gentile. Sorridente. 
Frida è ovunque, nella sua compulsione ritratta. “Non conosco nessuno meglio di me stessa”. È una personale ricchissima e generosa: andate! Tra conigli lunari e terzi occhi, la mia 3D si siede e ascolta e guarda. 
E sa. 
Nella stanza del Dolore tace, perfino. 
Quasi un miracolo, ma questo l’arte fa. 
E per un attimo, breve, densissimo, dimentichi la levataccia, i ritardi, l’ansia per i sorpassi azzardati, prof quando arriviamo, prof pipì, prof autogrill, prof quanto tempo libero abbiamo… dopo due linee della metro, 390 appelli, e performance vocali che Sanremo lèvati proprio, mi siedo contenta. Sono contenta. 
Abbiamo portato 90 ragazzi under 14 ad assaggiare arte. Sono stati irriverenti, rumorosi, come devono essere dei prometeici preadolescenti. 
Hanno spalancato le boccucce per dei quadri, come lo hanno fatto per gli YouTuberincontrati in piazza Duomo. 
Contraddittori. 
Difficili.
Ma è successo: perché TUTTI DEVONO STUDIARE, anche se “non tutti sono fatti per un lavoro di concetto”. 
TUTTI DEVONO IMPARARE, anche se questo ci costa il sangue e la salute mentale ogni giorno. 
C’erano disabili, dsa, e almeno una ventina di “mezzosangue”. Qualcuno sarà un’eccellenza, qualcuno sbaglierà indirizzo scolastico, fidanzato, abbinamento di colori. 
Qualcuno resterà in terza. 
Tutti soffriranno, si innamoreranno, praticheranno stronzaggine e bontà. 
Forse la storia della Kahlo rimarrà in un angolino della memoria e darà una forma e una dimensione diversa all’esperienza. 
Perché questo l’arte fa. 
E questo favorisce l’apprendimento.
E il restare umani.
rav