IRENE COCCO

La pagina di Irene Cocco (Scrittrice ed Autrice) –  
Romanzo d’esordio “Doveva essere per sempre”    
… Niente è come sembra, concetto che mi gira in testa da un po’. Da quegli studi laconici di testi antichi, dalle superiori all’università, come se non ci fosse altro senso dell’esistere se non darne un senso filosofico. Poi è arrivato il linguaggio, solo da pochi mesi la forma, ed entrambi nella mia vita si sono appesi alla coscienza. Ecco il primo romanzo “Doveva essere per sempre”, ecco il senso delle poesie. Ed ora un nuovo inizio… 

 

 

NON VA BENE

Odio questa fottuta primavera e tra poco comincerò a soffrire di allergia ai pollini. Soffro come un cane a primavera, sembro uno stronzo che cammina. Mi barcameno dondolando tra la gente e sopravvivo come se non fossi vivo.

Io non capisco quale strano umore mi abbia cagato nell’universo, di certo non può essere stata mia madre, quella santa donna non distingue un sorriso da un ghigno.

Vorrei scomparire…

Guardo un film, mi annoio e mentre mi gratto le palle scrivo mentalmente a lettere neuronali la mia critica: “Questo film trattasi di patetici tentativi di creare movimento nelle miserabili teste degli spettatori, andirivieni di immagini sintetizzate in un unico concetto: c’è sempre un buono e c’è sempre un cattivo.”

Leggo un libro, niente di speciale, penso, parla della lotta alla borghesia, davvero gli scrittori non hanno ancora capito che non è questione di capitalismo, liberalismo, socialismo? E’ l’uomo a fare schifo! Umismo, che non è umanesimo e non è nemmeno umanità, e forse non è nemmeno una parola.

Finirò male a continuare a pensare, vorrei essere un verme…

 

still life with squid and sea urchin lucian freud 1949
still life with squid and sea urchin – lucian freud, 1949

RESTA

Lo sapevo che se ne sarebbe andata… era troppo particolare, troppo libera, troppo sensuale. Cosa ci faceva a Milano poi, e nel settore bancario. Quelle giacche da pinguina nelle quali si intrufolava dentro le stavano malissimo. E pensare che con i capelli raccolti nemmeno la riconoscevo, gli occhiali da secchiona e la pelle pulita, di chi non ha mai esagerato in niente perché ha sempre perso l’interesse prima.

Avremmo potuto certo andare a ballare, avremmo anche potuto andare al mare, ma tanto tutti questi avremmo potuto non hanno senso ora che se ne è andata. Ed io alla fine non l’ho mai portata da nessun’altra parte se non a casa mia.

L’ho conosciuta in una chat, niente di speciale dalle foto, poche informazioni che la riguardavano, eppure quegli occhi dal primo sguardo non sono riuscito a dimenticarli. “La principessa da salvare” ha detto Andrea, il mio migliore amico, “una stronza” ha poi aggiunto guardandomi preoccupato. So cosa pensava: -l’ennesima stronza per la quale avrei perso la testa e ci avrei rimesso anima e cuore.

Così sono passati i mesi, mano nella mano, abbracciati a letto proprio come mi chiedeva lei, proprio come da suo monito prima di dormire: “non dimenticarti di tenermi stretta tutta la notte” Ed io ubbidivo, non potevo fare altro che sottomettermi alla sua voce ipnotica. Poi la sua pelle bianca, i suoi capelli scuri e quel sapore, che a volte avevo la sensazione di abbracciare mia figlia.

Quando se ne è andata la stronza si è portata via anche il mio caricatore del cellulare. “Non me ne sono accorta” mi ha risposto quando gliel’ho fatto notare. “Ma si vattene al diavolo, brutta puttana”

Non sono riuscito a dirle altro, né con la bocca né con il pensiero. E adesso che se ne è andata una stupida voce dentro di me non fa che ripetermi: “Dovevi chiederle di restare, così, senza sforzo, senza impegno, per fare qualcosa che né tu né lei avevate mai fatto prima…tu chiedere e lei restare.”

41971069 - portrait of young elegant couples in the tender passion

OCCHI BIANCHI 

 
Circondata da centinaia di insetti
aspettavo alla finestra il giorno dell’unica pioggia
fatta di inalterabili occhi bianchi,
il colore del mare alla fine del mondo.
Mi entrava dentro come una lieve consolazione,
anche se a volte sembrava una stravaganza imperdonabile
violare quell’acqua nata
là dove iniziano i giorni,
e dove il miglior equipaggio dei miei sogni
ogni notte prende forma.
Come un pastore,
che si rifugia nella lettura del suo pezzo di legno,
hai chiesto al freddo di farmi ascoltare il tuo silenzio
e alla pioggia di passarmi i tuoi fantasmi.
Quando sei tornato a casa,
e la stanza era vuota,
hai gridato il mio nome.
Ecco, allora e solo allora,
me ne sono andata…
 
laurencollage

L’UOMO PAGURO

La prima volta che le rivolse quella domanda fu dopo aver cenato in un ristorante dozzinale per turisti.

Erano stati un po’ a spasso per Milano e prima di passeggiare per le vie del centro lui le aveva fatto vedere il suo ufficio. Possedeva una grandissima azienda di comunicazione e forse portandola in quel grattacielo anonimo aveva sperato in qualche modo di impressionarla. Ma Sofia non era donna da impressionarsi facilmente, o perlomeno non per quel genere di cose. Era rimasta certo colpita da quel suo modo di condurre la vita, l’avevano stupita i tempi strettissimi che lui dedicava allo svago e a sé stesso.

Le aveva anche fatto fare un giro dell’azienda, e Sofia si era domandata quale fosse il numero delle donne alle quali aveva fatto fare lo stesso tour prima di lei. Questo pensiero l’aveva indispettita così tanto che ad un certo punto non era più riuscita a parlargli teneramente, e ad un tratto la situazione non le era sembrata poi tanto divertente. Eppure si sentiva terribilmente attratta da quell’uomo!

In ascensore lui l’aveva baciata, o meglio l’aveva toccata, sbottonata, stretta. Quel tocco a lei non era dispiaciuto affatto, era una mano decisa di un tipo che sapeva bene quel che voleva, o per lo meno così aveva pensato quel giorno. In un certo senso, tutto quello che aveva pensato quel giorno però era in totale disarmonia con ciò che aveva provato. Il corpo la spingeva a spalmarsi su quell’uomo, la mente le suggeriva di stare alla larga da una persona simile. Percepiva in lui la mancanza di chiarezza e allo stesso tempo la grandissima abilità nel tenere le situazioni sotto controllo. Era con lei, ma di fatto era come se non ci fosse. Stava recitando una parte, stesso copione che avrebbe potuto ripetere con qualsiasi altra donna. A cena l’aveva portata in un ristorante adiacente le guglie del Duomo, e lei aveva trovato quella scelta terribilmente dozzinale, e poi dal modo di mangiare di lui aveva capito molte cose. Infilava intere porzioni in bocca, masticava a malapena ed inghiottiva tutto con una voracità che non aveva mai avuto modo di osservare prima.

E poi, finita la cena, quella domanda inaspettata: “Vuoi essere la mia puttana?”

Il disagio le aveva bloccato il pensiero…

Alexandra Dvornikova

Illustrazione di Alexandra Dvornikova

TRADIMENTO

Lasciami a casa e vai a godere con altre donne…

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